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    Thumbs up Immigrazione: Bossi, le case ai milanesi non ai bingo bongo

    (ANSA)- MILANO,4 DIC- A Milano c'e' gente che non ha casa. Uno lavora una vita e poi diamo la casa al primo bingo bongo che arriva? Non scherziamo', tuona Bossi. Il ministro per le riforme critica il Prefetto di Milano, Bruno Ferrante, per la riunione convocata ieri per pianificare interventi di accoglienza a favore degli extracomunitari. E lo apostrofa cosi': 'E' uno gia' noto per avere tentato di forzare la legge Bossi-Fini'.
    2003-12-04 - 119:00


    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    IMMIGRATI: LA LEGA, PREFETTO MILANO 'VIOLA UNA LEGGE DELLO STATO'
    BOSSI E 'LA PADANIA' ALL'ATTACCO INIZIATIVA PER 4000 CASE
    Milano, 4 dic. - (Adnkronos) - Il prefetto di Milano Bruno Ferrante ''e' uno gia' noto per avere tentato di forzare la legge Bossi-Fini'', dice il leader della Lega in un'intervista a 'Radio Padania'. ''Ci pare che il dottor Ferrante stia adottando un comportamento gravissimo, stia addirittura violando una legge dello stato regolarmente approvata dal Parlamento ed entrata in vigore il 12 settembre di un anno fa'', si legge sull'editoriale di prima pagina pubblicato oggi su 'La Padania'.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Nella chiacchierata con Radio Padania Libera c'è spazio anche per sferrare un attacco sull'immigrazione. Qui Bossi se la prende col Prefetto di Milano, Bruno Ferrante, per la riunione convocata ieri con le istituzioni, gli imprenditori, i banchieri e il mondo del volontariato, al fine di pianificare interventi di accoglienza a favore degli extracomunitari.

    "E' uno già noto - dice leader leghista riferendosi al Prefetto - per avere tentato di forzare la legge Bossi-Fini". Sulla vicenda anche la Padania oggi ha riservato l'apertura della prima pagina. "Case popolari: precedenza assoluta ai nostri cittadini". Il Senatùr colorisce il concetto: "Ci mancherebbe anche che vengano date le case a questi qui che arrivano. A Milano c'é gente che ha lavorato una vita e non ha la casa. Uno lavora una vita e poi diamo la casa al primo bingo bongo che arriva? Non scherziamo".

    (4 DICEMBRE 2003, ORE 12:00)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Il prefetto di Milano vuole regalare gli alloggi popolari agli immigrati extracomunitari
    Case popolari: precedenza assoluta ai nostri cittadini


