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    Thumbs up Chi e cosa di cela dietro l'immigrazione

    Di Giuli Valli, da: «Il vero volto dell’immigrazione: la grande congiura contro l’Europa», 1993

    Un primo consistente indizio per sapere dove andassero cercati i meno occulti promotori di questo grandioso fenomeno ci fu offerto da un articolo apparso sul quotidiano «Alto Adige» del 10 agosto 1989, dal titolo: «Ondata di immigrati africani». Vi si riferiva l’intervista col presidente degli ambulanti trentini aderenti alla «Confesercenti», il quale, tra l’altro, dichiarava: «si calcola che nei prossimi anni, 30-40 milioni di africani verranno in Europa, e i governi centrali, su direttive dell’ONU, (il corsivo è nostro), hanno affidato a Italia, Spagna e Grecia il peso maggiore.
    Sembra che l’Italia, nella spartizione internazionale, debba farsi carico dell’immigrazione senegalese, e si stima in 5 milioni la dimensione numerica: quasi una persona ogni dieci italiani»
    Dunque l’ONU veniva indicata come la centrale da cui è partito l’ordine che è alle origini di questa vicenda e le si attribuiva un preciso programma che non potrà non incidere in maniera sconvolgente sul prossimo avvenire del popolo italiano, i cui destini, al di là dell’amena tavoletta della sovranità popolare, evidentemente sono in mano di lontani e sconosciuti padroni.
    Successive ricerche confermano che la pista era quella giusta: l’Italia, con la legge 10 aprile 1981 n.158, ha ratificato la convenzione n.143 del 1975 della Organizzazione Internazionale del Lavoro (uno degli organi dell’ONU), recante il titolo: «sulle migrazioni in condizioni abusive e sulla promozione della parità di opportunità e di trattamento dei lavoratori migranti». Da qui si vede che già almeno dall’ormai remoto 1975 si venivano addensando sul capo degli ignari italiani fosche nubi foriere di tempesta. In obbedienza a quei patti, il Governo nazionale proponeva e il Parlamento approvava la legge 30.XII.1986 n.943 che sin da allora garantiva (art.1) «a tutti i lavoratori extracomunitari parità di trattamento e piena eguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani», nonché il godimento “dei servizi sociali e sanitari” e il diritto “al mantenimento dell’identità culturale, alla scuola e alla disponibilità dell’abitazione”. E all’art.2 prevedeva, proprio come riferito dal citato articolo dell’”Alto Adige”, “accordi bilaterali e multilaterali previsti dalla convenzione dell’OIL n.143 del 24 giugno 1975…per disciplinare i flussi migratori»
    Si aprivano, insomma, fin da allora – in nome di una convenzione dell’OIL, e cioè di un istituto specializzato dell’ONU, le porte dell’immigrazione, nonostante che ancora, malgrado le statistiche del CENSIS, il fenomeno non fosse neppur lontanamente così evidente, come è diventato oggi. E, in realtà, l’Italia non era affatto allora, così come non lo è a tutt’oggi, un paese che possa ragionevolmente attirare un consistente flusso immigratorio: di modesta estensione, montagnosa, povera d’acqua e di materie prime, densamente popolata, con grave penuria di alloggi già per i suoi abitanti, grazie anche a mille pastoie burocratiche che ostacolano le nuove costruzioni e persino il restauro di quelle già esistenti, con ancora molti suoi figli emigrati all’estero e una lieve disoccupazione e sotto-occupazione interna, con servizi pubblici e sanitari largamente e spesso drammaticamente inefficienti, e insufficienti anche per la sola sua popolazione, davvero non si vede come potrà fronteggiare i mille problemi posti dalla valanga extracomunitaria.
