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Discussione: L'ottava rima

  1. #1
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    Predefinito L'ottava rima

    L’ottava rima è una strofa di otto endecasillabi, i primi sei a rima alternata e i due ultimi a rima baciata, secondo lo schema A/B; A/B; A/B; C/C. La prima rima della seconda strofa è baciata sull’ultima rima della prima strofa.

    Questo tipo di metrica è molto usato nel canto popolare, soprattutto in quello bernesco, estemporaneo.
    Si tratta di veri e propri “duelli” dove ognuno dei contendenti (in genere due) sceglie una parte, talvolta indicata dal pubblico. La donna grassa e quella secca, il padrone e il contadino, il democristiano e il comunista, il campagnolo e il cittadino, ecc.
    Parte uno con la prima ottava e l’altro gli deve rispondere, baciando l’ultima rima. Da qui, l’importanza della “chiusa”.

    Chiudere l’ottava su una parola che poco si presta alle rime, vuol dire mettere in difficoltà l’altro, che ne dovrà trovare almeno altre tre.
    I poeti estemporanei sono una categoria in via d’estinzione. Se ne trovano ancora nell’area fiorentina, nel pistoiese, nel pisano, nel senese, in Val di Chiana e, infine, nel Lazio, in particolare nella zona dei Monti della Tolfa.

    Naturalmente, dovendo improvvisare, le parole e le strofe si ripetono spesso. I poeti, saccheggiano a piene mani la Divina Commedia, che quasi tutti conoscono in gran parte a memoria.

    Molti canti, sono stati poi codificati e trascritti, perdendo un po' della loro immediatezza, ma tramandandosi nel tempo.
    Per capire meglio la struttura metrica, vediamo le prime strofe di un poemetto un po’ naif, celeberrimo nella campagna toscana, la Pia de’ Tolomei. Molti contadini, magari analfabeti, la conoscevano a memoria e la cantavano (l'ottava rima si canta, non si recita) in occasioni particolari, quali la vendemmia, la battitura del grano, ecc.

    Il seguito, come nelle migliori fiction, alla prossima puntata.

    Marko




    PIA DE' TOLOMEI

    Negli anni che de’ Guelfi e Ghibellini
    repubbliche a que’ tempi costumava,
    batteano i Cortonesi e gli Aretini,
    specie d’ogni partito guerreggiava:
    i Pisani battean coi Fiorentini,
    Siena con le Maremme contrastava;
    e Chiusi combattea contro Volterra...
    ‘un v’era posto che ‘un facesse guerra.

    Un Signore di Siena, che non erra,
    che della Pietra vien chiamato Nello,
    sposò la Tolomei, onesta e sgherra,
    e un giusto matrimon passò con quello:
    nativa è Pia della Senese terra,
    Pietro diletto è il suo carnal fratello,
    e l’altro è Ghino, ch’ora a voi vi dico,
    che Nello lo tenea fedele amico.

    Ecco che di Valdenza viene un plico,
    di carriera a cavallo una staffetta,
    e v’era scritto che il campo nemico
    là si avanzava, sopra il Colle in vetta.
    Ritorna Nello e disse: “Al suolo antico,
    digli ch’io vengo, il mio partir s’affretta;
    presto sarò a trovare il reggimento
    come va ‘n poppa ‘l vantaggioso vento.

    Corre e abbraccia la moglie n’un momento,
    e disse: “Cara, devo far partenza;
    questo gl’è un plico com’a te presento,
    che mi chiama per Colle di Valdenza.
    Rispose Pia, con gran dispiacimento:
    “Pregherò la Divina Onnipotenza,
    l’Eterno pregherò con cuor sincero,
    che torni a Siena vincitor guerriero!

    “Nello, da te grazia dimando e spero,
    di mandar scritto le cose come vanno.
    Nello rispose: “Io ti sarò sincero,
    ti scriverò ogni dì, ogni mese d’anno.
    E intanto là, si prepar’un destriero,
    si baciano tra lor, l’addio si danno.
    Mont’a cavallo e la sua mano ‘mbriglia,
    il pianto a tutt’e due bagnò le ciglia.

