User Tag List

Pagina 1 di 27 1211 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 264
  1. #1
    Sognatrice
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Piacenza
    Messaggi
    11,038
    Mentioned
    16 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito La prostituzione sacra nel mondo antico

    Michele Fabbri

    LA PROSTITUZIONE SACRA



    Trono Ludovisi (part.)


    Fra le varie forme del sacro che si manifestarono nel mondo antico spicca tra le più singolari l'istituto della prostituzione sacra.
    Nelle religioni pagane c'erano rituali che prevedevano matrimoni sacri celebrati nei templi, orge sacre che propiziavano la fertilità dei campi, riti iniziatici e culti misterici a sfondo erotico. Queste cerimonie religiose erano il retaggio delle epoche preistoriche, nelle quali si praticava il culto della Grande Dea che lascia intuire il significato magico e mistico che le popolazioni preistoriche attribuivano alla figura femminile, al punto che le prime organizzazioni sociali si presentano con evidenti caratteri matriarcali. Con l'avvento di forme sociali più complesse e con l'arrivo dei popoli indoeuropei, le divinità maschili si manifestano con caratteri eroici e guerrieri e quelle femminili assumono caratteri erotici più spiccati: si introducono così elementi di forte differenziazione sessuale.

    Con l'inizio dei tempi storici gli antichi culti della fertilità tendono a essere istituzionalizzati e si configurano nella forma della prostituzione rituale, la cui funzione era di invocare l'aiuto degli dèi per assicurare la fertilità della terra, degli uomini e degli animali. Le donne che si offrivano al culto della prostituzione sacra potevano essere donne libere che occasionalmente si prestavano a questi riti, oppure vere e proprie sacerdotesse che svolgevano quest'attività in maniera continuativa. Nelle fasi più antiche sembra che l'esercizio della prostituzione sacra fosse legato a momenti di carestia o di pestilenza, e questo induce a vedere in questo culto una funzione civilizzatrice che mitigava le più primitive pratiche del sacrificio umano. I culti monoteistici ebraici prima, cristiani e musulmani poi, avversarono e censurarono la prostituzione rituale, poiché per le pretese moralizzatrici del Dio unico era intollerabile legare la sfera della sessualità ai culti sacri.

    I riti sessuali potevano svolgersi sotto l'aspetto della ierogamìa o della ierodulìa. La ierogamìa simboleggiava l'unione fra un dio e una dea (il Cielo e la Terra): durante il rito il sovrano si accoppiava con la sacerdotessa, che gli trasferiva il potere fecondante della dea affinchè il re potesse trasmetterlo ai sudditi. Nella ierodulìa le schiave consacrate alle divinità si offrivano a coloro che visitavano il tempio per rendere omaggio agli dèi. Le schiave che praticavano la ierodulìa erano di rango sociale inferiore alle sacerdotesse che si accoppiavano coi sovrani, tuttavia avevano funzioni importanti nelle cerimonie religiose. Esisteva anche la forma della prostituzione apotropaica che poteva essere praticata dalle ragazze che, prima di sposarsi, consacravano la propria verginità agli estranei per scacciare magicamente i pericoli della vita coniugale, e per raccogliere la dote necessaria al matrimonio.

    La prostituzione sacra era particolarmente diffusa presso i Sumeri, che veneravano la dea Inanna, e successivamente presso i Babilonesi, che veneravano Ishtar. I Fenici la praticavano in onore di Astarte, i Greci riferirono il culto ad Afrodite. Naturalmente la prostituzione sacra era una straordinaria fonte di arricchimento per i santuari in cui veniva praticata: particolarmente celebri furono quello di Babilonia in Mesopotamia, quello di Corinto in Grecia, quello di Pyrgi in Etruria.


    Trono Ludovisi (part.)


    Nell'Italia antica le colonie greche e fenice diffusero l'usanza della prostituzione sacra; anche se le testimonianze letterarie e archeologiche sono molto lacunose in materia, lasciano intendere una probabile diffusione di questi culti nell'ambiente della Magna Graecia. In particolare i celebri rilievi del "Trono Ludovisi" sembrano, secondo Panzetti (La prostituzione sacra nell'Italia antica, A&G, Imola, 2006), provenire dalle colonie greche, e alludono al rito della nascita di Venere dalle acque. I racconti popolari calabresi sulla "bella dei sette veli" sembrano legati alla celebre danza dei sette veli che le sacerdotesse eseguivano in onore di Astarte.

