Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 22
  1. #1
    Vox
    Data Registrazione
    08 Mar 2003
    Località
    Terra del sole e del mare
    Messaggi
    7,406
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Vittorio Feltri ... un uomo ... una parola ...

    «Per 14 anni, diconsi quattordici anni, la Fininvest ha scippato vari privilegi, complici i partiti: la Dc, il Pri, il Psdi, il Pli e il Pci con la loro stolida inerzia; e il Psi con il suo attivismo furfantesco, cui si deve tra l'altro la perla denominata "decreto Berlusconi", cioè la scappatoia che consente all'intestatario di fare provvisoriamente i propri comodi in attesa che possa farseli definitivamente.

    Decreto elaborato in fretta e furia nel 1984 ad opera di Craxi in persona, decreto in sospetta posizionedi fuorigioco costituzionale, decreto che perfino in una repubblica delle banane avrebbe suscitato scandalo e sarebbe stato cancellato dalla magistratura, in un soprassalto di dignità, e che invece in Italia è ancora spudoratamente in vigore senza che i suoi genitori siano morti suicidi per la vergogna».

    Chi pensasse che abbiamo deciso di riciclare il monologo di RaiOt si tranquillizzi. Questa non è Sabina Guzzanti.

    È Vittorio Feltri...

    ... quando faceva ancora il giornalista e dirigeva L'Europeo.

    Per quanto strano possa sembrare a chi le legge oggi, quelle parole sono tratte da un suo editoriale dell'11 agosto 1990, all'indomani dell'approvazione della legge Mammì, da lui giudicata roba da "repubblica delle banane" e anche peggio.

    Ora che passa la legge Gasparri, una Mammì al cubo che consente a Berlusconi di fare definitivamente i propri comodi in sospetta posizione di fuorigioco costituzionale, è una vera fortuna che Feltri abbia cambiato idea, senza per questo morire suicida per la vergogna. Altrimenti una citazione per danni per 20 miliardi da Mediaset a cura dello studio Previti non gliela leverebbe nessuno.

    Lo stesso giorno del mica tanto lontano1990, il Feltri prima della cura aggiungeva una condivisibile analisi del monopolio
    berlusconiano della televisione commerciale e di come era stato accumulato:

    «Il dottor Silvio di Milano 2, l'amico antennuto del Garofano, pretende tre emittenti, pubblicità pressoché illimitata, la Mondadori, un quotidiano e alcuni periodici. Poca roba. Perché non dargli anche un paio di stazioni radiofoniche, il bollettino dei naviganti e la Gazzetta ufficiale, così almeno le legge se le fa sul bancone della tipografia?» (L'Europeo, 1-8-1990).

    Al cantar l'uccello ...

    B.

  2. #2
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    168,846
     Likes dati
    12,148
     Like avuti
    15,274
    Mentioned
    580 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito

    In Origine Postato da antonio
    interessante, molto interessante..e disarmante...
    ho provveduto a postare la I parte del thread sul forum CdL..
    Se vuoi ho il testo intero.
    Ma tanto, di la, dura poco. E anche di qua, purtroppo...

  3. #3
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    168,846
     Likes dati
    12,148
     Like avuti
    15,274
    Mentioned
    580 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito

    Stai parlando di un pregiudicato per calunnia...

    Quello che stampa la robaccia della quale si imbottiscono il cervello (nel senso dello spazio che dovrebbe occuparlo) i bananas.

  4. #4
    Vox
    Data Registrazione
    08 Mar 2003
    Località
    Terra del sole e del mare
    Messaggi
    7,406
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In Origine Postato da MrBojangles
    Se vuoi ho il testo intero.
    Ma tanto, di la, dura poco. E anche di qua, purtroppo...
    Credi che lo eliminano?

    O ti riferisci al fatto che nessun forzaitaliota risponderà?

    Basta che leggano...

    B.

  5. #5
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    168,846
     Likes dati
    12,148
     Like avuti
    15,274
    Mentioned
    580 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito

    In Origine Postato da Barbanera
    Credi che lo eliminano?

    O ti riferisci al fatto che nessun forzaitaliota risponderà?

    Basta che leggano...

    B.
    Per leggere, leggono; solo non capiscono...

    Non ci sono le fugure...

  6. #6
    Vox
    Data Registrazione
    08 Mar 2003
    Località
    Terra del sole e del mare
    Messaggi
    7,406
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    "Caro Di Pietro, è meglio che si riguardi. Le faranno la guerra con disonestà, che è la loro arma migliore... Già hanno detto che lei è manovrato di Tizio, Caio e Sempronio... che lei fa il gioco oscuro di oscuri golpisti... che lei è un esaltato e agisce non per spirito di giustizia, ma per farsi bello con le folle... Ora diranno che lei in fondo non è uno stinco di santo e troveranno qualche calunniatore disposto a buttare lì qualche pettegolezzo velenoso... Se riescono a smontare lei, smontano anche l'inchiesta. La sua fortuna è di essere bravo e libero: cioè invidiato". (Vittorio Feltri, L'INDIPENDENTE, 15 giugno 1992).



    * "Che i giudici mirassero non a moralizzare bensì a condizionare la politica è una menzogna. Onorevole Craxi, cosa vuole che importi a Di Pietro delle finalità politiche. I giudici lavorano tranquilli, in assoluta serenità: sanno che i cittadini sono dalla loro parte. Come dalla loro parte siamo stati noi, sempre" (Vittorio Feltri, L'INDIPENDENTE, 16 dicembre 1992).



    * "Delegittimando i pentiti, gli imputati dei processi di mafia si assicurano l'impunibilità... Svalutare la deposizione di chi ha commesso un reato e si è ravveduto significa smantellare interi castelli accusatori. Ecco perché i socialisti sono tra quelli che urlano con maggior vigore contro i pentiti... Nelle deposizioni dei pentiti (che non vanno scambiati per oracoli, ma neppure respinti a priori, e sottoposti a meticolose verifiche) vi saranno forzature e falsità, ma non solo quelle. E' impossibile che tutto il castello accusatorio su Andreotti sia parto della fantasia (malata o remunerata) dei picciotti passati dalla piovra alla Giustizia" (Vittoio Feltri, L'INDIPENDENTE, 4 dicembre 1992 e 21 aprile 1993).

