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    Predefinito Neo-celtismo e massoneria

    PARODIE CONTEMPORANEE DELLA CELTICITÁ

    di Adolfo Morganti


    A) Nascita della "nouvelle vague" spiritualista.

    L’interesse per la religione celtiche, diffuso da alcuni anni ad un livello oramai quasi di massa, va compreso da un lato nell’orizzonte della generale "domanda del Sacro" che, inevasa, affligge l’uomo moderno, spingendolo ad un confronto diretto con le varie forme dell’esperienza religiosa dell’umanità, e nel contempo all’interno delle categorie del cosiddetto "neospiritualismo", ossia il tentativo umano (troppo umano ...) di fabbricarsi delle religioni personali, degli idoli da adorare non tollerando la solitudine esistenziale profonda di chi vive in un mondo privo di senso.
    Tuttavia è bene chiarire che le radici storiche dell’attuale interesse per la religione celtica che privilegia un punto di vista "operativo" (ovvero, che rivendicano una sua attualità pratica) risalgono non a pochi anni addietro, ma al XVIII secolo, quello dei "lumi", ed al retroterra occultistico dell’illuminismo.
    È cosa ormai nota che nell’ambiente illuministico francese del XVIII secolo nacquero decine di filoni neospiritualisti, destinati poi spesso ad un luminoso avvenire: basti pensare a Cagliostro ed alla sua magia, a Mesmer e al suo magnetismo, alla Massoneria speculativa col suo apparato culturale frutto di un sincretismo sfrenato. La ricerca storica contemporanea si è soffermata più volte sui singolari "doppi fondi" che facevano dei difensori diurni della raison, raffinati libertini e caustici critici della religione cattolica, notturni esploratori del paranormale, della magia, dell’esoterismo.
    In quel clima, in cui la pregiudiziale anticristiana era in effetti l’unico collante in grado di rendere solidali esperienze assai difformi tra loro, si assistette al risvegliarsi dell’interesse nei confronti delle religioni antiche, appunto pre-cristiane: l’idea di fondo era che in tal modo fosse possibile rivitalizzare una spiritulità originaria, più antica e quindi più pura del cristianesimo, sostituendosi ad esso.
    I filoni che conobbero una maggior popolarità, soprattutto negli ambienti intellettuali parigini furono quello egittizzante (1) ed ermetico, ispiratore di tutta la nouvelle vague neo-magica e massonica fino ai giorni nostri. Ma accanto ad esso non può essere dimenticato il filone che cercò di tornare indietro rispetto al cristianesimo rimanendo per ossequio nazionalistico in terra di Francia, quindi nella direzione di una riscoperta della religione celtica.
    All’interno di questo specifico filone confluirono in breve tempo anche altre tendenze:
    a) il tradizionale gallicanesimo, proprio anche alla Chiesa cattolica francese, proiezione in spiritualibus del tradizionale nazionalismo francese, avverso ad ogni forma di universalità.
    b) nei decenni immediatamente successivi, l’interesse romantico (e quindi del tutto scisso dalla concretezza storica) verso le radici popolari e folkloristiche delle culture: in terra di Francia, in maniera solo apparentemente paradossale, alla lotta contro ogni minoranza etnico-linguistica e corpo intermedio comunitario concreto (si ricordino il caso vandeano e bretone, e la lotta giacobina contro le strutture sociali tradizionali secondo l’esempio della nota Legge Chapelier contro le corporazioni), si unì un interesse erudito nei confronti di un passato spesso letto attraverso lenti deformati dall’ideologia borghese.

    B) I nuovi druidi.