    Un discorso a parte merita il santuario etrusco di Pyrgi. Questo tempio è celebre soprattutto perché l'archeologo Massimo Pallottino trovò le lamine in scrittura fenicia con traduzione etrusca, che sono uno dei pochi documenti che hanno gettato luce sul mistero della lingua etrusca. Il tempio era consacrato alla fenicia Astarte, associata all'etrusca Uni. A Pyrgi prestavano servizio una ventina di sacerdotesse, e la sua fama si diffuse in tutto il mondo antico. Il santuario di Pyrgi accumulò enormi ricchezze attraverso il culto della prostituzione sacra, e per questo nel 384 a.C. fu saccheggiato dai Greci di Siracusa, guidati da Dionisio I°.

    I culti greci di Afrodite vennero acquisiti dai Romani, ma in versioni più morigerate: la Venere romana era soprattutto una dea della fecondità legata alla famiglia. Infine Panzetti avanza ipotesi sulla persistenza dei riti di prostituzione nel folclore, nella letteratura popolare e nella stessa liturgia cattolica: alcuni culti della Madonna e le processioni delle verginelle derivano probabilmente da riti di prostituzione sacra, opportunamente filtrati dalla morale cristiana.

    Michele Fabbri - dal sito Centro Studi La Runa

    Link

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Sognatrice
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Piacenza
    Messaggi
    11,038
    Mentioned
    16 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Giovanni Di Capua

    II RITO DI MYLITTA *

    Dobbiamo ad Erodoto, il padre della storia, le prime informazioni su un fenomeno sviluppatosi presso tutti i popoli antichi: la prostituzione sacra. Cioè quella organizzata attorno e dentro i templi innalzati ad onore e gloria di diverse divinità, per lo più dee. Fu giusto Erodoto a descrivere i culti religiosi della famosa Babele, il nome ebraico di Babilonia. Fu lui a soffermarsi sul tema della prostituzione sacra, così scrivendo: «Vige colà una legge iniqua, per la quale ogni donna che vi nasce deve recarsi, almeno una volta nella sua vita, al tempio di Venere e quivi abbandonarsi agli amplessi di quello straniero che la richiederà. Molte ricche di censo, o superbe di loro bellezza, non volendo confondersi con la gente comune, si fanno condurre al tempio con un carro coperto, seguite da uno sciame di domestici e pronte a soddisfare chi domandi loro amore. Ma la maggior parte si aggirano pei giardini che circondano il tempio, col capo adorno di una corona di funicelle intrecciata, in attesa che la loro persona susciti desideri di qualche forestiero. Paghe le une, altre se ne presentano. Per ogni verso si veggono viali, conterminati da corde, frequentati da donne in attesa e da uomini in cerca. Quando una donna è entrata in quel recinto non può uscirne se non ha trovato uno straniero che le abbia buttato in grembo del denaro e non l'abbia conosciuta nell'amplesso. Lo straniero gettandole il denaro deve dire: - "Io invoco la dea Mylitta" - questo essendo il nome che gli Assiri davano a Venere. Per quanto piccola sia la moneta, non può essere respinta l'offerta: lo inibisce la legge, perché quel denaro è considerato come sacro. Soddisfatto a quest'obbligo di darsi ad uno straniero, la donna se ne torna a casa e non è più possibile vederla. Quelle che hanno doti di prestanza, eleganza, bellezza, si soffermano poco nel tempio. Le brutte invece vi fanno lunga dimora, cioè fin che trovano modo di adempire alla legge. Taluna fu costretta a rimanervi anche tre, quattro anni». [Storie, I - 199]



