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  1. #1
    memoria storica di PoL
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    Predefinito La verità di Ustica riaffiora dopo 22 anni...



    27 giugno 1980 - (18,58.24 - 19,02.39)

    Battute registrate dal radar di Fiumicino poco prima, durante e subito dopo l'esplosione del DC-9. Gli esperti americani Lund, Macidull e Sewell attribuiscono le battute -17, -12 e 2b all'intercettore.


    Fra pochi giorni saranno passati 22 anni da quando, la sera del 27 giugno 1980, il Dc9 I-TIGI della Itavia, con a bordo 81 persone tra equipaggio e passeggeri, precipitò nel Mar Tirreno, in un punto circa a metà strada tra le isole di Ponza e Ustica. Non vi furono superstiti. Già poche settimane dopo la tragedia, alcuni esperti americani, interpretando il tracciato registrato dal radar di controllo del traffico aereo di Fiumicino [rappresentato nella figura in alto], formulavano una precisa risposta: l'aereo civile era stato abbattuto da un missile lanciatogli contro da un aereo militare rimasto non identifivcato. Per molti anni militari, magistrati, giornalisti, agenti e funzionari dei Servizi Segreti italiani e stranieri, terroristi, criminali comuni, associazioni di 'famigliari' e, soprattutto, politici interessati, hanno lavorato senza scrupoli affinchè la verità di Ustica non venisse mai alla luce.
    Due giorni fa, nell'aula-bunker di Roma obve si sta celebrando il processo contro nove ufficiali delle Forze Armate accusati di alto tradimento per il loro coinvolgimento nella vicenda, è stato ascoltato in video conferenza John Mecidull, uno degli esperti americani che esaminarono per primi il tracciato radar di Fiumicino.
    Ecco le sue dichiarazioni, riportate da RaiNews24...

    Ustica, esperto Usa: 'L'aereo colpito da oggetto non identificato'

    Le relazioni pronte dal 1980, messe a disposizione dei magistrati italiani solo dieci anni dopo




    Ricostruzione tridimensionale dell'impatto dei due missili aria-aria a guida radar Atoll, di fabbricazione sovietica, contro il lato destro della fusoliera del Dc9, eseguita dai periti di parte civile della società Itavia

    Sarebbe stato un 'oggetto non identificato' a colpire il Dc9 dell’Itavia nell’autunno 1980 nei cieli di Ustica.

    A sostenerlo è l’esperto americano, John Macidull, lo stesso che nel 1980 presentò due relazioni sull’incidente dell’aereo italiano. In videoconferenza dagli Stati Uniti Macidull, ha ricostruito davanti alla terza corte di assise di Roma i risultati della sua analisi [fatta in base ai tracciati radar] consegnata alla commissione Luzzatti [la prima ad essere nominata in relazione alla vicenda della strage]: 'Secondo i tracciati radar – ha detto - c'era un oggetto non identificato che viaggiava a velocità altissima verso il Dc9 dell'Itavia, quando arrivò a circa 7 miglia dall'aereo il segnale si interruppe, il velivolo fu colpito nella parte destra anteriore che si disintegrò. L' oggetto passò in mezzo ai detriti in direzione est'.

    Le relazioni, stando a quanto ricorda l' avvocato di parte civile Alessandro Gamberini, furono consegnate agli inquirenti italiani solo nel 1990, cioè dieci anni dopo rispetto a quando arrivò alla commissione nominata dal ministero dei Trasporti.

    All' esperto americano, che nel 1980 lavorava per il laboratorio Ntsb di Washington, il pm Vincenzo Roselli ha chiesto con chi parlò delle sue conclusioni quando incontrò la delegazione italiana che si era recata negli Stati Uniti. Macidull ha risposto di aver sicuramente parlato con alcuni di loro ma di non ricordare esattamente con chi. L'esperto ha anche ricordato che nella registrazione della scatola nera del Dc9 recuperata si sentiva distintamente una parola del copilota - 'guarda!...' - [che era seduto proprio a destra] un attimo prima che l'oggetto non individuato colpisse l' aereo.


    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  2. #2
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    Predefinito Re: La verità di Ustica riaffiora dopo 22 anni...

    Originally posted by Fecia di Cossato
    ......
    ......

    Ustica, esperto Usa: 'L'aereo colpito da oggetto non identificato'
    ......
    ......

    ehhh si!.... buongiorno.......


    QUALCHE FATTO (e.... occhio alle date)




    In alto
    I resti del Dc-9 ricostruiti in un hangar di Pratica di Mare.
    In questa immagine viene evidenziata la zona di uscita del
    primo dei due missili che avrebbero abbattuto il velivolo.



    In basso
    Ricostruzione ottenuta inserendo nell'immagine dell'aereo
    integro la zona in questione








    Giorno per giorno tra indagini e depistaggi.....