    Nello tragitta per la gran guerriglia
    e Ghino, da factotum vi resta,
    e Pia, che di bellezza è meraviglia.
    Eccoti Ghino che a pensier si desta,
    la conforta, la tenta e la consiglia...
    Rispose Pia: “Che parola è questa?
    Ghino raddoppia per tentar l’invito,
    per soddisfar con lei il su’appetito.

    “Taci, rispose Pia, o scimunito,
    traditore di Nello, iniquo e rio,
    ...e fai questo? Però non sia sentito,
    il tuo brutto parlar vada in oblìo...
    io penso a Nello, caro mio marito,
    che santo matrimon giurai con Dio!
    Ghino non puole aver quel ch’a tentato
    e s’allontana da Pia tutto arrabbiato.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Pia de' Tolomei (parte seconda)

    Dove si narra come Ghino, scornato per esser stato respinto dalla fedele Pia, induce Nello (pare proprio che l’omo geloso sia l’essere più stupido del creato!) a credere di essere stato fatto becco dalla moglie.

    Torna a casa imbelvito e respinge sdegnosamente le profferte amorose di Pia. La mattina parte in fretta con la sposa e la porta ad un suo possedimento, il Castello della Pietra.

    Per strada, Pia è dissetata da un buon romito, che ritroveremo nell’ultima parte. Al castellano, dice che la lascerà lì prigioniera e che lui dovrà rispondere con la testa se lei dovesse scappare.

    Vanno a letto, Pia questa volta s’ignuda tutta, ma il marito dorme, o finge di dormire, fatto sta che, come dice il poeta, non conclude neanche ora. La mattina, prima che lei si svegli, parte di nascosto, rinnovando al castellano raccomandazioni e minacce.

    Marko



    PIA DE’ TOLOMEI

    (Parte seconda)



    Piero, a quei tempi, anche lui soldato,
    fratello della Pia, di lui sorella,
    Nello intanto tre plichi gli ha mandato,
    ch'è perditore in questa parte e in quella.
    Il quarto plico, che gli fu portato,
    un annunzio di pace gli favella:
    si sospenda le guerre e si soggiorni
    ogni soldato a casa sua ritorni.

    Piero fu il primo: con pensieri adorni
    le notizie portava alla sorella,
    nel giardino di lei, ne' bei contorni,
    e tante notti a favellar con quella.
    E Ghino armato di calunnia e scorni
    più volte gli facea la sentinella;
    e Pia, che aspettava di giorno in giorno
    di Nello il bramoso suo ritorno.

    Ghino, pieno di malizia e scorno,
    due miglia ne tragitta fuor di Siena.
    La sera quando si perdeva il giorno,
    riscontra Nello e lo saluta appena:
    Nello, se tu sapessi il grande scorno,
    il disonor che la tua moglie mena!...
    Ti vorrei confidare una parola,
    ma déi giurami di tenerla in gola!

    Nello parlò: Per me è nebbia che vola,
    mi conoscesti, pur io ti ho conosciuto!
    E Ghino principiò con questa scuola:
    la moglie la ti tiene per rifiuto,
    dal giorno in qua che la lasciasti sola,
    tutte le notti un amico è venuto;
    a mezzanotte nel giardin pian piano,
    se non ci credi, ti fo toccar con mano! ...

    Nello si turba nel sentir l'arcano
    e si arrabbia tra se con pena e doglie.
    Rispose Ghino: Andrem ben piano,
    tutto sperimenterai della tua moglie;
    se quel che ho detto, ti ho parlato invano,
    noi varcheremo il muro entro tue soglie.
    In quel giardino un nascondiglio vi era,
    nuvoli fitti ed imbrunita sera.

    E l'undici di notte quasi gli era,
    in guardia se ne stavan Ghino e Nello;
    si sente per la strada un di carriera,
    poi la corda tirò del campanello;
    e Pia in veste bianca va leggiera,
    consueta di aprire al suo fratello:
    Capitan contro i Guelfi e fu guerriero
    quest'Ugo detto, ma il suo nome è Piero.

