Che la differenza tra voto amministrativo e voto politico sia piccola, anche se comunque capace di spostare la maggioranza da una parte all'altra in alcune situazioni, è un dato di fatto.

Questa differenza, che di solito gioca a nostro favore, ci permette di riuscire a vincere in città non storicamente progressiste, ma gioca a nostro favore, appunto, nelle zone marginali, cioè quelle che vengono date in bilico... anche se non saprei quantificare la percentuale di spostamento dall'uno all'altro schieramento.

E c'è da dire anche che questo spostamento aumenta con la riduzione della popolazione, cioè in un centro più piccolo è più accentuato, mentre nelle città più grandi lo è di meno. E dico questo da Roma, una città che conta circa due milioni di elettori.


Questi sono dati di fatto.

Mia personale opinione invece, è che sto maturando la convinzione che non ci sia più di troppa differenza tra questioni amministrative e questioni politiche.
Con questo ovviamente non voglio dire che chiudere una buca sia come decidere se mandare contingenti militari in paesi stranieri.

Quello che piuttosto voglio dire è che mi sto convincendo che tutte le decisioni che vengono prese, quelle considerate "politiche" e quelle considerate "amministrative", rientrano tutte in un disegno generale, che ognuno di noi, più o meno consapevolmente, più o meno nitidamente ha, un disegno che possiamo definire come politico, inteso in un senso che sta a metà tra quello che si da oggi comunemente a questa parola, e quello classico greco (le cose che riguardano la città, cioè la vita civile, comunitaria).

La mia idea è, per esemplificare con alcuni esempi, che per esempio, quando si discute di un nuovo Piano Regolatore o dell'approvazione di un Bilancio di Previsione, si fanno scelte che riguardano l'amministrazione di un ente locale, ma che hanno tantissimo di politico, perché decidere per esempio di destinare i fondi per la riparazione delle strade a un fondo straordinario per le vittime dell'incidente di Via Ventotene è una decisione politica, e non amministrativa.
Ripartire i fondi di cui il Comune può disporre, magari trovando i punti dove tagliare gli erogamenti perché dal governo nazionale ti arriva una stangata del 10%, e decidere di non tagliare i servizi sociali, è una decisione politica, nel senso che prendi quella decisione sulla base delle convinzioni "politiche" (nel senso che ho provato a definire prima di questa parola) che hai maturato....

... e così si potrebbero fare centinaia e migliaia di esempi....

Questo mi sta portando alla convinzione che anche le decisioni amministrative sono in realtà politiche, e che la scelta che un elettore matura al momento del voto potrebbe essere, magari inconsciamente, anche politica piuttosto che semplicemente amministrativa.

Voi che ne pensate?