SED LIBERA nos a malo. Terribile parola; e terribile potenza la sua. Nella filosofia platonica, alla quale la teologia cristiana è tanto debitrice, il Male non esiste poiché il Bene coincide con l'Essere: essendo il Male il contrario del Bene, esso è il Non-Essere. In realtà, però, la speculazione filosofica e l'esperienza storica ci parlano il linguaggio di una continua, inquietante presenza del Male nel mondo.
Il problema del male è particolarmente scandaloso in rapporto a due temi: quello dell'onnipotenza di Dio (se Dio è onnipotente, può fare il male: ma può esser "male" qualcosa che proviene dall'Essere per definizione buono e giusto?) e quello della libertà dell'uomo. Talvolta, in certe circostanze che riguardano gli abissi dell'animo umano, quindi in certe scelte, in certi atti, ci sembra - e lo accogliamo con un brivido di orrore - di trovarci davvero dinanzi al Male assoluto, quello che ci si presenta con i tratti del mostruoso, del diabolico. Ma nella storia - in quella personale di ciascuno di noi, in quella collettiva del genere umano - bene e male sono sempre mischiati e intrecciati. Nulla, nel suo corso, è suscettibile di poter essere interpretato come il "Male assoluto": ogni evento storico, anche il più orribile, ha comunque nelle sue radici o nel suo svolgersi qualcosa che richiama alla possibilità di battere il male.
Il pensiero ebraico, dopo la Shoah, si è spesso interpellato sulla radicalità del Male. Se Dio non è morto, come si può credere in Lui dopo Auschwitz? Hannah Arendt, Isaiah Berlin, Martin Buber, Primo Levi ed altri hanno scandagliato questo pozzo profondo di tenebra. Si discute se vi siano state cose, nel mondo e nella storia, paragonabili alla Shoah: si polemizza se essa sia unica oppure esemplare, se nessun altro orrore possa esserle paragonato o se essa sia invece, appunto nella sua terribilità, una sorta di cànone, di misura dell'orrore umano. D'altronde, è apparso per altri versi evidente che il Male non si può misurare di per sé in maliera obiettiva, ma che dipende per profondità e intensità dagli strumenti etici con cui lo si misura: Konrad Lorenz ha potuto parlare del "cosiddetto male".
Una frase pronunziata a Gerusalemme dal vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini a proposito del "Male assoluto" ha scatenato un'orgia di polemiche e una tempesta di schermaglie esegetiche dietro alle quali non è difficile scorgere il profilo sinistro della speculazione.
Lo si vede spesso, il profilo del Male: nelle grandi sciagure come nelle piccole cose (non a caso, è stato detto che "il diavolo è nei dettagli"). Non umiliamo il mistero tremendo del dolore cercando di misurarlo con i nostri metodi; non profaniamolo facendone oggetto di speculazioni e di polemiche.
Ecco perché la polemica sul fascismo o su qualunque altro oggetto storico assunto come modello di "Male assoluto" non ha senso.
La verità è un'altra. Il fascismo corruppe la nazione: lo fece togliendole la libertà e imponendo un costume civile impastato di viltà e di conformismo. Se così non fosse stato, nessuno avrebbe accettato di vendere una parte del popolo italiano, gli ebrei, in cambio dell'alleanza con i nazisti. Negli ultimi mesi, sembra che gli italiani abbiano ritrovato la strada dell'amor di patria. È necessario che facciano un passo avanti: che ritrovino anche quella del senso dello Stato: è necessario che tengano a mente che la patria non si offende soltanto insultandone la bandiera, ma anche evadendo le tasse o inquinando le coste, distruggendo l'ambiente o svendendo il patrimonio artistico nazionale.
Alleanza Nazionale è oggi un partito che le parole di Gianfranco Fini, o qualche loro capziosa interpretazione, hanno gettato in crisi. È auspicabile esca da quella crisi ricordandosi che i valori ai quali essa fa o dovrebbe fare appello non sono quelli fascisti, bensì quelli, semmai, che il fascismo a suo tempo strumentalizzò e compromise. Ma quei valori, il nucleo dei quali sta nel senso civico e nel servizio alla comunità nazionale, non furono intaccati dall'onta delle leggi razziali: voltar loro la schiena equivarrebbe a gettar via il bambino con l'acqua sporca del bagnetto. Il vero problema che i dirigenti e gli aderenti di AN si trovano dinanzi è stabilire se essi sono all'altezza di quei valori, non se questa o quella dichiarazione del loro leader è coerente con vere o supposte forme di lealismo storico.
Franco Cardini
Il Tempo
4 dicembre 2003




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