    Principiava la pioggia e il tempo nero,
    la buona notte diede alla sorella.
    E Ghino a Nello dicea: Guarda, se é vero,
    se quel che ho detto è una novella?
    Nello rispose: Gastigarla io spero.
    E la Pia in casa ritornò pur'ella;
    Nello e Ghino risaltò in istrada,
    dicendo: Ognuno a casa sua ne vada!

    Nello tira la corda e non abbada,
    dalla rabbia strappò fune e catene,
    e Pia dicendo: Che suonata rada!
    Questo gli è Nello mio, l'amato bene.
    Di corsa l'apre, e lui scotea la spada,
    che di sangue bilioso ha pien le vene;
    entrano nel palazzo ai chiari rai,
    Pia te lo abbraccia, e lui non parla mai.

    Dicendo Pia: Nello, cosa tu hai?
    Lo so, alle guerre fosti perdítore;
    un'altra volta tu rivincerai,
    levati la passione che hai sul core...
    E perché una parola non mi fai?
    Son la tua sposa Pia, il primo amore!
    Di più si affligge e le crescea l'affanno
    senza parlare, a letto se ne vanno.

    Nello si addormentò, pensò all'inganno,
    ma non sapea che Pia era innocente
    per cagione di Ghino, quel malanno,
    che fece disturbar la brava gente.
    Su' il giorno dicea Pia: mi sei tiranno
    Nello, ecco il mattino alba ridente;
    al collo gli si avventa e te l'abbraccia,
    e lui con urti e spinte la discaccia.

    Poi si alza Nello, e dice a seria faccia,
    come son le parole dei guerrieri,
    disse: Rizzati su, vo’ andare a caccia,
    ordina un servitore e due destrieri!
    La si pettina Pia, e il manto allaccia,
    ma non sapea di Nello i suoi pensieri;
    all'ordine sta lei e all'obbedienza,
    pronta è per la Maremma la partenza.

    Nello coll'arme sua, Pia di arme senza,
    tutti e due a cavallo ne montorno;
    ripete Pia a piena confidenza:
    Nello, quando sarà il nostro ritorno?
    Nello la guarda, con finta apparenza,
    disse: Starem laggiù' per qualche giorno.
    Venti miglia hanno fatto per quel sito...
    eccoli alla capanna di un Romito.

    E disse Pia: Caro mio marito,
    mi sento arsione; e prenderei da bere!
    Nello tanto pregò questo Romito,
    se un bicchier d'acqua c’avea per piacere:
    e il penitente, buono e premunito,
    solo di cuoio ci tenea un bicchiere;
    nella strada, prima di un baleno
    portò loro il bicchiere d'acqua pieno.

    Non si trattenner, no, un minuto meno,
    Pia lo ringrazia con nobile linguaggio;
    Nello lo ringraziò sopra il terreno,
    e il Romito che osserva il personaggio
    con gli occhi bassi e colla fronte al seno:
    Iddio vi dia un felice viaggio!
    Nello e la Pia altro addio gli disse,
    e il Romito con la man li benedisse.

    E parton tutti e due a luci fisse,
    solo Iddio ne' due cori v'impenetra.
    Eccoli là dove Sestini scrisse,
    al detto Poggio Castel della Pietra,
    picchiano al Castellano che gli aprisse,
    lui vien di corsa e li apre a faccia tetra.
    Prende i cavalli e le due briglie in mano,
    e li porta alla stalla il Castellano.

    Li custodisce e poi ritorna al piano
    a vedere se Nello gli comanda;
    e Nello intanto prega il Castellano
    procurar di trovar qualche vivanda,
    che il viaggio di Siena gli è lontano...
    Da mangiar qualche cosa gli comanda;
    il Castellano andò senza tardare
    e lor portò da bere e da mangiare.

