I detenuti devono avere accesso ad avvocati e garanzie
Guantanamo: ai prigionieri i diritti delle leggi Usa
La Corte d'appello dà torto alla Casa Bianca: la detenzione a tempo indeterminato è «contraria agli ideali americani»
SAN FRANCISCO - Una Corte d'appello federale Usa ha dato torto al presidente Bush sul caso dei talebani detenuti da due anni nella base americana di Guantanamo a Cuba. I 660 prigionieri hanno diritto agli avvocati e al sistema giudiziario americano. Lo ha stabilito il nono distretto della Corte d'appello con una sentenza contrastata (2 a 1) rigettando l'opinione dell'amministrazione Bush, del ministro della Difesa Rumsfeld e del ministro della Giustizia Ashcroft secondo i quali alle persone catturate in Afghanistan e in Pakistan (ma non tutte di nazionalità afghana o pakistana) non devono essere applicate le leggi americane perché detenute sì sotto controllo Usa ma non nel territorio americano, e nemmeno le leggi della Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra perché non facenti parti di un esercito regolare.
Secondo i giudici di S.Francisco la detenzione a tempo indeterminato decisa dall'amministrazione Bush è «contraria agli ideali americani».
«Anche in tempi di emergenza nazionale, è obbligo del potere giudiziario assicurare i nostri valori costituzionali e prevenire che il potere esecutivo non rispetti i diritti dei cittadini e anche degli stranieri», afferma la sentenza. «Non possiamo semplicemente accettare la posizione del governo e cioè che l'esecutivo possieda l'autorità incontrastata di imprigionare in modo indeterminato qualsiasi persona, inclusi gli stranieri, sul territorio sotto la sola giurisdizione e controllo americano senza consentire ai prigionieri il ricorso a qualsiasi tipo di assistenza giuridica»
CORTE SUPREMA - La Corte suprema il mese scorso aveva accettato di discutere la domanda dei prigionieri di accedere al sistema giudiziario. La Corte Suprema aveva accolto il caso dopo la decisione della Corte d'appello del Distretto di Columbia che negava ai prigionieri il ricorso alla sistema legale Usa. La Corte di San Francisco ha deciso in seguito a una petizione di familiari di un detenuto di nazionalità libica catturato in Afghanistan.
Poco prima del verdetto, il Pentagono aveva annunciato di aver nominato un avvocato per il prigioniero yemenita Salim Ahmed Hamdan, il quale potrà ricevere l'assistenza di un legale militare. Finora il Pentagono aveva concesso solo a un altro prigioniero, l'australiano David Hicks, il beneficio di incontrarsi con il proprio avvocato. L'australiano e lo yemenita sono inclusi nel gruppo di sei detenuti destinati ad affrontare il primo processo davanti ai tribunali speciali militari creati dalle autorità americane.
Fonte
La protesta di Terry Hicks, padre del detenuto
australiano a Guantanamo David Hicks (Epa)





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