Domenica 30 Novembre 2003
La manifestazione rosso-nera per la «resistenza irachena»
Non riesco, caro Mieli, a considerare «stravagante» (come lei l'ha definita) l'adesione di militanti di estrema destra alla prevista manifestazione romana a sostegno della «resistenza» irachena, come non mi stupisco della contemporanea partecipazione di gruppi di estrema sinistra. Innanzi tutto il termine «resistenza» non va per sempre legato a quella antifascista di sessant'anni fa;
inoltre le due ali estreme dello schieramento politico possono trovare nell'attuale momento storico più di un punto di convergenza: l'avversione verso lo strapotere degli Stati Uniti, il rifiuto di una globalizzazione al servizio dei grandi poteri industriali e finanziari, il sionismo inteso quale forma di colonizzazione del popolo palestinese...
Giorgio Gramolini , Milano ,
Caro signor Gramolini, ciò che io ho definito «stravagante» non è l'adesione di militanti dell'estrema destra a quel genere di manifestazione contro la presenza di militari stranieri in Iraq, bensì il fatto che quella presenza di ultras appena rimpannucciati andasse ad omaggiare una «resistenza» imparentata, a detta di molti, con quella italiana ed europea di sessant'anni fa. Questo sì che è bizzarro.
Alcuni lettori mi hanno scritto che ho torto perché «resistenza» è una parola asettica, avalutativa che si limita a descrivere abitanti di un Paese che resistono a un esercito il quale invade il Paese stesso dall'esterno. Fosse così, allora potremmo tranquillamente definire «resistenza» quella della Repubblica sociale italiana contro i soldati alleati che avevano «invaso» il nostro Paese dalla Sicilia, poi da Salerno, da Anzio; e «partigiani» i fascisti di Salò che cercarono di impedire l'avanzata di quegli «invasori»...
Lasciamo perdere: è evidente che l'uso di quel termine, «resistenza», a sinistra non è affatto in un'accezione asettica e avalutativa. Se ne ha conferma dalla circostanza che sull'organo di Rifondazione comunista da cui è partita la denuncia dello strano connubio con i neofascisti - Liberazione , un giornale insospettabile di simpatie per l'impresa americana a Bagdad - continuano a piovere e-mail di comitati antifascisti che protestano per l'adesione dei «fratelli in camicia nera» a quell'iniziativa «resistenziale».
Ecco quel che si può leggere in una di queste lettere, con firme da Milano, Novara, Monza, Pavia, Voghera, Vigevano: «Non si può certo dire che (l'iniziativa della marcia rosso-nera del prossimo 13 dicembre, ndr) abbia portato lustro alla lotta contro l'invasore di quel martoriato Paese»; «non si era mai verificata finora un'adesione così consistente di attivisti della destra ad una iniziativa di sinistra...»; «ci appare chiaro che alcune organizzazioni della sinistra rivoluzionaria (quelle che hanno indetto quella manifestazione a favore della "resistenza irachena", ndr) stiano percorrendo un crinale sbagliato, quello di concedere legittimità politica ad alcuni ambienti della destra neofascista»; «non ci deve essere nessuna collusione né ideologica né organizzativa con quelle propaggini nazional-socialiste ammantate di sinistrismo»; «organizzare la resistenza anticapitalista è compito già arduo, screditarla politicamente con queste operazioni ambigue è criminale».
Non voglio aggiungere niente di mio se non che le parole del passato conviene lasciarle in pace nei libri di storia dal momento che, a cercare di attualizzarle per servircene una seconda volta, ci si caccia in un ginepraio e si combinano guai. A proprio danno.




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