    Astarte


    Discorrendo tra profeti, Baruch si lamentava con Geremia della schiavitù degli Ebrei in Babilonia, confermando l'asserzione di Erodoto. Diceva: «Donne cinte di funi, seggono lungo le strade ed ardono incensi. Quando qualcuna, chiamata da un forestiero è già unita con lui, beffeggia la vicina che non è stata giudicata degna dei suoi amplessi e di vedere sciolta la sua cintura di corda». Nel rituale, la cintura di corda era l'emblema della verginità, che l'amore doveva infrangere per celebrare il rito di Mylitta. L'uomo che voleva compierlo, doveva afferrare uno dei capi della fune e trascinare con sé la donna prescelta fra i boschi di cedri e di lentischi del parco circondante il tempio, la cui ombra era utilizzata per coprire il mistero del sacrificio. E questo sarebbe stato tanto più gradito alla dea, tanto maggiore fosse stata la violenza con cui erano state spezzate le corde della cintura, per impeto di passione. Non era chiaro quale fosse il genere di offerta che le donne consacrate al culto dovessero immolare per rendersi propizia la dea. A detta di alcuni commentatori, si trattava di una focaccia di orzo e di frumento. Secondo altri, si trattava di un filtro i cui aromi suscitavano l'ardore dei sensi e incitavano alla voluttà. Altri ancora sostenevano che le donne ricorrevano a semplici bacche odorose d'incenso.

    Strabone, storico e geografo greco (vissuto nel I secolo d.C.) che sostò a lungo anche a Roma, visitò Babilonia tre secoli dopo Erodoto, le cui informazioni confermò, precisando a sua volta che nel vasto recinto entro il quale era collocato il tempio di Mylitta, piuttosto angusto, c'erano piccole grotte artificiali, deliziosi boschetti e armoniosi specchi d'acqua. Lì si radunavano in attesa di clienti le donne: poiché si trattava di terreno sacro, nessuno poteva andarle a turbare per alcun motivo, neppure i parenti più stretti, neppure il padre, neppure il marito. Questo particolare serve a spiegare che al culto della dea non erano tenute soltanto le vergini, ma anche le donne sposate, almeno quelle devote al culto di Mylitta, desiderose di partecipare ai misteri dell'amore. Non era chiaro il ruolo dei sacerdoti. Né Erodoto, né Strabone ne accennarono. E' lecito immaginare che non si limitassero alla semplice riscossione del tributo pecunario versato dagli stranieri, deposto, durante la celebrazione del misterioso rito, nel grembo della donna e, poi, sull'altare della dea, ma che essi stessi prendessero parte attiva al rito.


    * Militta o Mylitta è il nome che gli assiri-babilonesi davano ad Afrodite, equivalente greca di Ishtar-Astarte.


    Giovanni Di Capua, Puttane degli Dei (Scipioni 1998, pag. 11 e seguenti)

  3. #3
    Sognatrice
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Piacenza
    Messaggi
    11,038
    Mentioned
    16 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Julius Evola

    La prostituzione sacra. Le ierogamie


    da La Metafisica del sesso


    Nella sua essenza, ogni culto tradizionale mira all'attualizzazione della presenza reale di una data entità sovrasensibile in un certo ambiente o alla trasmissione partecipativa ad un individuo o ad un gruppo dell'influenza spirituale che ad essa corrisponde. I mezzi principali a ciò usali sono i riti, i sacrifici e i sacramenti. Ora, in varie civiltà anche il sesso fu usato a questo scopo.
    Uno dei casi più tìpici lo si incontra nel quadro dei Misteri della Grande Dea, in pratiche erotiche intese appunto a evocarne il principio e a ravvivarne la presenza in un dato luogo e in una data comunità. Fra l'altro, tale fu il vero scopo della cosidetta prostituzione sacra in uso nei templi di molte divinità feminili di tipo afrodisiaco del ciclo mediterraneo: Ishtar, Mylitta, Anaitis, Afrodite, Innini, Athagatia.


    Inanna/Ishtar
    (Rilievo Burney, II millennio a.C. – British Museum, Londra)

