Ecco come il Pentagono seleziona e assume degli avvocati militari per difendere alcuni dei «terroristi» detenuti a Camp Delta. E subito dopo li licenzia. Perché pretendono di fare o almeno di sembrare degli avvocati difensori
FRANCO PANTARELLI
NEW YORK
Erano stati designati dal Pentagono come avvocati d'ufficio per assistere alcuni degli accusati di terrorismo di fronte ai tribunali militari, ma siccome hanno preteso di svolgere quel compito secondo ciò che dice la legge, il Pentagono ha pensato bene di cacciarli. E' l'ultima perla nella vicenda dei detenuti di Guantanamo che ha già avuto modo di scandalizzare il mondo intero, e sembra fatta apposta per confermare tutte le accuse piovute sull'aministrazione Bush. La vicenda, minuziosamente ricostruita dal Guardian, viene data come «mai accaduta» dai portavoce del Pentagono, ma è lo stesso Guardian a riportare quella smentita, aggiungendo però ulteriori pezze d'appoggio. Tutto comincia, secondo il giornale britannico, nella primavera scorsa con una circolare spedita dal comando ai vari avvocati militari annunciando la ricerca di «volontari» per la difesa d'ufficio dei detenuti di Guantanamo. La risposta è tanto ampia che le autorità militari possono perfino «selezionare» i migliori, e infatti vengono scelti sei avvocati che la fonte del Guardian definisce «la gente giusta, con le giuste credenziali, degli ottimi avvocati». I selezionati vengono convocati e gli vengono illustrate le «restrizioni» in cui il loro lavoro dovrà svolgersi, compreso il fatto che le autorità militari si riservano il diritto di ascoltare le conversazioni fra loro e gli imputati che dovranno rappresentare. Almeno due dei sei insorgono. «Non potete fare una cosa del genere. Come possiamo difendere in modo appropriato i nostri clienti?», osservano. E la risposta dei «selezionatori» è semplice e diretta: «Accomodatevi pure, siete esonerati dall'incarico». Il Pentagono, com'è noto, si difende dicendo che il modo in cui si vuole processare i detenuti di Guantanamo ha un precedente preciso, e cioè quello delle commissioni militari che processarono i nazisti dopo il `45. Solo che - replica sempre la fonte del Guardian - da allora sono accadute molte cose e la stessa giustizia militare è cambiata, si è evoluta. «Ci vogliono riportare agli anni `40 e questo è un insulto innanzi tutto alle stesse forze armate americane», e infatti, sempre stando al Guardian anche glòi avvocati che hanno rimpiazzato i «licenziati» sono «molto a disagio». Ma i vertici militari non sembrano preoccuparsi, tanto che sempre ieri hanno annunciato che a un altro dei detenuti - Yaser Esam Hamdi di 22 anni, prima portato a Guantanamo e poi spostato in una prigione dela marina militare in South Carolina dopo l'accertamento che si tratta di un cittadino americano - sarà permesso di avere un avvocato ma mettendo bene in chiaro che la decisione «benevola» nei suoi confronti è stata presa nell'ambito della «discrezionalità della giustizia militare». Tanta arroganza rischia di ricevere una botta consistente. Ieri infatti una Corte d'apppello federale doveva discutere la questione di Zacarias Moussaoui, il cittadino francese di origine marocchina indicato come «il dodicesimo dirottatore dell'11 settembre» senza che sia mai stata presentata una prova nei suoi confronti. Lui ha ammesso l'appartenenza ad Al Qaeda ma ha negato ogni partecipazione all'attentato contro le Torri gemelle ed ha indicato due esponenti dell'organizzazione terrorostica nelle mani degli americani la cui testimonianza potrebbe scagionarlo. L'accusa, cioè il governo, ha rifiutato quella testimonianza e il giudice di primo grado, vista la condizione «ingiusta» in cui Moussaoui è stato messo, ha disposto che non possa essere richiesta la pena di morte. Contro questa limitazione il Pentagono ha fatto ricorso.




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