    La storia del movimento neo-druidico contemporaneo inizia quindi nel XVIII secolo: in mezzo ad una pletora di pseudo-Templari, di grandi Cofti, di falsi Rosacroce appaiono anche i Druidi. Questo sostengono, almeno, gli attuali "druidi" francesi, che raccontano la storia di un abate benedettino, Bonaventure Guyon, che in realtà sarebbe stato un archidruida nascosto, il quale a partire dal 1763 avrebbe profetizzato (c’è da dubitarne ?) la fine della monarchia e l’epopea di Napoleone, magnifico come "il Messia umano della nostra razza" (2). I "legami tradizionali" tra il Collegi Druidico delle Gallie e la "nuova monarchia imperiale" napoleonica sarebbero stati in questo contesto rinsaldati a partire dal Concordato sulla libertà di culto del 15 luglio 1801: ecco che grazie all’influenza spirituale occulta dei moderni druidi Napoleone Bonaparte si trasforma in nell’apostolo della "Renaissance de l’Empire Celtique" (3).
    Nell’album di famiglia del neo-druidismo, per tentare di giustificare almeno una parvenza di continuità tra la religione celtica autentica degli antichi Galli (estintasi nelle Gallie al più tardi verso il V secolo d.c.) e la propria struttura, vengono sovrapposti Carlo Magno, i vari teorici del gallicanesimo, Filippo Augusto, Giovanna d’Arco, i Catari, gli abati di Citeaux e di Clairvaux, Richelieu e Luigi XIV, in un tipico mélange pseudo-storico fondato su presunte tradizioni esoteriche ed informazioni riservate. Beninteso, non si tratta di un caso isolato: ogni setta bisognosa di crearsi una legittimità storico-spirituale tende ad affastellare simili fantasiosi alberi genealogici (basti pensare alla Massoneria).
    I teorici dell’attuale neo-druidismo collegano l’ufficiale svelamento essoterico del neo-druidismo all’avvento dell’Età dell’Acquario, sottolineando il ruolo della persona dell’allora "Gran Druida", ovvero "Sua Perfetta Serenità" Phileas Lebesgue (4). In altri termini, più concreti, la storia reale di questi gruppi inizia nei primi decenni di questo secolo: come di consueto, a giustificare la pretesa segretezza di una "catena iniziatica" inesistente, si sventola la necessità della clandestinità come misura utile a "sfuggire alle persecuzioni ordinate dai nemici della nostra dottrina" (5) ; la psicosi del "martire del libero pensiero" si tinge di mistica celtizzante: se la leggenda nera dell’Inquisizione non fosse esistita le sette avrebbero dovuto inventarla, vista la tentazione di prolungarne l’esistenza fino alla prima guerra mondiale !

    C) Dopo il ‘68: la riscoperta della sacralità della terra. Forme e peculiarità del neo-celtismo.

    In epoca contemporanea, la renaissance del neo-celtismo si tinge effettivamente di tinte acquariane: all’interno di quel brodo di cultura che è oggi chiamato new age, il neo-celtismo diviene una variante tra le altre di quella "religione della terra" inesistente nella concretezza storica ed estrapolata dalle opere degli antropologi evoluzionisti dell’ottocento (Frazer in prima fila ): un primitivismo adatto a moderni decadenti.
    Sotto l’etichetta di "celticità" vengono quindi contrabbandati un singolare simultaneo fideismo nei confronti della scienza e dello spiritualismo (6), uno spiccato panteismo (il mondo è esso stesso Dio) e la negazione dell’universo dello spirito umano (con il rifiuto delle religioni universali, in primis il cattolicesimo), l’adesione a larga parte dell’armamentario dottrinale classico della Teosofia (la teoria dei Grandi Iniziati, dell’età dell’Acquario, il femminismo mistico, la supervalutazione dell’emozionalità individuale, il mito ideologico dell’Evoluzione cosmica e della libera ricerca spirituale) (7)
    Una configurazione culturale che si sposa perfettamente con le mitologie libertarie sessantottine e settantasettine: non è infatti un caso che ancora oggi la maggior parte degli adepti di culti e sette neo-celtiche provenga da ambienti ideologici e culturali di sinistra ed estrema sinistra, così come non appare casuale la grande confusione che in questi stessi ambienti viene costantemente fatta tra "esperienza" ed esperienza spirituale.

    D) La parola alla storia delle religioni: perché non è possibile un neo-celtismo ?

    Ma la domanda di Sacro che, in ogni caso e malgrado tutte le parzialità e deformazioni, esiste dietro il successo attuale dei culti neo-celtici esige una risposta chiara. Ebbene, è responsabilità di chiunque operi consapevolmente per la salvaguardia dell’identità culturale europea dire chiaramente che non è possibile nessuna sopravvivenza di una tradizione religiosa senza tradizione della sua gerarchia sacerdotale e del suo apparato culturale e sacrificale; e si sa bene che a partire dal VII secolo d.C. in nessun angolo della tradizionale area celtica ne è attestata la sopravvivenza. Chiacchiere su presunte "tradizioni iniziatiche segrete", "centri occulti" etc. ingannano solamente coloro che in ogni caso desiderano farsi ingannare, mentre sugli alberi genealogici accampati a difesa di questa continuità è meglio stendere un velo pietoso.
    Questa (ed altre) confusione in ambito religioso è in effetti possibile solamente grazie alla crassa ignoranza che affligge l’uomo secolarizzato in materia di spiritualità; e se è bene rispettare la buona fede che spinge molti giovani alla ricerca di improbabili esoterismi , è necessario nello stesso tempo demistificare le costruzioni irreali di personaggi che nella veste di guru, druida o vate, soddisfano in primo luogo la propria lussuria di potere.
    Attorno alla sopravvivenza della tradizione celtica fino ai giorni nostri basti questa notazione conclusiva di Françoise Le Roux: "...l’esoterismo celtico si è calato e confuso nel cristianesimo. Vale la pena aggiungere, di sfuggita, che questo è un motivo sufficiente perché i druidi non possano più sussistere in alcun modo, se non in chiave puramente e semplicemente parodistica" (8).


