SYDNEY - Animalisti australiani affermano di aver aggiunto carne di maiale nel mangime di 70 mila pecore pronte ad essere esportate vive in Medio Oriente, nel tentativo di fermare la spedizione, in partenza da Portland in Victoria. Il portavoce di Animal Liberation, Ralph Hahnheuser, ha dichiarato che gli attivisti hanno aggiunto la carne suina fluidificata la scorsa notte nelle mangiatoie e nel sistema idrico situati presso il porto.

L'obiettivo, ha spiegato, è di contaminare le spedizioni perchè i musulmani non mangiano carne di maiale o prodotti ad essa collegati. Ha assicurato che la carne non sarà di danno agli animali ma resterà nel loro sistema fino a 21 giorni, rendendoli inadatti all'esportazione a paesi islamici in Medio Oriente.

La LiveCorp, responsabile della spedizione ha assicurato però che questa procederà secondo i piani, affermando che non vi sono prove che il mangime sia stato contaminato, e che se anche le affermazioni degli animalisti fossero vere, all'arrivo non vi saranno più residui di carne suina nell'organismo delle pecore.

Furiosa la Federazione allevatori, che ha chiesto l'incriminazione degli attivisti responsabili del presunto sabotaggio. Secondo il presidente Simon Ramsay, le azioni degli animalisti avranno un effetto negativo sull'industria agricola australiana, «che già è in difficolta»'.
«L'operato di questo gruppo è disgustoso e la Federazione è furiosa», ha aggiunto.
«Stiamo discutendo con la polizia perchè hanno violato la legge e seguiremo ogni via legale possibile».

È intervenuto anche il ministro dell'Agricoltura Warren Truss, secondo cui gli animalisti dovrebbero collaborare con l'industria per migliorare le condizioni delle esportazioni d'animali vivi, che ha descritto come «un commercio legittimo e importante per l'Australia». Ma gli animalisti non demordono: Hahnheuser non ha voluto dire quanti attivisti abbiano partecipato all'ultima azione di protesta, ma ha avvertito che i sabotaggi continueranno, se il governo federale non metterà fine all'esportazione di animali vivi.

La protesta fa seguito alle polemiche scoppiate lo scorso agosto quando l'Arabia Saudita ha respinto un carico di 57 mila pecore dall'Australia, affermando che più del cinque percento degli animali erano affetti da stomatite contagiosa, causata da un virus innocuo per l'uomo. Le pecore
trascorsero 80 giorni in mare, in un clima torrido, mentre si cercava un paese che le accogliesse, finchè non sono state accettate dall'Eritrea il mese scorso. Nel frattempo ne erano morte circa 5000, fra le proteste degli animalisti in Australia e in tutto il mondo.

fonte: SDA-ATS
26 novembre 2003