    Qui due aspetti vanno distinti. Vi era, da un lato, l'usanza, che ogni ragazza giunta alla pubertà non potesse passare a eventuali nozze prima di aver offerta la propria verginità in un contesto non di amore profano, ma di sacralità: ella doveva darsi nel recinto sacro del tempio a uno straniero che facesse una offerta simbolica e che invocasse, in lei, la dea (1 ). Dall'altro lato, vi erano templi con un corpo fisso di ierodule, cioè di addette alla dea, sacerdotesse il cui culto consisteva nell'atto per il quale i moderni non sanno trovare altro termine che «prostituirsi»: celebravano il mistero dell'amore carnale nel senso non di un rito formalistico e simbolico ma già di un rito magico operativo: per alimentare la corrente di psichismo che faceva da corpo alla presenza della dea e, in pari tempo, per trasmettere a coloro che con esse si congiungevano, come in un sacramento efficace, l'influenza o virtù di questa dea. Erano queste giovani che avevano, anche, il nome di «vergini» (panhénoi ierai), di «pure», di «sante» — qadishtu, mugig, zêrmasîtu; si pensava che incarnassero, in un certo modo, la dea, che fossero le «portatrici» della dea, da cui traevano, nella loro specifica funzione erotica, il nome — ishtaritu (2). L'atto sessuale assolveva cosi per un lato la funzione generale propria ai sacrifici evocatori o ravvivatori di presenze divine, dall'altro aveva una funzione strutturalmente identica a quella della partecipazione eucaristica: era lo strumento per la partecipazione dell'uomo al sacrum, in questo caso portato e amministrato dalla donna; era una tecnica per ottenere un contatto sperimentale con la divinità, per aprirsi ad essa, il trauma dell'amplesso, con la interruzione della coscienza individuale che esso comporta, costituendo a ciò una condizione particolarmente propizia. Tutto questo, in via di principio.

    Un tale uso della donna non fu ristretto ai Misteri della Grande Dea dell'antico mondo mediterraneo; esso è attestato anche in Oriente. L'offerta rituale delle vergini la si incontra parimenti in India, nei templi di Jaggernaut, per «nutrire» la divinità, cioè per attivarne efficacemente la presenza. In molti casi le danzatrici dei templi avevano la stessa funzione sacerdotale delle ierodule di Ishtar e di Mylitta; allo stesso modo che le loro danze costellate di mudrâ, cioè di gesti simbolico-evocatori, presentavano di massima un carattere sacro. Cosi pure, sacra era la loro «prostituzione». Perciò perfino famiglie assai in vista consideravano non come un'onta ma come un onore che loro figlie fin dalla prima età venissero consacrate a questo servizio nei templi. Col nome di devadâsi esse valevano talvolta come le spose del dio. In questo secondo caso esse non erano tanto le portatrici del sacrum femminile, le iniziatrici dell'uomo ai Misteri della Dea, quanto le donne destinate a servire genericamente come fuoco nell'unione sessuale che, come si è visto, testi tradizionali indù avevano equiparato al sacrificio nel fuoco.


    NOTE
    1 Erodoto I, 99; Strabone, XI, 532
    2 S. Langdon, Tamnuz and Ishtar, Oxford, 1914, pp. 80-82

    Julius Evola, La Metafisica del sesso (Edizioni Mediterranee, 1994 – Pag. 213)
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 11-08-11 alle 01:05

  4. #4
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    02 Apr 2009
    Messaggi
    5,383
    Mentioned
    15 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La prostituzione sacra

    Credo che il trono Ludovisi sia un artistico e illustre FALSO!
    In ogni caso complimente Slvia per il tuo impegno sagace e strordinario.
    Ti ringrazio per le tue ricerche che riesci a renderle usufruibili da tutti.
    Lavoro mirabile.

  5. #5
    Sognatrice
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Piacenza
    Messaggi
    11,038
    Mentioned
    16 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da sideros Visualizza Messaggio
    Credo che il trono Ludovisi sia un artistico e illustre FALSO!
    In ogni caso complimente Slvia per il tuo impegno sagace e strordinario.
    Ti ringrazio per le tue ricerche che riesci a renderle usufruibili da tutti.
    Lavoro mirabile.

    Grazie a te, Sideros…

    Quanto al Trono Ludovisi, so che c'erano stati sospetti e polemiche, ma ero convinta che il tutto fosse rientrato, anche perché il Trono è ancora al Museo Nazionale Romano e sul sito della Soprintendenza Archeologica leggo "l'esecuzione dell'opera è attribuita all'ambiente magno greco; la datazione proposta dalla critica colloca il trittico tra gli anni 460 - 450 a.C" (MNR, Museo Nazionale Romano, Palazzo Altemps, il logo ). Confesso però di non aver seguito attentamente la vicenda...
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 10-10-09 alle 23:53

  6. #6
    Sognatrice
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Piacenza
    Messaggi
    11,038
    Mentioned
    16 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Stralcio da un articolo di Sergio Ribichini pubblicato sulla rivista Estudios Orientales (n° 5-6)



    Casa della Venere in Conchiglia, Pompei (affresco)


