Queste persecuzioni nei paesi dell’ Est sono poca cosa in confronto a ciò che è accaduto in passato in Turchia.
Il disegnatore e scrittore Sem ne ha dato testimonianza. Le vie di Costantinopoli erano celebri per la loro popolazione di cani, animali gentili, socievoli. Pierre Loti diceva che gli piacevano. Ce n’erano a migliaia. Nel 1910 , la polizia decise di eliminarli. Non vennero uccisi. Vennero deportatati su un isolotto deserto nel mare di Marmara, l’isola di Oxia.
In pieno sole , senz’acqua e cibo.
Sem ha assistito alla grande retata di cani, che venivano ghermiti da accalappiacani curdi con enormi tenaglie di ferro. Li gettavano “ansanti come semplici armeni” in un cassone trainato da bufali. Regolarmente, chiatte cariche di gabbie portano nuove vittime sull’isola. Oxia è riconoscibile da lontano per il suo fetore. Miigliaia di cani e di uccelli si disputano le carogne. Si battono fin dentro l’acqua dove galleggiano cadaveri. Molti annegano.
Ecco che cos’hanno fatto gli uomini ai cani, in attesa di applicare gli stessi metodi ai loro simili.

Roger Grenier
“Le lacrime di Ulisse”