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  1. #1
    Le fondamenta di POL
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    Predefinito Un processo senza prove: pagina vergognosa della nostra storia

    Nell’arco di pochi giorni si sono susseguite due attesissime sentenze “eccellenti”: quella del caso SME e quella del processo Andreotti accusato di essere il mandante dell’omicidio Pecorelli. Con esiti diversi entrambe hanno segnato un duro colpo per la giustizia faziosa condotta con finalità quanto meno discutibili. La persecuzione di un disegno politico è l’unica ragione che può spiegare certi processi e la sovraesposizione di magistrati che, anziché svolgere il proprio lavoro nel più assoluto silenzio, vista la delicatezza del ruolo che ricoprono, si regalano interviste, conferenze stampa e si organizzano per influenzare il potere legislativo attraverso una scientifica azione delle proprie associazioni nel condizionamento politico e massmediatico degli organi legislativi e dell’opinione pubblica. Della condanna a Cesare Previti e alcuni degli altri imputati del processo SME non si conoscono ancora le motivazioni, ma appare in tutto il suo clamore una contraddizione pericolosa che ha visto il Tribunale ritenere colpevole alcuni imputati senza riuscire a individuare e dimostrare le ragioni della presunta corruzione. Lo sconcerto più grande è stato generato tuttavia dalla diffusione delle 76 pagine alle quali le sezioni unite penali della Suprema Corte hanno affidato le motivazioni con le quali lo scorso 29 ottobre hanno assolto Giulio Andreotti «perché il fatto non sussiste». Si legge infatti che «la Corte d'Appello di Perugia, condannandolo a 24 anni di reclusione per il delitto del giornalista Mino Pecorelli, formulò soltanto un «teorema violando le corrette regole di valutazione delle prove».
    Insomma, un processo che non si sarebbe mai dovuto tenere: secondo la Corte di Cassazione il caso sul delitto Pecorelli doveva chiudersi già in primo grado con l'assoluzione di Andreotti quando i giudici avevano «fatto corretta applicazione della garanzia estrema dell'oltre ogni ragionevole dubbio». Secondo le sezioni unite, il senatore a vita merita l'assoluzione piena senza bisogno di un ulteriore grado di giudizio perché «un eventuale giudizio di rinvio, per la natura indiziaria del processo e per la puntuale e completa disamina del materiale acquisito e utilizzato nei pregressi giudizi di merito, non potrebbe in alcun modo colmare la situazione di vuoto probatorio storicamente accertata». Già, perché non è stata portata una sola prova, ma solo indizi e anche piuttosto deboli. Le parole dell’accusa del superpentito Tommaso Buscetta non hanno mai trovato riscontri, ma per alcuni giudici queste sono state sufficienti per tramutare un «mero sospetto» in prove. E non sono andati al di là di quelle prove, esponendosi in un processo senza adeguati riscontri. Proprio la mancanza di riscontri costituisce il nucleo della sentenza della Cassazione che è un vero e proprio atto di accusa a quei giudici che hanno “condannato” Andreotti a priori. Atto di censura veemente e perentorio che non lascia attenuanti ai giudici della Corte d’Appello di Perugia, capaci di costruire solo castelli di carta, umiliando le proprie funzioni, l’autonomia e l’equilibrio che dovrebbe contraddistinguerli nell’esercizio dei propri uffici.
    Magistrati che hanno agito al limite del dolo, ma che per i loro errori non pagheranno. Dire in questo momento che il sistema va rinnovato significherebbe divenire retorici e ripetitivi; ma affermare che la giustizia nel nostro Paese è stata sistematicamente violata da quanti dovrebbero fare di tutto per rendere sicura e protetta la vita dei cittadini corrisponde ugualmente al vero e simboleggia un sistema in crisi irreversibile. Il giornalista Lino Jannuzzi ha recentemente ripercorso la storia del processo Pecorelli commentando la sentenza con la quale la Corte d’Appello di Perugia condannò Giulio Andreotti. Una sentenza che si è fondata su un movente immaginario visto che nelle motivazioni di quella sentenza è possibile leggere che «la partecipazione di Andreotti ha assunto almeno la forma del tacito consento, ovvero della partecipazione chiaramente percepibile di una altrui iniziativa sebbene non manifestata espressamente. Ed ancora è possibile leggere che «non è pensabile che Bontate e Badalamenti abbiano realizzato il loro proposito criminoso (ovvero l’assassinio di Mino Pecorelli) senza consultarsi prima di darvi corso, con il diretto interessato e che non può revocarsi in dubbio che Andreotti abbia espresso il suo consenso alla deliberazione criminosa». Quindi Andreotti avrebbe fatto “percepire” con parole non dette e con “pesanti silenzi” e “ammiccamenti” che avrebbe gradito l’iniziativa.
    Se non sono queste motivazioni il frutto di astrusi ragionamenti come possono in altre parole essere definite? Le prove che Giulio Andreotti abbia conferito il mandato ad uccidere Carmine Pecorelli non ci sono, ma questo è un particolare irrilevante perché “si è trattato di un mandato tacito percepito dai capi della mafia che hanno inteso eseguire il volere dell’influente politico eliminando il giornalista scomodo che aveva documenti che poteva pubblicare inguaiando lo stesso Andreotti”. Ma non v’è traccia di quei documenti né si può ipotizzare il contenuto degli stessi. E su queste premesse si sarebbe arrivati a condannare Andreotti. Tutto basato su un immenso e contorto impianto immaginario, che per fortuna i supremi giudici della Cassazione a sezioni riunite hanno pesantemente spazzato via. Ma la censura non basta, la follia di questi giudici deve essere combattuta. Il nostro futuro non può essere messo nelle mani di magistrati sconsiderati e indegni. E finché non pagheranno per simili grossolani errori, frutto in taluni casi anche della malafede, il futuro non può che presentarsi con tinte fosche.
    Paolo Carotenuto