    Invero, come si è visto e si ribadisce, per uno straniero senza arte né parte, le principali offerte di lavoro provengono dalla malavita organizzata, sempre bisognosa di manovalanza a buon mercato, e dall’ambiente dello sfruttamento della prostituzione, a meno di non volersi accontentare di un lavoro nero senza garanzie, della mendicità o di un misero commercio ambulante che, dalla mendicità vera e propria ben poco si distingue. Ma è facile capire come anche queste vie siano anch’esse facile anticamera al delitto!
    Cosa, dunque, era necessario fare per mettere in moto verso l’Italia l’immensa ondata di spiantati che la sta sommergendo? Occorreva una duplice disinformazione: una internazionale, volta ad ingannare gente ignorante o, comunque, non al corrente della nostra realtà sociale, presentando, con capillare propaganda, l’immensa menzogna di un’Italia simile a un nuovo Eldorado, un vero e proprio paese di Bengodi; e una all’interno dell’Italia stessa, tendente a fare apparire come un frutto ineluttabile della storia quello che, invece, è l’effetto della cinica e meditata orchestrazione.
    A tal fine, con ammirevole improntitudine, si osa parlare di imprescindibili esigenze di mano d’opera nel nostro mercato e di carenza delle nostre forze lavorative, ma su ciò rimandiamo al lettore a quanto si è già detto al capitolo VIII della prima parte di questo studio.
    (…)
    In tutto questo piano, la parte dell’ONU è primaria ed evidente.
    Infatti, la legge Martelli esordisce (art.1 comma 1) presentandosi come emanata in attuazione della convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951, che fu appunto promossa dall’ONU, e prosegue riconoscendo a un ufficio della stessa ONU – l’ACNUR, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati – importanti poteri di ingerenza sulla immigrazione extraeuropea in Italia.
    Che poi si tratti di un piano su scala soprannazionale, preciso e programmato, lo si ricava anche dal fatto che da più parti si specificano i numeri e i tempi dell’invasione, così come abbiamo visto fare sulle colonne dell’«Alto Adige» del 10 agosto 1989. Ad esempio anche su un articolo de «Il Giornale» del 9 novembre 1989, intitolato: «L’Italia deve affrontare la mina vagante degli immigrati di colore», si legge che, entro 20 anni, gli immigrati dovrebbero essere 5 o 6 milioni. Ci si domanda come sarebbe possibile formulare previsioni del genere se si trattasse di un fenomeno spontaneo, imprevisto e imprevedibile, e non di un piano controllato, studiato a tavolino.
    Similmente il Cardinale Carlo Maria Martini, dando prova di sorprendenti carismi profetici, intervenendo nel corso di una mattinata di «studio e riflessione» sul tema: «Per una società dell’accoglienza verso un’Europa multirazziale», tenuta in preparazione della IX giornata della solidarietà, proclama nella sua diocesi, preconizza, a quanto riferisce Daniela Bozzoli sulle colonne di «Avvenire», che il fenomeno toccherà la sua punta massima nei prossimi vent’anni.
    (…)