    A Milano ci sono ventiduemila nostri concittadini che da anni sono in lista d'attesa per un alloggio popolare. In più ci sono circa ventimila persone sotto sfratto poiché i proprietari dei loro appartamenti - soprattutto banche e assicurazioni - hanno deciso di vendere a prezzi elevati. Di fronte a questa emergenza che riguarda i nostri cittadini, il prefetto di Milano, Bruno Ferrante, reduce dai "fastosi risultati" di lunedì scorso (grazie al suo intervento nella tarda mattinata, lo sciopero dei mezzi pubblici non è terminato alle 15 ma è proseguito per tutta la giornata), si è reso protagonista ieri di una singolare e inedita iniziativa che penalizza i nostri cittadini e avvantaggia gli extracomunitari, anche quelli clandestini e non in regola con le leggi di questo Paese. Ha convocato una riunione in Prefettura a Milano con persone da lui scelte e da lui convocate ("istituzioni, imprenditori, banchieri e settori del volontariato") per - come recita la Prefettura - "pianificare interventi di accoglienza a favore degli immigrati" e dotare gli extracomunitari, anche clandestini, "di strutture abitative più definitive". Il summit è durato due ore e al termine Ferrante ha detto che le parti "hanno risposto con sollecitudine all'appello da me lanciato", precisando che "due sono le idee sulle quali ci si muove: un centro di prima accoglienza, che non siano ghetti, e strutture abitative più definitive". I partecipanti convocati dal prefetto e che hanno aderito entusiasticamente sono: l'assessore regionale alle Opere pubbliche, Carlo Lio; l'Amministratore delegato di "Unicredit" Alessandro Profumo; l'Ad del gruppo immobiliare "Pirelli Real Estate", Carlo Puri Negri; Massimo e Milly Moratti (non si sa in quale veste); Mario Ciaccia per "Banca Intesa"; Paolo Ligresti per il gruppo Fondiaria-Sai; il segretario generale della "Fondazione Cariplo", Renato Ravasio; l'immobiliarista Marco Cabassi di "Brioschi Finanziaria"; l'Ad di "Agenzia Sviluppo Nord Italia", Fabio Terragni. E poi la rappresentanza del mondo del volontariato meneghino con don Virginio Colmegna (Caritas Ambrosiana), don Gino Rigoldi (Comunità Nuova), Sergio Cusani (Banca della Solidarietà). I primi interventi sono stati annunciati dall'assessore regionale Lio e da Ravasio della Fondazione Cariplo. Il primo ha parlato dello stanziamento di 450 miliardi di vecchie lire "per interventi di edilizia sociale. Ci sarà un altro bando con uno stanziamento di altri 450 miliardi per realizzare nuovi appartamenti". Il problema della prima accoglienza "esiste - ha sottolineato Lio - e la Regione ne ha preso atto. C'è già un bando che mette a disposizione dei Comuni 2,5 milioni di euro destinati alla prima accoglienza". Ravasio ha illustrato "un grande progetto" che prevede la costituzione di un fondo immobiliare da iniziali 50 milioni di euro "per costruire 650 appartamenti" e che, a regime, con risorse per 200 milioni porterà alla realizzazione di 2.500 appartamenti.
    L'insolita "alleanza", voluta fortemente dal prefetto, è stata altrettanto fortemente criticata dalla Lega. "E' ingiusto escluderci da un tavolo attorno al quale si parla di problemi legati a Milano", ha sottolineato il segretario cittadino della Lega Nord, Matteo Salvini. "Durante l'incontro in Prefettura - ha commentato Salvini - si è cercata una soluzione per trovar casa ad immigrati e nomadi dimenticandosi delle migliaia di milanesi senza casa e costretti ad abitare in 4 o 5 in 40 metri quadrati. Visto poi quanto sta accadendo in questi giorni a Milano - ha proseguito Salvini - ritengo surreale e deprecabile che in Prefettura si tenga una riunione del genere, che cerca una soluzione in primis, come hanno sostenuto, quindi con una via preferenziale, a nomadi ed immigrati. Il prefetto però, è bene ricordarlo, è pagato dallo Stato e quindi dai cittadini italiani ai quali dovrebbe, prima di altri, dare delle risposte. Sono inoltre contento di sapere che ci sono imprenditori filantropi disposti ad investire nell'edilizia sociale e mi auguro che lo siano davvero anche per i cittadini italiani, anche se in passato non hanno mai mostrato tanta attenzione per il sociale. Non vorrei però -ha concluso Salvini - che a fronte di questa loro disponibilità chiedessero qualcosa in cambio".


    [Data pubblicazione: 04/12/2003]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Il prefetto Ferrante e la legge del menga


