Il decreto legge per scaricare le scorie radioattive a Scanzano, in Lucania, è stato deciso dal governo nazionale il giorno 13 novembre 2003 ed emesso il successivo 14. Un governo con i nervi saldi. Il giorno 12 vi è stato in Iraq l'eccidio di Nassiriya. L'emozione è fortissima, ma un governo è un governo e il nucleare non può aspettare. Dureranno anche 150 mila anni le radiazioni delle scorie di terzo tipo, cui trovare una sede adatta, ma come si fa ad aspettare? Tutti sanno che chi ben comincia è alla metà dell'opra. Il presidente della repubblica Ciampi, disperato, è dovuto andare in America. Fa la spola tra Washington e New York. E così il decreto per le «Disposizioni urgenti per la raccolta, lo smaltimento e lo stoccaggio, in condizioni di massima sicurezza, dei rifiuti radioattivi», è firmato da Pera, il presidente del senato che lo sostituisce.
Sono in molti a cofirmare il decreto, una piccola folla di ministri. C'è Berlusconi, il numero uno, e poi Pisanu degli interni, Martino della difesa, Marzano dell'industria, Matteoli che tutela il territorio, Tremonti, capo dell'economia, Sirchia, responsabile della nostra salute, La Loggia, che cura gli affari regionali. La regolarità è assicurata dal guardasigilli Castelli. E' normale che sia una pletora di ministri a firmare i decreti legge. Molte sono le amministrazioni coinvolte e i responsabili dichiarano così di farsene carico. Così in ogni decreto, così nel caso di Scanzano.
Però è anche comico che personaggi potenti firmino in modo pomposo un testo che non sta in piedi. Per esempio, nell'esprimere preoccupazione per i «profili di maggiore gravità in relazione alla diffusa crisi internazionale» si vuole mettere in evidenza che è di fronte a «necessità e urgenza straordinarie» - il terrorismo - che occorre attivare il sito di Scanzano. Sito che sarà disponibile nel 2008, tra cinque anni. Mille e mille terroristi aspetteranno fiduciosi che il sito sia pronto per cominciare l'assalto.
Solo il più ingenuo dei ministri, il più sprovveduto della città del potere, può pensare davvero che ci si possa difendere dai terroristi mettendo tra cinque anni le scorie nel sottoterra di Scanzano. Però l'accenno al terrorismo consente il primato militare e quindi la gestione coperta. Invece, come osserva il Wwf, sarebbe necessaria «la massima trasparenza e il riferimento rigoroso alla normativa valida in campo civile» che passa attraverso «un'attività di controllo indipendente». Meglio un civile, cui i militari - le guardie - rispondano.
Se la filiera militarizzata è di per sé un pericolo, lo è anche la fretta nell'identificare il sito aggirando la legge: «un fattore di rischio che si aggiunge a quelli intrinsecamente legati al tema». E una fretta opaca, un generale a capo di tutto, è un segno poco tranquillizzante.
Perché allora Scanzano? Un sito come quello di Scanzano mette in circolo - certamente non per i lucani - una grande quantità di denaro e di ricchissimi appalti. Commesse e appalti, protetti da qualche segreto militare e perciò impenetrabili, ma non per questo meno graditi; e che sarebbero il punto d'intersezione, come suggerisce Carta, delle industrie dei rifiuti e dell'elettricità.
La lotta dei lucani ha bucato una bolla gigantesca, una spesa pubblica insensata e devastante per il territorio, un rischio diffuso su gran parte d'Italia, con movimenti insensati di scorie da e per i luoghi di raccolta. Ciò che più conta, i lucani hanno sventato, per sé e per tutti, il progetto di un nuovo ciclo nucleare in Italia. Questo era in fondo l'obiettivo vero: un grande buco, da riempire con un quantitativo imponente di scorie, non le poche già disponibili, ma le molte finalmente create da un buon numero di nuove centrali.
Scanzano si è messa di traverso e ora la bolla nucleare è bucata.

Guglielmo Ragozzino
Il Manifesto 28 11 03