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  1. #1
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    Predefinito Tanto per dire; CHI festeggia la Gasparri?

    E a Montecarlo Mediaset festeggia
    di Roberto Rossi

    A tarda sera la sala del Grimaldi Forum è ancora gremita. Sul palco Marina Berlusconi, vice presidente Fininvest, annuncia raggiante alla platea l'approvazione della legge Gasparri da parte del Senato della Repubblica. I 1200 manager e quadri Mediaset, riuniti a Montecarlo per l'annuale convention autocelebrativa, applaudono. Un applauso lungo e liberatorio. La telecamera inquadra i vertici della società. Pier Silvio Berlusconi, vice presidente Mediaset, Giuliano Adreani, amministratore delegato, e il presidente Fedele Confalonieri sono in prima fila e ridono soddifatti dopo una giornata nervosa e passata in attesa della lieta novella da Roma.

    Nervoso e inquieto è sembrato soprattutto il presidente Confalonieri impegnato, nella conferenza stampa, a difendere l'onore della società, messo in discussione da Sabina Guzzanti e dalla trasmissione Raiot, a definire che cosa significa pluralismo al tempo del centrodestra, ma soprattutto a propugnare la validità della legge Gasparri. Confalonieri arriva, stringe mani a tutti e si siede. Bastano pochi minuti e qualche domanda per far salire la pressione arteriosa. La legge Gasparri è in dirittura d'arrivo al Senato. Ma si parte con la Guzzanti e Raiot? «Dei criminali mediatici. Dei banditi». «Sono stato io a firmare la querela da 20 milioni» fa sapere il presidente. Ma perché? «Perché quando a un certo punto uno dice, con la foglia di fico della satira, che noi nasciamo da protezioni politiche o da connivenze mafiose va in tribunale». «Questa è la più grande impresa - aggiunge Confalonieri - il più grande exploit degli ultimi cinquant'anni in questo paese. Se uno non lo riconosce e dice che Berlusconi ha fatto la televisione commerciale grazie alla mafia significa che sono dei banditi. Questa è criminalità mediatica. Chi fa informazione non può permettersi questo».

    Soprattutto in Italia paese dove il pluralismo trionfa. «Mi arrabbio quando sento parlare di assenza di pluralismo. Chi ha detto che non c'è liberta di stampa in Italia? C'è Repubblica, il Corriere della sera che certo non può definirsi governativo. C'è il gruppo di Caracciolo che non sarà mica un amico di Berlusconi. La verità è che la maggior parte delle cinque milioni di copie di giornali che escono ogni giorno sono contro il governo». E la tv? Peggio. «Se parliamo della televisione possiamo dire che il Tg5 è governativo? O il Tg1 di Mimun che andava bene quando faceva il Tg2 e non va più bene adesso? Io non lo so. Guardate Ballarò o la stessa Raiot. E siccome io mi sono un po' incavolato, vi saluto».

    Ma non può perché parte l'ultima domanda. È sulla legge Gasparri. E se il presidente della Repubblica non firmasse la legge Gasparri? Si risiede, microfono in mano colore sempre più acceso. «Lasciamo stare, se non firma la legge tornerà in Parlamento, c'è una procedura. Ma questa pressione, questo tirare la giacca a Ciampi è una scorrettezza». «La legge giusta o sbagliata che sia - dice Confalonieri - è una legge di sistema, è una legge che guarda più al futuro che al passato». E il futuro si chiama digitale. Sul quale, però, si sa poco e dove è difficile fare previsioni. Quanto vale? Molto a parole. Poco nei fatti. E cioè 200 milioni di investimenti in tre anni (2003-2005), poco più della somma investita dal gruppo nell'acquisto dei diritti di Champions League (90 milioni in un anno). E allora la Gasparri perché è utile? «Di certo - ammette il presidente Mediaset - è una legge che non ci danneggia. Ecco, forse ha il torto di non portarci via Rete 4. Se questo è un torto?».

    L'arrabbiatura di Confalonieri dura solo una manciata di minuti. Fino a quando dal Senato arriva la notizia che la Gasparri è approvata. Torna in sala stampa e stavolta è calmo e rilassato. «È chiaro che siamo soddisfatti, ma è solo una battaglia. È un altro capitolo della storia infinita nella quale ci si vuol portar via Rete 4. Ritengo incredibile il tono e gli argomenti dell'opposizione perché questa non è una legge liberticida. Domani ci saranno già le sollecitazioni al presidente. Prepariamoci. I nostri figli e i nostri nipoti saranno ancora qui a difendere Emilio Fede».