    Sante parole!.

    B.

  7. #7
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    168,846
     Likes dati
    12,148
     Like avuti
    15,274
    Mentioned
    580 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito La buona compagnia...

    In Origine Postato da Barbanera
    "Caro Di Pietro, è meglio che si riguardi. Le faranno la guerra con disonestà, che è la loro arma migliore... Già hanno detto che lei è manovrato di Tizio, Caio e Sempronio... che lei fa il gioco oscuro di oscuri golpisti... che lei è un esaltato e agisce non per spirito di giustizia, ma per farsi bello con le folle... Ora diranno che lei in fondo non è uno stinco di santo e troveranno qualche calunniatore disposto a buttare lì qualche pettegolezzo velenoso... Se riescono a smontare lei, smontano anche l'inchiesta. La sua fortuna è di essere bravo e libero: cioè invidiato". (Vittorio Feltri, L'INDIPENDENTE, 15 giugno 1992).



    * "Che i giudici mirassero non a moralizzare bensì a condizionare la politica è una menzogna. Onorevole Craxi, cosa vuole che importi a Di Pietro delle finalità politiche. I giudici lavorano tranquilli, in assoluta serenità: sanno che i cittadini sono dalla loro parte. Come dalla loro parte siamo stati noi, sempre" (Vittorio Feltri, L'INDIPENDENTE, 16 dicembre 1992).



    * "Delegittimando i pentiti, gli imputati dei processi di mafia si assicurano l'impunibilità... Svalutare la deposizione di chi ha commesso un reato e si è ravveduto significa smantellare interi castelli accusatori. Ecco perché i socialisti sono tra quelli che urlano con maggior vigore contro i pentiti... Nelle deposizioni dei pentiti (che non vanno scambiati per oracoli, ma neppure respinti a priori, e sottoposti a meticolose verifiche) vi saranno forzature e falsità, ma non solo quelle. E' impossibile che tutto il castello accusatorio su Andreotti sia parto della fantasia (malata o remunerata) dei picciotti passati dalla piovra alla Giustizia" (Vittoio Feltri, L'INDIPENDENTE, 4 dicembre 1992 e 21 aprile 1993).

    Sante parole!.

    B.
    Gianfranco Fini: “L’avviso di garanzia a Craxi non è solo la fine di un leader, ma anche la fine ingloriosa di un regime in cui i segretari dei partiti di governo hanno accumulato negli anni più potere di qualsiasi dittatore. La scelta dei pm di Milano di emettere l’avviso di garanzia all’indomani delle elezioni amministrative dimostra che la magistratura milanese non fa politica, contrariamente a quanto sostenuto proprio dal segretario socialista” (Ansa, 15-12-92). “L’avviso di garanzia ad Andreotti per concorso esterno in associazione mafiosa è la fine del regime: lo dimostra l'autentico boato che ha salutato la notizia da me data alle migliaia di veronesi che affollavano il mio comizio… Pare proprio che il sistema si reggesse sulle tangenti e sulle organizzazioni criminali” (27-3-93). “Ormai mi sento a disagio nel frequentare questo Parlamento: chiederò ai gruppi parlamentari missini di valutare l'opportunità di non partecipare più ai lavori della Camera e del Senato” (Ansa, 28-3-93). “La gente i tangentisti li vuole in galera” (5-6-94). “Sono lieto che Di Pietro abbia detto di aver indagato in tutte le direzioni, io non ne avevo mai dubitato” (La Repubblica, 30-10-94).

    Umberto Bossi: “Sulle tangenti auguriamo al giudice Di Pietro di andare avanti a tutta manetta. Senza la Lega, ora Di Pietro sarebbe in un pilastro di cemento armato” (Ansa, 20-12-92). “Berlusconi sbaglia ad accusare i giudici di averlo colpito in base al principio della responsabilità oggettiva. Se così fosse, avrebbero dovuto avvisarlo già molti mesi fa, quando sono stati inquisiti i primi uomini Fininvest” (il Giornale, 23-11-94).

    Rocco Buttiglione: “La classe dirigente del partito (la Dc, nda) è da tempo sotto accusa a causa della corruzione dell’intero sistema politico. In un altro paese un politico onesto lancerebbe il suo guanto di sfida ai dirigenti e farebbe appello alla base democristiana, conducendo una battaglia interna al partito. In Italia, però, questo non è possibile perché i capi, saggiamente, hanno usato il denaro delle tangenti per comprarsi la base. Buona parte delle tessere sono fasulle” (Ansa, 25-10-92).
    “Se dietro le inchieste sulla corruzione c’è una manovra politica, non solo non è un’attenuante, ma un’aggravante per la politica. Se fosse giusta la convinzione che in Italia è del tutto impossibile che uno dei potenti sia chiamato a rispondere dei suoi misfatti da un giudice che fa semplicemente il suo mestiere, allora vorrebbe dire che la corruzione del sistema è giunta al limite estremo” (La Stampa, 27-8-92).

    Roberto Castelli: “A Craxi avrei voluto gridare: ‘Bettino, dov’è finita la fontana sparita a Milano?’” (Corriere della Sera, 4-8-93). “Non posso credere alla malattia di Craxi. Piuttosto condivido l’opinione di chi propone che Craxi sia posto sotto tutela coatta” (Ansa, 22-10-’97).
    Maurizio Gasparri: “Per noi Di Pietro è un mito” (23-7-94). “Di Pietro è meglio di Mussolini” (7-5-94).
    Ignazio La Russa. “Calcoli politici di Di Pietro? Mai. Chi lo pensa è in malafede. Starei per dire che è un farabutto”(6-12-94).

