ALESSANDRO MORELLI
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«La legge Bossi fissa dei principi, ma il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu non li sta attuando. Se non ha voglia di farlo cambi mestiere»: così il segretario della Lega Nord Piemont, Roberto Cota, ha commentato l'azione del governo in materia di immigrazione in un comizio con grande successo di pubblico tenuto ieri pomeriggio a Novara.
«In molti centri del Piemonte - ha spiegato Cota - stanno per nascere comitati spontanei di difesa del territorio, e la Lega sarà al loro fianco. Anzi, in ogni provincia del Piemonte la Lega annuncia la costituzione di un osservatorio che vigili sulla legge Bossi per raccogliere tutti i dati relativi alla sua mancata attuazione. Raccoglieremo i casi e li pubblicheremo in un Libro Bianco».
Il presidente del consiglio regionale piemontese ha anche illustrato due casi: «A Torino il nucleo dei carabinieri che deve fare i controlli sulla veridicità delle dichiarazioni di lavoro in base alla legge Bossi, sono molto sotto organico e quindi, sul tema, è possibile fare molto poco. Altrettanto grave la situazione dell'ufficio stranieri della questura di Torino - osserva Cota - che rimane aperto solo in orari di ufficio e quindi, negli orari serali e notturni, i più importanti per le esigenze di identificazione, è tristemente chiuso».
Cota ha parlato anche della moschea di Novara, costruita otto anni fa «malgrado le proteste della Lega».
«Allora ero in consiglio comunale - dice - e mi ricordo della battaglia che facemmo. Purtroppo la giunta di sinistra andò avanti per la sua strada e oggi siamo di fronte alle proteste, sacrosante, dei cittadini». La sua presenza, ha detto il leader del Carroccio piemontese, «ha sconvolto un quartiere tranquillo. È giusto - ha concluso Cota - che il sindaco di Novara, il nostro Massimo Giordano, risolva una volta per tutte il problema, come già sta facendo, interpretando la volontà dei cittadini. Quella moschea non deve restare».
Cota nel suo intervento ha anche toccato il tema della giustizia: «La bocciatura della riforma sul tribunale dei minori - ha detto - è la dimostrazione che fino ad oggi tutte le riforme in campo di giustizia sono state approvate sotto il veto dell'associazione nazionale magistrati. Il popolo, insomma, è sempre stato messo da parte dalla magistratura, basti pensare alla sentenza Galli. Un caso evidente di come le norme siano state applicate in contrasto con altre sentenze che hanno affermato la libertà di pensiero».