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Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    ilariamaria
    Ospite

    Predefinito quando a Milano comandava Bossi

    adesso mettetevi comodi che vi racconto una storia. Una che non ho mai raccontato perchè è una storia vera e non posso quindi cambiarne il finale, che non mi piace.

    e' una storia di libertà finita male, ma bellissima. Una delle nostre occasioni mancate, ma, insomma, non è detto ceh debba sempre finire così....

    Siamo a Milano alla metà del 1400. Filippo Maria Visconti, il signore della città muore senza designare un erede. Filippo Maria aveva una sola figlia, Bianca Maria, sposata con Francesco Sforza che viveva nella provincia di Bari perchè suo marito, capitano di ventura, era stato allontanato proprio da Filippo Maria, che lo sospettava di volergli fare le scarpe....

    La morte del signore di Milnao scatenò una serie di lotte fra nobili spagnoli e francesi per la proprietà del ducato, ma la borghesia e la piccola nobiltà milanese e pavese riuscirono a prendere il potere e al grido di "Libertà Libertà", innalzando lo stendardo di sant'Ambrogio, proclamarono la repubblica Ambrosiana.

    elessero un parlamento composto da mille persone, rappresentanti di tutti i quartieri della città, e questo parlamento elesse tre sindaci: Giorgio Lampugnani, Giovanni da Ossona, e Teodoro Bossi.

    fra i primi provvedimenti presi dalla nuova amministrazione della città ci fu un enorme falò in piazza del Duomo: bruciarono tutti i registri delle tasse.

    La nuova repubblica non si sarebbe fondata su tasse e prelievi forzati, ma su dei contributi volontari: un editto del 9 gennaio 1448 istituì, infatti, una lotteria.

    Una buona parte del ricavato della lotteria era destinato ai lavori pubblici e l'altra parte sarebbe stata ridistribuita con 7 premi. La raccolta delle quote era tenuta dal banchiere Taverna, in via dei Ratti.
    L' estrazione si faceva in piazza sant'Ambrogio con due grandi anfore: in una i nomi dei partecipanti, un biglietto con il proprio nome per ogni ducato giocato, e nell'altra tanti foglietti bianchi, a parte 7 su cui era scritto l'ammontare dei premi.

    Lo slogan della lotteria diceva: "quelli che non vinceranno avranno regalato un ducato alla comunità, e sarà come lo avessero regalato a se stessi"

    Per due anni la repubblica ambrosiana, amministrata da Bossi Lampugnani e Da Ossona, prosperò, ma la guerra era alle porte e anche Milano dovette scegliere un capitano di ventura.

    Dato che i milanesi non avevano voglia di fare guerre ora che erano liberi, aspettarono troppo e alla fine i capitani di ventura disponibili erano già tutti assoldati. il Piscinin da Corsico era in parola con la repubblica di Venezia; dal Verme, Gonzaga e il Sanseverino erano con gli Aragona... il Colleoni aveva già dei suoi guai personali...

    L'unico rimasto libero e con abbastanza esperienza era proprio Francesco Sforza, marito dell'unica erede della signoria Visconti. I milanesi sapevano quali rischi correvano, facendo venire lo Sforza a Milano, ma non c'era scelta: la repubblica di Milano stava per essere attaccata.

    Così Francesco Sforza arrivò a Milano, ma tenne i suoi mercenari fuori dalla città, fino che i milanesi non accettarono di far entrare anche Bianca Maria all'interno delle mura, incalzati dalla necessità di doversi difendere e di tenersi buono il capitano di ventura.

    A quel punto purtroppo successe quello che si temeva sarebbe successo. I bracceschi dello Sforza presero il potere con un colpo di stato, e Francesco diede la caccia ai sindaci della città, che furono processati per tradimento nei confronti dei Visconti. Teodoro Bossi e Giorgio Lampugnani furono presi e processati a MIlano, Giovanni da Ossona fu preso e impiccato sulla via per Novara, mentre tornava al suo paese.

    e così finirono i sogni di libertà dei milanesi della repubblica Ambrosiana, nel 1450.....

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito

    Del "buon governo" della Repubblica di Milano, il Verri ne fa un quadro ben diverso, nella sua "Storia di Milano" data alle stampe nel 1783, dopo una diligente ricerca delle antiche memorie milanesi.
    Naturalmente il Verri, illuminista ma di famiglia aristocratica, va considerato un po' fazioso nel giudizio di una forma di governo "repubblicana" ma il suo disgusto per alcune leggi della Repubblica di Milano (penso a quella che mandava bruciati sul rogo i pederasti) non è del tutto condannabile