    Carlo Giovanardi: “Caro Di Pietro, sento il dovere di ringraziarLa per la professionalità ed il senso della misura con il quale conduce la difficile inchiesta a Lei affidata. Voglio esprimerLe la piena solidarietà per la coraggiosa azione Sua e dei Suoi colleghi, perché sappia che all’interno del cosiddetto Palazzo, ai piani alti come ai piani bassi, c’è chi fa il tifo per Lei. Perché, come giustamente Lei ha affermato in una intervista, il problema non è quello di criminalizzare entità astratte come i partiti: qui si tratta di aiutare gli onesti e le persone per bene, che sono in tutti i partiti, a difendersi dall’aggressione dei disonesti che con il malaffare lucrano ingenti risorse, parti delle quali vengono investite per comprare consenso politico e via così in una spirale perversa. E… la moneta cattiva scaccia quella buona. Finchè qualcuno, provvidenzialmente, non toglie dalla circolazione i falsari. Grazie dunque per il Suo impegno da un deputato Dc che … crede sia ancora possibile dimostrare che non è da ingenui avere fiducia nelle istituzioni” (lettera aperta diffusa in migliaia di copie tramite l’agenzia “Centralità – Area Forlani”, 20-5-1992).

    * * *


    C’era un bel pezzo dell’attuale governo Berlusconi, tra il 1992 e il 1995, ai piedi di Antonio Di Pietro e del pool Mani Pulite. Nessuno si era ancora accorto che in Italia, dal 17 febbraio ’92, si combatteva una guerra civile, si consumava un colpo di Stato, si perpetrava una persecuzione ai danni dei partiti e dei leader anticomunisti da parte di un pool di marionette del Comintern. Ma soprattutto non se n’era accorto l’agnello sacrificale di quell’operazione sanguinaria: il cavalier Silvio Berlusconi. In quegli anni, nessuno osava attaccare Mani Pulite. Francesco Cossiga faceva un tifo sfegatato: “Ringrazio Dio tutte le mattine perché a Milano c’è una magistratura seria. Penso a cosa sarebbe successo se l’inchiesta su Tangentopoli non fosse finita in mano a un giudice come Di Pietro” (13-5-92).
    E il cardinale Camillo Ruini quasi: “Tangentopoli è anche frutto della radice del peccato. E come tale va condannata” (12-7-93).
    Elogi persino da Giuliano Ferrara: “Di Pietro non l’ho mai attaccato. Anzi, riconosco che la sua azione è stata provvidenziale per il passaggio a un altro sistema… Io ero più ‘dipietrista’ di quei malandrini che dicevano: ‘Lo scandalo riguarda solo Craxi’, perché in realtà riguardava tutti” (La Stampa, 8-2-95). E financo da alcuni inquisiti, figli di inquisiti e avvocati di inquisiti, magnificavano il pool e il suo leader.

    Bobo Craxi: “Di Pietro è una persona gentile” (19-12-93).

    Giulio Di Donato: “Di Pietro è un uomo equilibrato, serio e incisivo” (28-6-92).

    Paolo Pillitteri: “Di Pietro è una persona positiva, buona, cordiale, per quanto può esserlo uno che fa arrestare le persone” (L’Espresso, 28-6-92). “I pm sono l’accusa e devono battersi per la verità. Se Arnaldo (Forlani) nega l’evidenza, il pm si arrabbia. Il processo Cusani è diventato il processo al sistema, l’ho visto tutto in tv, è stato un grande momento di cinema verità” (La Stampa, 19-12-93).

    Cesare Previti: “Di Pietro dimostra ancora una volta d’essere un grande personaggio, la cui coerenza merita rispetto e ammirazione” (7-12-94). Gaetano Pecorella: “Le amicizie di un giudice (Di Pietro, nda), la sua vita privata, non possono essere usate per invocare irregolarità processuali. Gli unici rilievi che si possono legittimamente sollevare riguardano il rispetto delle regole alle quali gli inquirenti si devono attenere. E su questo fronte, finora, non mi sembra sia emerso nulla di rilevante” (11-9-92).

    Carlo Taormina: “Squillante manovrava la giustizia a favore dei potenti. In quanto a Previti, la sua posizione è indifendibile sul piano politico: non c’è avvocato al mondo che ha visto mai nella sua vita una parcella di quelle dimensioni (i 21 miliardi per la causa Imi-Sir, nda). Dovrebbe dimettersi da parlamentare per affrontare come qualsiasi altro cittadino la vicenda che lo riguarda. Quella che sta venendo alla luce è solo una minima parte del marcio che si è sedimentato oltre ogni limite a Roma” (La Stampa, 7-6-96); “Berlusconi deve fare non uno, ma dieci passi indietro, perché il suo conflitto permanente di interessi tra politica e magistratura da una parte, e la ricerca di una personale libertà dai processi dall’altra, impedisce la soluzione della questione giustizia… Il comportamento di Berlusconi è concussivo: strumentalizza milioni di voti, condizionando lo sblocco dei lavori della Bicamerale all’assoluzione in uno sterminato numero di processi o pretendendo spedizioni punitive contro i magistrati che si azzardano a intraprendere azioni penali per gravissime corruzioni giudiziarie…Ora la misura è colma” (Ansa, 11-5-98).

    Forza Italia, Forza Di Pietro. Nessuna traccia, nelle esternazioni berlusconiane di allora, del mefistofelico complotto ordito da Mani Pulite e Botteghe Oscure per “eliminare i partiti liberaldemocratici e portare al potere i comunisti”. Anche perché di comunisti in circolazione, a Milano, il pool ne aveva lasciati pochini. “Sono molto orgoglioso - confessava il Cavaliere il 5 febbraio ’93 - di essere uscito dal settore delle opere pubbliche da vent’anni. Se avevo fiutato le tangenti? Me le hanno chieste! Ne sono uscito perchè era un sistema che giudicavo inaccettabile”. Replay ancora più esplicito nel discorso della “discesa in campo”, con calza di nylon e finta libreria: “La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. L’autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e al sistema del finanziamento illegale dei partiti, lascia il Paese impreparato e incerto nel momento difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica” (26-1-94). Niente golpe: autoaffondamento e finanziamento illegale.

