Energia, l'idrogeno non risolverà i problemi a breve
L'INTERVISTA - Cédric Philibert dell'agenzia internazionale per l'energia: "Bisogna puntare sulla diversificazione e sul nucleare".
di Alex Dall'Asta
MILANO – “L’idrogeno per produrre energia elettrica non risolverá i nostri problemi per i prossimi decenni. Bisogna puntare sulla diversificazione, e il nucleare puó avere un ruolo molto importante in questo”. Alla Cop9, la conferenza sul clima in corso a Milano, parliamo di sviluppo sostenibile con Cédric Philibert, capo della divisione energia dell’IEA, l’agenzia internazionale per l’energia.
Di fonti alternative i delegati dei 188 Paesi presenti qui stanno parlando poco, sono piú concentrati a definire gli aspetti tecnici e politici del controllo dell’inquinamento, ma è evidente che produzione e risparmio di energia sono due facce della stessa medaglia. Un 'grande assente' ai colloqui di Milano è appunto l’idrogeno, che oggi diversi studiosi ed ecologisti vedono come il 'petrolio del futuro', il combustibile capace di produrre notevoli quantitá di energia elettrica senza inquinare (lo scarto è vapore acqueo praticamente puro).
Scienziati di tutto il mondo, tra cui il celebre Jeremy Rifkin (autore di libri come L’economia all’idrogeno ed Ecocidio ) sostengono che nel giro di pochi decenni, se i governi impegnassero risorse sufficienti per la ricerca, si potrebbe arrivare ad un’economia 'a ciclo chiuso', che sfrutterebbe l’idrogeno contenuto soprattutto nell’acqua per produrre energia nelle celle a combustibile. Ma anche i piú ottimisti tra questi scienziati ammettono che le difficoltá sono non poche.
Monsieur Philibert, lei crede quindi che i profeti dell’'economia all’idrogeno' siano troppo ottimisti?
Temo proprio di sí. L’idrogeno non è un carburante in senso stretto, e ci sono problemi di praticità e sicurezza tutt’altro che facili da risolvere. Vuole un esempio facile? Pensi che, con le tecnologie attuali, se lei avesse un’auto a idrogeno e la lasciasse parcheggiata una settimana senza usarla, probabilmente troverebbe il serbatoio vuoto. L’idrogeno è una molecola molto piccola, tende a sfuggire ed è difficile da trattenere. E’ necessaria una pressione molto forte per accumularlo in una bombola come quelle che si potrebbero mettere su una macchina. Alcuni suggeriscono di conservarlo allo stato liquido. Se lei pensa però che occorre una temperatura di –253 gradi centigradi per portarlo a quello stato, può immaginare quanta energia occorra solo per immagazzinarlo.
L’idrogeno diventerá mai il carburante del futuro?
E’probabile che l’importanza del suo uso diventi sempre piú grande nei prossimi decenni, ma non dobbiamo cadere nell’idea errata che esista un modo unico di risolvere il problema energetico nel mondo. L’unica soluzione è l’utilizzo di diverse fonti contemporaneamente.
Gli Stati Uniti solo due giorni fa – pur rifiutando il protocollo di Kyoto – hanno detto di credere fortemente nel futuro dell’idrogeno, che intendono estrarre dal petrolio. Pensa che la loro posizione sia condivisibile?
In parte sí, gli Usa scommettono sulla ricerca, che vedono anche come un’opportunitá economica da non perdere, ma secondo me trascurano un aspetto fondamentale, quello del risparmio. Risparmiare energia si può, a tutti i livelli, dalla semplice utenza domestica al grande impianto industriale, e il solo risparmio può dare risultati molto significativi.
Cosa risponde a quei Paesi – Russia e Stati Uniti prima di tutto – che hanno bocciato il trattato di Kyoto perché metterebbe in pericolo le loro economie?
Rispondo: i parametri di Kyoto in realtá non costano nulla. I fondi che si spendono per le tecnologie di risparmio energetico e contro l’emissione dei gas serra possono essere recuperati tramite il risparmio stesso, e le opportunitá economiche che si vengono a creare, con la produzione di nuovi sistemi d’avanguardia che inquinano meno. I Paesi che rifiutano Kyoto lo fanno per paura, ma sono convinto che sbaglino.
In Italia si é riacceso con forza il dibattito sul nucleare. Crede che questo modo di produrre energia abbia un futuro?
Decisamente sí. Le scorie nucleari sono pericolose, ma lo é altrettanto l’inquinamento atmosferico, delle acque e del terreno causato dall’industria, in particolare dall’energia termoelettrica. Preferisco avere rifiuti tossici confinati in un luogo protetto che averli sparsi per tutto il pianeta. Alcuni sostengono poi che il nucleare costi molto più del termoelettrico, ma a conti fatti questo non è vero. Sono solo gli impianti a costare molto, ma se gestiti nel modo giusto rendono anche economicamente. E i reattori dell’ultimissima generazione sono molto più efficienti di quelli di un tempo.




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