    NOTE

    1) Cfr. sul tema J. Baltrusaitis, La ricerca di Iside, Adelphi.
    2) P. e R. Bouchet, Les Druides. Science et philosophie, R. Laffont, p. 155 e seguenti. Uno degli autori sostiene di essere l’attuale archidruida delle Gallie.
    3) Idem, p. 164.
    4) Idem, p. 276.
    5) Idem.
    6) Cfr. l’Introduction a Les Druides, cit., pp. 9 e segg.
    7) Sul tema, cfr. R. Guénon, Il Teosofismo, 2 volumi, edizioni Arktos.
    8) Cit. in H. C. Puech (a c.), Storia delle religioni, vol.5, Slavi, Balti, Germani e Celti, Laterza
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Ordine di Eri: Denominazione del "Ramo Rosso di Eri" (ovvero d’Irlanda, dall’antico gaelico Erin), un’istituzione "rivivificata" in Irlanda alla fine del XIX secolo da John Yarker, nel tentativo di ricupero della tradizione celtica in Massoneria. Non rappresenta certo l’unico esperimento del genere, in quanto intersezioni massonico celtiche emergono in altre istituzioni massoniche. L’O. rivendica origini antiche, anche se in chiave leggendaria, poiché sarebbe stato fondato dal Re degli irlandesi nel 1697 a.C., con connotati cavallereschi. In effetti l’O. sarebbe pervenuto nelle mani di Yarker dal venerabile di una Loggia inglese di Gibilterra, tale Irwin, che a sua volta avrebbe ricevuto la tradizione dal capitano di un mercantile statunitense, depositario dell’O. ricevuto dai suoi antenati irlandesi emigrati in America nel settecento. La tradizione vuole che i ruoli principali in seno all’antico O. fossero quelli di Ollamh (istruttore ed ospitaliere), Brehon (giudice), Cruimthear (sacerdote) e Bard (Cantore), ancora oggi presenti nella gerarchia eriana. Sul piano rituale la componente bardica gioca un ruolo essenziale, poiché i contenuti dei tre gradi dell’O. sono in buona parte espressi in versi, e rievocano vari avvenimenti tratti dall’epica e dal folklore irlandese. La suddivisione dei gradi ricalca un modello cavalleresco evidente: · 1) Uomo d’arme (Man at arms); · 2) Scudiero (Esquire); · 3) Cavaliere (Knight). Nel primo grado il candidato viene simbolicamente armato, mentre nel Capitolo (Faslairt) riecheggiano gli insegnamenti del bardo celtico medioevale Mac Leag. Il secondo grado sprona all’umiltà ed al servizio degli antichi re d’Irlanda, simboli di unità e di giustizia. Il terzo abilita il neo Cavaliere dell’O. al combattimento spirituale ed all’esaltante ricompensa che ne segue, immettendolo nella memoria storica della nazione irlandese attraverso la commemorazione delle antiche gesta dei suoi abitanti. Simboli fondamentali dell’O. sono la Croce Celtica e la foglia di Shamrock, un tipo di trifoglio tipico dell’Irlanda (che è detta appunto "The Shamrock isle"). La Croce Celtica può essere classificata tra i simboli "mandala" (v.), in quanto le braccia della croce dividono il cerchio retrostante in quattro quadranti, e la figurazione riproduce così il mondo e le quattro direzioni universali. Interessante anche osservare come gli angoli retti formati dall’intersezione dell’asse verticale con quello orizzontale siano smussati in rientranze circolari, quasi a moltiplicare il Centro ideale (Cerchio intimo della Croce) in un’ulteriore figurazione cruciforme. Capo dell’O. è un Illuminatissimo Gran Maestro, coadiuvato da otto Cavalieri di Gran Croce (grado onorifico conferito ai cavalieri di provata fede ed esperienza), e dai cosiddetti Ufficiali Ard (termine irlandese che significa Alto). A capo dell’unico capitolo, operante sotto il titolo Brian Boru, sta un Illuminato Cavaliere Commendatore. Ritualità e normativa dell’O. sono contenute rispettivamente nel Salterio Maggiore ed in quello Minore. Nel contesto della fenomenologia massonica, l’O. si presenta quindi come un autonomo corpo bardico e cavalleresco, che rivendica mitiche origini precristiane e legami organici con le memorie irlandesi. Come anche la Scozia, l’Irlanda si trova alla confluenza dei due mari, quello della tradizione celtica e quello della tradizione cristiana. L’O., come l’Ordine Reale di Scozia (v.), esotericamente riflette tale confluenza. Agli elementi bardici e cavallereschi, l’O. aggiunge significativamente l’elemento simbolico vegetale, costituito dalla Shamrock, che parallelamente alla conservazione dell’Irishry, rappresenta l’immortalità dei Cavalieri spirituali, raccordandosi così alla Maestria Muratoria.
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