    Vinte le elezioni, Berlusconi tenta di ingaggiare Di Pietro “nella mia squadra”, come ministro dell’Interno. Il pm rifiuta, ma lui gli promette, per il futuro, il posto di capo della Polizia o dei servizi segreti. Cariche, queste, che difficilmente si offrono a un golpista. “Questo governo - annuncia presentando la “squadra” al Senato - è schierato dalla parte dell’opera di moralizzazione della vita pubblica intrapresa da valenti magistrati. No ai colpi di spugna. Da questo governo non verrà mai messa in discussione l’indipendenza dei magistrati” (16-5-94). Poi lo scandalo della Guardia di Finanza, il decreto Biondi, l’arresto del fratello Paolo e il famoso invito a comparire. Primo firmatario: Di Pietro. La prova decisiva del complotto e dell’accanimento persecutorio? Nemmeno per sogno, anche perché il primo che si dimette non è Berlusconi: è Di Pietro. “Un magistrato – lo piange il Cavaliere - che si è conquistato con il suo lavoro il rispetto degli italiani… Le sue inchieste esprimevano una grande ansia di verità. Le sue dimissioni lasciano l’amaro in bocca” (6-12-94). “Di Pietro in politica potrebbe essere un’ottima cosa... La sua spinta alla moralizzazione sarebbe un patrimonio prezioso per il Paese… Ho sempre riconosciuto il ruolo svolto dai magistrati nella lotta al sistema perverso della Prima Repubblica. E le tv e i giornali della Fininvest sono sempre stati in prima linea nel difendere i magistrati e in particolare Antonio Di Pietro. Dal Tg5 al Tg4 a Panorama a Epoca al Giornale.

    Anche quando le inchieste si sono indirizzate contro dirigenti del gruppo, le ho criticate… ma sempre ricordando il merito complessivo della magistratura, e di Di Pietro soprattutto… Le intemperanze di Sgarbi non possono far dimenticare tutto l’appoggio dato dalle reti e dai giornali Fininvest ai magistrati”(la Repubblica e Il Messaggero, 8-12-94).

    Lo stesso Sgarbi fu sorpreso un anno dopo da chi scrive in atteggiamenti inequivoci, sottobraccio a Borrelli, alla buvette del palazzo di giustizia: era il 16 gennaio ’96, giorno della prima udienza del processo Berlusconi-Guardia di Finanza. “Borrelli – strisciò Sgarbi - lo ammiro, è caustico, con l’occhio fine, non è certo un Di Pietro”. Fu allora che il Cavaliere scoprì che i processi erano una cosa seria: allora, dolorosamente, rivide il suo giudizio sul pool e si avvide dell’orrendo golpe che per anni gli era passato sotto il naso. In simultanea, anche i giornali e le tv Fininvest scoprirono di aver sbagliato tutto. E si emendarono.
    Il tradimento dei chierici. Anche gli intellettuali, nella migliore tradizione italiana, iniziarono la guerra da una parte e la finirono dall’altra. All’inizio, nel 1992, erano quasi tutti con Mani pulite. E non prudentemente, con i piedi di piombo: sfrenatamente. Poi, appena il potere riprese un po’ di fiato, annusarono l’aria che cambiava e si misero “a vento”. Oggi sono quasi tutti contro Mani pulite. Senza neppure aver chiesto scusa per l’errore. Anche perché non è la prima volta che cambiano cavallo. Hanno passato una vita a praticare il più antico mestiere d’Italia.

    Il reverendo Gianni Baget Bozzo, già cappellano di Tambroni e poi di Craxi, nel ’92 si smarca subito dal Garofano che l’ha persino mandato a Strasburgo: “Se Craxi fosse andato a Milano e avesse chiesto perdono, sarebbe stato fischiato ma anche assolto. Via del Corso adesso è il luogo del silenzio. La discussione va fatta fuori, per riprendere il rapporto con la gente. C’è un problema morale, prima che politico. Nel centenario del Psi, un atto collettivo di presenza per chiedere scusa per le tangenti incassate sarebbe stato un atto comprensibile, che la gente avrebbe capito… Persino il Pci, che era il partito-verità, ha dovuto dire ‘ho sbagliato’…” (La Stampa, 12-9-92). E quando il pool presenta la sua soluzione per Tangentopoli, eccolo pronto con l’aspersorio a benedire le truppe in partenza per il fronte: “I parlamentari debbono accettare la mano aperta del pool. Nemmeno questo Parlamento ha mostrato di avere l’autorità di regolare con legge i reati di concussione, di corruzione, di violazione del finanziamento pubblico… Borrelli, Di Pietro, gli altri giudici hanno inteso che solo loro potevano spegnere il mito del capro espiatorio e garantire la laicità della giustizia occidentale, che ha coscienza del proprio limite… Di Pietro ha impressionato per la sua dignità, il suo riserbo, la sua schietta popolarità. E’ una persona in cui gli italiani credono, ma in lui come pubblico ministero, come uomo del dovere quotidiano, di cui il Paese vive” (Panorama, 16-9-94).

    Un altro esemplare tipico di intellettuale all’italiana è Ferdinando Adornato, ex Pci, ex Pds, già direttore della sfortunata rivista Liberal, poi editorialista del Giornale e infine deputato di Forza Italia. Indovinate con chi stava negli anni ruggenti di Mani Pulite: “La parola d’ordine – scriveva sarcastico - è: abbasso il protagonismo dei giudici. Se la si sussurra, o meglio, se la scandisci con tono ostile nei confronti del pool Mani Pulite la porta si apre. E, di colpo, entri in uno dei nuovi, più selezionati club della nazione: il comitato nazionale per il superamento di Montesquieu. Del club, nato dopo Tangentopoli, fanno parte politici, giornalisti, intellettuali. Ex di Lotta continua, ex Psi, socialisti, dirigenti miglioristi del Pds e antimiglioristi del manifesto. Tutti stufi della tripartizione dei poteri sancita nel pensiero giuridico da oltre due secoli. Legislativo, giuridico ed esecutivo sono poteri ‘normali’. Gli aderenti al club ne hanno a cuore un quarto, superiore a tutti: il potere partitico. E, in suo nome, sono pronti a etichettare ogni mossa, giusta o sbagliata, del pool Mani pulite come prova di un tentativo di golpe. Tutto fa brodo. I giudici non possono processare i politici. Non perché essi non abbiano rubato, ma perché … i politici ladri sono ‘compagni che sbagliano’. E chi li attacca è un nemico della democrazia. Perciò nel club non ci sono solo socialisti, ma anche tanti altri che da tanto tempo sostengono il primato della ‘politica’.