    La soddisfazione di Confalonieri era risalita poco prima con l'annuncio dell'amministratore delegato del gruppo, Giuliano Adreani, dei buoni risultati nella pubblicità (nel 2003 i ricavi pubblicitari aumenteranno del 6,5% rispetto al 2002 e il fatturato sarà di circa 2.630 milioni). Un dato che è andato oltre le aspettative e che farà salire i ricavi di Mediaset Italia del 5 - 5,5% nel 2003. Anche Pier Silvio Berlusconi, figlio del primo ministro nonché vice presidente della società di famiglia, fa capolino in sala stampa. A lui il compito di annunciare il record nella media degli ascolti di Mediaset che in autunno ha raggiunto il 44% mentre per la fine dell'anno toccherà «di certo» il 45%.

    A Montecarlo si festeggia. A Roma pure.

  2. #2
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    Predefinito Legge di "sistemazione"...

    Adesso Silvio Berlusconi ha avuto proprio tutto. Era sceso in campo nel 1994 per «difendere» le sue aziende (all’epoca fortemente indebitate) e ovviamente anche gli italiani dalla piovra «comunista». Rivinte le elezioni meno di due anni e mezzo fa, dopo un quinquennio in cui l’Ulivo non è riuscito a produrre leggi e strumenti concreti di garanzia del pluralismo mediatico, può ben dire di aver ottenuto ieri dalla sua blindatissima maggioranza un capolavoro di sartoria, dopo un intero guardaroba di leggi tagliate e cucite su misura.
    Per abolire le imposte di successione, per cancellare il reato di falso in bilancio, per rendere assai problematiche le rogatorie internazionali, per tentare di ricusare i magistrati scomodi, per avere una sostanziale impunità finché dura la carica di governo e altro ancora. Adesso, ottiene questa legge Gasparri con la quale il presidente-imprenditore-monopolista mediatico riesce ad andare oltre. Secondo la definizione scolpita dal presidente degli editori di giornali, Luca di Montezemolo, la Gasparri non è una legge di sistema bensì una legge «di sistemazione».
    Sistemazione positiva delle aziende di famiglia per le quali ci sono realtà e prospettive floridissime. Sistemazione, a guisa di pietra tombale, del pluralismo politico-culturale in ambito televisivo. Sistemazione della Rai forzata ad investire nell’affare assai dubbio (per gli esempi che se ne hanno in giro per l’Europa) del digitale terrestre. Sistemazione di ogni possibile andata a satellite di Rete4, come imponeva una inequivocabile sentenza della Corte Costituzionale, a favore dell’emittente privata «Europa7» che vanta da anni, del tutto vanamente, precisi diritti su quelle frequenze. Sistemazione dal 2008 della stessa stampa quotidiana con l’abolizione del divieto di incroci e quindi con la possibilità molto concreta che sia il colosso televisivo, reso straricco da questa legge, ad entrare in qualche grande giornale per farne una sorta di partito alla maniera del Giornale di famiglia, che non a caso ha «sparato» per mesi e mesi bordate di fangose «bufale» serbe contro Prodi, Fassino, Dini e persino Rutelli e Veltroni, desunte dal superteste Marini anche quando le stesse si stavano palesemente impantanando, stremate, in un mare di panzane.
    Con la Gasparri che molti giuristi giudicano addirittura «pacificamente incostituzionale» - Publitalia, cioè l’azienda che rastrella la pubblicità per Mediaset potrà fare lo stesso lucroso e condizionante lavoro pure per le emittenti minori. Ma soprattutto potrà dilatare enormemente la quota consentita a Mediaset in forza del gonfiamento sensazionale previsto per il Sic, Sistema Integrato delle Comunicazioni, il cui valore è stato misurato dal Sole-24 Ore in oltre 32 miliardi di euro. Se così sarà, il «tetto» di Mediaset, pari al 20 per cento, potrà alzarsi dai 2,5 miliardi di euro fino alla vetta di oltre 6 miliardi, un pascolo sterminato rispetto alle pur verdi e grasse praterie odierne. E dal 2008 questa immensa disponibilità di capitali potrà essere utilizzata a piacere, anche per entrare nei grandi gruppi della carta stampata. Come è già accaduto ampiamente nell’editoria libraria. Fra l’altro, con la Gasparri, non le verranno più conteggiate come pubblicità le telepromozioni che già da sole fruttano un bel po’ di milioni di euro. Alla fine di settembre Publitalia-Mediaset aveva incassato quanto introitano, con molti stenti, in un intero anno tutti i quotidiani italiani messi assieme. Ciò dà un idea delle dimensioni attuali dei gruppi in campo e dello squilibrio enorme che si determinerà a vantaggio di quello capeggiato dal presidente del Consiglio. Che domani potrà avere i poteri politici di un premier forte, anzi fortissimo. Da ogni punto di vista.
    Mediaset nulla dovrà temere dalla Rai. Anzitutto perché l’azienda pubblica diventa chiaramente subalterna nell’ambito di un duopolio fondato ora sul polo privato. La legge Gasparri declama fra l’altro una privatizzazione della Rai del tutto finta nel senso che ciascun socio privato non potrà avere più dell’1 per cento delle azioni e in sindacato potrà unirsi, al più, con un altro socio suo pari. Viene quindi scongiurata pure l’ipotesi che una rete Rai venga messa sul mercato (come sarebbe ragionevole) e vada a costituire con altri pezzi un possibile «terzo polo» televisivo che più di un fastidio darebbe al monopolista privato. V’è di più: la nuova legge si guarda bene dal prevedere un qualche organismo di garanzia per l’emittente radiotelevisiva pubblica (una Fondazione o un Consiglio Superiore dell’Audiovisivo); anzi, rispetto all’attuale sistema di nomina del Consiglio di Amministrazione affidato ai presidenti delle Camere, viene stretta duramente la cinghia di trasmissione che collega la Rai del prossimo futuro al governo e ai partiti. Due consiglieri di amministrazione fra cui il presidente saranno indicati dal ministro dell’Economia, dal fido Tremonti, mentre gli altri sette verranno eletti dalla Commissione bicamerale di Vigilanza, quattro alla maggioranza e tre alla minoranza. Una cosa inaudita che non succede in nessun Paese del mondo evoluto.
    Molto vi sarebbe ancora da dire delle nequizie della Gasparri-Berlusconi. Essa cozza contro le direttive europee sul pluralismo. Non segue certamente le linee del messaggio inviato dal presidente Ciampi alle Camere sullo stesso strategico argomento. Presenta profili di incostituzionalità che a molti paiono palesi. Come l’osceno condono che ora ci si industria persino a peggiorare e che ieri ha fatto proclamare ad un convegno di severi specialisti: Siamo al caos, alla morte del diritto urbanistico. In materia televisiva non siamo al caos. Siamo all’ordine che coincide però, certamente, con la morte del pluralismo.

