Censis, per il 54,6% degli intervistati le forme
di lavoro irregolari sono aumentate nel 2003
Torna a crescere il lavoro nero
La Calabria la regione più colpita

Pronto un manuale per combattere il sommerso
De Rita: "Servono strumenti diversi, inutile la legge"


ROMA - L'economia sommersa torna a crescere nel 2003. E lo fa assumendo nuove forme e privilegiando il Mezzogiorno. Che fare allora? Per conto del ministero del Welfare il Censis ha realizzato un manuale conoscitivo agli operatori dei servizi per l'impiego. Un testo che raccoglie i risultati di due anni di ricerca tesa a sensibilizzare gli operatori dei Centri sul problema del sommerso. Uno strumento che si spera possa mutare una percentuale che spiega il perchè delle difficoltà della lotta al sommerso. Per il 50 per cento degli intervistati, spiega il Censis, c'è un solo motivo per regolarizzarsi: le sanzioni che si pagano se si viene scoperti. Cosa che, purtroppo, non avviene di frequente.

Secondo la ricerca del Censis (che ha registrato il parere di parti sociali e funzionari dei centri per l'impiego e le camere di commercio), all'indomani della regolarizzazione dei settecentomila immigrati in Italia, il lavoro irregolare si articola su tre segmenti: per il 45% riguarda rapporti di lavoro in apparenza emersi ma con trattamenti difformi rispetto a quelli dichiarati. Per il 28% si tratta di occupazione irregolare in un contesto aziendale "normale". Per il 27% si tratta invece di occupati in situazioni totalmente sommerse.

Il fenomeno si registra in particolare nel Sud dove, dopo l'emersione spontanea registrata tra il 2001 e il 2002 nel numero degli occupati, si è assistito a un vistoso rallentamento nei primi tre trimestri del 2003: +0,4% tra luglio 2002 e 2003, contro una crescita media nazionale dell'1,1%. "Ciò potrebbe significare una battuta d'arresto nei processi di regolarizzazione - spiega il direttore del Censis, Giuseppe Roma- se non addirittura una vera e propria recrudescenza del fenomeno".
- Pubblicità -


Ma non solo il Sud si rivela terreno fertile per il sommerso. Il fenomeno si registra anche al centro e al nord e viene trainato dalla concorrenza imposta dalle nuove imprese di piccole dimensioni costituite su base "etnica" dai nuovi imprenditori immigrati. Secondo il rapporto del Censis, infatti, il fenomeno risulta sempre più collegato all'immigrazione. Se nel '98 i disoccupati erano la categoria più a rischio-sommerso, nel 2002 il primato passa ai lavoratori immigrati. Non a caso un'altra indagine del Censis (su un campione di oltre 1.200 immigrati regolari residenti al Sud da più di due anni), rivela che il 21,6% risulta occupato in nero. Di questi, il 17,6% ha dichiarato di aver già lavorato in nero, contro il 4,3% che non ha mai lavorato prima in modo irregolare. Anche fra la maggioranza (78,1%) che dichiara di lavorare regolarmente, il 50,2% proviene da lavori in nero e solo il 27,9% ha svolto un percorso lavorativo trasparente e in regola. Fra gli immigrati, i più a rischio sono i lavoratori autonomi, che costituiscono più della metà degli irregolari immigrati. Ben il 42,1% degli stranieri che lavora in proprio è sommerso. Segue, per livello di irregolarità, il lavoro alle dipendenze presso le famiglie (14,6% in nero) e presso le aziende (14,4%).

Il Censis, inoltre, ha anche svolto una stima sulle province dove il lavoro sommerso è più diffuso: la Calabria risulta la regione più colpita. Catanzaro (con un tasso del 29,9% di irregolarità) e Reggio Calabria (29,4%) sono le province italiane prime nella classifica. Seguono Caserta (29,4%), Enna (29,1%) e Napoli (28,7%). I tassi di irregolarità minori si registrano nelle province del nord Italia, anche se, dice il Censis, in alcune aree la concorrenza delle imprese sommerse costituite dagli immigrati, soprattutto cinesi, ha spinto a un peggioramento del sommerso: tra il '99 e il 2000 il peso del lavoro irregolare è cresciuto dell'1,8% a Bergamo e Biella, dell'1,6% a Pordenone, dell'1,4% a Treviso e Novara.

"Con il termine unico 'sommerso' abbiamo sviato l'opinione pubblica verso strumenti unici, come la legge 383 - dice il segretario del Censis, Giuseppe De Rita - Ma ai giorni nostri c'è un fenomeno invasivo e diffuso, molto diverso dal sommerso di accumulazione degli anni '70. Per questo sono necessari strumenti differenziati, senza accartocciarsi sulla legge".

(m.t.)


(2 dicembre 2003)


C.V.D.
Come Volevasi Dimostrare.