    Paolo Liguori, Napoleone Colajanni, Emanuele Macaluso, Giuliano Ferrara. Il cerchio si chiude...” (L’Espresso, 14-2-93). Un’altra volta paragonava Craxi ai brigatisti rossi: “La colpa di questo ‘crollo’ della politica e della morale non è affatto, come Craxi ieri ha coattamente ripetuto, della magistratura. Al contrario. Ragioniamo: da noi un uomo pubblico si dimette solo (e neanche sempre) se gli arriva un avviso di garanzia. Né una sconfitta politica, né un evidente naufragio etico lo indurranno mai a lasciare la sua carica come avviene in Germania o negli Usa (per motivi infinitamente meno gravi). Né gli uomini intorno a lui avranno mai il coraggio di rimuoverlo… Che senso ha prendersela con la magistratura quando, ad un uomo pubblico, mediamente, dei cittadini, della morale, delle regole non gliene importa un fico secco e si vede che solo l'intervento del giudice ha la forza di ottenere ciò per il quale la politica e la morale risultano impotenti? Da questo punto di vista, dal punto di vista morale terroristi e tangentisti hanno dimostrato una straordinaria contiguità. Avete … mai visto, in questi ultimi quindici anni, qualche imprenditore o qualche politico che abbia avuto il coraggio di denunciare l'enorme marcio che era sotto i suoi occhi? Possibile che neanche uno, eroe o pazzo che lo si voglia giudicare, abbia sentito l'impulso etico di farla finita con il crimine?…

    La toccante lettera suicida di Gabriele Cagliari conteneva sì un grande atto d'accusa contro carceri e giudici ma poco o nulla che parlasse, da membro della classe dirigente, ad un paese attonito, reso schiavo della corruzione. Forse solo la lettera di Sergio Moroni conteneva qualche nota di verità in più. … Craxi, unico, gli va riconosciuto, si assume la responsabilità dei crimini di tutti. Ma, piccolo particolare, insiste a negare che fossero crimini… Ma che uomini ci hanno diretto? Possibile che non siano capaci, neanche in chiusura, di uno scatto d'orgoglio. Stanno lì solo a contare, stravolti, gli avvisi di garanzia, a cercare il modo migliore per riciclarsi, a dire, anche i segretari di partito, io non c'entro. Già, e dov'eri? Il papa e il cardinal Ruini si preoccupano dell'unità dei cattolici. Dovrebbero preoccuparsi del fatto che questo paese, dove il senso morale è così oltraggiato, non è già più un paese cattolico. E i laici, anche i laici, misurano, tutto intero, il peso del fallimento della cultura liberal-democratica” (Repubblica, 5-8-93).

    “Il Parlamento è sempre di più un bazar orientale dove, accanto a onesti negozianti, si muovono affaristi e manigoldi pronti a tutto. Il governo fatica a domarlo… Eppure parte della vecchia classe dirigente cerca di ritardare la sua uscita di scena… Quanta irresponsabile miopia: basta girare un po' per le strade di questa nostra nazione ferita per capire che l'opinione pubblica ha già deciso. I vecchi partiti e le vecchie facce non li vuole più vedere neanche dipinti. E come dar torto a questo sentimento quando si scopre che ministri della Repubblica lucravano anche sulle medicine, sulle malattie, sul dolore? Che addirittura, moderni Mabuse, alteravano le posologie dei farmaci per guadagnare di più? E costoro, responsabili di ogni sfascio, si permettono persino il lusso di lamentarsi. Il problema non è sapere se questo regime finirà. Ma sapere come finirà” (Repubblica, 25-7-93). “L’ultimo lampo di lucidità colse Adornato nel luglio ’94, alla vista del decreto Salvaladri: “Presidente Berlusconi, raccolga subito l’autocritica del ministro Maroni: bisogna correggere eccessi contro i cittadini, e non tutelare il clan delle tangenti” (16-7-94). Poi la folgorazione sulla via di Arcore, piuttosto affollata in verità di ex-devoti di San Tonino Vergine e Martire.

    Come Franco Zeffirelli, che allora invocava “una ghigliottina in piazza del Popolo per i corrotti di Tangentopoli” (19-3-93), ricordava che “uno come Craxi, in altri tempi, sarebbe stato impiccato” e si rammaricava che non fosse più in vigore “la pena di morte” (25-7-93).
    O come l’antropologa Ida Magli, letteralmente rapita dall’eroe di Mani Pulite. Eccola, affranta, per le inchieste di Brescia contro di lui: “Ho pianto davanti alla tv quando ho visto Di Pietro in tribunale, nelle vesti di imputato. Ho pianto perché in questo nostro Paese la speranza è morta. Piango perché gli italiani sono sempre gli stessi, vigliacchi e pecoroni. Se Di Pietro avesse fatto un solo gesto per mettersi alla testa di una rivoluzione, molti italiani lo avrebbero seguito. Invece questo gesto non c’è stato e il momento per una vera rivoluzione è finito. Ora ne stiamo pagando le conseguenze” (23-2-96).
    Emblematica, strepitosa, ineguagliabile la conversione “a U” del professor Ernesto Galli della Loggia. Al punto da far sospettare l’esistenza di un sosia omonimo che, dal ’94, si è sostituito all’originale e si diverte a scrivere sul Corriere della Sera tutto il contrario di quel che scriveva lui. Per comodità chiameremo il primo Galli e il secondo Della Loggia. Tanto Galli era accigliato e severo, assetato di sangue & manette, quanto Della Loggia è mansueto e comprensivo, sempre pronto a giustificare le malefatte dei potenti con gli “eccessi” della “magistratura politicizzata”.

    Fremeva di sdegno, il Galli, nel ’92 quando denunciava “la società complice dei partiti”, che poi altro non erano se non “combriccole di corrotti”. Qualunquista della più bell’acqua, sosteneva che “tutti hanno rubato” e si domandava “da dove viene questa propensione all’illegalità finanziaria del sistema politico italiano” e di “settori importanti della imprenditoria privata” (La Stampa, 9-5-92). Un tantino insensibile ai sacri principi della responsabilità personale e della presunzione di innocenza, sposava l’orrendo teorema del ”non poteva non sapere” e scriveva: “Appare ogni giorno verosimile le segreterie romane (dei partiti) non sapessero nulla e non ricevessero parte del prelievo tangentizio. Anche il non voler sapere è un modo di sapere… I partiti dell’arco costituzionale sono equiparabili a combriccole di malandrini”. Ergo, due mesi e mezzo dopo le elezioni politiche, già invocava “lo scioglimento delle Camere” per mettere i partiti “con le spalle al muro della volontà popolare” (17-6-92).