  3. #3
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    "Finalmente la legge Gasparri, dopo un percorso lungo e difficile, è stata approvata": ad annunciarlo ai dirigenti e quadri della convention Mediaset riuniti al Forum Grimaldi di Montecarlo è il vicepresidente di Fininvest, Marina Berlusconi. La platea ha salutato l'annuncio con un lungo applauso, e Marina Berlusconi ha aggiunto: "E' un fatto positivo per l'intero sistema della comunicazione".

    "Un altro capitolo della nostra storia infinita": così il presidente di mediaset, Fedele Gonfalonieri, ha commentato l'approvazione del provvedimento. "Devo dire che sono dispiaciuto? E' chiaro che siamo soddisfatti ma è solo una battaglia. Ogni volta ci vogliono portare via qualcosa. In questo caso Retequattro, ma siamo riusciti a mantenerla". Il voto, dice Confalonieri, "non va enfatizzato più di tanto. Ritengo comunque - prosegue - che le argomentazioni e i toni dell'opposizione, che hanno parlato di legge liberticida, siano stati incredibili".

    "Ora - aggiunge - è un capitolo chiuso, ma già domani ci saranno le sollecitazioni al presidente della Repubblica per non firmare. Credo che Ciampi, che rappresenta la più alta istituzione del Paese, non abbia bisogno di sollecitazioni né da parte di chi vuole la firma né da parte di chi non la vuole. Poi, ci sarà il ricorso alla Corte Costituzionale che è già stato preannunciato. E' proprio una storia infinita, i nostri figli e nipoti - ha concluso - dovranno difendere Emilio Fede".

    Se le parole hanno un valore ed un significato...

