Il senatore è finito nel mirino della procura trevigiana per alcune frasi su immigrati e forni crematori. L'ipotesi di reato è incitamento alla discriminazione.
ROMA - Quei riferimenti su immigrati e forni crematori non erano piaciuti nemmeno al sindaco di Treviso, e collega di partito, Giampaolo Gobbo. Adesso però alle critiche piovute un po' da tutte le parti seguono anche le azioni giudiziarie. Il senatore del Carroccio, Piergiorgio Stiffoni, è stato infatti iscritto nel registro degli indagati per violazione dell'articolo 3 della legge 654 del '75, ossia per diffusione di idee sull'odio razziale.
Nel mirino della procura di Treviso e del pm Giovanni Cicero, alcune frasi che il parlamentare avrebbe pronunciato durante gli sgomberi di due strutture occupate abusivamente in città da una decina di immigrati, per lo più regolari. In particolare il senatore avrebbe detto: "L'immigrato non è mio fratello, ha un colore della pelle diverso" e soprattutto "cosa facciamo degli immigrati che sono rimasti in strada dopo gli sgomberi? Purtroppo il forno crematorio di Santa Bona non è ancora pronto".
Frasi che avevano provocato grande indignazione e spinto anche il settimanale diocesano "La Vita del Popolo" a scrivere una lettera aperta al presidente del Senato Marcello Pera. Ieri però le parole critiche si sono trasformate in fatti. Osvaldo Pettene, avvocato veronese, ha presentato un esposto ipotizzando che nelle dichiarazioni del parlamentare leghista possano essere ravvisati i reati di apologia di reato, incitamento a commettere atti di discriminazione razziale e istigazione al genocidio.
(2 DICEMBRE 2003; ORE 13:45)
Un altro leghista colpito per aver espresso quello che pensava!
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