    Erodoto, com'è noto, racconta che le donne di Babilonia, almeno una volta nella loro vita, devono andare nel santuario di Afrodite e prostituirsi a uno straniero, accettando la somma che quello decide di dare in cambio del connubio sessuale. Il denaro diventa sacro e la donna può tornare a casa solo dopo che ha sciolto il suo obbligo verso la dea, mantenendosi poi incorruttibile per la restante esistenza. L'unione, secondo Erodoto, avviene nello stesso luogo sacro, ma Strabone, che riferisce il medesimo costume con qualche variante, afferma che l'atto sessuale si svolgeva "lontano dal santuario". Erodoto aggiunge poi che "un costume simile vige anche in alcune parti dell'isola di Cipro". Non è qui il caso di discutere sul valore della testimonianza erodotea per l'usanza babilonese, che priva com'è di riscontri nella documentazione cuneiforme, è stata da molti liquidata come pura invenzione, come un mito storiografico o come travisamento del ruolo delle donne nei culti mesopotamici. Certo, se la prostituzione sacra avesse avuto un ruolo così importante nel culto di Babilonia, ci si aspetterebbe che i codici delle leggi, i resoconti delle amministrazioni templari, le liste del personale, insomma qualcuno dei documenti che ormai si conoscono in abbondanza, grazie ai ritrovamenti archeologici, fornisca per essa qualche riscontro. Questo, invece, non è il caso; è vero anzi il contrario, e cioè che nessun documento cuneiforme prova la presenza nella Mesopotamia preclassica non solo di una prostituzione del tipo descritto da Erodoto, cioè obbligatoria per tutte le donne nubili, ma neppure di un meretricio organizzato e regolamentato nell'ambito dei culti templari. [1]

    Fermiamoci invece a considerare la documentazione relativa a Cipro, cercando i possibili riscontri per quest'uso, presentato da Erodoto come un impegno, verosimilmente prematrimoniale, che coinvolge donne libere, riservato agli stranieri e finalizzato a deporre un'offerta in denaro nel santuario della dea. Senza dubbio Cipro appare, nei miti greci, come patria della prostituzione; e questo non a caso, giacché l'isola, negli stessi miti, è anche la terra della bionda e bella Afrodite, dea lussuriosa e adultera; una dea che spesso viene chiamata con l'epiteto di "Cipride" proprio per sottolineare il legame che l'unisce, in tanti racconti, a questa terra. Taluni miti fondano appunto l'origine della prostituzione legandola a eroine cipriote e interpretandola come una punizione divina. Apollodoro [2] scrive ad esempio che tre figlie del re Cinira, d'origini fenicie e anch'egli appartenente alla schiera numerosa degli amanti della dea, "incorse nell'ira di Afrodite divisero il letto con uomini stranieri e finirono la loro vita in Egitto". Più dura, secondo Ovidio [3], fu la punizione delle oscene Propeddi, ragazze di Amatunte che "giunsero a negare che Venere fosse una dea: per l'ira di quella, si dice, esse furono le prime a prostituire il loro corpo e le loro grazie, e come persero il senso del pudore, il sangue sulle loro guance s'indurì e furono trasformate in rigida pietra". Si tratta, com'è chiaro, di miti, che fondano la pratica della prostituzione presentandola come una punizione della dea, benevola verso chi la onorava ma anche vendicativa nei confronti di chi non lo faceva.