  4. #4
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    Il Presidente Berlusconi, con la Gasparri, salva Retequattro, emittente di cui lo stesso Berlusconi è proprietario ... santificando di fatto un macroscopico conflitto d'interessi che la storia d'Italia ricordi ... a questo giochetto si è prestato il ministro Gasparretto ... e tutta AN ... Fini in primis ... altro che Israele e rabbini vari ... altro che tempi che cambiano ...

    Ricodatevelo alle prossime elezioni ...

    B.

  5. #5
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    CERTO CHE QUESTO FILO CONTINUO DI PREFERENZE PER MEDIASET è PER LO MENO SOSPETTO..... DA CRAXI E IL SUO DECRETO AD HOC SINO A GASPARRI, PASSANDO PERSINO PER D'ALEMA , è QUALCOSA DI INSPIEGABILE...
    LA CASSAZIONE AVEVA STABILITO CHE ENTRO IL 31 DICEMBRE LA 4 DOVEFA PASSARE AL SATELLITE SE NON CI FOSSERO STATI FATI NUOVI....... I FATTI NUOVI NON CI SONO..... PERò LA 4 RIMANE IN ESSERE...
    SE POI PENSIAMO CHE LE TV DIGITALI RIMARRANNO IN GRAN PARTE DI PROPRIETà DI MEDIASET E RAI MI SEMBRA CHE IL SISTEMA PROPRIETARIO NON SIA CAMBIATO E CE NE ACCORGEREMO IL 1 GENNAIO QUANDO VEDREMO CHE DI DIGITALE CE NE SARà SOLO UNA PARVENZA... SEMBRE CHE PER VEDERLA NON SAREMO OBBLIGATI A COMPRARE DECODER, ANTENNE E FORSE UN NUOVO APPARECCHIO ....
    IL PERCHè DI QUESTA COMPLICITà NON FA CHE CONFERMARE L'ESISTENZA DI UN POTERE CENTRALE FORTE E SCONOSCIUTO, E SOPRATTUTTO MISTERIOSO, NASCOSTO DIETRO GLI UOMINI DI PAGLIA CHE AGISCONO IN SUPERFICIE, MA CHE CONTROLLANO E DECIDONO I DESTINI DEGLI ITALIANI...
    ED è UN FATTO MOLTO GRAVE E PREOCCUPPANTE.....
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  6. #6
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    Il quartier generale di Mediaset comunica:
    «Abbiamo creato il più grande exploit editoriale e mediatico degli ultimi cinquant’anni e ci lanciano addosso quelle accuse con la trasmissione di Sabina Guzzanti. Altro che satira, sono dei banditi. Questa è criminalità mediatica».

