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" ANALISI E COMMENTI
Intesa virtuale di Ginevra
Alcuni commenti dalla stampa israeliana
2 dicembre 2003
Scrive Ha'aretz: "L'elemento chiave dell'informale intesa israelo-palestinese presentata ufficialmente lunedi' in una cerimonia a Ginevra consiste nello sforzo di cambiare alla base lo stato delle relazioni fra i due popoli. Questo e' cio' che distingue la bozza elaborata dalle squadre di Yossi Beilin e Yasser Abed Rabbo dall'approccio dei dirigenti attuali su entrambi i versanti, i quali affrontano il conflitto dal punto di vista della gestione della crisi piuttosto che della sua reale soluzione. L'Accordo di Ginevra non e' senza difetti. Ma cio' non deve distogliere l'attenzione dal punto principale: personaggi molto noti di entrambi i popoli conferiscono oggi una validita' declamatoria, sotto l'egida di eminenti figure internazionali, a un ammirevole sforzo intellettuale e politico volto a suggerire una ricetta complessiva per porre fine al conflitto. Il ruolo che devono svolgere israeliani e palestinesi che vogliono la pace e' quello di influenzare i rispettivi governi affinche' conducano fra loro un dialogo concreto che sia ispirato al documento di Ginevra".
L'ex primo ministro laburista israeliano Ehud Barak, parlando alla CNN, si e' detto totalmente contrario all'accordo di Ginevra, definendolo una "illusione". "Dopo tre anni che hanno visto una delle piu' sanguinose campagne di attentati della storia, guidata dal capo dell'Olp Yasser Arafat e dal leader di Hamas Ahmed Yassin - ha detto Barak - questo accordo premia il terrorismo, non salvera' vite umane e anzi portera' ad altre morti". Barak ha sottolineato che l'iniziativa di Ginevra non risolve il problema del cosiddetto diritto al ritorno (dei profughi palestinesi e di tutti i loro discendenti all'interno di Israele anche dopo la nascita dello stato palestinese), uno degli ostacoli piu' insormontabili sulla strada dei negoziati fra le due parti. "La questione del cosiddetto diritto al ritorno non viene risolta - ha detto l'ex primo ministro - Si da' a Israele un certo controllo sul tasso di rientri, ma l'intesa non risolve affatto il problema e anzi lo complica. Inoltre, contrariamente a quanto ha affermato Jimmy Carter durante la cerimonia, essa non contiene alcun riconoscimento dello stato di Israele in quanto stato ebraico: non viene soddisfatta nemmeno questa richiesta elementare ". Secondo Barak, c'e' una asimmetria nell'approccio alla pace fra le due parti, perche' gli israeliani "sono disposti a pagare un alto prezzo pur di fare la pace, mentre le cose non stanno cosi' sul versante palestinese".
(Jerusalem Post, Ha'aretz, 1-2.12.03)
Cordiali saluti




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