    Il prefetto di Milano, Bruno Ferrante, certo conosce la "legge" che - ci si perdoni l'ardire - abbiamo citato nel titolo qui sopra, consapevoli che ci attirerà le critiche degli snob dal naso fino. Il Prefetto, tuttavia, converrà con noi che questa è la legge, di un solo e breve articolo, cui migliaia e migliaia di nostri concittadini si sentono sottoposti e che debbono subìre dopo aver appreso la notizie dell'ultima iniziativa che scaturisce dal palazzo di Corso Monforte.
    Più di ventiduemila milanesi sono da anni in lista d'attesa per avere una casa popolare. Solo a Milano altre ventimila persone, limitatamente a quelle che abitano in case di banche o assicurazioni, sono a rischio sfratto a causa della imminente vendita degli immobili da parte dei proprietari, appartamenti che le famiglie che attualmente li abitano non sono in grado di acquistare. A fronte di questa situazione, il prefetto Bruno Ferrante che cosa fa? Manda in giro una serie di inviti, convoca partners scelti esclusivamente da lui (e già questo è sintomo di un certo tipo di... "razzismo", visto che quando si fanno delle scelte, senza che siano noti i relativi criteri, ci sono anche degli esclusi...), per un paio d'ore riunisce i suoi ospiti nel Palazzo del Governo in corso Monforte e si occupa del seguente problema (tanto per usare le sue testuali parole): «Pianificare interventi di accoglienza a favore degli immigrati», in particolare per quanto riguarda «strutture abitative più definitive». Questa iniziativa del rappresentante del governo, funzionario del Ministero dell'Interno, segue quella di qualche settimana fa allorché lanciò un appello a privati e banche affinché mettessero a disposizione degli extracomunitari terreni e patrimonio immobiliare non utilizzato. Anche allora, lo confessiamo, pensammo subito agli esclusi (ci siamo di nuovo...) da parte del Prefetto: proprio quei nostri concittadini molti dei quali contribuiscono con le loro tasse a pagare il cospicuo stipendio mensile del dottor Ferrante e i suoi appannaggi.
    Non ci sono dubbi, e le risultanze dell'incontro di ieri in Prefettura lo confermano: ci pare che il dottor Ferrante stia adottando un comportamento gravissimo, stia addirittura violando una legge dello Stato, regolarmente approvata dal Parlamento ed entrata in vigore il 12 settembre di un anno fa, la legge Bossi-Fini.
    Infatti il Prefetto di Milano dovrebbe ben sapere che questa legge prevede che siano i singoli imprenditori a dover dotare di regolare contratto di lavoro ogni extracomunitario che entra nel nostro paese, e correlativamente a doversi fare carico di fornire una casa agli immigrati in regola con la legge, e limitatamente al periodo stabilito dal contratto di lavoro. Gli imprenditori, c'è scritto chiaramente sulla legge, e non le regioni, i comuni, gli enti territoriali per la casa.
    Il Prefetto Ferrante dovrebbe anche sapere bene che, nel caso un extracomunitario entri nel nostro Paese privo del regolare permesso di lavoro previsto dalla legge, sia da considerarsi un clandestino, un irregolare. E quindi vada riaccompagnato alla frontiera. Il diretto superiore del prefetto, e cioè il ministro dell'Interno Pisanu, queste cose le sa bene e siamo certi che le abbia comunicate, impartendo le relative disposizioni, a tutte le Prefetture, Milano inclusa. Non ci sono dubbi quindi sulla configurazione e sullo status degli immigrati extracomunitari: o sono in regola, e in questo caso è l'imprenditore che deve fornire loro la casa, oppure sono irregolari e quindi non possono trovare posto nel nostro Paese. E men che meno, dunque, gli si deve regalare una casa.