    27 giugno 1980

    Ore 20,59',45". Il DC9 I-TIGI Itavia, in volo da Bologna e Palermo, partito con due ore di ritardo, esplode nei cieli a nord di Ustica.
    81 fra passeggeri ed equipaggio. 81 vittime, di cui 13 bambini: 2 non hanno ancora compiuto 2due mesi.


    28 giugno 1980
    Il gruppo neo fascita dei NAR rivendica la strage: per i giudici si tratterà di un vero e proprio depistaggio operato dal cosidetto Super Sismi, il "gotha" dei servizi segreti inquinati dalla P2.


    10 luglio 1980
    Il ministro socialista della difesa Lelio Lagoorio riferisce al senato dell'incidente escludendo coinvolgimento di aerei militari. Le autorità aeronautiche sostengono l'ipotesi del "cedimento strutturale" del velivolo. Il generale Romolo Mangani, comandante del Centro operativo regionale di Martina Franca, responsabile del controllo radar dei cieli del sud verrà accusatodi "alto tradimento per aver depistato le indagini".


    18 luglio 1980
    Sui monti della Sila viene trovato un Mig 23 libico abbattuto la notte del 27 giugno, la stessa notte dell'abbattimento del DC9. Il marescaillo Mario Alberto Dettori, radarista della base di Poggio Ballone (Grosseto), confessa alla moglie: "Quella notte è successo un casino, per poco non scoppia la guerra". Dettori morirà suicida nel marzo dell'87 ossessionato da una scritta che, dice, non l'abbandona mai: "Il silenzio è d'oro e uccide".


    17 dicembre 1980
    L'Itavia, lazienda del DC9 esploso, dirama un comunicato stampa che indica come unica ipotesi valida a spiegare la caduta dell'aereo quella di un missile.


    16 marzo 1982
    La prima commissione d'inchiesta parlamentare (presidente Carlo Luzzati) sostiene che senza l'esame del relitto non è possibile chiarire se il DC9 cadde per esplosione interna (bomba) o esterna (missile).


    Agosto 1986
    Il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga chiede al capo del Governo Bettino Craxi di rendere possibile il recupero del relitto. La motivazione? "Ogni ritardo nelle indagini comporta il rinvio delle eventuali misure correttive che potrebbero rivelarsi indispensabili per la prevenzione di altri incidenti..."


    10 giugno 1987
    La ditta francese Ifremer comincia le operazioni di recupero del DC9.


    16 marzo 1989
    Dopo cinque anni di lavoro i periti della commissione Blasi nominata dal giudice Bucarelli concludono che il DC9 è stato abbattuto da un missile.


    Maggio 1990
    A sorpresa, due dei componenti la commissione voluta da Bucarelli fanno marcia indietro riproponendo l'ipotesi della bomba.


    Marzo 1993
    Alexj Pavlov, ex colonnello del KGB, rivela la sua verità: il DC9 fu abbattuto da missili americani, i sovietici videro tutto dalla base militare segreta che nascondevano vicino a Tripoli: "Fummo costretti a non rivelare quanto sapevamo per non scoprire il nostro punto di osservazione. Quella notte furono fatte allontanare tutte le unità sovietiche della zona perché sapevamo che ci sarebbe stata un'esercitazione a fuoco delle forze americane..."


    Dicembre 1993
    Andrea Crociani, imprenditore toscano, viene interrogato dal giudice Rosario Priore, nelle cui mani è finita l'inchiesta. Crociani rivela le confessioni a lui fatte da Mario Naldini, il tenente colonnello che prestava servizio all'aeroporto di Grosseto e che la sera del 27 giugno si alzò in volo con il suo caccia TF140 per un'esercitazione NATO. "Mario mi disse: 'quella notte c'erano tre aerei. Uno autorizzato, due no. Li avevamo intercettati quando ci dissero di rientrare. All'aeroporto di Grosseto, dopo l'atterraggio, ci informarono della tragedia del DC9'". Naldini è il capo squadriglia delle Frecce Tricolori, morto a Ramstein nell'agosto dell'88 durante la disastrosa esibizione che causò la morte di 51 persone. Dieci giorni dopo doveva essere ascoltato da Priore per i fatti di Ustcia. Ramstein fu tragedia o sabotaggio?


    Febbraio 1994
    Il giornalista Claudio Gatti ricostruisce con Gail Hammer una nuova verità. Il DC9 fu abbattuto per sbaglio dai servizi segreti israeliani che volevano colpire un aereo che trasportava uranio arricchito destinato a una centrale nucleare irachena.