    Il comandante in capo Fedele Confalonieri, Agi, 2 dicembre

  7. #7
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    Mentre il governo degli amici di Previti dà dei delinquenti ai tramvieri milanesi che guadagnano 600mila lire e non si accontentano del lauto aumento di 12 mila lire, il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, fra un brindisi e un carnevale di Rio per l’approvazione della legge Gasparriset, dà della «criminale» a Sabina Guzzanti perchè ha osato insinuare che la legge Gasparri favorisca Mediaset. Si tratta dello stesso Confalonieri che è appena scampato in Cassazione a un processo per 1550 miliardi di falsi in bilancio, grazie a una legge del suo capo e coimputato che ha abolito il reato di falso in bilancio.Ma - come ha proclamato lui stesso l’altroieri a Montecarlo, con encomiabile fiducia nella magistratura - «chi dice che noi nasciamo da protezioni politiche o da connivenze mafiose, va in tribunale».
    Nell’atto di citazione recapitato da Mediaste a Sabina Guzzanti e a uno dei suoi collaboratori (che per decenza non nominiamo), lo
    studio Previti chiede al Tribunale di Roma di infliggere ai due criminali «una condanna esemplare». Il Tribunale di Roma è lo stesso che il titolare dello studio, secondo i giudici di Milano, ha corrotto in almeno tre occasioni.
    Purtroppo non sono più in organico i giudici Squillante e Metta, che ai bei tempi davano un certo affidamento.
    Il prezioso documento contiene indicazioni utili anche per chi volesse azzardarsi ancora a fare satira. Lo studio Previti, dall’alto della sua cultura classica, definisce la satira un’«arma incruenta» che «assolve la funzione di moderare i potenti, di smitizzare ed umanizzare i personaggi famosi... favorendo la diffusione di un clima di tolleranza che attenuerebbe le tensioni sociali». Un succedaneo della camomilla e del bromuro. Un po’ meno del Bagaglino, che a lorsignori già appare come uno spettacolo eversivo. Anche perché - argomentano - «la satira non può, per sua natura, perseguire il fine di contribuire alla formazione della pubblica opinione». Aristofane, Plauto, Molière, Shakespeare e altri criminali da palcoscenico, colpevolmente ignari della nuova scuola drammaturgica del Circolo Canottieri Lazio, non avevano capito nulla: la gente non deve pensare.
    «La Guzzanti - si legge ancora nell’atto previtesco - afferma che la politica del governo italiano sia asservita agli interessi della società Mediaset, che fa pressione per evitare che dal gennaio 2004 Rete4 vada in onda... solo in modalità satellitare». E «far passare nel pubblico il messaggio che Mediaset abbia evitato una sentenza della Corte costituzionale (su Rete 4 ndr)... costituisce un attacco denigratorio di inaudita violenza» è forse un tantino eccessivo. L’altro ieri, mentre la Casa della Libertà Provvisoria votava come un sol uomo la legge Gasparriset, Confalonieri annunciava ai suoi discepoli riuniti aMontecarlo: «Abbiamo salvato un’altra volta Rete4!»
    Ma ecco la parte più avvincente dell’atto: «La Guzzanti, con le sue false dichiarazioni, instilla nel pubblico la convinzione che Mediaste sia sorta e abbia proliferato grazie ad “agganci politici” che l’avrebbero ingiustamente e illegittimamente favorita a discapito di tutti gli altri concorrenti (che non vengono indicati, anche perché bisognerebbe prima trovarli, ndr)». Ecco: la criminale ha financo insinuato (anzi, instillato) che Berlusconi conoscesse Craxi e addirittura che abbia qualcosa a che fare con Mediaset. Si tratta, «ictu oculi», di «accuse gravissime e intollerabili che coinvolgono in modo ingiustificato anche le istituzioni del Paese» e che hanno colto il pubblico di RaiOt talmente di sorpresa da provocare l’indomani un immediato, drammatico crollo del titolo Mediaset in borsa. Danno quantificabile in «280 milioni di euro » in pochi secondi. Ed è ovvio che sia così, quando «si presenta l'azienda Mediaset come collegata - per il mantenimento dei propri interessi e della sua forza economica - al potere, in grado di farsi redigere norme di legge a sé favorevoli». Così facendo, si offende «la sfera morale di Mediaset».
    Pare quasi che un ex presidente del Consiglio, nel 1984-'85, avesse varato due decreti legge per riaccendere le reti Fininvest bloccate dai pretori perché trasmettevano illegalmente su scala nazionale, nel 1990 avesse imposto una legge che fotografava quel monopolio incostituzionale, e tra il 1990 e il '91 avesse incassato 21 miliardi dalla stessa Fininvest estero su estero.Ma lo possono credere soltanto un pugno di attori e giornalisti criminali. I quali meritano, dunque, una «condanna esemplare» a sborsare almeno 20 milioni di euro. Possibilmente su un conto estero, in banconote di piccolo taglio.

  8. #8
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    Il digitale è lontano ma non per Mediaset
    L’azienda del premier si lancia nella corsa al decoder e cerca di fare affari all’ombra della nuova legge