    Dal libro: «Il vero volto dell’immigrazione: la grande congiura contro l’Europa», Editrice Civiltà, 1993


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    Nel 2050 ci saranno 230 milioni di migranti.
    E' il dato che emerge dal Rapporto 2003 dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni.
    I migranti regolari nel mondo sono 175 milioni, un 3 per cento della popolazione mondiale. Di questi 56 milioni vivono in Europa, 49,7 in Asia e 40,8 in America del nord, le zone del mondo con il più alto numero di persone immigrate solo nel 2000.
    Fonte: "Il Nuovo", 1 luglio 2003
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    La libertà di immigrazione nel mondo intero
    Tratto da: «Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia»

    Guttmacher[1] ha dichiarato che un programma efficace di contraccezione sarà in grado di apportare un «significativo contributo a un nuovo ordine mondiale»
    G. Brock Chisholm[2], ex direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha già definito in che modo questo nuovo ordine mondiale potrà essere realizzato:
    «Ciò che in tutti i luoghi la gente deve fare è praticare la limitazione delle nascite e i matrimoni misti (tra razze differenti), e ciò in vista di creare una sola razza in un mondo unico dipendente da un’autorità centrale»[3]
    Quando si dice chiarezza.
    Una commissione di razze già efficacemente tratteggiata nel 1925 da uno dei padri della Sinarchia europea, il massone d’alto grado Coudenhove Kalergi, fondatore della «Paneuropa», che nel suo libro «Praktischer Idealismus» vaticinava:
    «L’uomo del futuro sarà di sangue misto (…) La razza futura eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità». Collo di bottiglia, questo della fusione delle razze, obbligato per ogni progetto mirante alla cancellazione di fatto di ogni identità religiosa, etnica e nazionale. Dal 1989, riferisce la stampa specializzata, l’ufficio delle Nazioni Unite dell’Alto Commissariato per i Rifugiati è stato centrale per orchestrare migrazioni di massa di musulmani nord-africani in Europa e di slavi dei paesi dell’Est.
    Alla Francia, ad esempio, è stata assegnata una quota di 24 milioni di emigrati che ne cancelleranno letteralmente il volto e la storia.[4] Scriveva Maurice Caillet, fuoriuscito dalla massoneria dopo aver raggiunto il 18° grado, di Cavaliere Rosacroce, trattando della piaga dell’aborto nelle nostre contrade, in una lettera indirizzata al Ministro della Sanità francese Martine Aubry: «Tutte queste misure avranno, inoltre, il merito di risolvere il problema demografico che mette in pericolo le pensioni e che permette all’ONU di proporci un’immigrazione importante»[5]
    Se John Foster Dulles vivesse oggi potrebbe dirsi soddisfatto: gli Stati (fra cui l’Italia) hanno persino cambiato le proprie leggi per consentire un afflusso massivo e scarsamente controllato di extracomunitari sui loro territori, e la nuova battaglia ovunque proclamata dai mezzi di comunicazione sembra ormai essere quella contro il razzismo.
    Un razzismo affatto estraneo a popoli di grande memoria storica e culturale come l’italiano che, a fronte di un’invasione in poco tempo di qualche milione di africani che si contendono il pane con una gioventù che incontra serissime difficoltà di accesso ad un lavoro qualificato, a fronte di mali endemici come l’emigrazione verso l’estero, oggi ripresa, del nostro bel Sud, a fronte di una malavita organizzata sempre più arrogante, a fronte di uno Stato presente con solerzia solo a riscuotere tasse dai suoi cittadini piuttosto che a tutelarli e difenderli, reagisce con un senso di insofferenza e talvolta di rifiuto verso l’estraneo imposto in casa propria. Con la massima ipocrisia si etichetta come razzismo questo rifiuto, demonizzando chi fa notare come la Storia sia lì ad insegnare che operazioni d’innesto di una tradizione sopra un’altra, effettuate per lo più in tempi brevi, non siano né indolori né prive di forme di rigetto anche gravissime.
    Ma la Storia sembrerebbe oggi essere fatta dai mezzi di comunicazione, come osserva il massone Raymond Abellio, pseudonimo adottato nel dopoguerra da George Soulès (1907-1987), a firma di una produzione letteraria tutta intrisa di occultismo, astrologia e gnosi:
    «La nostra epoca di mass-media trasforma la soggettività della storia, che per lungo tempo non fu un problema che per i filosofi, vale a dire di un numero piccolo, in strumento universale per violare e plasmare la coscienza delle folle e, di conseguenza, in fattore politico essenziale e primario».
    Parole come logica, tolleranza e razzismo sembrano allora assumere sensi e valenze diverse a seconda dei popoli alle quali vengono applicate, appunto, dalla martellante grancassa mediatica: alla scomparsa di ogni religione e tradizione, fuse nella nuova razza senza memoria storica né principi, viene opposta la sopravvivenza e il consolidamento di un’unica tradizione e religione.
    Così, mentre il rabbino canadese Abraham Feinberg dalle colonne della «Maclean’s Review», rivista cristiana di Toronto, rivolgendosi ai suoi lettori, cattolici e protestanti, lanciava un appello:
    «La sola soluzione ai conflitti razziali è il matrimonio interrazziale, (…)» è dunque urgente che «(…) la legge incoraggi la mescolanza del sangue», poiché: «il richiamo deliberato ai matrimoni interrazziali è il solo modo di accelerare il processo per eliminare totalmente i pregiudizi razziali e quindi le razze separate», sul New York Times appariva nel corso del 1974 una pubblicità a piena pagina, a cura del «National Commitee for Furtherance fo Jewish Education» (Comitato nazionale per la promozione dell’istruzione ebraica), indirizzata alla gioventù israelita, dove i matrimoni interrazziali venivano così stigmatizzati:
    «I matrimoni misti sono un suicidio nazionale e personale. Il mezzo più sicuro per distruggere un popolo è farlo sposare al di fuori della sua fede (…) Uomini e donne hanno la certezza di perdervi la loro identità. I valori e i principi che tanto hanno contribuito alla cultura e alla civiltà contemporanea scompariranno dalla faccia della terra.
    L’esperienza accumulata in tremila anni, il ricco retaggio di un popolo, tutto ciò che è assolutamente vostro sarà indegnamente annientato. Che pena! Che disastro! Che vergogna!»[6]

