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    Predefinito In grave crisi il settore calze nel mantovano

    Il settore delle calze?
    «E’ appeso a un filo»

    In calo le esportazioni dei collant Il «gambaletto» tra i modelli più richiesti


    CASTEL GOFFREDO (Mantova) - A sentirsi tra «color che son sospesi» non sono solo i 747 dipendenti della Filodoro di Casalmoro, uno dei marchi storici dei collant: secondo voci che circolano da settimane, la multinazionale americana Sara Lee, proprietaria dell’azienda mantovana, potrebbe vendere (ma la riunione di ieri a Bruxelles è stata rinviata), con conseguenti rischi di ridimensionamento dell’organico. L’incertezza incombe sulle aziende del distretto della calzetteria di Castel Goffredo: una quindicina di comuni con 8 mila dipendenti (per il 65% donne) in oltre 200 aziende che sfornano ogni anno quasi l’80% del miliardo e 800 milioni di calze da donna «made in Italy».
    La misura del malessere del distretto è il ricorso alla cassa integrazione. «Nell’ultimo anno - spiega Silvano Saccani, della Filtea-Cgil - c’è stata una vera impennata, soprattutto nelle imprese fra i 15 e i 50 dipendenti». Ma anche alcuni colossi del settore, come la Csp di Ceresara (cui fanno capo i marchi San Pellegrino, Oroblu e Lepel), non sono stati immuni dal fenomeno. «Se un paio d’anni fa - continua Saccani - il ricorso alla cassa integrazione era motivo di grave allarme, oggi è il minore dei mali». Se continuasse il trend negativo segnalato dall’ultimo Osservatorio della calzetteria femminile (-2% della produzione e -17% dell’export nel primo semestre 2003), la possibilità di fare ricorso alla cassa integrazione si esaurirebbe e potrebbe arrivare il doloroso momento dei tagli. «Sono cinque-sei anni che l’intero settore naviga a vista - dice Nerino Grassi, patron del gigante Golden Lady, 3 mila dipendenti, 7 stabilimenti e 300 milioni di paia di calze prodotte l’anno -. I nostri clienti pretendono consegne in 24 ore per seguire le richieste dei compratori senza accumulare merce in magazzino. Inoltre, l’andamento della stagione autunnale, con settembre e ottobre più caldi della norma, ha depresso i consumi. Non vedo segnali di ripresa».
    Più ottimista William Gambetti, titolare della Bbf calze di Guidizzolo e responsabile del settore calza di SistemaModaItalia: «Negli ultimi due mesi, sul mercato italiano, la calza è in netta ripresa. A tirare non sono i collant ma i gambaletti, in particolare i cosiddetti "over knee", fin sopra il ginocchio, a tinte vivaci o fantasia».
    Su una situazione già difficile pesa anche lo spettro della concorrenza che viene dalla Cina. Il distretto di Zhuji è già diventato il maggior produttore mondiale di calze, con 4 miliardi e mezzo di paia l’anno. Per ora il mercato interno assorbe gran parte della produzione, ma non è il caso di dormire sugli allori.

    Luca Angelini
    Lombardia



    LE STATISTICHE
    Cassa integrazione, allarme rosso in Lombardia
    In crescita anche le richieste di mobilità da gennaio ad agosto: »13,3% rispetto al 2002

