Dedicata al mio maestro Downtown
Violini di formaggio. Diapason stretti e stonati. Giocatori stanchi, sudati, irritati. Che avessero perso? Panini al formaggio, ma senza violini. Note conosciute, seminote semiconosciute. Dov’è la mia balalaika? Suona, gitano, suona senza pensare; suona senza guardare, ma non mi ficcare la bacchetta del violino in un occhio, dorbaz! Il nitrito di un cavallo in lontananza; era un cavallo vapore, ma questo non mi turba. La sinapsi non c’era. Chi s'è fregato la mia sinapsi? Su, ragazzi, non fate così, tirate fuori la mia sinapsi, se no mi incavolo di brutto. Ma coma sarà passato il messaggio, se non c’era la sinapsi; eppure è passato; ed è passato anche il temporale; fulmini, tuoni e lampi in riviera. Gente che ride, gente che piange, gente che legge il giornale, gente che naviga su internet (co ‘sto freddo, ma siete ammattiti?). Maglioni scuciti, maglioni di lana, verdi, rossi blu. Li volete comprare? Mi dispiace, non si può. Il poeta non vende, il poeta recita, il poeta declama. Varrà un attimo dell’infinito a sciogliere le lacrime di un gabbiano infreddolito?




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