di Rinalchetti
Come predicatore della correttezza, Ferrara ha il difetto di non essere convincente: sia per la sua pittoresca storia personale, sia per la sua devota, infaticabile militanza nel gruppo Berlusconi. È buffo che proprio chi sostiene qualsiasi mobilitazione sedicente garantista si scagli con tanta violenza (un disonesto, un magliaro) contro un cittadino finora non colpito nemmeno da un rinvio a giudizio.
È buffo che il Torquemada di Arcore brandisca la questione morale contro Di Pietro nello stesso momento in cui il suo leader e datore di lavoro va in giro a pitoccare amnistie e indulti. Coerenze?Il "Foglio" di Ferrara andrà a infoltire la lunga lista delle testate dei partiti. E poco importa se il prezzo da pagare è quello di mettere da parte i principî liberisti dichiarati più volte con veemenza ferrariana. O quello di passare lui per scroccone. Vediamo i conti del "Foglio"?
Nel 1998, i ricavi delle vendite sono stati pari a 2,5 miliardi, il che vuol dire circa 7 mila copie vendute al giorno. Anche la pubblicità ha fatto poco: 1,7 miliardi. E tuttavia il conto economico chiude in nero per 55 milioni mentre l'esercizio precedente registrava una perdita di 4 miliardi.
Il miracolo non si spiega con la gestione operativa, che anzi peggiora di 665 milioni, ma con l'arrivo dei contributi pubblici: grazie all'affiliazione del suo giornale a un movimento politico ad hoc, il liberista Ferrara incassa ben 5,6 miliardi dallo Stato.
Al cantar l'uccello ...
B.




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