E a Montecarlo Mediaset festeggia
di Roberto Rossi
A tarda sera la sala del Grimaldi Forum è ancora gremita. Sul palco Marina Berlusconi, vice presidente Fininvest, annuncia raggiante alla platea l'approvazione della legge Gasparri da parte del Senato della Repubblica. I 1200 manager e quadri Mediaset, riuniti a Montecarlo per l'annuale convention autocelebrativa, applaudono. Un applauso lungo e liberatorio. La telecamera inquadra i vertici della società. Pier Silvio Berlusconi, vice presidente Mediaset, Giuliano Adreani, amministratore delegato, e il presidente Fedele Confalonieri sono in prima fila e ridono soddifatti dopo una giornata nervosa e passata in attesa della lieta novella da Roma.
Nervoso e inquieto è sembrato soprattutto il presidente Confalonieri impegnato, nella conferenza stampa, a difendere l'onore della società, messo in discussione da Sabina Guzzanti e dalla trasmissione Raiot, a definire che cosa significa pluralismo al tempo del centrodestra, ma soprattutto a propugnare la validità della legge Gasparri. Confalonieri arriva, stringe mani a tutti e si siede. Bastano pochi minuti e qualche domanda per far salire la pressione arteriosa. La legge Gasparri è in dirittura d'arrivo al Senato. Ma si parte con la Guzzanti e Raiot? «Dei criminali mediatici. Dei banditi». «Sono stato io a firmare la querela da 20 milioni» fa sapere il presidente. Ma perché? «Perché quando a un certo punto uno dice, con la foglia di fico della satira, che noi nasciamo da protezioni politiche o da connivenze mafiose va in tribunale». «Questa è la più grande impresa - aggiunge Confalonieri - il più grande exploit degli ultimi cinquant'anni in questo paese. Se uno non lo riconosce e dice che Berlusconi ha fatto la televisione commerciale grazie alla mafia significa che sono dei banditi. Questa è criminalità mediatica. Chi fa informazione non può permettersi questo».
Soprattutto in Italia paese dove il pluralismo trionfa. «Mi arrabbio quando sento parlare di assenza di pluralismo. Chi ha detto che non c'è liberta di stampa in Italia? C'è Repubblica, il Corriere della sera che certo non può definirsi governativo. C'è il gruppo di Caracciolo che non sarà mica un amico di Berlusconi. La verità è che la maggior parte delle cinque milioni di copie di giornali che escono ogni giorno sono contro il governo». E la tv? Peggio. «Se parliamo della televisione possiamo dire che il Tg5 è governativo? O il Tg1 di Mimun che andava bene quando faceva il Tg2 e non va più bene adesso? Io non lo so. Guardate Ballarò o la stessa Raiot. E siccome io mi sono un po' incavolato, vi saluto».
Ma non può perché parte l'ultima domanda. È sulla legge Gasparri. E se il presidente della Repubblica non firmasse la legge Gasparri? Si risiede, microfono in mano colore sempre più acceso. «Lasciamo stare, se non firma la legge tornerà in Parlamento, c'è una procedura. Ma questa pressione, questo tirare la giacca a Ciampi è una scorrettezza». «La legge giusta o sbagliata che sia - dice Confalonieri - è una legge di sistema, è una legge che guarda più al futuro che al passato». E il futuro si chiama digitale. Sul quale, però, si sa poco e dove è difficile fare previsioni. Quanto vale? Molto a parole. Poco nei fatti. E cioè 200 milioni di investimenti in tre anni (2003-2005), poco più della somma investita dal gruppo nell'acquisto dei diritti di Champions League (90 milioni in un anno). E allora la Gasparri perché è utile? «Di certo - ammette il presidente Mediaset - è una legge che non ci danneggia. Ecco, forse ha il torto di non portarci via Rete 4. Se questo è un torto?».
L'arrabbiatura di Confalonieri dura solo una manciata di minuti. Fino a quando dal Senato arriva la notizia che la Gasparri è approvata. Torna in sala stampa e stavolta è calmo e rilassato. «È chiaro che siamo soddisfatti, ma è solo una battaglia. È un altro capitolo della storia infinita nella quale ci si vuol portar via Rete 4. Ritengo incredibile il tono e gli argomenti dell'opposizione perché questa non è una legge liberticida. Domani ci saranno già le sollecitazioni al presidente. Prepariamoci. I nostri figli e i nostri nipoti saranno ancora qui a difendere Emilio Fede».
La soddisfazione di Confalonieri era risalita poco prima con l'annuncio dell'amministratore delegato del gruppo, Giuliano Adreani, dei buoni risultati nella pubblicità (nel 2003 i ricavi pubblicitari aumenteranno del 6,5% rispetto al 2002 e il fatturato sarà di circa 2.630 milioni). Un dato che è andato oltre le aspettative e che farà salire i ricavi di Mediaset Italia del 5 - 5,5% nel 2003. Anche Pier Silvio Berlusconi, figlio del primo ministro nonché vice presidente della società di famiglia, fa capolino in sala stampa. A lui il compito di annunciare il record nella media degli ascolti di Mediaset che in autunno ha raggiunto il 44% mentre per la fine dell'anno toccherà «di certo» il 45%.
A Montecarlo si festeggia. A Roma pure.




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