    MILANO - Cassa integrazione e richieste di mobilità in crescita, aziende sull’orlo del fallimento (Brescia, con 174 aziende al capolinea da gennaio a ottobre, è uno dei casi limite). E ancora: un calo produttivo dell’1,6% nel terzo trimestre 2003 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Sono dati che fotografano le difficoltà del sistema produttivo lombardo. Un quadro solo in parte mitigato dalle moderate previsioni di ripresa delle imprese per fine anno. «La crisi è evidente - sottolinea Maurizio Crippa, direttore di Confindustria Lombardia -. L’ultimo trimestre è stato negativo. Il ricorso alla cassa integrazione è spesso inevitabile». Nei primi sei mesi 2003 (dati Inps) il ricorso alla cassa ordinaria è stato di 11 milioni di ore (e di queste quasi tre milioni solo in provincia di Varese). Per quanto riguarda la straordinaria è stata utilizzata per 6,4 milioni di ore.
    La crescita del ricorso agli ammortizzatori sociali viene confermata dai dati aggiornati a settembre. La cassa integrazione ordinaria autorizzata è salita a 16,9 milioni di ore contro i 16 milioni dello stesso periodo 2002. Impennata anche per la straordinaria: 8,5 milioni di ore nei primi nove mesi del 2003, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
    A conferma del trend anche i dati dell’Agenzia regionale per il lavoro, che registrano le richieste di mobilità presentate dalle aziende lombarde da gennaio ad agosto: l’incremento è stato del 13,3% rispetto ai primi otto mesi del 2002. La media mensile (richieste per 1.412 lavoratori) è molto vicina a quella dell’intero 2002 (1.559 il dato medio). «L’incremento della mobilità - spiega Crippa - è sintomo di difficoltà finanziarie che in alcuni casi sono anche strutturali».
    Milano guida la classifica delle province lombarde per quanto riguarda le richieste di cassa straordinaria. Segnali di crisi anche in provincia di Brescia: nei primi dieci mesi dell’anno il ricorso alla straordinaria è cresciuto del 556% se confrontato con lo stesso periodo del 2002.
    «Il momento è difficile, non ci sono dubbi - sottolinea Aldo Bonomi, presidente dell’Associazione industriale bresciana -. Le cause vanno individuate nella situazione internazionale, nella crescente e sempre più aggressiva concorrenza dei Paesi emergenti, a partire dalla Cina. Anche le imprese, che non hanno certo lesinato risorse per gli investimenti, devono far l’esame di coscienza. In questa situazione tutti, anche il sindacato che finora si è dimostrato responsabile, sono chiamati a un lavoro di squadra. Ma qualche segnale di ripresa c’è».
    Intanto la crisi ha investito pesantemente aziende trainanti di tutto il sistema economico bresciano, come Bulgari Filati, Grignasco, Olcese, Ofmega, Ghio, fino ad arrivare, proprio in questi giorni all’Iveco, la più grande fabbrica bresciana che a fine anno ha appena annunciato che metterà oltre duemila lavoratori in cassa integrazione ordinaria per due settimane.
    «Gli ultimi dati - conclude Crippa - indicano che la fase discendente si è fermata. La Lombardia deve confrontarsi con una situazione internazionale caratterizzata da un dollaro molto basso e da un’industria americana tornata a correre. I mercati europei, però, potranno beneficiare del nuovo trend positivo iniziato oltre Oceano. Sarà un percorso lento, ma già con il primo trimestre 2004 potremo capire se la crisi sarà finalmente messa alle spalle».

    Stefano Pozzi
    Lombardia

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  2. #2
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    Predefinito SITUAZIONE ORAFO VICENZA

    Situazione congiunturale A partire dai primi mesi del 2002 la situazione del settore ha cominciato ad avvertire pesantemente le conseguenze di un andamento non positivo, le cui prime avvisaglie peraltro già si erano affacciate all’orizzonte, sotto forma di perdita di export sui mercati tradizionalmente più importanti per le imprese vicentine e di significative variazioni nelle tendenze di acquisto del consumatore italiano. Le prime stime disponibili per il 2002 delle voci presenti nella tabella sopra riportata danno un fatturato assolutamente stazionario ed un’occupazione in sensibile calo, con una percentuale che si attesta intorno al 3%. I dati più recenti delle iscrizioni al registro ditte della CCIAA indicano un calo rispetto ai valori del 2001 del 3%.
    Altri elementi sono ricavabili dalle indagini congiunturali trimestrali realizzate dall’Associazione Industriali della provincia: in questo caso le indicazioni previsionali relative al primo trimestre del 2003 registrano una situazione stagnante delle esportazioni ed un ulteriore calo dell’occupazione. I dati relativi all’utilizzo della Cassa Integrazione Guadagni sono allarmanti: il raffronto gennaio/dicembre 2001-2002 dà un aumento pari al 233%, secondo soltanto all’andamento del tessile, con punte particolarmente pesanti in giugno e luglio. Il numero di ore integrate a gennaio (che si riferiscono a domande presentate tra novembre e dicembre, periodo tradizionalmente di punta lavorativa del comparto) è superiore alle 10.000. Alcune aziende hanno inoltre aperto procedure di messa in mobilità del personale. Anche per quanto riguarda la realtà artigiana, i primi dati sul 2002 confermano il calo dell’occupazione (3,4%), cessazioni di attività intorno al 10% e un numero di ore non lavorate particolarmente significativo soprattutto nel 2° e 3° trimestre. Il clima nel settore è di generalizzata sfiducia quando non di preoccupazione, in quanto il futuro non pare segnalare alcuna inversione di tendenza.

  3. #3
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    Predefinito

    Bhè la situazione non è rosea neppure nella mia Al Tròmpia, il settore dei casalinghi e in crisi nera, cosi' come il valvolame...e le nubi all'orizzonte sono sempre più nere.
    salucc

 

 

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