    Appena che hanno finito di cenare
    Nello si rizza ed un sospiro vola,
    e le veci facea di passeggiare...
    Lasciò in disparte Pia a mensa sola,
    e disse al Castellano: Non mancare,
    sacrosanta la sia la mia parola;
    nelle tue mani quella donna resta:
    se la lasci fuggir, pena la testa!

    Bada che non ti scappi alla foresta
    e che non metta un piè fuor del castello,
    ed un'altra parola li manifesta:
    abbada chiuso sia sempre il cancello,
    se non per te sarebbe trista festa!
    Se trasgredisci alle parol di Nello,
    e se a quel che t'ho detto mancherai,
    al supplizio di morte tu anderai!

    Domattina alle quattro insellerai
    i due cavalli che nella stalla io tengo,
    piano al cancello me li porterai,
    io mi alzo presto e pria di te giù vengo;
    ritorna a Pia, che ha lacrimosi i rai,
    disse: Di andare a letto ne convengo!
    E lei un pocolino si consola,
    nel sentir fare a lui qualche parola.

    Nello si posa sopra le lenzuola,
    mezzo spogliato, ma non con carni nude.
    E Pia si spoglia tutta e la s'invola,
    abbraccia Nello; ma lui non conclude.
    La buona notte è l'ultima parola;
    poi si addormenta e la sua bocca chiude
    Pia lo richiama e gli va più rasente
    Nello dormiva e non sentiva niente!

    Di più si affligge e si facea dolente
    di non aver risposta lei si tormenta.
    Stiede sveglia due ore intieramente,
    eppoi, presa dal sonno, si addormenta.
    La mattina sul di, alba ridente,
    Nello si sveglia, e con l'orecchio tenta:
    sente che russa e placida dormia:
    disse: Questo è il momento di andar via!

    Piano come una mosca egli venìa.
    Prende le scarpe, il mantello e le sue spoglie:
    e nel fondo alle scale si vestìa,
    e lasciò sola la dolente moglie.
    E in verso dei cancelli se ne gìa,
    vi era pronto i cavalli a quelle soglie;
    monta a cavallo, e dice al Castellano:
    abbada bene di eseguir l'arcano!

    (Continua)

  3. #3
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    Predefinito

    L'ottava rima ha avuto un certo successo anche fuori d'Italia; in particolare piaceva a Byron che la usò nel "Beppo", poemetto satirico, nel "Don Giovanni" e nella "Visione del Giudizio".

    Questo è l'incipit del Don Giovanni:

    I WANT a hero: an uncommon want,
    When every year and month sends forth a new one,
    Till, after cloying the gazettes with cant,
    The age discovers he is not the true one;
    Of such as these I should not care to vaunt,
    I 'll therefore take our ancient friend Don Juan
    We all have seen him, in the pantomime,
    Sent to the devil somewhat ere his time.

    Voglio un eroe. Richiesta un poco strana:
    ogni anno e mese se ne crea uno nuovo.
    Ma poi saziato il pubblico col tempo,
    si scopre che non è, lui, quello vero;
    A questi io non voglio tesser lodi,
    Ma al nostro antico amico Don Giovanni.
    Nella commedia, tutti l'abbiam visto,
    come se ne andò al diavolo anzitempo.

    Già l'è fatica a star negli endecasillabi; l'ottava rima nella traduzione provatecela voi...

  4. #4
    Betelgeuse
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    Voglio un eroe. Richiesta assai inusuale
    ch'ogni anno e mese n'esce un altro ancora
    e avendone ammorbato ormai il giornale
    si scopre non è lui: alla buon'ora;
    costoro a lodarli farei male
    e parlerò di don Giovanni allora
    noi tutti l'abbiam visto in pantomima
    che al diavol lo mandaron quanto prima.

    eh eh eh...cuntent?

  5. #5
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    Le stelle sono tante
    milioni di milioni
    ma Betel, nuovo Dante,
    mi dà gli sculaccioni

  6. #6
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    Originally posted by pcosta
    Le stelle sono tante
    milioni di milioni
    ma Betel, nuovo Dante,
    mi dà gli sculaccioni
    Effettivamente, una cultura solida come quella di Betel, risciacquata recentemente in Arno, sta dando buoni frutti.