    Gli scrittori cristiani Clemente, Arnobio, Firmico Materno, Lattanzio e Teodoreto insistono poi sul ruolo dell'eroe Cinira (descritto anche come incestuoso padre di Adonis, altro amante di Afrodite) quale fondatore del culto di Afrodite, presentata come una meretrice della città, innalzata da questo suo amante al rango divino. Cinira avrebbe fondato Pafo e qui edificato uno dei templi più famosi di Afrodite. Nonostante siano spesso citate, tuttavia, queste fonti non forniscono dati precisi sul rito della prostituzione sacra, né danno conferme al costume riferito da Erodoto. Un certo riscontro per quest'ultimo può invece trovarsi nello storico romano Giustino [4], che però testimonia un particolare tipo di prostituzione sull'isola, cioè quella finalizzata a procurarsi una dote. Egli racconta infatti che "era un tempo costume dei Ciprioti mandare le figlie sulla riva del mare in giorni stabiliti prima del matrimonio, affinché si procurassero con la prostituzione il denaro occorrente alla dote e a recare offerte a Venere per la futura pudicizia". Il testo latino parla con precisione di vergini, che vanno sulla riva del mare dotalem pecuniam quaesituras, il che sembra marcare una differenza rispetto al caso babilonese, giacché a Cipro il frutto del meretricio è destinato alle ragazze stesse e non a un tempio. Il contesto sacrale del costume cipriota è comunque abbastanza evidente, sia nell'indicazione di precisi giorni precedenti alle nozze (virgines ante nuptias statutis diebus), sia nell'annotazione che le ragazze, con tale oblazione, si liberano dall'obbligo previsto nei confronti della dea e si assicurano l'onestà per la vita futura (pro reliqua pudicitia libamenta Veneri soluturas). L'indicazione di un luogo particolare previsto per l'occasione ("sulla riva del mare") potrebbe essere inoltre un modo per indicare che i fruitori delle vergini erano gli stranieri, marinai che facevano scalo sull'isola.

    NOTE

    [1] Ciò non vuol dire, osservano vari studiosi, che tra il personale operante presso i santuari babilonesi o assiri mancassero forme di prostituzione etero- o anche omosessuale; ma non vi sono prove che i santuari traessero da esse una qualche rendita o che il culto prevedesse precisamente un particolare coinvolgimento di tale personale in cerimonie di natura sessuale.
    [2] Apollodoro, Biblioteca III 14,3
    [3] Ovidio, Metamorfosi, X 220-242.
    [4] Cf. Justinus, XVIII 5,4


    Sergio Ribichini – Al servizio di Astarte. lerodulia e prostituzione sacra nei culti fenici e punici
    Articolo pubblicato sulla rivista Estudios Orientales Numero 5-6 (2001-02)

    dal sito InterClassica - Investigacin y Difusin del Mundo Griego y Romano Antiguo

    L'articolo completo

  7. #7
    Sognatrice
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Piacenza
    Messaggi
    11,038
    Mentioned
    16 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Lo straniero gettandole il denaro deve dire: - "Io invoco la dea Mylitta" - questo essendo il nome che gli Assiri davano a Venere.
    Il culto della dea Mylitta si propagò in tutte le regioni dell'Asia, particolarmente in Persia, nonché in Egitto e in altri paesi africani. Identico sviluppo ebbe la prostituzione sacra. In ogni paese, a seconda delle divinità locali, Mylitta mutava nome e, anche se i riti non erano dappertutto identici, in sostanza il culto restava inalterato.
    In Armenia, la divinità alla quale fu dedicata la prostituzione sacra si chiamava Anaitide. Anche ad essa venne innalzato un tempio sul modello di quello babilonese, circondato da mura, organizzato al suo interno in modo che potessero vivervi quanti volessero consacrarsi al culto della dea.

    Quello di Anaitide era come un asilo dell'amore: ad esso potevano accedere soltanto i forestieri. E soltanto agli stranieri era concesso quell'amore sacro, benché mercenario, perché veniva richiesto in nome dell'ospitalità. Chiunque venisse accolto era tenuto ad offrire un dono, un obolo per l'ara di Anaitide e spesso veniva ricambiato, oltre che con la prestazione sessuale delle devote, persino con doni di grande valore.
    I sacerdoti e le sacerdotesse della dea erano scelti tra le famiglie più distinte e restavano nell'inviolabile recinto sacro per tutto il tempo che i loro parenti li avevano destinati alla permanenza. Quando tornavano a casa non portavano con sé nulla di ciò che avevano guadagnato o era stato loro donato, poiché danaro e beni erano totalmente devoluti al culto di Anaitide.

    Maggiore era stato il numero dei forestieri ai quali s'era concessa, più alto era il vanto che la sacerdotessa poteva iscrìvere nel proprio carnet. Addirittura diventava motivo d'orgoglio per gli uomini poter sposare una ex sacerdotessa. Gli aspiranti mariti erano tenuti a recarsi al tempio per assumere precise informazioni circa le imprese amorose della sposa prescelta, assicurandosi che un sostanzioso numero di forestieri fossero stati a letto con lei, rendendo in tal modo omaggio alla sua bellezza e alla sua arte di piacere.