    Con scarso garantismo, aggiungeva che “le risultanze finora note delle inchieste delineano una situazione sostanzialmente vera”, su cui “è possibile esprimere giudizi”, senza il fastidio di attendere le sentenze: altrimenti ci si dovrebbe astenere “da qualsiasi giudizio su chicchessia e perfino sull’esistenza delle tangenti in generale”. Insomma, basta col sottilizzare sul “principio giuridico della presunzione di innocenza”: “francamente lo definirei un caso classico di due pesi e due misure”.
    All’indomani della strage di Capaci, il forcaiolo Galli deplorava che “contro questa macchina da guerra che carbura sangue” lo Stato italiano si muovesse “con regole opposte: in cui tutto è contrattabile, dove regna l’accomodamento, le cui decisioni sono sempre soggette a mille appelli, mille rinvii. Da un lato Corrado Carnevale, da un lato la Cupola, dall’altro il Csm, da un lato il tritolo, dall’altro a carta bollata”. Insomma, lo Stato dovrebbe “vendicare” i suoi morti (25-5-92). Ad esempio, con la pena di morte: dopo la strage di via D’Amelio, Galli strapazzava il premier Amato perché, ai funerali di Borsellino, non aveva preso la parola dalla cattedrale di Palermo per “parlare a tutto il Paese e promettere la vendetta e lo sterminio ai delinquenti assassini nemici d’Italia” (23-7-92).

    Nel ’93 Galli passò dalla Stampa al Corriere, ma senza mutare registro. “E’ già molto – lamentava, a proposito di Tangentopoli - se, dopo gli estenuanti e annosi riti giudiziari che sono in Italia la regola, dopo gli indulti, le amnistie, i patteggiamenti, e gli arresti domiciliari, alla fine si riesce a mandare in galera qualcuno per un lasso di tempo non proprio ridicolo” (19-6-93). Si ammazzava Gardini? Lui ammoniva impietoso: “E’ tempo che il capitalismo italiano torni sotto l’imperio della legge” (13-8-93). Poi sparì nel nulla. Vane le ricerche, anche con i cani sanbernardo. Così, dopo il certificato di morte presunta, il Corriere lo rimpiazzò con il suo opposto: Della Loggia.

    Camere con svista. Pochi lo ricordano, ma anche Pierferdinando Casini, nel ’92, quando portava la voce e la borsa a Forlani, difendeva Mani Pulite: “Noi siamo in uno Stato di diritto e quindi rispettiamo l’autonomia della magistratura e aspettiamo la fine di questi processi. Un partito serio più che pensare a complotti pensa a cambiare le strutture, a fare autocritica ed esami di coscienza (Il Giornale, 24-1-1992). Poi s’innamorò perdutamente di Di Pietro. E dopo le sue dimissioni dal pool, gli scrisse una straziante lettera aperta: “Caro Di Pietro, i tuoi articoli… rivelano passione civile e senso dell’opinione pubblica e mi inducono a darti un caloroso e rispettoso ‘benvenuto’… Ho trovato nelle tue parole qualche assonanza con lo sforzo che anche noi stiamo facendo… L’insieme delle tue considerazioni vale a segnalare quanto sia indispensabile un lavoro comune per riportare lo scontro politico su binari meno estremizzati rissosi. Spero sia l’inizio di un percorso…” (La Stampa, 24-3-95). Lo voleva a tutti i costi nel Polo, al posto di Berlusconi. Ma non osava dirlo. Così gli mandava messaggi furtivi, in codice: “Per Di Pietro ci vuole un ruolo di primo piano nell’alleanza di centro- destra, dovrebbe essere uno dei leader della coalizione” (14-4-95). Ora ha distrutto l’intera corrispondenza.

    Un altro, increscioso caso di omonimia, simile a quello di Galli Della Loggia, riguarda il presidente del Senato Marcello Pera, protagonista di diverse reincarnazioni: oscuro docente di epistemologia a Firenze, oscuro commentatore di area craxiana sul Messaggero, editorialista della Stampa e poi di nuovo del Messaggero, infine senatore del Polo. Nel ’92, grazie agli arresti di Chiesa & C., Pera cominciò a cantare nel coro di Mani Pulite. E non sommessamente: a squarciagola. Facendosi notare per i toni decisamente borrelliani. Esempio: "Come alla caduta di altri regimi, occorre una nuova Resistenza, un nuovo riscatto e poi una vera, radicale, impietosa epurazione...

    Il processo è già cominciato e per buona parte dell'opinione pubblica già chiuso con una condanna" (19-7-92). Non gli avevano ancora parlato della presunzione di innocenza. Craxi, intanto, attribuiva i suoi guai giudiziari alla “lobby dei giornali-partito", cioè al gruppo Repubblica-Espresso, portatore insano della cultura "azionista” che a Pera stava particolarmente a cuore: “Uomini che vogliono un'Italia più decente e pulita sono iscritti ad una 'lobby finanziaria'?... Galante Garrone è un uomo che ha sempre avuto altissimo il senso dello Stato, specchiata la coscienza, profondo il rigore della vita morale, e che perciò ha testimoniato e pagato con coerenza... Se avessero prevalso i valori degli azionisti abbiamo la riprova che sarebbe andata meglio. Perchè i rimedi che ora ci troviamo a dibattere per uscire dal pantano sono proprio quelli che Galante Garrone e gli altri della sua terribile risma hanno sempre proposto: l'idea della nazione, uno Stato governato da regole trasparenti, delle istituzioni non lottizzate, un'amministrazione non corrotta o inetta, un'economia non inquinata, e tanta tanta passione civile, coscienza morale, senso del dovere" (5-5-92). Qualcuno cominciava a provarci con l’amnistia, ma Pera inflessibile insorgeva: "Un'amnistia dei politici ai politici non è solo impensabile perchè provoca indignazione e disgusto nella gente: essa è anche impraticabile. Perchè un'amnistia si dà a categorie specifiche di malfattori, mentre qui si tratta di un intero sistema... il condono avrebbe solo un effetto sanatorio del passato e moltiplicatore del malaffare futuro: i condoni in Italia sono come le ciliegie, uno ne tira l'altro, e creano aspettative di impunità" (19-7-92).
    Un’altra cosa che Pera non sopportava erano gli attacchi alle procure. Quando Bossi insultò il giudice di Varese che indagava sulla Lega, lui lo zittì immantinente: "No e poi no, on. Bossi. Lei deve chiedere scusa...

