La Lega attacca in aula il senatore: "Non può parlare chi è cocainomane confesso". E il gruppo per protesta lascia Palazzo Madama. Insorge l'Ulivo: "Comportamento indecente".
di Luca Gelmini
ROMA - "Quando me lo sono visto lì in aula che prendeva la parola, sono rimasto secco". Che Emilio Colombo non vada a genio ai lumbard non è una novità. Il "là" l'ha dato proprio il sorpresissimo Roberto Calderoli che nei giorni scorsi ha ipotizzato il test antidoping per gli onorevoli. Battuta un po' strampalata, ma non troppo visto che cadeva nei giorni dello scandalo coca-luci rosse che aveva trascinato nel fango politici e vip, Colombo compreso. Da quel momento, come spesso capita nel pianeta del Carroccio, l'idea ha preso entusiasticamente corpo fino a tramutarsi in una studiata strategia politica. A metterla in pratica ci hanno pensato oggi quelli del Senato. Guidati dal capogruppo Francesco Moro hanno aspettato che il "bersaglio" fosse nel mirino e hanno sparato. E per Colombo, senatore a vita finito alla ribalta delle cronache giudiziarie per una storia di festini nella Roma bene, è stata di nuovo una brutta giornata.
Accade tutto durante le dichiarazione di voto sulla legge riguardante la procreazione assistita. Colombo (che pochi istanti prima aveva riferito ai colleghi sull'allargamento dell'Unione) si iscrive a parlare, schiarisce la voce e annuncia il suo voto a favore. E' un intervento alla camomilla, senza troppi voli pindarici, e con la precisazione di non voler entrare "nella polemica tra cattolici e laici".
Ma è comunque troppo per il Carroccio. Al momento di esprimere il giudizio finale sulla legge, il capogruppo Moro interviene per lanciare la Fatwah padana. Che in due parole si riassume così: lasceremo l'aula ogni volta che il senatore a vita interverrà. La motivazione suona come una condanna anticipata: "Colombo non ha rispettato quei valori di cui ha parlato. Colombo non è stato eletto dal popolo, la sua carica pensiamo che abbia altri scopi e non certo quelli che lui stesso ha ammesso davanti alla magistratura". Subito dopo il gruppone padano infila l'uscita in perfetto ordine militaresco. Intanto in Transatlantico e fuori da Palazzo Madama si è già scatenato un putiferio. "E' semplicemente indecente", sbotta a caldo Nicola Mancino. Anche Francesco D'Onofrio, presidente dei senatori dell'Udc, prende le difese di Colombo. Willer Bordon della Margherita bolla le dichiarazioni di Moro come "un ulteriore capitolo del grado di intolleranza e di inciviltà cui la Lega ci sta abituando ormai quasi quotidianamente".
Viene alla mente un precedente: il cappio dell'impiccagione fatto dondolare a Montecitorio dal leghista Leoni Orsenigo sul finire della Prima Repubblica. Ma i bossiani negano su tutta la linea. Il capo-rivolta Moro non le manda a dire: "Un drogato non dà lustro all'Italia. Il Del Vecchio di Luxottica o il Luca Cordero di Montezemolo della Ferrari, quelli sì che sono degni senatori a vita". Per Piergiorgio Stiffoni, senatore di Treviso, è una questione di principio: "Quel personaggio lì - Colombo appunto, ndr - è un reo confesso. Ha ammesso davanti ai giudici di aver fatto uso di cocaina, devo aggiungere altro? E poi non è obbligato a venire in aula. La Montalcini per esempio non si è mai vista al Senato".
D'altronde, fosse stato per i leghisti Colombo al Senato non ci avrebbe mai neanche dovuto mettere piede. Quando nel gennaio di quest'anno Ciampi lo nominò senatore a vita, l'unica voce contraria che si levò dai Poli fu quella del capogruppo della Lega alla Camera Alessandro Cé che parlò "di incarico anacronistico". Oggi ha sicuramente gioco più facile Calderoli nell'annunciare battaglia totale al venerabile democristiano. "Anche ai tempi del sottosegretario Micciché ho sempre pensato - dice Calderoli al Nuovo - che il governo dovesse assumere una posizione ferma in merito al coinvolgimento dei politici in questione legate alla droga. Ma il caso Colombo è più grave". La richiesta di dimissioni resta lì appesa. "Si è molto ironizzato sulla mia proposta del test antidoping ai deputati che, ammetto, avrebbe dei profili di incostituzionalità. Ma visto che se ti trovano ad usare alcol o droghe leggere ti sospendono la patente, non vedo perché non si debba far decadere chi da senatore a vita ha commesso lo stesso tipo di abuso".
(11 DICEMBRE 2003, ORE 19:00)




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