La Corsica rimase unita all'Inghilterra, un solo anno, fino all'estate del 1796. Napoleone Buonaparte, che non aveva mai cessato di pensare alla sua isola natia, impadronitosi - come altrove diremo - nel giugno di quell'anno, a Livorno, chiamò tutti i fuorusciti corsi ponendoli sotto il comando del GENTILI GRANA e ordinando loro di tenersi pronti per una spedizione in Corsica.
Sull'Isola, dopo la partenza del Paoli, erano continuati i tumulti e, nel sopprimerli l'ELLIOT aveva sempre dimostrato grande debolezza; ma anche se fosse stato più energico e i repubblicani fossero stati in minor numero, non avrebbe potuto tenere più a lungo l'isola; la Francia era vittoriosa e l'Inghilterra rimasta sola a lottare nel Mediterraneo, non avrebbe avuto modo né di vettovagliare la sua flotta né di soccorrere la Corsica.
Avuto ordine dal suo governo di abbandonare l'isola, l'Elliot concentrava i suoi uomini a Bastia e a S. Fiorenzo, quindi, nell'ottobre del 1796, saputo che il generale CASALTA era sbarcato con truppe francesi a Macinaggio e che i fuorusciti del GENTILI GRANA erano già entrati in Corsica, si imbarcava frettolosamente coi suoi e prendeva il largo alla volta di Portoferraio.
Così la Corsica tornava ancora una volta sotto la Francia e Pasquale Paoli - che doveva morire a Londra nel l807, e solo da morto poteva tornare nella sua patria, dove fu sepolto (a Merusaglia di Rostino) il 9 settembre del 1889 - non se ne lagnava. Egli, infatti, scriveva nel l802: "…La libertà fu l'oggetto delle nostre rivoluzioni; questa ora in realtà si gode nell'isola: che importa da quali mani ci sia data? Ma noi abbiamo la fortuna di averla ottenuta da un nostro compatriota, che con tanto amore e gloria ha vendicato la patria dalle ingiurie che quasi tutte le nazioni le avevano fatte..."
Ma gli isolani, eccettuati quelli che vivevano con gli stipendi francesi, i veri Corsi non amavano la Francia e sognavano la loro indipendenza. Due anni dopo la caduta del governo britannico, nel 1798, si ribellarono ai loro odiati padroni e impugnarono le armi per combattere quella che fu detta la "guerra della Crocetta". Loro capo fu il vecchio AGOSTINO GIAFFERRI di Talasani, che, caduto in mano dei francesi, fu condotto a Bastia e ai soldati che stavano per fucilarlo, il 21 febbraio del 1799 gridò: ""Evviva la Corsica ! Evviva Paoli ! Sarò vendicato !""
Si ribellarono ancora per l'ultima volta, nel 1816 a Fiumorbo; soffrirono persecuzioni nel 1870, ma non si diedero per vinti. Il 29 aprile del 1871 l'avvocato SANTELLI di Corte, inviò a Bordeaux una petizione all'Assemblea Nazionale, domandando a nome di numerosissimi isolani, la separazione della Corsica dalla Francia; più tardi fu fondato il partito autonomista e si deve ad esso se il 3 agosto del 1925 l'isola, memore dei suoi martiri e con l'anima ancora protesa verso l'indipendenza nazionale, inaugurò a Pontenuovo la "Croce del Ricordo".
Per la Corsica sono sempre andate tutte le simpatie degli Italiani; per quest'isola che fu ed è italiana, per la nobile e generosa terra che parla la nostra dolce lingua, ed è fiera di discendere non dal ceppo celtico ma dai Liguri (VI sec. a.C.) e politicamente dalla stirpe di Roma (dal 259 a.C., fino al 533 d.C. poi (dolorosamente) Bizantina e Papale (1057). - Dal 1284 fu Genovese fino al 1769 quando la "vendette" ai Francesi)
Simpatia italiana per questo popolo che ha sempre lottato per scuotersi di dosso il giogo straniero per poter vivere felice e indipendente.
Chiudiamo questo capitolo della storia di Corsica, riportando due brani di una lettera del Mazzini e un'altra di Garibaldi. Il primo così scriveva nel dicembre del 1871 ad un repubblicano romano: " ....La Francia è la nazione più cinica d'Europa. Incredula, protegge il Papa; predicatrice di libertà, vota per il 2 dicembre. Si vanta unica come nazioni checombattere per un'idea ed esige denaro e terre non sue, senza restituirci la Corsica che sarà la sua rovina, per nostra fortuna, in un dì non lontano .... ".
Il Garibaldi, da Caprera (mirandone le coste) il 19 maggio del 1882, indirizzava alla gioventù italiana le seguenti parole: " ....La Corsica e Nizza non debbono appartenere alla Francia; e verrà un giorno in cui l'Italia, conscia del suo valore, reclamerà a ponente e a levante le sue province, che vergognosamente languono sotto la dominazione straniera .... "
Rivendicazioni italiane furono sollevate anche durante il regime fascista nel 1938, e nel 1942-1943 l'isola fu occupata dalle truppe italo-tedesche, presto sconfitte però dai francesi. Il movimento indipendentista non ha però mai cessato la sua attività; tornato a svilupparsi nella seconda metà degli anni Settanta, nel 1982 riuscì ad ottenere la concessione di una relativa autonomia regionale, senza però che venissero meno le attività, anche terroristiche, di gruppi di separatisti.




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