    Caterina Perniconi
    ROMA È partita la corsa ai decoder. Ma a partecipare non sono gli acquirenti, molti dei quali ancora ignari dell’esistenza del digitale terrestre, bensì le reti Mediaset.
    Che nella volata disperata verso il digitale, inondano i loro programmi di spot in favore della nuova tecnologia, costretti ad annunciarla con un «Pazienza. Arriva tra poche settimane». Chi invece la dà per scontata è il Tg5. Nell’edizione delle ore 20 di mercoledì 3 dicembre, ha proposto una vera e propria “promozione” del decoder, con tanto di avvenente commessa in un negozio milanese ad illustrare le caratteristiche d’innovazione e praticità del prodotto. «Questo è il nuovo set-top-box – spiegava poi il giornalista - ovvero il decoder necessario per vedere sul televisore di casa i nuovi canali della tv digitale terrestre. In questi giorni lo potete trovare solo in alcuni negozi specializzati, come questo di Milano».Ma non solo.
    Il cronista aggiungeva che questo «è il primo segno visibile della legge Gasparri. Qualcuno ha detto e scritto che il digitale terrestre sarà una realtà solo tra sei anni.
    Abbiamo verificato: al più saranno sei settimane per circa metà del territorio nazionale. Con l’ausilio di quel decoder, in realtà, già dal 21 dicembre si potranno vedere altri canali in chiaro, senza installare nessuna parabola e senza pagare alcun abbonamento ». Una pubblicità in piena regola, che ometteva la necessità di una consulenza tecnica per capire se il territorio che l’utente abita è coperto dal digitale terrestre.
    Ma a quale scopo? Ci sono due nodi nella riforma delle telecomunicazioni legati alla fretta di Mediaset di radicarsi all’interno delle case degli italiani. Il primo è legata alla legittimità della legge, dato che nell’articolo 25 è stabilito un esame di controllo, da parte dell’Authority per le Comunicazioni, sulla «quota di popolazione raggiunta dalle nuove reti digitali terrestri», e per l’interpretazione dei costituzionalisti non si riferisce soltanto alla quota di persone che potenzialmente potrebbe ricevere il segnale, ma più strettamente agli utenti che vedono nelle loro case la nuova tv. Anche se il vero nocciolo della questione non è legato al mero processo tecnologico, bensì all’espansione dei canali nazionali. La legge, infatti, fissa al 20% la quota massima di reti che un’unica azienda può controllare. Oggi le reti sono 11, e quindi il 20% sono solo 2.
    Prossimamente, con il digitale terrestre, i canali potrebbero arrivare fino a 30. Basteranno 15 canali e Rete4 sarà legittimata a restare coi piedi per terra. Intanto il decoder, l’ennesima scatola vicino al nostro televisore, non è ancora disponibile. Nei negozi della capitale i commessi spiegano che «forse arriverà a gennaio», che è «ancora tutto da stabilire», che «non è arrivata nessuna offerta dalle case produttrici», oppure che «aspettiamo le decisioni dei politici».Ma tutti quanti consigliano, contro i loro interessi, di attendere. «Perché – spiega Marco, commesso in un negozio di elettronica – in questa fase non si sa quali e quante novità potranno arrivare, è troppo presto». Solo qualcuno ci spiega che è meglio comprare un apparecchio che converta il segnale satellitare: nonostante richieda una parabola, il costo è sostenibile e trasmette tutti i canali del digitale terrestre più, a scelta, pacchetti a pagamento. Il senatore diessino Antonello Falomi, aveva denunciato la “troppa fretta” quando, con un emendamento alla Finanziaria, bocciato dalla maggioranza, chiese al governo di concedere gli incentivi non per i decoder in produzione, ma per quelli nuovi, che arriveranno tra sei-otto mesi. «I decoder che oggi sono sul mercato, e quelli attualmente in produzione – spiega Falomi – utilizzano una tecnologia di compressione del segnale digitale ormai superata, chiamata MPEG2.
    Ci sono due standard nascenti, MPEG4-AVC eWindowMedia9, che permetteranno a breve di moltiplicare il numero di programmi trasmissibili su un canale terrestre o via satellite, e di inviare all’utente immagini di maggiore qualità».
    Cioè con le nuove codifiche sarà possibile raddoppiare il numero di programmi contenuti in un multiplex, (ad oggi 4 canali), consentendo un risparmio fino al 50% delle frequenze per le aziende, (per la Rai, ad esempio, attendere sarebbe stato importante), oppure, a parità di frequenze utilizzate, il doppio dei programmi trasmessi, nell’interesse del cittadino ma anche del pluralismo. Per di più, i finanziamenti stanziati dal governo sono, per il momento, 120 mila euro, cioè 800.000 incentivi da 150 euro. Ma il 50% della popolazione, che la legge stabilisce sia digitalizzato entro un anno, è pari ad almeno 10 milioni di famiglie. «Non c’è problema – afferma Falomi – nessuno si litigherà per avere questo decoder che adesso duplicherà solo i programmi già presenti». Infatti sui canali multiplex non ci saranno a breve offerte alternative per la Rai, mentre Mediaset irradierà Bbc World,D.j. television o 24 Ore, già raggiungibili da chi possiede una parabola.

  9. #9
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    Predefinito Ringraziamenti doverosi...

    Hammamet, 19:19
    Berlusconi depone fiori sulla tomba di Craxi

    Berlusconi ha deposto dei fiori questa sera sulla tomba di Bettino Craxi ad Hammamet, in Tunisia. Sul libro dei visitatori il presidente del consiglio ha scritto: "In memoria di una intensa amicizia". (Red)

    ...e di una generosa regalia.

 

 

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