    Tratto da: «Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia»


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    [1] Membro del Bilberberg Group e fondatore nel 1965 con Gianni Agnelli dell’Istituto Affari Internazionale italiano
    [2] Membro del Movimento universale per una Federazione mondiale
    [3] «USA Magazine», 12/08/1955
    [4] In «Lectures Francaises», n. 528, aprile 2001, p. 38
    [5] Idem, giugno 2000, p. 42
    [6] Y. Mocomble, «Du viol des foules…», pp. 283-284
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Come è stato provocato il grande esodo
    Tratto da: «Il vero volto dell’immigrazione» di Giuli Valli, editrice Civiltà

    Non è certo impresa da poco provocare una migrazione di popoli così imponente come quella cui stiamo assistendo.
    Per mettere in moto una simile fiumana sono, dunque, stati necessari due momenti: il primo, ha comportato la creazione, in patria, di posti di lavoro nell’industria e nella pubblica amministrazione, sorti per iniziativa di stati burocratici e centralizzati di tipo europeo moderno, per l’innanzi del tutto ignoti agli altri popoli della terra, che hanno portato alla nascita di centri urbani, popolati da individui senza più alcuna coesione perché oramai avulsi dal loro contesto tradizionale, a somiglianza del disfatto mondo occidentale dove la Rivoluzione è all’opera orami da secoli.
    Dopo di che, si è ricorsi a una stretta creditizia ed economica, che ha scaraventato nella categoria dei disoccupati quel ceto operaio e impiegatizio ormai sradicato e semi-occidentalizzato, nel senso deteriore del termine.
    Il principale strumento di questa tanto lungimirante quanto cinica e perversa manovra è un organismo finanziario che opera in intima collaborazione con l’ONU: il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Questo istituto, dopo aver concesso ai paesi del cosiddetto «Terzo Mondo» presi di mira, al fine di incoraggiare l’urbanizzazione e la occidentalizzazione, rilevanti crediti, cui classi politiche afflitte da frenesia modernizzatrice e da megalomania, e inoltre voraci, corrotte e sperperatrici – secondo le migliori tradizioni di quella benemerita categoria – fanno largo e sconsiderato ricorso, indebitando i loro paesi fino al collo, a un certo momento, tira i cordoni della borsa aumentando gli interessi. A questo punto, per far fronte ai propri impegni, il paese debitore è costretto alle più rigide economie che il FMI rigorosamente impone: drastica riduzione delle importazioni per diminuire la spesa, e pareggiare la bilancia dei pagamenti; radicale taglio delle spese e dei programmi di sviluppo pubblici; svalutazione monetaria per esportare a prezzi più bassi possibili battendo la concorrenza. Ne conseguono il crollo dell’occupazione pubblica e privata e la svalutazione delle retribuzioni.
    Si tratta, insomma, di un’operazione di strozzinaggio su scala internazionale, perché la svalutazione, riducendo il valore della moneta, produce una parallela moltiplicazione degli interessi, in un circolo vizioso.
    Ha così origine, per effetto della disoccupazione, una occulta tratta di sventurati senza arte né parte, schegge vaganti staccate dai tronchi delle strutture sociali tradizionali, sensibili a qualunque suggestione, disponibili per ogni proposta. Abbattuta l’economia, infatti, entrano in scena i reclutatori e l’esodo comincia. E’ una «tratta» manovrata dall’Alta Finanza che si svolge su scala planetaria e stritola individui e popoli con spietata determinazione.
    Gli stessi giornali dell’establishment partitocratrico
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    Der Wehrwolf