    Nel merito, lodevole la rima, più elastici gli endecasillabi, proprio come quell’indumento sul cui colore c’interrogammo qualche giorno fa.


  7. #7
    ...
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    Predefinito PIA DE' TOLOMEI (Parte terza)

    Pia si risveglia e scopre d’esser sola sul suolo maremmano. Chiama il castellano che, dopo aver tergiversato su Nello (...è a caccia...i cavalli li ha presi tutti e due lui, per prudenza...) le chiarisce che ella è prigioniera nel castello. Rimpiange la sua casa Tolomei a Siena e la notte è impaurita dai rumori del castello, che la voce popolare vuole abitato da streghe.

    Nello è ritornato a Siena e si vanta con l’amico Ghino di aver punito la moglie in modo esemplare. Ghino, lodandolo, gli dice che Siena è piena di donne e che non mancherà di sicuro il divertimento.

    Ora, preparate i fazzoletti. Dopo sei mesi, Pia è ridotta ad una larva. Implora il castellano di concederle di uscire per un momento dal castello per prendere un po’ d’aria. Il castellano, vistala quasi morta, acconsente.
    Fuori dal castello, Pia incontra il romito che, nel viaggio, le aveva offerto da bere. A lui consegna la fede matrimoniale, intrecciata ad un ciuffo della sua chioma, chiedendogli di consegnarlo al marito e di dirgli che lei muore innocente.

    Tornando verso il castello, Pia vede una fanciulla che prega su una tomba. Le consegna una piccola croce pregandola, quando vedrà un’altra sepoltura recente, di pregare per lei.



    PIA DE' TOLOMEI (Parte terza)

    Ecco che il chiaro di non è lontano,
    Pia si risveglia e va per abbracciar Nello,
    E sente vuoto dove mette la mano,
    Poi apre gli occhi non vede più il mantello...
    Disse: Oh, destino! Oh, suolo maremmano!
    Non vede più le scarpe, né il cappello,
    Presto si veste, sospirando esclama,
    E a voce forte il Castellano chiama.

    Le fu risposto: Cosa vuol, madama?
    Dimmi: hai visto punto il mio marito?
    Si, l'ho veduto, che la caccia acclama,
    E gli è due ore e mezzo che è partito.
    E dov'è il mio cavallo, che tanto l'ama?
    Li ha presi tutte due, ben premunito.
    E poi le disse con serie parole:
    Bisogna restar qua, partir non puole!

    Pia tra le nebbie la vedeva il Sole,
    Gli era le dieci avanti mezzogiorno;
    Ella scuote i cancelli e aprir non puole,
    E avea il Castellan sempre d'intorno;
    Si affligge, si strapazza, piange e duole
    E si fa tardi, e Nello non è torno:
    Apri, lei disse al Castellan, l'ingresso?
    Signora mia, rispose, un c'è permesso!

    Riparte Pia a capo genuflesso
    Di più era tardi e s'imbrunia la sera.
    E in camera tornò su il letto stesso,
    E disse: Sono in Maremma prigioniera;
    E tante volte ripeteva spesso,
    Piangendo si strappava la criniera;
    Poco mangiare e tutta appassionata,
    Per non saper la cosa com'è andata.

    E pensa a Nello tutta la nottata,
    Dicendo: Là per qualche selva folta,
    Che non abbia qualche belva riscontrata,
    0 qualche lupo un gli abbia fatto scorta:
    Specie al marito gli era tanto grata.
    Li non vi era nessun che la conforta;
    Disse: Trista, sventurata. iniqua e ria,
    Non so di dove venga e quel che sia!

    Si vedeva il mangiare a economia
    A guisa tale come carceriera;
    Tante volte diceva: Casa mia
    Dei Tolomei un paradiso ell'era...
    E spesse notte la s'impauria
    Al roder de' tarli in una trave intera;
    L'aveva sentito dir, da questo e quello,
    Che abitavan le streghe in quel castello.

