Dal Corriere Economia:


L’ANALISI Ottimismo a Wall Street. Ma la maggior parte delle nuove assunzioni sono state fatte nel settore dei servizi
La ripresa Usa ha trovato lavoro
A ottobre 126 mila occupati in più del mese precedente. «Il peggio è passato. La tendenza è destinata a durare»


«La jobless recovery è finita, tre mesi consecutivi di crescita dell’occupazione confermano che è in atto una ripresa economica destinata a durare», dice Sung Won Sohn, responsabile dell’ufficio studi di Wells Fargo bank. Una diagnosi condivisa da Steven Wood, capo economista dell’osservatorio Insight Economics, che però invita alla cautela perché, spiega, se è vero che la robusta crescita economica creerà nuovi posti di lavoro, «è anche vero che l’occupazione è un indice che si muove in ritardo rispetto agli altri parametri congiunturali, e di conseguenza le difficoltà del mercato del lavoro si attenueranno soltanto lentamente», anche se «il peggio è ormai passato». Il segretario al lavoro dell’Amministrazione Bush, la signora Elaine Chao, che in poco meno di tre anni alla guida del dicastero ha visto evaporare 2,7 milioni di posti di lavoro, può tirare un sospiro di sollievo, e lo stesso Bush, che ha bisogno di una economia forte per ottenere un secondo mandato alle elezioni dell’anno prossimo, può ora affrontare con maggiore serenità la campagna elettorale. Anche perché, se la ripresa economica (che nel terzo trimestre ha fatto compiere al pil un balzo dell’8,2%) non perderà colpi, si dovrebbero guadagnare, nei prossimi mesi, almeno 100 mila nuovi occupati in più ogni mese.
L’ottimismo degli economisti e dell’Amministrazione fa seguito alla pubblicazione dei dati sull’occupazione in ottobre, che segnano un aumento di 126 mila posti di lavoro sul mese precedente, il più consistente dalla fine ufficiale della recessione americana, nel novembre 2001. L’occupazione, però, non sta crescendo in modo uniforme.Nel settore tecnologico, ad esempio, le ferite aperte dalla crisi nel 2002 - che aveva causato riduzioni degli organici pari al 22% nel comparto dei componenti elettronici, del 18% in quello delle telecomunicazioni, del 13% per le aziende che producono computer e periferiche e del 9% per quelle degli strumenti di misurazione e controllo - non sono rimarginate e la recovery è ancora jobless . Dai 6,53 milioni di addetti nel 2001, scesi a 6 milioni l’anno scorso, si passerà, a fine anno, a 5,76 milioni, secondo gli ultimi dati della American electronics association (Aea). L’unico elemento positivo, secondo l’Aea, è il rallentamento dei licenziamenti, da 540 mila nel 2002 a 234 mila quest’anno. In altre parole, alla crescita degli ordini e della produzione segnalata da molte società del settore nelle ultime settimane non corrisponde ancora una maggiore domanda di addetti da parte delle aziende.
Se Silicon Valley ancora piange, Wall Street sorride. Già l’anno scorso, nonostante la generale crisi del settore finanziario, i dipendenti di broker, banche e compagnie d’assicurazione erano aumentati dell’1% (le uniche componenti dell’economia americana che avevano generato nuovi posti di lavoro nel 2002 erano state la finanza e i servizi sanitari, questi ultimi con un incremento del 3%). In attesa di tirare le somme, a fine anno, il positivo andamento dell’occupazione a Wall Street si deduce da segnali come la richiesta di personale presso le università che rilasciando diplomi di Master. Goldman Sachs, ad esempio, prevede di aumentare del 30% le sue assunzioni di studenti al secondo anno del corso di Mba. Per i broker americani, del resto, il 2003 è stato, finora, un anno eccezionalmente positivo, e molte banche d’affari chiuderanno i conti con utili record.
A parte Wall Street, dove sono i nuovi posti di lavoro che si stanno creando negli Usa? In massima parte (255 mila dall’inizio dell’anno a fine ottobre), in un comparto, quello dei servizi sanitari, che beneficia del progressivo invecchiamento della popolazione. Altri due settori, quello dell’istruzione privata con 56 mila nuovi posti creati nei primi 10 mesi, e quello dell’edilizia residenziale, con altri 147 mila nuovi addetti da febbraio a ottobre, hanno controbilanciato le perdite subite dall’industria.
I nuovi posti di lavoro che si stanno creando, comunque, sono per la maggior parte nel settore dei servizi. Ristoranti, bar e supermercati hanno assunto, dall’inizio dell’anno, 113 mila nuovi addetti. Gli economisti fanno notare, però, che questi datori di lavoro offrono, in linea di massima, retribuzioni nettamente inferiori a quelle dell’industria (dove la presenza dei sindacati si traduce in un maggiore potere contrattuale).
Sono anche aumentati, di 150 mila unità rispetto ad aprile, i dipendenti delle agenzie che offrono lavoro temporaneo. Nell’industria, invece, l’occupazione continua a contrarsi, e la ripresa, se ci sarà, è ancora lontana. Un dato preoccupante per il futuro dei colletti blu americani che hanno perso il posto nel corso degli ultimi due o tre anni viene da uno studio della Federal Reserve Bank di New York secondo cui il 79% degli occupati lavora in settori che stanno subendo perdite di posti «strutturali». In altre parole, i datori di lavoro di questi settori non prevedono di fare nuovi assunzioni in futuro, anche se l’economia tornerà a crescere vigorosamente. Lo studio osserva che, nei precedenti cicli congiunturali negativi, soltanto il 50% circa dei licenziati aveva perso posti di lavoro eliminati per motivi «strutturali».

Umberto Venturini
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