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    L'IMMIGRAZIONE MUSULMANA



    La possibilità, dopo la sparuta manifestazione di Torino, che il nostro Governo ha concesso alle donne musulmane presenti nel nostro Paese di indossare il chador anche sulle fototessere di riconoscimento (un quotidiano ha titolato "Il Governo cede: sì alle foto con il chador sui documenti")[1], diversamente da quanto previsto persino negli stessi paesi islamici, ripropone il problema dell'immigrazione musulmana in tutta la sua gravità. Soprattutto se di considera il fatto che alcune donne musulmane, in assenza della solidarietà delle femministe "nostrane" (sempre pronte a gridare ad esempio al diritto d'aborto e non al diritto di part time!), contestano l'uso del chador " una vergogna che un uomo scenda in piazza per chiedere che le donne si velino il viso» - Sued Benkhdin, marocchina, che lavora come consulente del ministero degli Esteri[2] - e che milioni di famiglie italiane (la maggior parte cattoliche!) attendono ancora da parte del Governo un concreto ed efficace sostegno economico (all'europea!) per concretizzare il dettato costituzionale a favore della famiglia.

    Recenti statistiche Istat, riportate dai mass media, dimostrano infatti che la denatalità nel nostro Paese è ormai un dato costante a vantaggio, invece, di una prolificità delle coppie di immigrati, la maggior parte dei quali sono di religione islamica, che trovano orecchi politici attenti alle loro esigenze, senza alcuna contropartita di reciprocità per i cattolici residenti nei paesi islamici.

    Pare comunque che, salvo rare eccezioni (es. Mons. Maggiolini, Badget Bozzo, padre Betancourt, ecc.), pochi si stiano accorgendo del pericolo che la nostra civiltà cristiana sta correndo, soprattutto in Italia dove vive il Vicario di Cristo. Le prime avvisaglie si sono già avvertite quando alcuni genitori musulmani hanno chiesto in una scuola di Genova di eliminare i Crocifissi. L'immigrazione islamica comporta necessariamente l'importazione dei valori dell'Islam che trova nei fondamenti coranici il concetto che "tutti gli altri", soprattutto gli appartenenti alle religioni del libro (cioè cristiani ed ebrei), sono da considerare come nemici e devono essere trattati di conseguenza. La solidarietà in campo musulmano esiste, per volontà coranica, solo per gli appartenenti all'Islam, come hanno sperimentato a loro spese i cristiani di Sarajevo i quali, mentre durante la guerra provvedevano a distribuire gli aiuti anche ai musulmani, alla fine della stessa sono stati retrocessi dai musulmani, ben più numerosi di loro, a cittadini di serie B. Il loro amore verso il prossimo è ben diverso da quello cristiano espresso ad esempio nella parabola del Buon Samaritano che impone invece il dovere di solidarietà nei confronti dei "veri bisognosi", senza distinzione di razza, lingua, religione. La Parola di Dio espressa in altre parti della Bibbia prevede invece per i lavativi ed i delinquenti (senza distinzione di razza, lingua e religione) altri trattamenti "E infatti quando eravamo presso di voi, vi demmo questa regola: chi non vuol lavorare neppure mangi." (Tess. 3,10) - "Il violento deve essere punito, se lo risparmi, lo diventerà ancora di più." (Pr. 19,19).