    I giudici fanno il loro dovere... Molti magistrati sono già stati assassinati per aver fatto rispettare la legge... Lei mette in discussione i fondamenti stessi dello Stato di diritto" (24-9-93). Niente sconti nemmeno a Psi e Dc: "Quei politici che, come Craxi, attaccano i magistrati di Milano, mostrano di non capire la sostanza grave, epocale, del fenomeno" (19-7-92). Craxi e De Michelis urlavano al "golpe dei giudici". E lui: "Siamo qui che preghiamo ogni mattina per salvare la democrazia inquinata dalla degenerazione dei partiti e quelli ti dicono che, se disinquini i partiti, si perde la democrazia..." (2-12-92). "Craxi sbaglia... ciò che i cittadini vedono è solo una lunghissima serie di indagini, avvisi di garanzia, incarcerazioni, confessioni, processi che riguardano persone specifiche... Il malaffare partitocratico era ramificato ovunque, ma non è in atto un attacco alla democrazia" (1-2-93).

    La ricetta del Pera modello '93 era talebana: "I partiti devono retrocedere e alzare le mani... subito e senza le furbizie che accompagnano i rantoli della loro agonia. Questo sì sarebbe un golpe contro la democrazia: cercare di resistere contro la volontà popolare" (1-2-93). E i giudici, ultimo “baluardo” della democrazia, dovevano "fare fino in fondo e senza riguardi per nessuno il loro dovere, così come gli è imposto dalle leggi vigenti... Nessuno chiede che gli inquisiti eccellenti abbiano un trattamento diverso dagli altri inquisiti" (5-3-93).

    Non potendo prevedere che di lì a qualche anno avrebbe calcato le scene della Casa delle Libertà, il Pera modello base si scagliava contro la “religione della libertà”, contrapponendole la cultura che “mette al centro le regole... il governo e il controllo, i due capisaldi della democrazia" (28-3-93). E metteva in guardia contro gli eccessi del "garantismo, che come ogni ideologia preconcetta è pernicioso" (29-3-93).

    Qualcuno insinuava che il pool proteggesse il Pds. Ma lui no di certo: "Quanti sono i socialisti incarcerati? E quanti quelli del Pds? Allo stato attuale, sembra tanti e tanti" (8-5-92). Pensassero piuttosto, i detrattori di Mani Pulite, all’eterna "Italia di Andreotti, Pomicino e Formica, la trimurti paradigmatica dei nostri guai" (23-9-92), ai "loschi borghesi come De Lorenzo" e agli altri politici "tanto abituati a fare i propri comodi che neppure pensano che anch'essi debbono rendere conto delle proprie azioni": gente che "non aveva ancora sentito parlare del codice penale e si comportava come se non ci fosse" (8-7-93). Gente da spazzare via con una "rivoluzione democratica" (4-2--93), da amputare con il bisturi del "chirurgo" (5-5-92). Che cos’era, d’altronde, la nomenklatura del Psi se non un "un personale vecchio e trasformista, un ceto di individui mai visti, spesso simili ai bravi, certo con scarsi o nessun ideale politico che non fosse la conquista o la gestione del potere"? (5-5-92).

    Dovevano andarsene tutti, anche se non erano personalmente inquisiti: “L'opinione pubblica, frastornata, delusa, inviperita, ha bisogno di un esempio di coerenza e coraggio. Un ministro che, pur essendo in grado di provare la propria innocenza, si dimette per essere stato sospettato e accusato, darebbe oggi agli italiani la più efficace dose di fiducia, di cui hanno disperato bisogno" (3-7-92). "Negli Usa ci si gioca la presidenza non per aver passato una notte in un motel con una bella bionda, ma per aver detto una bugia e spezzato un rapporto fiduciario... Meglio confessare le scappatella con una bionda che perdere tutta la posta in gioco. La rivoluzione ha regole ferree e tempi stretti" (26-9-93).

    Fece ancora in tempo, il Pera-1, di magnificare Di Pietro come “un angelo del Bene” (7-4-95). Poi scomparve nel nulla, forse rapito e segregato in una torre di Arcore, con tanto di maschera di ferro. Un caso tipico da “Chi l’ha visto?”. Chiunque avesse notizie utili, è pregato di comunicarle alla presidenza del Senato. Dove, da cinque anni, siede il sosia usurpatore. Che si diverte a esaltare "i molti meriti della Prima Repubblica”, a rivalutare Andreotti ("imputato perchè vittima dei comunisti" e a celebrare degnamente persino il latitante Craxi (“l'intuizione socialista degli anni '80 fu giusta".
    Stampa serva. Speculare alla classe politica e intellettuale (per non parlare degli imprenditori, che nel ‘92-’94 si contendevano i pm del Pool nei loro convegni, salvo poi farli killerare dai loro giornali), c’è la cosiddetta informazione. Anche questa, con le dovute quanto rare eccezioni, sempre dalla parte del vincitore: prima con i ladri, poi con le guardie, poi di nuovo con i ladri. Qualche caso umano, fra i più avvincenti.

    Giorgio Forattini, in adorazione davanti a Tonino: “Penso che Di Pietro aspetti la vera grande occasione: l’elezione diretta alla presidenza della Repubblica, come avviene in Francia, che gli porterebbe certamente l’80 % dei voti. Uno di questi sarebbe sicuramente il mio” (L’Espresso, 7-4-95).

