Resisti con gli iracheni, da liberale
di Massimo Fini
Quotidiano Nazionale 10/12/03
Il 13 dicembre dovrebbe svolgersi a Roma una manifestazione «a sostegno della resistenza irachena». Questa manifestazione «autoconvocata», nel senso che non è stata indetta da nessun partito ma è un’inziativa spontanea è sotto violento schiaffo sia da parte della sinistra che della destra. Il Manifesto e Liberazione l’hanno attaccata perché fra le migliaia di firmatari dell’appello «a favore del popolo iracheno» ci sarebbero alcune persone con un passato di estrema destra e quindi realizzerebbe, secondo i due giornali dell’estrema sinistra, un connubio mostruoso; i giornali di ispirazione liberale, o che si dicono tali, il Corriere della Sera, La Repubblica, Il Foglio, Libero per motivi di sostanza e Francesco Merlo ma anche il portavoce di Forza Italia, Sandro Bondi, sono arrivati a chiedere che la manifestazione sia vietata perché essendo l’Italia in guerra contro il terrorismo realizzerebbe una inaccettabile ‘connivenza col nemico’.
Ora, si può essere, naturalmente, contrarissimi a questa manifestazione ma se ci diciamo democratici e liberali abbiamo il dovere di essere coerenti con i nostri principi. Nell’Italia democratica qualsiasi manifestazione è lecita purché si svolga ‘pacificamente e senz’armi’ (art. 14 Costituzione). L’argomentazione di Bondi e Merlo non regge perché qui l’Occidente sconta l’ambiguità con cui si muove da qualche tempo e l’essersi messo sotto i piedi ogni regola d diritto internazionale. Noi oggi facciamo la guerra senza dichiararla, come avveniva ai vecchi tempi. Così è stato in Jugoslavia, in Afganistan e anche in Iraq. Ci comportiamo in questo modo perché ci vergogniamo di fare la guerra e infatti la chiamiamo «operazione umanitaria» o di «peace keeping». In più in Italia non la dichiariamo perché violeremmo l’articolo 11 della Carta costituzionale. Aggiriamo cioè la nostra Costituzione.
Così non c’è una dichiarazione di guerra dell’Italia contro l’Iraq di Saddam e ciò toglie ogni plausibilità alla tesi di Merlo e di Bondi, perché noi non siamo formalmente in guerra contro i guerriglieri o i terroristi iracheni. Accettare la tesi di Merlo e di Bondi — che la nostra guerra non dichiarata al terrorismo internazionale implica la limitazione dei diritti liberali — significherebbe che è vietata ogni manifestazione a favore di qualsiasi indipendentismo che faccia anche uso del terrorismo, come, per esempio, quello ceceno. Vorrebbe dire mettere la mordacchia a qualsiasi opinione che esca dal «politically correct» della destra e della sinistra attuali. Ma in democrazia anche opinioni che escano da questo «pensiero unico» hanno diritto di esistenza. Come le altre.




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