    Il messaggio che il Prefetto tenta di far passare è gravissimo e può avere effetti devastanti. Il primo sui nostri concittadini: a questo punto hanno la conferma di avere meno diritti degli extracomunitari, e per di più vedono un rappresentante dello Stato che non tutela i propri concittadini ma gli altri. In sostanza applica la... Legge del Menga. Il secondo è quello che riguarda gli immigrati. Il messaggio è questo: se vieni in Italia, se non sei in regola, se non hai un contratto di lavoro come impone la legge, non avere alcun timore: ti regalano la casa!
    Il comportamento del Prefetto, le sue ripetute iniziative, il suo "buonismo" da esibire in quei salotti che ci dicono gli piacciono tanto, le frequentazioni dei Vip, il suo desiderio di finire sui giornali e in Tv, cozza contro le disposizioni di legge.
    Non solo egli sembra non tenere in alcun conto la Bossi-Fini, ma va contro quelle che sono le iniziative più recenti dei rappresentanti eletti dal popolo, come ad esempio il Comune e la Regione che hanno approvato criteri ovviamente più favorevoli per i residenti nelle graduatorie per l'assegnazione delle case popolari. E quindi desta meraviglia anche il fatto che certi assessori di uno di tali organismi si presentino alla riunione di corso Monforte, offrano denaro pubblico, facciano proclami o addirittura prendano impegni. Né va sottovalutato il fatto che le Fondazioni bancarie, così sollecite a spogliare i risparmiatori attraverso la rete dei loro sportelli in cui vengono consigliati investimenti a rischio, dimentichino che i soldi pubblici non possono essere dilapidati.
    Bene ha fatto la Lega a protestare contro questo stato di cose e contro questi preoccupanti chiari di luna. Ci dobbiamo forse pentire di essere milanesi, di essere nati e cresciuti nel Nord o in qualunque altra parte d'Italia, di non avere la pelle nera, di non essere arrivati su un barcone e senza documenti, di non aver violato fin dall'inizio le regole e le leggi di questo Paese, di aver sempre pagato le tasse, di aver rigato diritto? Tutto questo costituisce un titolo di merito o un handicap incolmabile? Come possiamo tollerare e concepire che i nomadi (di cui ammiriamo le, per noi inarrivabili, Mercedes e BMW quando passiamo con le nostre sgangherate utilitarie accanto ai loro campi) o i clandestini o gli irregolari o i fuorilegge extracomunitari godano di maggiori diritti rispetto a noi?
    E non ci si venga a parlare di buonismo, di carità, di prima accoglienza, di obblighi morali. Il nostro prossimo più prossimo è rappresentato dai nostri concittadini più poveri e che soffrono e che non hanno una casa. Perché i nostri "ultimi" devono sempre essere mandati in fondo alla coda ogni volta in cui si avvicinano allo sportello degli aventi diritto? Perché solo e sempre per loro deve valere la famigerata e iniqua Legge del Menga?