    Per chi comunque volesse approfondire la differenza abissale tra la religione cristiana e quella musulmana, considerata dal professor Besançon la più lontana dalla nostra "Bisogna sapere innanzitutto cos'è l'islam, e conoscere la sua teologia. Quando la si esamina da vicino, si capisce che è molto più lontana dal cristianesimo delle altre religioni. Perché l'islam nega in maniera molto forte i tre dogmi fondamentali: la Trinità, l'Incarnazione e la Redenzione"[3], può leggere il libro "Gesù e Maometto" di Daniel Mariano.

    Ciò che conta maggiormente, comunque, sono i fatti oggettivi ed incontestabili della persecuzione che i cattolici subiscono nei paesi islamici (Timor Est docet!) nei quali non possono minimamente professare in pubblico la loro religione e neppure indossare, in maniera visibile, oggetti sacri (figuriamoci a farsi fotografare per eventuali fototessere con una croce bene in evidenza!). Trattamento ben diverso da quello attuato per gli islamici che si recano in Europa liberissimi di professare pubblicamente il loro credo, di ottenere la costruzione di moschee e di fare proseliti.

    Secondo una certa documentazione, "Il vero volto dell'Immigrazione" di Giuli Valli e "Il quarto livello" di Carlo Palermo, esiste una precisa strategia tesa a favorire l'immigrazione musulmana in Europa per disgregare i valori Occidentali costruiti sul cristianesimo. Proseguendo su questo cammino i risultati non si faranno attendere e per saggiarne la qualità basta recarsi nei paesi islamici e professare pubblicamente la religione cattolica o le abitudini occidentali (es. girare in minigonna o corteggiare le loro ragazze ecc.) per provarne le conseguenze. Può anche essere utile leggere le recenti autobiografie scritte dalle donne che hanno provato sulla loro pelle, tra il silenzio delle femministe occidentali, i valori dell'Islam (abbiamo indicato i titoli, le autrici e le case editrici nel nostro link "libri consigliati" presente nella nostra home page). Ciò che fu impossibile a Lepanto, grazie anche alla preghiera del Santo Rosario, sta avvenendo ai giorni nostri in maniera soft, ma capillare; grazie all'ignoranza dei cristiani, alla tolleranza e complicità di certe forze politiche occidentali. L'allarme lanciato dal vescovo di Smirne, Mons. Bernardini, alla presenza del Papa, durante il sinodo dei vescovi acquista quindi i contorni di un sinistro presagio. Il vescovo ha citato «un autorevole personaggio musulmano» che avrebbe detto ai suoi interlocutori cristiani: «Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo, grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo». E ha aggiunto: «Il dominio è già cominciato con i petroldollari, usati per costruire moschee e centri culturali nei paesi cristiani dell'immigrazione islamica, compresa Roma. Come non vedere un chiaro programma di espansione e di riconquista?». Il dialogo con l'Islam, secondo Bernardini, rischia di risultare «un dialogo tra sordi». Ovviamente «bisogna distinguere la minoranza fanatica dalla maggioranza tranquilla, ma questa, ad un ordine dato in nome di Allah o del Corano, marcerà senza esitazioni». Bernardini ha proposto la convocazione di «un Sinodo o un simposio di vescovi» per affrontare il problema degli islamici nei paesi cristiani e ha lanciato un monito: «Non si conceda mai ai musulmani una chiesa cattolica per il loro culto, perché questo ai loro occhi è la prova più certa della nostra apostasia»[4].
