    Intanto a Siena è ritornato Nello
    Se ne scarrozza e se ne va a cavallo;
    Disse a Ghino: L'ho chiusa nel castello,
    L'è prigioniera, non farà più il gallo!
    Hai fatto ben, rispose questo fello,
    Cosi interviene a chi commette fallo.
    C'è tante donne, disse a voce piena,
    Da divertirsi, e consolarsi a Siena! ...

    E Pia, che soffre, lacrimando e pena,
    Stette sei mesi interi solitaria;
    S'era ridotta come una pergamena
    Di sua freschezza e di bellezza varia...
    Lasciami andare un momentino appena,
    Disse alla guardia, a prendere un po' d'aria?
    La grazia per tre volte la gli chiede!
    Quasi morta parea, gliela concede.

    E dietro a Pia il Castellano andiede,
    Eccola giunta su, sopra il balcone;
    Da lontano un Romito venir vede
    A capo basso, e in mano aveva un bastone;
    Ferma, Buonaventura, ferma il tuo piede
    Di una misera avrai tu compassione?...
    Il Romito si ferma e andar non puole
    E osserva lei, come guardare il Sole.

    Pia principiò con queste sue parole:
    Ti riconosco, buon Penitenziere;
    Sei mesi interi fu che l'arsion vuole
    Alla capanna tua chiesi da bere;
    Il Romito, riflette e parlar vuole:
    Era marito tuo quel cavaliere?...
    Si, disse Pia, il mio marito è quello
    Che mi lasciò prigioniera nel castello!

    Un piacer mi farai, caro fratello:
    Se quel signore per caso ricombini
    Di santo matrimon questo è l'anello,
    Ed intrecciato della mia chioma i crini.
    Vedrai colui, riconoscerà quello,
    Digli ch'io sono agli ultimi destini;
    Te ne ringrazio e ti chiedo perdono,
    Ma digli a Nello che innocente io sono!

    Parte il Romito penitente e buono
    Ed in verso la capanna va pian piano,
    E tiene stretto il ricevuto dono,
    E Pia se ne parti col Castellano.
    Disse: Vieni con me, non ti abbandono;
    Vedo un certo segnale là sul piano.
    Inginocchiata una fanciulla v'era,
    Che a un suo defunto gli facea preghiera.

    Si avvicina e le dà la buona sera:
    E tu che fai al Ciel santa dottrina
    E alzando Pia la mano sua leggiera,
    Da il collo si cavò una crocellina:
    Tientela per memoria veritiera,
    Che anch'io a seppellirmi son vicina!
    Una tomba moderna tu vedrai,
    E le stesse preghiere a me farai! ...

    (Continua)


  8. #8
    Betelgeuse
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    Originally posted by pcosta
    Le stelle sono tante
    milioni di milioni
    ma Betel, nuovo Dante,
    mi dà gli sculaccioni
    Dare ai prof gli sculaccioni
    quelle son soddisfazioni
    ma non vo' averti per nemico
    meglio un bacio accademìco!




    Il menù di riconciliazione lo scegli tu. Purché senza rane, dato che l'idea di gustarle ancora non mi sconfinfera più di tanto

  9. #9
    Betelgeuse
    Ospite

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    Originally posted by Marko


    Nel merito, lodevole la rima, più elastici gli endecasillabi, proprio come quell'indumento sul cui colore c'interrogammo qualche giorno fa.

    Si chiama licenza poetica.
    Agli endecasillabi avrò tutto il tempo e l'agio di limare le unghie a dovere.

  10. #10
    Forumista esperto
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    Un'ottava rima piena di echi leopardiani:

    Già la stella di Venere apparia
    Dinanzi all’altre stelle ed alla luna:
    Tacea tutta la piaggia, e non s’udia
    Se non il mormorar d’una laguna,
    E la zanzara stridula, ch’uscia
    Di mezzo la foresta all’aria bruna:
    D’espero dolce la serena imago
    Vezzosamente rilucea nel lago.


    insomma, diciamo pure che è davvero Leopardi...

 

 
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