    [Data pubblicazione: 04/12/2003]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    MILANO / INCONTRO PREFETTO-INDUSTRIALI PER DARE CASA PRIMA AGLI STRANIERI
    Salvini: questo è razzismo al contrario


    ALESSANDRO MORELLI
    --------------------------------------------------------------------------------
    «È assurdo che si pensi sempre prima agli stranieri che ai cittadini milanesi e lombardi. Questo è razzismo al contrario».
    Dura la reazione di Matteo Salvini, capogruppo in consiglio Comunale e segretario provinciale leghista all'incontro per pianificare interventi di accoglienza a favore degli immigrati e in particolare per trovare alloggio per gli stranieri, tenutosi ieri in prefettura tra il prefetto, Bruno Ferrante, alcuni protagonisti della grande finanza milanese come Massimo Moratti, Marco Cabassi, Paolo Ligresti, Carlo Puri Negri, della Pirelli, Ravasio della Fondazione Cariplo, Mario Ciaccia per Banca Intesa e l'ad di Unicredit Profumo, alcuni politici come l'assessore regionale alle politiche per la casa, Carlo Lio e la moglie del presidente dell'Inter, Milly Moratti, consigliere comunale dei Verdi. Presenti all'incontro anche rappresentati del volontariato: Don Rigoldi, don Virgino Colmegna della Caritas e la vecchia conoscenza Sergio Cusani per la Banca della Solidarietà.
    Tutti hanno risposto all'appello lanciato due mesi fa dal prefetto, che definisce l'incontro «utile». Una riunione «nella quale - dice - ho registrato grande disponibilità e sentito molte idee interessanti». Un'insolita "alleanza", voluta fortemente dal prefetto, che seguirà due «linee d'intervento: quello per la prima accoglienza ed in prospettiva quella per soluzioni abitative più definitive».
    Secondo Salvini, invece: «Questa è una forma di razzismo verso i cittadini. Ci sono 22mila milanesi nelle liste d'attesa per le case popolari, circa 20mila persone che abitano in case di banche o assicurazioni, che sono a rischio sfratto a causa della vendita degli immobili. Di fronte a questa situazione come è possibile dare precedenza a chi non è milanese? - si chiede il segretario provinciale del Carroccio -».
    Capogruppo Salvini, non le sembra strano che Regione e Comune approvino proposte per dare più punti nelle graduatorie ai residenti e, invece, prefetto e industriali di vario genere, vadano esattamente all'opposto?
    «È assurdo. Mentre chi viene eletto dai cittadini dice che bisogna agevolare chi ha pagato negli anni le case popolari, alcuni i vertici delle istituzioni fanno esattamente il contrario».
    Le fondazioni bancarie, ieri ben rappresentate, non "vivono" grazie ai correntisti? Non dovrebbero utilizzare i loro fondi per iniziative culturali o sociali indirizzate a chi le sostenta?
    «Quando la Lega ha proposto di rivedere i meccanismi di nomina dei vertici delle fondazioni si è vista una levata di scudi. Questo perché, ad oggi, questi enti possono spendere i soldi della gente come vogliono, senza alcun passaggio democratico. Ho si cambia il sistema o vedremo altre "belle" idee come questa».
    La linea scaturita nell'incontro afferma: casa prima a immigrati e nomadi. Lei cosa ne pensa?
    «Il requisito per dare una casa è che si abbiano documenti in regola e figli a carico. Secondo la Lega a Milano non dovrebbero esserci campi nomadi, questi potrebbero essere egregiamente ospitati in quei comuni di sinistra che a parole si dicono aperti agli zingari. Se gli apolidi, poi, vogliono una casa facciano domanda e, se ne hanno i diritti, aspettino come aspettano tutti i milanesi».
    Non ritiene comunque importante il segnale che famosi imprenditori si muovano verso il sociale?
    «Certo, penso però che i signori Moratti e Ligresti, che magari sono i primi a sfrattare e a mettere in mezzo alla strada la gente con le società edilizie "di famiglia", al posto che pensare a dare alloggio a immigrati e zingari, se volessero pensare al sociale, dovrebbero fare quanto loro possibile - e pensiamo sia tanto - per calmierare il mercato degli affitti».
    E il prefetto? Lei approva la sua iniziativa?
    «È incredibile che il rappresentante governativo perda tempo non per tutelare i cittadini, da cui prende i soldi, ma per dare casa agli stranieri».
    È già stato annunciato un nuovo incontro. Secondo lei il Carroccio potrebbe essere un interlocutore fattivo?
    «Visto che erano presenti anche altri esponenti politici ora la Lega si aspetta di essere convocata. Di idee nel merito ne abbiamo molte...».


    [Data pubblicazione: 04/12/2003]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Thumbs up "Niente case ai bingo bongo"

    Il leader della Lega si scaglia contro Ferrante che ieri ha proposto alloggi per gli immigrati. "Faremo resistenza"
    Milano, Bossi contro il prefetto



    Umberto Bossi

    MILANO - "Case ai milanesi, no ai bingo bongo". E' l'espressione usata dal ministro per le riforme, Umberto Bossi, per criticare il prefetto di Milano, Bruno Ferrante. Che ieri ha convocato una riunione con le istituzioni, gli imprenditori, i banchieri e il mondo del volontariato, al fine di pianificare interventi di accoglienza a favore degli extracomunitari.

