Il ministro: paragonare quel periodo al nazismo significa scavalcare la storiografia

Il fascismo non fu il male assoluto

Alemanno: prima del viaggio in Israele serviva un dibattito profondo nel partito

ROMA - Il terremoto in Alleanza Nazionale provocato dalle affermazioni del presidente Gianfranco Fini nel suo viaggio in Israele (il fascismo fu "il male assoluto") si estende a macchia d'olio. Alessandra Mussolini annuncia il suo addio da Alleanza Nazionale. Francesco Storace prepara manifestazioni di dissenso da Fini e Giovanni Alemanno, altro leader della destra sociale, è su posizioni molto critiche. "Devo parlare con Francesco e con Gianfranco e poi deciderò che cosa fare", dice il ministro delle Politiche agricole.

Intanto Alessandra Mussolini lascia il partito...

Non è la prima volta che annuncia gesti come questo. Credo che bisognerà parlarne con lei.

Secondo lei ha ragione quando dice di non sentirsi più a casa in AN?

Lasciamo stare le ragioni personali di Alessandra. Il problema vero è che ci sono molti elettori di destra che hanno percepito le dichiarazioni di Fini in Israele e le relative semplificazioni giornalistiche come un esame che non finisce mai.

La base si è sentita tradita da Fini e adesso lo accusa di aver rinnegato tutto il vostro passato?

Il problema non è questo perchè noi i conti con il passato li abbiamo fatti con radicalità e compiutezza dieci anni fa a Fiuggi. Il problema nasce invece oggi quando il partito sembra finire ancora una volta sotto esame e per giunta sotto il ricatto della sinistra, soprattutto quella culturale. Questo causa una certa frustrazione.

Si poteva evitare?

Sì, se ci fosse stato un dibattito profondo nel partito e un processo di partecipazione adeguato che avrebbe permesso di trovare le parole giuste per affrontare momenti di profondo turbamento come quelli che Fini ha vissuto in Israele.

Che cosa avrebbe fatto al posto del presidente di AN?

Prima di andare in Israele avrei scritto un documento politico e lo avrei discusso con l'Assemblea nazionale, in modo da fissare paletti precisi che avrebbero evitato a Fini di prestare il fianco a semplificazioni giornalistiche.

Quali sarebbero?

Se il fascismo diventa "il male assoluto", e viene quindi equiparato al nazismo, mentre tutta la storiografia contemporanea, a cominciare da quella di Renzo De Felice, non ha mai detto questo, allora si scavalca perfino la storiografia antifascista. E questo è parso francamente troppo.

Forse bisogna tener conto del fatto che il tema affrontato da Fini era anche quello delle leggi razziali.

Le leggi razziali sono "il male assoluto", non c'è dubbio, ma il fascismo non fu solo quello. Si è arrivati al paradosso che Gianni Baget Bozzo sul Giornale e Giuliano Ferrara sul Foglio hanno preso un atteggiamento sul fascismo più sereno di quello che è parso avere Fini nel suo viaggio in Israele. Ma la cosa peggiore di tutta questa storia è che siamo di nuovo incatenati a parlare del passato mentre ci sono tanti temi del presente e del futuro su cui una moderna destra democratica deve trovare la sua vera legittimazione.

Il Corriere della Sera, 28 novembre 2003