    Strabone, che fu storico erudito, continuò l'opera grandiosa cominciata da Polibio, assicurò che l'ammissione delle fanciulle al sacro culto di Anaitide era tutt'altro che facile. Per essere prescelte e addette al culto, le ragazze dovevano passare per accurate selezioni, superare i canoni di bellezza dell'epoca - essere leggiadre e formose, innanzi tutto - e dimostrarsi idonee a sensuali congiungimenti.

    Giovanni Di Capua, Puttane degli Dei (Scipioni 1998, pag. 25-26)


  8. #8
    Moderatore
    Data Registrazione
    04 Jun 2009
    Località
    Mein Reich ist in der Luft
    Messaggi
    11,094
    Inserzioni Blog
    1
    Mentioned
    5 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La prostituzione sacra

    La prostituzione non ha nulla di sacro.
    ████████

    ████████

    Gli umori corrodono il marmo

  9. #9
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Apr 2009
    Messaggi
    1,202
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La prostituzione sacra

    Citazione Originariamente Scritto da Majorana Visualizza Messaggio
    La prostituzione non ha nulla di sacro.
    non nell'italia arcaica figlia delle ingenti perdite. e delle guerre annibaliche

    ogni sacralità è principio e funzione per un suo preciso scopo.

    credimi.
    ciao
    Ultima modifica di acchiappaignoranti; 25-11-09 alle 00:03
    furono i riti italici ad entrare in grecia, e non viceversa.

    Platone, "libro delle leggi"

  10. #10
    ---
    Data Registrazione
    04 Jun 2009
    Messaggi
    6,038
    Mentioned
    31 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La prostituzione sacra

    Citazione Originariamente Scritto da Majorana Visualizza Messaggio
    La prostituzione non ha nulla di sacro.
    La prostituzione messa in atto da donne oltre che fascinose esotericamente dotate ha certamente un qualcosa di erroneamente riconducibile al sacro.
    Il saper "trattare" adeguatamente i 7 chacra conduce a risultati molto validi.
    Ricordo una volta in auto, ero di passaggio lungo un viale dove stavano "accampate" delle prostitute una più formosa e più bella dell'altra ... tranne l'ultima, una cicciona inguardabile ... recepii come un lampo azzurrino provenire da un suo occhio e per riflesso ebbi una forte reazione tra le mutande, assolutamente incontrollabile ed apparentemente senza motivazioni valide.
    Oltre il conseguimento di "risultati" vi è oggettivamente qualcosa di sacro nell'atto in sè in quanto niente come ciò unisce quello che sta più in alto con quello che si trova più in basso.
    Venendo a mancare questa unione viene a mancare la parte sacra e per estensione si ottengono risultati fasulli, come la pecora Dolly, destinata ad ammalarsi e a morire in breve tempo.
    D'altronde narrano gli antichi testi Sumeri che i primi tentativi di creare l'uomo ottenendolo in provetta con il seme degli Anunnaki ed una donna terrestre ebbero per risultato un essere dalla vita estremamente corta anche per i parametri terrestri. (le scimmie vivevano assai più a lungo).
    Risultati accettabili si ottennero solo copulando con una terrestre, salvo poi trasferire successivamente l'ovulo in provetta.
    Per cui vi è sicuramente qualcosa di sacro nell'atto ed altrettanto sicuramente certe prostitute lo sanno valorizzarlo al massimo, però sono completamente d'accordo con te, non vi è oggettivamente nulla di sacro nella prostituzione venendo a mancare l'Amore spirituale, quel qualcosa di più anche della conoscenza tra i corpi sottili che dovrebbe anticipare quella tra i corpi carnali.
    Vi può essere sacralità senza Amore? Personalmente credo di no.

 

 
Pagina 1 di 27 1211 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. filmato sulla prostituzione sacra in India
    Di dedelind nel forum Filosofie e Religioni d'Oriente
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 01-05-12, 12:21
  2. La prostituzione sacra nell’Italia antica
    Di Ottobre Nero nel forum Socialismo Nazionale
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 01-02-11, 20:24
  3. Ishtar e la prostituzione sacra a Babilonia
    Di dedelind nel forum Filosofie e Religioni d'Oriente
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 28-01-11, 14:40
  4. Il mondo antico e il libero arbitrio
    Di Ichthys nel forum La Filosofia e il Pensiero Occidentale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 24-11-03, 01:10

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226