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    [1] Il Giornale 11 novembre 1999, pag.1 e 18

    [2] From: "Una voce grida...!" <unavocegrida@SoftHome.net> "Corriere on-line", sabato 30.10.99

    [3] From: "Una voce grida...!" <unavocegrida@SoftHome.net> "Avvenire", Sabato 23 Ottobre 99

    [4] From: "Una voce grida...!" <unavocegrida@SoftHome.net> "Corriere on-line", giovedì 14.10.99
    Al sinodo Vescovo turco lancia l'allarme: «L'Islam presto ci dominerà»
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    Egregio Wehrwolf,

    Vivissimi complimenti per l' ottima scelta di spiegazioni sul "fenomeno" dell' immigrazione, ricche di spunti, almeno per me, sconosciuti. Qualche mia impressione:

    1. L' assegnazione all' italia dei senegalesi e' corroborata da quanto vediamo ogni giorno sulle strade. Ma non hai mai pensato che, dato che quei tizi vivono non di marchi contraffatti, ma di spaccio di droga al minuto, ci siano dietro anche altri interessi? In fondo, cose che coinvolgono un po' tutti, fino al Colombo del "dekretone" e a Micchichè, non sono robetta. Magari anche Bush e la Condoglianza di Riso sniffano...
    Eppoi, tra i milioni di disperati in Africa, come mai proprio i senegalesi, che in fondo a casa loro non se la passano tanto male?

    2. Io in Africa ci sono stato poco, ma moltissimo in Sudamerica. Percio' so benissimo come vengono indotte le persone ad andare in Europa. Comincia tutto da un parente, venuto da noi in genere negli anni buoni e desideroso di dimostrare piu' soldi di quelli che ha. Costui invita generosamente parenti e amici a tentare la sorte. Per il sudamericano non esiste il calcolo delle probabilita': qualsiasi avventura, per improbabile sia il buon esito, deve essere "intentada", ovviamente non a propri costi, ma per mezzo di pesantissimi ricatti a parenti, che, se non vendono o ipotecano la casa per "prestare" i soldi all' aspirante immigrando, vengono diffamati, se non peggio, al punto di non poter piu' andare nemmeno a fare la spesa.

    3. Lasciando la famiglia nella rovina, il tizio parte, non si arrende quando ormai e' evidente che non trova lavoro, nemmeno in nero, ma trova modo di "parassitare" qualche connazionale, con la stessa tremenda minaccia di anatemi alla famiglia, se non si lascia sfruttare.

    3. Al momento del disastro conclamato, il fallito non torna a casa, ma fa partire un altro parente, del tutto ignaro, a cui racconta come si stia bene in Europa. Questo malcapitato rimette in moto i meccanismi del ricatto, raggiunge il parente con qualche soldo estorto in tasca, e cosi' la storia prosegue.

    Quindi non credo che, almeno in Sudamerica, ci sia un piano specifico di arruolamento (come ci sara' senz' altro in Africa).
    Quello che manca, e lo dicono anche gli immigrati onesti, e' una chiara campagna di informazione nei Paesi d' origine da parte di singoli governi o, meglio, dell' EU: manifesti, televisione, annunci.
    Messaggi:

    * Non partite per l' Europa, finirete sulla strada perche' non c'e' lavoro!

    * Nessuna casa sia venduta per comperare passaggi aerei: riconoscete i ricattatori nella vostra famiglia.

    * Aiutate il vostro Paese glorioso a riprendersi: solo i ratti abbandonano la nave che affonda.

    * Fate meno figli!!!!

    Saluti

  10. #10
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    Condivido. E' necessario dissuadere gli allogeni . Ma come saprai ( e avrai letto) dietro il progetto che vuole una Padania ed una Europa meticcia e multireligiosa vi sono i "filantropi" mondialisti.
    I nostri veri nemici.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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