    Una prova della incertezza di quel governo la leggiamo nel proclama che i capitani e difensori della libertà pubblicarono in data 21 settembre 1447. Per ordine di questi vennero pubblicamente consegnati alle fiamme i catastri che servivano alla distribuzione de' carichi, affine di rallegrare il popolo ; e si credette fondo bastante per le spese pubbliche la spontanea generosità di ciascun cittadino. Appena due settimane dopo si dovette pensare al rimedio; e fu quello che i medesimi capitani e difensori arbitrariamente tassassero i cittadini a un forzoso imprestito . Si obbligarono poi i sudditi a notificare quanto possedevano sotto pena della confisca, invitando gli accusatori col premio; e ciò per formare nuovi catastri per ripartire i carichi . Cercavano questi incerti capitani e difensori l'opinione favorevole del popolo con mezzi rovinosi, e vi rimediavano poi con ingiusti e odiosi ripieghi. Alcune delle leggi che proclamarono, poiché danno una precisa idea dello spirito di quel governo e della condizione di que' tempi, non sarà discaro al lettore ch'io qui trascriva.
    Nei primi momenti della inferma Repubblica, incerti della loro autorità, privi di legale sanzione, in una città divisa in partiti, attorniata da città che non eranle amiche, coll'armata veneta che invadeva le sue terre, coi Savoiardi e Francesi, che minacciavano d'occuparlene dalla parte opposta, costretta a confidarsi al pericoloso partito di collocare nelle mani del conte Sforza il poter militare in così importante e seria situazione, pubblicarono un ordine il 18 ottobre 1447, rinnovando irremissibilmente la pena del fuoco ai pederasti.
    Gli uomini nei più pressanti disastri cercano l'aiuto della Divinità colla maggiore istanza, e a tal uopo credonsi di ottenerlo persino col sacrificio d'umane vittime. I Greci cercavano i venti col sangue d'Ifigenia; i Romani placavano il cielo seppellendo uomini vivi; i nostri, bruciando i peccatori.
    Le pazzie e le atrocità di un secolo si assomigliano alle pazzie e atrocità d'un altro, a meno che la coltura e la ragione, diffondendosi largamente, non indeboliscano i germi del fanatismo inerente all'uomo; e questa coltura, questa filosofia, contro la quale ancora v'è chi declama, formano appunto l'unica superiorità de' tempi presenti.
    Oggidì un popolo che aspiri a diventar libero e combatta per sottrarsi dall'imminente giogo, non pubblicherà certo una legge per proibire ai barbieri di far la barba ne' giorni festivi. Ha ben altro che fare chi si trova al timone della Repubblica fra la tempesta, che vegliare su di questi meschini e indifferenti oggetti; eppure allora si proclamò un bando cosiffatto .
    Anco un'altra legge ho riscontrata in quei tempi, la quale merita d'essere ricordata, perché ci fa conoscere alcuni ripieghi politici, i quali volgarmente si credono d'invenzione di questi ultimi tempi, non erano punto sconosciuti negli stati d'Italia alla metà del secolo decimoquinto; cioè le pubbliche lotterie. Nel capitolo nono accennai come sino dall'anno 1240 s'era posta in uso da noi la circolazione della carta in luogo del denaro, e a tal proposito si facessero leggi assai opportune ; ora dall'editto del 9 gennaio 1448 verrà assicurato il lettore dell'antichità delle lotterie, ossia tontine, di quei tributi spontanei in somma ai quali si adescano i cittadini colla lusinga di arricchirli.
    Colle note potrà il lettore dalla sorgente istessa conoscere da quai principii fosse regolato quel governo, a qual grado fosse la coltura, a quale elevazione si trovasse la politica; né sulla asserzione mera dello storico dovrà persuadersi della infelicità di que' tempi.

  3. #3
    ilariamaria
    Ospite

    Predefinito

    non ho parlato apposta, nella storia, della condanna al rogo dei pederastri perchè fu approvata dal parlamento dei milanesi, e comunque mai applicata.

    non ho neppure parlato delle multe che il parlamento della repubblica ambrosiana comminava a chi sporcava le scale del Broletto, e delle condanne a chi faceva a pugni per strada, chi si mascherava ad di fuori del carnevale, cioè a chi si metteva delle maschere per fare qualche rapina....

    pcosta.. sei uno Sforzista?

  4. #4
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    Predefinito

    Beh, sono romagnolo e Sforza come saprai è di famiglia romagnola, di Cotignola; a due passi da dove abito io; quindi sono ben giustificato

    Ma sono stato particolarmente buono perchè non ti ho postato come il Verri racconta la fine di Teodoro Bossi, un po' diversa dalla tua versione, e più simile a quello che diceva Berlusconi di Bossi al tempo del cosiddetto "ribaltone"...

  5. #5
    ilariamaria
    Ospite

    Predefinito

    Conosco il racconto della morte di Teodoro Bossi e di Giovanni da Ossona, quella di Giorgio Lampugnan no.
    Infatti ho detto che il finale non mi piace e che, se non fosse un pezzo della storia della Milano del 1500, ma una delle mie favole, lo avrei già cambiato.

    comunque non è detto che la storia si ripeta. Ci sono teorie che dicono che la storia evolve anche nei cicli, e che le idee tornano ma le circostanze cambiano...

 

 

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