dal quotidiano Il Giornale
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il Giornale del 05/12/2003
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Legge Gasparri
Il Ds Angius perde la scommessa in Tv ma non si dimette
Gianni Pennacchi
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Vedi che succede, a sgomitare per andar da Vespa in tivù, e lanciarsi anche nelle scommesse? Come quei tizi al bar, basta un bicchiere di troppo e si convincono che il Milan ha più scudetti della Juve, partono in quarta accalorati scommettendo una cena per tutti gli avventori, e il giorno dopo devono arrampicarsi sugli specchi non potendo permettersi il conto. Così Gavino Angius, potente capogruppo della Quercia al Senato, che discutendo animatamente della legge Gasparri col ministro che le ha dato il nome, ha accettato di scommettere con lui addirittura le dimissioni. "Vuoi scommettere? Scommettiamo? Se hai ragione tu mi dimetto da ministro, se ho ragione io ti dimetti tu?", lo ha provocato Maurizio Gasparri e sembrava una gag del suo imitatore. "Scommettiamo! Vedrai che devi dimetterti tu", ha accettato d'impeto Angius lasciandosi trascinare dalla focosità sarda. Mettendo mani e piedi nella frittata, perché ha perso.
Non tutti avran gustato la scenetta dell'altra sera, perché anche a quell'ora c'è di meglio che andar di porta in porta inseguendo il tormentone su una legge ormai approvata. Ma gli addetti ai lavori, costretti per dovere o perversione, han tremato per Angius, ben sapendo che stava incautamente scivolando nella trappola di Gasparri. "Non lo fare Gavino, non scommettere!", veniva da gridargli pur nell'abbandono del divano di casa. Quello niente, era un treno. Eppure lo san tutti nel palazzo che dopo il messaggio al Parlamento del capo dello Stato, quello dove invitava anche a recepire le direttive europee sulla comunicazione elettronica, per non dar spazio alle voci che già si levavano invocando il rifiuto della firma presidenziale il governo s'affrettò a ratificarle in blocco, e sono in Gazzetta da settembre come un Codice. Tutti meno Angius, che invece s'era preparato per difendere la tesi secondo cui la legge Gasparri sarebbe stata "scritta nello studio dell'avvocato Previti". Vedi che succede ai forzati del presenzialismo? Avessero mandato da Vespa Beppe Giulietti o Vincenzo Vita, che di emittenza se ne intendono davvero, col piffero sarebbero caduti nella scommessa di Gasparri. ll quale ministro ora, gira il coltello e pretende che Angius paghi. Come succede al bar del resto: o non siamo uomini d'onore? Ne fa una questione seria, Gaspani. Ieri ha spedito al capogruppo dei Ds la copia della Gazzetta ufficiale del 15 settembre diffondendo una nota ufficiale ove spiega che Angius "è libero di rispettare l'impegno che ha preso davanti ai telespettatori o, dopo aver detto una cosa falsa, smentire anche se stesso con scelte diverse". Così stanato, a sera il perdente ha dovuto inventarsi qualcosa Altra nota ufficiale dunque, ove Angius sfodera un equilibrismo stratosferico e risponde che "la questione si può specificare così: effettivamente il governo ha recepito le direttive, però subito dopo le ha disattese proprio con la legge Gasparri". E dunque, "se Gasparri vuole le mie dimissioni può averle. Ma dopo le sue. D'accordo?".
Sì, come Wanna Marchi. O meglio, come al bar. La morale è che Angius non vuol starci. E se Gasparri insiste, rischiano di finire con un appuntamento all'alba dietro il convento delle carmelitane. Oppure su Scherzi a parte. "
Saluti liberali




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