  2. #2
    Le fondamenta di POL
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    Un processo senza prove: pagina vergognosa della nostra storia - http://www.legnostorto.com/node.php?id=10443
    Il teorema che voleva condannare Giulio Andreotti - http://www.legnostorto.com/node.php?id=10220
    Nessuna riforma senza pacificazione di Angelo D'Addesio - http://www.legnostorto.com/node.php?id=10260

    Storie di giustizia deviata: Verde tre volte processato, tre volte assolto! - http://www.legnostorto.com/node.php?id=10441

  3. #3
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    In buona sintesi:

    si aboliscono i processi e va in galera solo chi viene arrestato in flagranza di reato?

  4. #4
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    In origine postato da MrBojangles
    In buona sintesi:

    si aboliscono i processi e va in galera solo chi viene arrestato in flagranza di reato?
    Forse dovrebbero andare in galera, o quanto meno esser messi nelle condizioni di non far più danni, anche quei magistrati che hanno processato e condannato una persona senza lo straccio di una prova, basando l'accusa su una serie di ipotesi e conclusioni a cui sono pervenuti in modo quanto meno discutibile se non sconcertante.

  5. #5
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    In origine postato da Österreicher
    Forse dovrebbero andare in galera, o quanto meno esser messi nelle condizioni di non far più danni, anche quei magistrati che hanno processato e condannato una persona senza lo straccio di una prova, basando l'accusa su una serie di ipotesi e conclusioni a cui sono pervenuti in modo quanto meno discutibile se non sconcertante.
    Sei certo di sapere di cosa stai parlando?

  6. #6
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    Quel processo sarebbe durato tre settimane se il signor Previti, malandrino pluricondannato e reo confesso di evasioni miliardarie, invece di prendersela con il mondo (naturalmente comunista) con i magistrati, le casalinghe e i venusiani promuovendo rinvii a catena, morendo una trentina di volte per poi resuscitare miracolosamente il giorno dopo le udienze, facendosi leggi su misura impegnando il Parlamento per mesi e mesi, avesse provato a difendersi dalle accuse (che siano infondate o meno lo decideranno i prossimi gradi di giudizio) mossegli nel processo.

    E' una vergogna, è vero.

  7. #7
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    Visto che voi sapete di cosa state parlando, mi sapreste dire quali sentenze sarebbero state comprate?

    Quanto al processo Andreotti, noto con piacere (o dispiacere) che avete il buon gusto di tacere.... ma non è un buon segno se volete cercare semplicemente di ignorare la vicenda che è di inaudita gravità...

  8. #8
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    Andreotti non è stato vittima dei giudici o dei pm, ma di un sistema giudiziario che è superato e vecchio. Se un pm ha il dubbio che un personaggio, importante o meno, possa aver compiuto atti al di fuori della legge ha il dovere di indagare.
    Ed ha anche il dovere di portare il suo teorema davanti ad un giudice, perchè il tenutario della legge è il giudice non il pm.
    Il problema è che in Italia un processo che dovrebbe occupare pochi mesi dura anni ed anni, e fa degli imputati, in ogni caso, delle vittime, come dice bene amnesty international.

    Se ci fossero solo due gradi di giudizio, se la colpevolezza o l'innocenza venissero accertate già dal primo grado, se si limitassero le funzioni dei pm a puramente investigative, se si disponesse il dovere della difesa di produrre indagini proprie, il tutto in tempi ragionevoli, allora avremo un processo sicuramente più giusto.

    Il problema è che i ricchi hanno una protezione assoluta, vedi Previti o Andreotti (che se avesse voluto il suo processo non sarebbe ancora al primo grado), mentre per i poveretti, truffati, ci sono al massimo i giudici di pace, sciagura per la legalità.

    Ma di riformare in questo senso la giustizia non ne parla nessuno al governo, perchè in troppi sono allergici alle leggi là dentro...

  9. #9
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    In origine postato da Österreicher
    ....Quanto al processo Andreotti, noto con piacere (o dispiacere) che avete il buon gusto di tacere.... ma non è un buon segno se volete cercare semplicemente di ignorare la vicenda che è di inaudita gravità...
    Oste, forse ti sei perso qualche 3d, perchè di Andreotti ne abbiamo discusso ad iosa.

    Io, per esempio, ritengo di inaudita gravità che la Corte di Cassazione, anzichè limitarsi a certificare o a "cassare" la sentenza, abbia agito come una Corte di Appello in seconda battuta. Ti sembra normale?

  10. #10
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    In origine postato da Dario
    Oste, forse ti sei perso qualche 3d, perchè di Andreotti ne abbiamo discusso ad iosa.

    Io, per esempio, ritengo di inaudita gravità che la Corte di Cassazione, anzichè limitarsi a certificare o a "cassare" la sentenza, abbia agito come una Corte di Appello in seconda battuta. Ti sembra normale?
    E' normale quello che fa comodo...

 

 

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