Cari amici repubblicani,
tutto ciò che sta avvenendo in Iraq è molto chiaro, molto semplice, adesso ve lo spiego.
Il gabinetto Bush è l' espressione più concreta del rinnovato imperialismo statunitense, non solo perchè i suoi esponenti sono stati managers di industrie petrolifere o degli armamenti, ma anche perchè essi incarnano la necessità di imporre un ordine vantaggioso agli americani stessi nei mercati, che difficilmente può realizzarsi senza un controllo geopolitico di alcune aree del mondo. E ciò in quanto l' economia USA appare più esposta di quella europea, dato che il suo deficit è più alto, sia per gli enormi costi del suo apparato militare (380 miliardi di dollari nel solo 2003!!), sia per la presenza di un sistema industriale meno efficiente in termini di consumi energetici per unità di prodotto e di "spreco" delle materie prime in genere. La situazione per gli USA è tanto più pericolosa, inoltre, quanto più l' effetto attrattivo dell' euro comincia a farsi sentire nel mondo.
I consumi di petrolio statunitensi nel 2020 dipenderanno per il 65% dalle importazioni.
E' chiaro, quindi, che gli USA intendono affrontare la crisi in competizione con l' Europa e con il resto del mondo. In questo contesto, essi vogliono assicurarsi il controllo del petrolio per due scopi:
1) rendere certe e sicure le forniture di petrolio per tutto il periodo necessario alla riconversione della loro economia;
2) controllare i giacimenti per imporre il prezzo del petrolio a livello internazionale, condizionando così le economie concorrenti.
Per questo la linea potenziale del conflitto corre lungo le maggiori aree petrolifere del pianeta: Golfo Persico, Caspio, Africa Occidentale.
L' Europa sarà perciò costretta dagli USA a misurarsi con una "economia di guerra", che manderà in frantumi il suo equilibrio interno e i suoi rapporti internazionali, anche attraverso l' uso spregiudicato della minaccia terroristica.
Gli interessi vitali dell' Europa si giocano, infatti, (come del resto quelli della Cina) in buona parte sull' accesso alle fonti energetiche, che ricadono negli scenari di guerra sopra accennati (non a caso, dopo l' invasione dell' Iraq, la Cina ha visto sfumare la possibilità di grossi contratti di fornitura).
Tutto il resto (la democrazia, i diritti, ecc.) è mascheratura ideologica del disegno egemonico sopra descritto e propaganda abilmente gestita dagli apparati mediatici statunitensi e filo-statunitensi.
Inevitabile, dunque, che se Giovine Europa potrà essere nel XXI secolo, sarà Giovine Europa antitirannica antiamericana, sulla scia della miglior tradizione repubblicana mazziniana.





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