    Per il leader della Lega Ferrante è "uno già noto per aver cercato di forzare la legge Bossi-Fini". A questa sua nuova idea il Senatùr risponde senza mezzi termini in un'intervista a 'Radio Padania': "Case per gli immigrati non ce ne sono. Non ci possono essere. A Milano ci sono già 42 mila persone che aspettano un alloggio. Le case si danno prima ai lombardi e non al primo 'bingo bongo' che arriva".

    Quanto alle moschee, non se ne parla: "Se si comincia a dare agli immigrati le case e poi gli si fanno aprire le moschee - avverte Bossi - invece che calmare le acque si va verso il cataclisma". E insiste: "Gli extracomunitari qui non sono a casa loro ma a casa di altri che fanno loro il favore di farli lavorare", ma niente di più.

    Insomma le proposte come quella del prefetto di Milano "invece di portare alla pacificazione, gettano benzina sul fuoco" perché "non possono fare case per gli immigrati coi soldi dei lombardi. Altrimenti faremo resistenza".

    Secondo Bossi il discorso sugli immigrati comunque è "molto più complesso di quello che fanno certi pagliacci che ne fanno una questione per apparire quello che non sono. La gente oggi è infinitamente più incazzata di prima".
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    Attacco al prefetto di Milano anche da parte del quotidiano 'La Padania' che riserva l'apertura al titolo 'Case popolari: precedenza assoluta ai nostri cittadini' e un editoriale titolato: 'Il prefetto Ferrante e la legge del menga'.


    (4 dicembre 2003)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    IMMIGRATI: FERRETTO (AN), PRIORITA' CASE A CHI PAGA TASSE
    DICHIARAZIONI BOSSI DEGNE DEL KU KLUX KLAN
    Milano, 4 dic. (Adnkronos)- ''Sembrano dichiarazioni di un esponente del Ku Klux Klan piuttosto che quelle di un ministro della Repubblica Italiana, e sono per questo inaccettabili, vergognose e offensive''. Queste le dure parole di Silvia Ferretto, esponente lombarda di An, in merito alla definizione di 'Bingo Bongo' usata dal ministro Umberto Bossi, parlando degli immigrati.
    (Mrs/Lr-Cnz/Adnkronos)
    04-DIC-0315:18



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    La stessa Ferretto di An che si straccia le vesti contro i cartelli in lingua lombarda (li vorrebbe in Latino), che vorrebbe tricolori ovunque, che sbraita contro i tedeschi sudtirolesi in nome dell'"unità nazionale", che ha gioito della condanna a 10 mesi a Galli e che ha definito la pena "troppo lieve", e che ora si schiera a fianco di Fini con la Kippa e vuole il voto agli immigrati?
    Vergogna!!!!! Questi sono i nostri veri nemici! AN è nemico numero uno delle genti padane. Oramai piu' ancora dei cessi sociali e di rifondazione.

  10. #10
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    BOSSI: PRC, DICHIARAZIONI DISGUSTOSE E RAZZISTE
    04/12/2003 - 15:19

    (ASCA) - Roma, 4 dic - ''Disgustose ma in linea col personaggio le dichiarazioni odierne del Ministro Bossi in merito alla possibilita' che si prospetta a Milano, per i migranti di avere accesso ad una abitazione dignitosa. Le accuse rivolte al Prefetto del capoluogo lombardo di aver gia' 'forzato' la legge Bossi-Fini, sono il corollario di una preoccupante scelta politica''. Lo ha affermato Carlo Carocci, responsabile del dipartimento immigrazione di Rifondazione Comunista. ''La Lega -ha aggiunto- conferma per l'ennesima volta di voler essere il punto di riferimento di un pensiero xenofobo, razzista e populista che rischia di tradursi in pericolo concreto per la quotidiana vita dei tanti e delle tante migranti. Quante 'ronde padane' si sentiranno piu' protette da oggi nel loro agire squadristico? Sara' il governo a rispondere di ognuno degli episodi che da questa, come dalle tante recenti dichiarazioni leghiste, potranno derivare?''. min/mcc/alf
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