...di Saddam
Roma. In Italia ci sono polemiche e smentite sull’ipotesi che anche i “neri” vadano in piazza il 13 dicembre accanto ai “rossi”, in appoggio alla “resistenza irachena”.
Nella Repubblica Ceca, invece, i “neri” locali sono scesi in piazza per manifestare da soli contro la partecipazione dell’esercito nazionale all’operazione in Iraq: davanti a un insediamento di zingari, tanto per prendere due piccioni con una fava.
E c’è voluto un centinaio di poliziotti per impedire ai militanti del Narodne Socialisticka Strana (partito Nazional Socialista: così si chiama!) di assalire i rom o fare a botte con un gruppo di “rossi” frattanto intervenuti.
Sia i “comunitaristi” italiani che i “nazional-socialisti” cechi sono poco più che folklore.
Ma quello delle relazioni pericolose tra il regime di Saddam Hussein e l’estrema destra è tutt’altro che un capitolo marginale, come si scopre da una pur sommaria lista dei più assidui visitatori del deposto presidente iracheno.
L’austriaco Jörg Haider, ad esempio, che con Saddam si è visto al massimo livello per tre volte, nel febbraio, maggio e novembre 2002: “manifestando la volontà di sviluppare relazioni tra l’Iraq e l’Austria in tutti i campi e di fortificare i rapporti di collaborazione tra il partito liberal-nazionale austriaco e il partito Socialista della Rinascita araba (Ba’ath)”, come riporta una cronaca citata in italiano nel sito Internet di Paolo Signorelli.
Deus ex machina di questi tour è stato Abdul Monheim Jebara, trafficante d’armi iracheno incaricato da Saddam Hussein di curare a un tempo certi rifornimenti e i rapporti con l’estrema destra europea.
E poiché il secondo di questi colloqui fu seguito a breve distanza da un vertice in Carinzia tra lo stesso Haider, il leghista Mario Borghezio e due leader del gruppo nazionalista fiammingo Vlaams Blok, circolò subito la voce di finanziamenti iracheni per la formazione di un’alleanza tra partiti haideriani al Parlamento europeo.
La smentita arrivò non da Haider ma dai due belgi, che dissero di “credere nell’Alleanza occidentale” e di voler “mostrare piena solidarietà con le forze americane e britanniche in caso di guerra con l’Iraq”.
Il messaggio di Tareq Aziz
Assente da quel vertice ma anche lui attivo in favore di Saddam è stato il francese Jean-Marie Le Pen.
Dopo aver viaggiato a Baghdad fin dal 1990, al tempo della crisi degli ostaggi occidentali catturati in Kuwait, nel 1995 il leader del Front national ha creato l’associazione “Sos Enfants d’Irak”: a parte lo sponsor, abbastanza simile come scopi e attività a quella che è stata l’italiana “Un ponte per Baghdad”.
Presidente dell’organizzazione è sua moglie Jany, che ha scritto anche un libro per spiegare la sua opera come “diplomazia parallela a favore della Francia”.
Le Pen nel 1990 si era infatti dichiarato latore di un messaggio di Tareq Aziz, secondo cui Parigi avrebbe potuto ricevere eccezionali bonus petroliferi se avesse preso una posizione più
“comprensiva” verso l’annessione del Kuwait.
Il libro di Jany è con prefazione di Sisto-Enrico di Borbone Parma: discendente diretto di Luigi XIV e pretendente carlista al trono di Spagna.
A proposito di libri: viene dall’estrema destra anche Gilles Munier, presidente dell’associazione di amicizia franco-irachena e traduttore in francese del romanzo di Saddam.
E Le Pen è stato anche “ambasciatore” di Saddam presso l’estrema destra ungherese e romena, anche se con esiti non uniformi.
István Csurka, leader del partito per la Giustizia e la Vita ungherese, continuatore di quelle Croci frecciate contro cui si trovò a operare Giorgio Perlasca, è infatti ammiratore di Saddam, e ha perfino approvato gli attentati dell’11 settembre.
Vadim Tudor, leader di Romania Mare, si limita a essere contro l’intervento in Iraq.
Visitatori diretti di Saddam Hussein, senza bisogno di mediazioni, sono stati invece il russo Vladimir Zhirinovskij e il leader dei radicali serbi, Vojslav Seselj: un massacratore di musulmani che quando andò a Baghdad portò in dono al rais iracheno una simbolica spada.
Solidarietà a Saddam è stata pure ripetutamente espressa sia dal sito Internet del Partito Nazional-Democratico tedesco (Npd), sia dal settimanale di Monaco, Deutsche National Zeitung: qust’ultimo di proprietà del miliardario bavarese neonazista Gerhard Frey, fondatore dell’Unione popolare tedesca (Dvu).
Maurizio Stefanini.
l'ambito posto in prima fila, lasciato in pratica libero dall'estrema destra italiana, viene occupato dall'estrema sinistra (e pure da una grossa fetta della sinistra ex comunista).
Com'è la battuta sugli estremi che si toccano?
O sulla "convergenza parallela"?
saluti




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