    Paolo Guzzanti, la penna intinta nella saliva: “Antonio Di Pietro è come un poliziotto alla Robocop: la figura sanguigna di un uomo della legge innestata su un computer ad altissima tecnologia, una macchina imbattibile contenuta in un corpo di forte contadino italico che è anche un archetipo, un semidio capace di raccogliere e dare volto all’identità di un popolo intero, chiamato a celebrare finalmente la sua grande saga. Se i Teutoni ebbero Nibelunghi e Odino, noi abbiamo la saga di Tangentopoli e del pool: Mani pulite come il Risorgimento, con un solo Gobetti. O come la Resistenza, ma con un solo Garibaldi. Lui, il procuratore di ferro…” (Panorama, 16-9-94). “Milano ore 16.43: si toglie la toga per l’ultima volta. Stiamo dunque assistendo alla svestizione del giudice Antonio Di Pietro, quello che per tanti italiani era il giudice che vestiva la giustizia…” (La Stampa, 7-12-94).

    Vittorio Feltri, annate 1992-’93 (l’Indipendente) e ’94 (sul Giornale): “Mai provvedimento giudiziario fu più popolare, più atteso, quasi liberatorio di questo firmato contro Craxi (il primo avviso di garanzia, nda) … Di Pietro non si è lasciato intimidire dalle critiche, dalle minacce di mezzo mondo politico (diciamo pure del regime putrido di cui l’appesantito Bettino è campione suonato) e ha colpito in basso e in alto, perfino lassù dove non osano nemmeno le aquile. Ha colpito senza fretta, nessuna impazienza di finire sui giornali per raccogliere altra gloria. Craxi ha commesso l’errore… di spacciare i compagni suicidi (per la vergogna di essere stati colti con le mani nel sacco) come vittime di complotti antisocialisti… E’ una menzogna, onorevole: che cosa vuole che importi a Di Pietro delle finalità politiche… I giudici lavorano tranquilli, in assoluta serenità: sanno che i cittadini, ritrovata dignità e capacità critica, sono dalla loro parte. Come noi dell’Indipendente, sempre” (16-12-92).

    “Quegli onorevoli che oggi si stracciano il doppiopetto (pagato verosimilmente con le mazzette) perché molti politici finiscono in galera sino a che non dicono la verità, sbagliano di grosso a prendersela con Borrelli e compagnia bellissima. I magistrati fanno solo il loro dovere. E noi siamo con loro” (10-7-93). “Ammesso e non concesso che un magistrato abbia sbagliato, ecceduto, ciò non deve autorizzare i ladri e i tifosi dei ladri... gli avvoltoi del garantismo... a gettare anche la più piccola ombra sulla lodevole e mai sufficientemente applaudita attività dei Borrelli e dei Di Pietro” (21-7-93). “La cella è il luogo migliore per servire la giustizia, per riflettere e ricordare” (9-3-93). “Ma questa è una pacchia, un godimento fisico, erotico. Quando mai siamo stati tanto vicini al sollievo? Che Dio salvi Di Pietro” (15-6-92). “Sui 70 e passa finiti in galera, e su altrettanti che sono sul punto di finirci, soltanto tre si sono ammazzati, gli altri si godono il bottino” (30-7-92).

    “Non si può pretendere di guidare un partito... avendo in tasca un avviso di garanzia. L’avviso di garanzia è un modo gentile per dire ‘caro mio, sei dentro fino al collo nell’inchiesta sulle tangenti’” (20-7-92). “Il governo non può permettersi di schierare un personaggio chiacchierato” (4-7-92). “Decine di politici sono stati trovati dai giudici con le mani nelle tasche piene di tangenti. Ma invece di prendersela con i ladri loro amici, se la prendono con il giudice che li ha smascherati” (29-6-92). “Non ho mai scritto che Di Pietro e colleghi hanno graziato il Pds; che prove avrei per affermare una cosa simile?” (25-11-94). “La realtà è che il marcio è venuto fuori per primo a Milano grazie a una Procura con i nervi saldi e un profondo senso di giustizia: giudici che non si sono fermati dinanzi alla prima intimidazione socialista... Ecco l’Italia che non ci piace. E che Mani Pulite, speriamo, demolisca sino all’ultimo mattone” (8-9-92).

    Forse voleva dire il penultimo.

  8. #8
    Vox
    Data Registrazione
    08 Mar 2003
    Località
    Terra del sole e del mare
    Messaggi
    7,406
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ora si che calerà il silenzio tombale forzaitalico ...

    avevo ancora un altro bel nutrito malloppo di minkiate feltriani indipendentiste... li conserverò ... a tempi opportuni ...

    B.

  9. #9
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    168,846
     Likes dati
    12,148
     Like avuti
    15,274
    Mentioned
    580 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito

    In Origine Postato da Barbanera
    Ora si che calerà il silenzio tombale forzaitalico ...

    avevo ancora un altro bel nutrito malloppo di minkiate feltriani indipendentiste... li conserverò ... a tempi opportuni ...

    B.
    E sarà comunque silenzio.

    La coscienza; o ce l'hai o NON ce l'hai....

  10. #10
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Località
    A, A
    Messaggi
    25,261
     Likes dati
    1
     Like avuti
    7
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In Origine Postato da MrBojangles
    E sarà comunque silenzio.

    La coscienza; o ce l'hai o NON ce l'hai....

    Abbiate fede.. contate fino a dieci e apparirà l'imbecille con i 100 milioni di morti comuniste.

    La dignità oramai l'hanno sotto le scarpe, ammesso e non concesso che conoscano il valore della dignità.

    Un nemico comune...il comunismo...confezionato mediaticamente dal quel bellimbusto del mentitore e la cosa è fatta, le brigate son pronte alla morte, spada in resta e figure di merda a tutt'andare.

    Bondi è la loro icona vivente, Ferrara la voce, guarda caso, due Kom d'apparato.
    Senza i comunisti, nel bene o nel male, il nulla assoluto.

    Pensierino della sera....

    - "Agit de tel sorte que tu puisses ériger ta Merde en substance universelle"
    Emmanuel Bande


 

 
Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 94
    Ultimo Messaggio: 18-06-12, 19:32
  2. Il saluto di Vittorio Feltri ai ....
    Di mustang nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 24
    Ultimo Messaggio: 25-12-10, 07:01
  3. Vittorio Feltri diceva nel 92-93
    Di ywc08 nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 39
    Ultimo Messaggio: 19-07-08, 01:48
  4. Vittorio Feltri
    Di albertsturm nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 71
    Ultimo Messaggio: 16-09-07, 01:28
  5. A Vittorio Feltri c/O. Fallaci
    Di Tonino44 nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 02-04-05, 00:29

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito