Una sentenza della corte di cassazione assolve un proprietario milanese: non è punibile chi aiuta un immigrato non in regola. A meno che ne approfitti chiedendogli tariffe esorbitanti


ROMA – Chi affitta una casa a un immigrato clandestino non commette reato, purché non applichi tariffe esorbitanti che approfittano della sua condizione. Lo ha stabilito oggi una sentenza della Corte di Cassazione, che si è espressa a favore dell’assoluzione di un padrone di casa milanese. Bruno S., proprietario di uno stabile a Rozzano, nella periferia Sud di Milano, era stato condannato in primo grado a 16 mesi di reclusione e 4mila euro di multa per aver affittato stanze a 28 immigrati clandestini, violando così l’articolo 12, comma 5 della legge sull’immigrazione, la ‘Bossi-Fini’.

In appello i giudici l’avevano poi assolto con formula piena. “Pur favorendo la permanenza dei clandestini in Italia” si legge nella sentenza della corte d’appello “mediante la messa a disposizione di locali in locazione, non aveva tenuto un atteggiamento discriminatorio nei confronti degli stessi rispetto agli altri extracomunitari muniti di permesso di soggiorno”. L’assoluzione, recita la sentenza della Cassazione, è condivisibile in quanto “il canone mensile percepito da Bruno S. non può essere considerato gravoso o vessatorio nei confronti dei cittadini clandestini, tenuto conto della zona dove è ubicato l’immobile (provincia di Milano), caratterizzata da elevati costi abitativi”. Gli immigrati, clandestini e non, pagavano a Bruno S. un affitto mensile che variava da 75 a 250 euro per ogni singola stanza dell’immobile. La tariffa più alta veniva applicata a una famiglia intera (che viveva stipata in una sola stanza), quella più bassa era invece applicata ‘pro capite’. Tariffe che la Cassazione ha ritenuto in linea con i prezzi correnti nell’hinterland milanese.

La sentenza sancisce quindi che si può essere legalmente ‘complici’ di un immigrato clandestino. Ma porta anche alla luce un triste fenomeno che si allarga a macchia d’olio nelle città italiane, soprattutto nei grandi centri dove il costo della vita è più alto. I palazzoni dove ieri abitavano gli immigrati provenienti dal Meridione – come quelli, ormai fatiscenti, di Rozzano – oggi vengono affittati agli extracomunitari, spesso a prezzi molto superiori alle tariffe medie già alle stelle. Intere famiglie vivono in stanze di 20-30 metri quadrati, in condizioni di sicurezza precarie, e arrivano a pagare anche cinque-seicento euro al mese per questi ‘tuguri’.

Interi quartieri, cresciuti troppo in fretta negli anni Cinquanta-Sessanta, si stanno spopolando di italiani e ripopolando di extracomunitari, gli unici – vuoi perché clandestini, vuoi perché privi di alternative – disposti a pagare somme così alte per alloggi simili. Spesso i fantomatici 'padroni di casa' non sono neppure tali, ma semplicemente affittuari, che pagano tariffe di locazione già alte, e subaffittano agli immigrati a prezzi esorbitanti. Di questo la sentenza della Cassazione, destinata per più versi a far discutere, non parla. Anzi, vi si legge che "l'ingiustizia del profitto non può essere desunta dalla circostanza che in una stanza erano alloggiate più persone, tenuto conto che le stesse facevano parte di uno stesso nucleo familiare".

(28 NOVEMBRE 2003, ORE 18.00)