Secondo i recenti rapporti delle Nazioni Unite, 30 mila persone al giorno muoiono di fame. E nel mondo un miliardo e mezzo di persone sono malnutrite e soffrono la fame. Alla luce di questi tristi dati, il Vaticano ha recentemente convocato una conferenza allo scopo di approfondire il grande potenziale della biotecnologia per contribuire a migliorare le condizioni di vita dei poveri del mondo.

Mi congratulo per quell’iniziativa e vorrei suggerire ad altri di esaminare a fondo il tema della biotecnologia da un punto di vista sia scientifico che morale - quale applicazione scientifica potenziale per salvare l’umanità accrescendo la riserva alimentare del mondo. Gli Stati Uniti considerano già la biotecnologia un mezzo concreto e sicuro per far fronte alle necessità dell’uomo e per prevenirne le sofferenze. La scienza buona sostiene questa idea. Dieci anni e oltre di ricerche approfondite confermano che questo tipo di scienza dell’alimentazione è sicura, attentamente regolata - certamente molto più dei raccolti tradizionali - e fino ad oggi non ha mai causato un solo mal di testa o mal di stomaco, né una sola reazione allergica.
Sebbene l’Accademia Pontificia delle Scienze della Santa Sede abbia affermato chiaramente di non vedere il motivo per cui gli alimenti biotecnologici non possano essere consumati, la questione continua a sollevare critiche con argomenti che denotano una grande disinformazione. Per questa ragione, mi sento molto confortato dalle recenti iniziative della Santa Sede volte ad apportare un nuovo spessore di integrità morale e interesse scientifico a questo tema così presente e vitale.

Spero che i risultati della conferenza vaticana diano modo alla Santa Sede di parlare con più chiarezza ed efficacia sul tema della biotecnologia, affinché in tutto il mondo le persone possano trarre beneficio dallo studio approfondito di questa materia e possano far fede sulla valutazione morale della Santa Sede quando nei paesi in via di sviluppo venga discusso se accettare o no i prodotti delle biotecnologie, che gli americani, peraltro, mangiano quotidianamente.
Quale ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, so bene che Papa Giovanni Paolo II ci raccomanda di mettere i talenti che Dio ci ha dato, le nuove scoperte e la nostra intelligenza al servizio dei nostri fratelli. L’agricoltura biotecnologica, frutto della scienza e della conoscenza dell’uomo, nonostante non sia una panacea o una bacchetta magica per far sparire carestia e insufficienza di cibo, rappresenta, tuttavia, un elemento fondamentale nella strategia volta ad eliminare la piaga della fame dal nostro pianeta. Produce grandi raccolti con l’impiego di meno acqua ed è più rispettosa dell’ambiente richiedendo un uso minore di pesticidi e diserbanti.

Nella nostra ambasciata presso la Santa Sede sosteniamo le iniziative del Vaticano volte a trovare mezzi scientificamente sani e moralmente corretti per soccorrere i più poveri del mondo. Il nostro obiettivo è quello di continuare a lavorare con la Santa Sede per difendere ed elevare la dignità di ogni persona, cosa che comprende anche la possibilità e il diritto di non andare a dormire a stomaco vuoto. Desideriamo far risuonare le parole del Cardinale Renato Martino, il Presidente del Consiglio Pontificio Giustizia e Pace nonché organizzatore della suddetta conferenza, che sostengono che verrà fatto tutto il possibile affinché le biotecnologie vegetali diventino un’opportunità per tutti. Sono convinto che si tratti di un’opportunità che nessuno di quelli che si coricano con la fame potrà permettersi di perdere.

Jim Nicholson
Ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede
La Stampa 28 11 03


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