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Risultati da 1 a 8 di 8

Discussione: Magna Grecia

  1. #1
    legio_taurinensis
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    Predefinito Magna Grecia

    Micro stato che comprendeva le colonie elleniche che partivano dalla Campania (Paestum, città di poseidone, Capua, ecc) il Bruzio o calabria, la Apulia(Metaponto e Bari), la Lucania e la Sicilia. Confederato in città-stato sul modello ateniese. Culla della civiltà meridionale moderna.


    P.S.
    levatemi una curiosità, ma Sparta che legame ha con la magna se ce l'ha..quella parte di storia non la conosco molto.

    ciao

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  2. #2
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    L'italia cattolica ha rigettato l'eredità della Grecia, in compenso ci siamo tenuti il magna.....

  3. #3
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    Predefinito

    L'unica colonia spartana in Magna Grecia fu Taranto:

    Verso il 706 a.C. gli Spartani fondarono la città di Taranto, seguendo un filone che aveva condotto alla costruzione delle doriche Rhegion e Sybaris. Questo scenario si colloca in un quadro storico ove i Calcidesi avevano fondato Cuma, Dicearchia e Neapolis, i Dori avevano realizzato Siracusa, Himera e Megara Hyblea . La costruzione di Taranto si colloca perfettamente in una regione micenea che aveva già dato i natali a Callipolis, Hydrusa (Otranto), Oria e Rudiae. Taranto è circondata da popolazioni autoctone come Apuli (a nord), Iapigi e Peuceti (al centro-est), Messapi (a sud). In realtà la città, luogo adatto per un porto, venne edificata sulla japigia Taras. Numerosi sono gli elementi che collegano la città a Sparta. Tra tutti ricordiamo le stesse divinità: Apollo Hyacinthos e Vorthia. La città diviene un centro di smistamento della ceramica achea, porto e luogo di sosta delle navi provenienti da oriente nelle loro rotte di cabotaggio. Divenne famosa per le sue terracotte esportate in tutto il Mediterraneo. Famosa era anche per le sue statue dei templi e dell'agorà. Tra queste si ricordano quella di Zeus, la più grande dell'antichità dopo il Colosso di Rodi; l'Eracle di bronzo di Lisippo e l'Europa sul trono di Pitagora di Reggio. Taranto era famosa anche per le stoffe, il vino, l'olio ed i frutti di mare. Celebre era la cavalleria, simile a quella japigia, artefice di molte vittorie. Fino al 280 a.C. la flotta navale tarantina era superiore a quella romana. Accerchiata da Lucani, Iapigi e Romani, Taranto decadde, ma soprattutto perchè affidò il comando degli eserciti a generali stranieri, tra cui ricordiamo Cleonimo, Archidamo, Alessandro il Molosso, Pirro. Famosi erano anche gli atleti tarantini, vincitori di trofei panellenici. Nel 473 a.C. i tarantini cercano invano di conquistare la capitale messapica Manduria. Nel 410 a.C. Taranto controllò la zona di Brindisi, appartenente al regno Japigio-Messapico. Tale egemonia durò poco tempo, in quanto gli Iapigi ripresero il controllo, con l'aiuto di Atene. Praticamente nella Magna Grecia si ripercuoteva la politica di lotte che stava coinvolgendo le due grandi città elleniche Atene e Sparta. Nel 444 a.C., per porre fine alla guerra con Thurii, venne eratta la città di Heraclea in piena Siritide. Sia quest'ultima che Metaponto entrarono sotto l'influenza tarantina. Verso il 390 a.C. Taranto ingaggiò una lotta contro Siracusa che controllava quasi tuttla la Calabria, risolta con accordi di pace. Al pari di Archimede va ricordato Archita, ingegniere tarantino, che dispose tutti i sistemi di difesa della città e fu capo della lega italiota che aveva capitale in Heraclea. La morte di Archita segnò l'inizio della decadenza di Taranto di fronte l'ascesa sannita e romana. La città si affidò ai condottieri stranieri. Nel 342 a.C. il re di Sparta Archidamo III arrivò a Taranto e nel 338 a.C, venne ucciso da Lucani e Messapi sotto le mura di Manduria. I Lucani allora conquistano Heraclea. Fu la volta di Alessandro il Molosso, zio del grande Alessandro Magno, che, con il sostegno di Taranto, prese Brentesion (Brindisi), Siponto, Heraclea, Cosentia, capitale dei Brutii e Paestum. I tarentini abbandonarono il progetto del condottiero perchè avevano capito che li avrebbe sottomessi. Successivamente Alessandro il Molosso venne ucciso dai Bruzi. Intanto Roma fondava le colonie di Luceria e Venusia (291 a.C.). Di nuovo Taranto chiese l'aiuto spartano ed arrivò Cleonimo con 5.000 uomini e 20.000 mercenari trovati anche tra i Messapi. I Romani, nel 302 a.C., si accordarono per una pace nella quale si impegnavano a non attraversare Capo Lacinio. La partenza di Cleonimo segna l'intervento del re siracusano La morte di Agatocle segna l'ascesa al potere dei Bruzi e Romani, che controllavano tutto il sud dell'Italia, a parte Taranto. Una flotta romana entrò nella città, contravvenendo i patti di Cleonimo, ma venne sconfitta dai tarantini. Incitati dalla vittoria ripresero Thurii, ma giunsero le legioni romane. Fu la volta di Pirro che, dopo una serie di vittorie, venne definitivamente sconfitto nel 275 a.C. a Maleventum. Tuttavia rimase l'epirota Milone a difesa della città. Giunsero i Romani ed i Cartaginesi e nel 235 a.C. ci fu la capitolazione.

  4. #4
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    Predefinito

    le città della magna grecia erano notevolmente più ricche e sviluppate di quelle della grecia stessa e anche delle città greche dell'asia minore (basta vedere agrigento)
    la sicilia fu anche teatro di molte battaglie tra gli alleati di atene e quelli di sparta durante la guerra del peloponneso, che segnò il trionfo dei nemici di atene. l'esercito ateniese venne distrutto e i prigionieri vennero condotti a siracusa, che era, se non sbaglio, alleata di corinto, e quindi di sparta.
    i romani conquistarono la magna grecia un po' alla volta, sfruttando le divisioni tra le città-stato. c'era inoltre un altro stato interessato al sud italia, ovviamente cartagine, che contese a roma il predominio del mediterraneo occidentale fino alla sua completa distruzione.
    con la conquista del sud italia la cultura greca si diffuse a roma, facendola uscire dal provincialismo e dall'arretratezza.

  5. #5
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    Predefinito GRECIA E ROMA

    SINTESI:


    GRECIA CAPTA FERUM VICTOREM CAEPIT !


    CI INSEGNAVANO AL SCUOLA.


    UN SALUTO

  6. #6
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    Predefinito

    Originally posted by pcosta
    L'unica colonia spartana in Magna Grecia fu Taranto:

    Vers (...) Incitati dalla vittoria ripresero Thurii, (...)
    Tra i fondatori di Thurii troviamo un certo Erodoto, nativo di Alicarnasso (nell'attuale Turchia, allora città greca)

    Durante la seconda guerra punica Taranto subì, senza cedere, l'assedio di Annibale in persona.
    D'altra parte, dice un burlone, quando si tenne il corso sulle tecniche di assedio, Annibale, fortissimo generale, fece filone...
    ( cioè : scansò le lezioni ), e così ci mise otto mesi per prendere una semplice Sagunto, facendosi pure ferire, non riuscì a prendere Nocera nonostante un prolungato assedio, per quanto fosse difesa da un mito di Roma, quel Marcello che conquistò Siracusa ( difesa anche dalle macchine da guerra inventate da Archimede ), e rinunciò ad assediare Roma... insomma, gli assedi non erano arte sua, povero Annibale

    Mentre assediava Taranto, si fece beffare da Nerone, racconta Tito Livio, che a sua volta assediava lui, e che tolse un uomo ogni due, dicendo a quelli che rimanevano di far credere che fossero di più, di accendere lo stesso numero di fuochi come se non fosse partito nessuno, in modo che Annibale non si accorgesse di avere di fronte solo metà dell'esercito che pensava di contrastare.
    Con quel mezzo esercito raggiunse il suo nemico personale, l'altro console Livio Salinatore, mettendo da parte le sue beghe personali.
    Sfruttando la circostanza che gli accampamenti romani erano standard, disse ai suoi di nascondersi nella tenda corrispondente a quella che occupavano nell'accampamento di fronte a Taranto. Una manovra del genere sarebbe stata impossibile in un accampamento greco, costruito sfruttando ogni opportunità del luogo (una roccia, una posizione particolare), per cui ogni accampamento greco era diverso da tutti gli altri.

    Asdrubale fu ingannato, ma non del tutto. Fiutando qualcosa, cercò di sganciarsi, ma fu costretto alla battaglia e sconfitto disastrosamente (per lui) nella battaglia del Metauro. Era l'anno 207 aC.

    Non essendo stata ancora inventata la macchina fotografica, era costume in quei tempi duri e selvaggi, tagliare la testa e mostrarla al nemico, per fargli capire che l'amico (in questo caso, il fratello) era stato sconfitto (fecero allo stesso modo i Parti di Surena, lanciando la testa del figlio Publio a Crasso, nella battaglia di Carre, per esempio). Così portarono la testa di Asdrubale a Taranto e la lanciarono nell'accampamento dei Cartaginesi, per fare capire ad Annibale che non poteva sperare in aiuti da Cartagine.

    Non possiamo giudicare le azioni di allora con la morale di oggi, naturalmente, anche se un'azione del genere ci ispira orrore.

    Ma ci sarebbe molto altro da dire su Taranto... io poi sono preparato anche su Nino Taranto... (lo sapevo che mi sarei giocato la vostra stima con una battuttaccia scema... )

  7. #7
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    Predefinito

    Originally posted by massena
    (...) la sicilia fu anche teatro di molte battaglie tra gli alleati di atene e quelli di sparta durante la guerra del peloponneso, che segnò il trionfo dei nemici di atene. l'esercito ateniese venne distrutto e i prigionieri vennero condotti a siracusa, che era, se non sbaglio, alleata di corinto, e quindi di sparta.
    (...)
    La disastrosa (per Atene) spedizione in Sicilia meriterebbe un'attenta analisi.
    I miei attuali impegni non me lo permettono, anche se ho letto a suo tempo l'intera guerra del Peloponneso di Tucidide, e mi sono fatto una certa idea su come siano andati i fatti, in particolare riguardo a questa spedizione in Sicilia voluta da Alcibiade, e che poi finì per essere guidata proprio da quel Nicia, filospartano, che aveva tentato di opporsi a che essa fosse intrapresa, con un discorso così dettagliato e preciso, che lo vollero al comando di quell'impresa che lui considerava sbagliatissima.
    E ci morì, in quella impresa che lui considerava infausta e sciagurata, ma al cui comando fu posto, e non potè rifiutarsi.
    Nonostante tutto, forse Nicia avrebbe potuto anche vincere, se non fosse arrivato, in aiuto di Siracura, il generale spartano Gilippo.
    Ma lascio gli approfondimenti di tutto ciò ad un momento futuro in cui avrò più tempo e meno impegni (speriamo).
    Nel frattempo vi ammollo un mio pezzo che sembra quasi fuori tema, ed invece credo sia utile a capire anche cosa sia accaduto in Sicilia.
    Il tempo di ritrovarlo e ve lo pubblico...

  8. #8
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    ...trovato

    il pezzo fu scritto in risposta ad una lettera di un forumista di nome Kid.

    Caro Kid,
    come vedo io Pericle? Un po’ deperito dall’ultima visita di Archidamo, direi.
    Non vorrai, spero, che trascriva quello che si può leggere su qualsiasi libro? Da poco ho letto “storia dei greci” di Montanelli, dove puoi trovare una descrizione storica con brio giornalistico, te la consiglio.
    Io invece vorrei descriverti come lo vedo io.
    Me lo immagino ritto, sulle lunghe mura, volute da Temistocle coi soldi del suo avversario Nicia; è in compagnia di Alcibiade, e si fanno matte risate perché l’esercito spartano con meticolosità lacedemone sta devastando i poderi dei ricchi aristocratici ateniesi, notoriamente filospartani. Archidamo, pensando di essere furbo, ha dato l’ordine di evitare scrupolosamente il podere di Pericle; crede di metterlo in difficoltà coi suoi, ma non sa che il nostro eroe i suoi avversari politici interni se li pappa dialetticamente come fosse niente.
    Pendono tutti, o quasi, dalle sue labbra, perfino molti avversari.
    Nel mare del Pireo, e più lontano, lungo le coste del Peloponneso, veleggia, leggera e temibile, la fortissima flotta ateniese, voluta da Temistocle, dopo la prima guerra persiana e la vittoria di Maratona (avrà pensato “e diamogli sta rivincita”), coi soldi delle miniere d’argento.
    Di chi sono le miniere d’argento? Guarda caso, sono di Nicia, ereditate dalla madre, regina trace. Non è sorprendente che questi sia il campione del partito aristocratico filospartano? Con le sue navi “filospartane” Pericle sta facendo la guerra a Sparta, e quel tontolone di Archidamo continua a devastare i poderi dei suoi amici, facendo un bel favore a Pericle e ai suoi.
    Si ode un tonfo etereo: è Temistocle, che rotolandosi dal ridere, è caduto giù dalla sua nuvoletta…
    Shelburn

 

 

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