    17 maggio 1994
    L'espero inglese Francis Arnolf Taylor sostiene che l'esplosione del DC9 sarebbe stata causata da una bomba. E' un'indiscrezione trapelata dagli accertamenti ordinati dal giudice Priore sulle cause della tragedia. L'ipotesi viene però respinta da Daria Bonfietti, presidente dell'associazione parenti delle vittime della strage: "Nessuna delle varie prove effettuate in Italia e all'estero ha mai dato riscontro positivo all'ipotesi bomba".


    Giugno 1994
    Si attendono le conclusioni degli accertamenti voluti dal giudice Priore. L'ora della verità o di nuove polemiche?


    Giugno 2002

    ..... L' ""oggetto non identificato"" dell'esperto USA.....


    (da Com'è profondo il mare - La strage di Ustica e la satira: moralità della risata e immoralità della vergogna)



    per approndimenti:

    USTICA.... per non dimenticare


  3. #3
    memoria storica di PoL
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    Predefinito nuove testimoninze...

    Nell'udienza del processo tenutasi ieri , 22° anniversario della strage, nuove testimonianze, tra le quali quella della moglie di un generale dell'Aeronuatica deceduto anch'egli, al pari di altri che conoscevano risvolti di Ustica, in modo misterioso, confermano sempre più la verità che non può più essere ragionevolmente messa in dubbio: il Dc9 è stato abbattuto da uno o più missili aria-aria.

    Ecco per voi l'articolo tratto da il.nuovo...

    buona lettura!...



    Immagine del relitto del Dc9 I-TIGI con evidenziato il foro prodotto da uno dei missili che hanno attraversato da parte a parte la fusoliera

    Ustica, i tecnici americani: 'Il Dc9 fu abbattuto'

    Di Gianni Cipriani


    LA NOTTE DELLA TRAGEDIA MINUTO PER MINUTO

    ROMA
    - Un incidente. Un terribile incidente provocato da un ‘cedimento strutturale’, che aveva provocato la morte dei passeggeri del Dc9 dell'Itavia, partiti da Bologna con destinazione Palermo. Era il 27 giugno del 1980 e l'Italia, per qualche giorno, si commosse alle immagini dei poveri resti ripescati in mare. Poi l'attenzione dell'opinione pubblica venne meno. Del resto il 2 agosto un'altra tragedia, la strage di Bologna, lasciò il Paese attonito e sbigottito.

    Insomma, se si può usare un'immagine, la strage di Ustica, per come abbiamo imparato a conoscerla, divenne ‘Ustica’ solo alcuni anni dopo la tragedia. Quando cominciò a diventare chiaro che la storia del ‘cedimento strutturale’ era una frottola e che, in realtà, da quel 27 giugno del 1980 e per molte settimane, ufficiali, sottufficiali e uomini dei servizi segreti fecero a gara per far sparire tracce, prove, nastri e quant'altro che potevano dimostrare come il Dc9 dell'Itavia era precipitato nel mezzo di uno ‘scenario di guerra’, probabilmente finito in una battaglia i cui protagonisti sono ancora oggi ignoti, anche se ipotesi più che attendibili parlano di uno scontro tra caccia dello schieramento occidentale [Italia, Usa o Francia] contro i mig libici.

    Sono passati ventidue anni da quella strage. Ventidue anni nel corso dei quali la sola parola Ustica [purtroppo per la bellissima isola] evoca la tragedia del Dc9 e i depistaggi che ne seguirono. E l'anniversario di quest'anno 1980-2002 potrebbe benissimo passare in secondo piano se non fosse per una particolarità: è il primo 27 giugno - dal 1980 ad oggi - che si celebra dopo il sofferto inizio del processo che vede alla sbarra i militari accusati di aver depistato e cercato di nascondere la verità a tutti i costi.
    Sotto accusa ci sono i presunti responsabili di quel ‘muro di gomma’, che tante polemiche ha suscitato fin da quando l'inchiesta arrivò nelle mani del giudice Rosario Priore, dopo una prima fase delle indagini aspramente criticata.

    Oggi, dunque, per la prima volta l'anniversario coincide con il processo, cominciato lo scorso settembre presso la terza corte d'Assise di Roma. Un dibattimento che si preannuncia molto lungo e difficile, anche sotto un profilo strettamente tecnico, dove accusa e difesa si combattono anche e soprattutto a colpi di perizie. Tuttavia, già dalle prime udienze, stanno emergendo significative conferme di quanto era emerso nel corso dell'istruttoria: fin dal primo momento gli esperti avevano capito che la caduta del Dc9 non era dovuta, appunto, ad un cedimento strutturale. Ma che, appunto, probabilmente le cause andavano ricercate in un accadimento esterno.

    I giudici hanno già acquisito al dibattimento due importanti testimonianze: quelle di Stephen Lund, tecnico specializzato per la sicurezza della Mc Donnel Douglas e di John Macidull, che apparteneva al National Transportation Safety Board, l'ente americano per la sicurezza dei voli che si occupa anche di tutti gli incidenti che vedono coinvolti aerei costruiti in Usa.

    Lund, interrogato, ha raccontato di essere venuto in Italia subito dopo il disastro di Ustica e di aver soggiornato a Roma dal primo luglio 1980, proprio per esaminare i dati radar dell'incidente. Il tecnico ha confermato di aver avuto i dati radar, eseguito dei calcoli e poi elaborato il tracciato dei dati . ‘Quando ho fatto il tracciato - ha detto Lund - ho notato che c'erano tre punti che non sembravano appartenere alla traiettoria dell'Itavia, due dei punti erano paralleli, l'altro invece era dall'altra parte, quindi si poteva interpretare i dati come l'indicazione di un altro aereo che volava parallelo al Dc 9 ad alta velocità’.

    Avevano dunque ragione i tecnici dell'accusa quando avevano affermato che: ‘le prime indicazioni di un evento esterno trovavano conferma nell'esame di tracciati radar, dai quali chiunque avesse un minimo d'esperienza poteva valutare la presenza di echi correlabili con la presenza di un aereo esterno, proprio in coincidenza con il punto e il minuto del disastro’.
    Lo stesso John Macidull, come detto, aveva avuto modo di esaminare i nastri delle registrazioni dei radar di Fiumicino. Il tecnico concluse che uno o più oggetti erano presenti nei pressi del Dc9 al momento dell'incidente. Uno di questi oggetti, in particolare, volava con una velocità compresa tra 1000 e 1500 km all'ora, su una traiettoria parallela a quella del Dc9, ad ovest, e virò verso il Dc9 poco prima che questo si disintegrasse. Macdull, come lo stesso tecnico ha ribadito ai giudici, lavorando sui dati delle prestazioni dei radar di Fiumicino, concluse inoltre che non poteva esserci stata collisione tra questo oggetto ed il Dc9, ma che doveva essere stato un missile, lanciato da quell'aereo misterioso a colpire il Dc 9.

    Insomma, si parlava tanto nel giugno del 1980 di cedimento strutturale, ma fin dalle prime battute gli esperti non avevano dubbi. Ora lo scenario è completamente diverso. E diverso è anche questo 27 giugno: per la prima volta c'è un processo. Almeno una speranza per un po' di verità. Che comunque arriverà - se arriverà - con tanto, troppo ritardo.


    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

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    Angry ... ed ecco puntuale l'insabbiamento...

    Clamoroso [forse non tanto ...] colpo si scena ieri al processo sulla strage di Ustica, processo che per qualche strana ragione non viene particolarmente seguito dai media. Il Pm maria Monteleone se n'è uscita con una tesi addirittura fuori dal mondo: non vi è alcuna prova certa di quando il Mig libico sia caduto sulla Sila, quindi l'episodio è come non fosse mai accaduto e la verità non si appurerà mai...

    Da Il Piccolo di Trieste...



    Roma, 227

    Ustica. Pm: non c'è prova certa di caduta del Mig sulla Sila

    Al processo per il disastro di Ustica il sostituto Maria Monteleone ha detto oggi che non c'è la prova che il Mig trovato sulla Sila sia effettivamene caduto il 18 luglio 1980. La requisitoria dei pubblici ministeri è cominciata la settimana scorsa e stamane magistrato si è soffermata sulla vicenda del ritrovamento del velivolo sulle montagne calabresi. Analogamente, se non c'è la prova che sia caduto il 18 luglio, non c'è nemmeno quella che attesti la caduta del caccia precedentemente, addirittura alla fine di giugno come sostenuto da qualcuno. Il pubblico ministero ha poi parlato del testamento del pilota dello stesso aereo, che non è mai stato trovato e il cui contenuto avrebbe descritto l'abbattimento di un velivolo. Sarebbero quindi stati rilevati, secondo l'accusa, indizi che presi nel loro complesso potrebbero far pensare ad un collegamento tra un Mig o un altro aereo libico con la caduta del Dc9 dell' Itavia. Quella di oggi è stata la quarta udienza della requisitoria, cominciata il 27 novembre scorso con il Pm Erminio Amelio e proseguita con Maria Monteleone. Il processo, che si svolge davanti alla III Corte d'Assise presieduta da Vincenzo Muscarà, deve giudicare alti ufficiali dell'Aeronautica militare: Zeno Tascio, Corrado Melillo, Franco Ferri e Lamberto Bartolucci accusati di aver depistato le indagini sulla caduta del Dc9 dell'Itavia a largo dell'isola di Ustica il 27 giugno 1980, in cui morirono 81 persone.



    --------------

    Nobis ardua

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  5. #5
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    Predefinito

    Il colpevoli sono quegli amici, che ci hanno donato i nostri alleati americani.
    Ormai è chiaro..... quelli che combattono le guerre con i servizi segreti.
    "

 

 

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