User Tag List

Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
    Moderatore
    Data Registrazione
    15 May 2003
    Messaggi
    1,335
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Io, sopravvissuto a Cefalonia

    È nato ad Acquaviva 82 anni fa, oggi vive a Taranto: Nicola Ruscigno, già sottotenente della Divisione «Acqui», racconta per la prima volta il lungo giorno di sangue di San Teodoro, nell'isola greca
    La testimonianza di uno dei pochi superstiti dell'eccidio del '43 _


    L'ultima immagine è impressa nei suoi occhi come la sequenza di un film: è il primo pomeriggio del 24 settembre, su un'autocarretta gli ufficiali italiani sopravvissuti al massacro si lasciano alle spalle il faro bianco di San Teodoro, eretto su un colonnato circolare, «come un piccolo tempio sul mare».
    Nicola Ruscigno, già sottotenente nel 317esimo reggimento della divisione «Acqui», ha i capelli bianchissimi e la memoria che non conosce intermittenze. Nato ad Acquaviva delle Fonti (Bari) nel novembre del '21, oggi vive a Taranto, con la moglie Maria. Nello studio della sua abitazione, nel centro della città jonica, i libri si mescolano alle fotografie, agli attestati ricevuti nel corso degli anni, ai ricordi della guerra. Una foto con Sandro Pertini, nel viaggio che lo riportò a Cefalonia. Altre dei figli Domenico, Costantino e Aurora e dei nipotini. Tomi voluminosi sul secondo conflitto mondiale. Volumi di diritto, eredità della lunga attività di cancelliere nel Tribunale di Taranto.
    Nicola racconta: «Dopo l'armistizio novemila soldati della divisione Acqui per non cedere le armi e non venir meno al giuramento di fedeltà alla Patria si immolarono eroicamente combattendo contro i tedeschi. Per molti giorni durò la disperata resistenza e il 22 settembre, stremati, chiedemmo la resa». Di Cefalonia ha nella mente i paesaggi e le sensazioni di quel settembre. Nell'isola infuocata riecheggiavano gli schianti delle bombe lanciate dagli Stukas, i boati delle granate di tutti i calibri, il fumo delle case distrutte. «Ricordo l'enorme quantità di materiale italiano abbandonato lungo le strade polverose o nei campi di stoppie, giaceva alla rinfusa e produceva un senso di smarrimento. Sovente lungo le strade si scorgevano cadaveri dei nostri soldati che la pietà della popolazione greca più tardi avrebbe ricoperto con poca terra».
    Gli ufficiali prigionieri dei tedeschi vennero rinchiusi in un centro di raccolta ad Argostoli, capoluogo dell'isola. «Appen arrivato seppi che nel vallone di Santa Barbara, nei pressi del cimitero di Argostoli, avevano fucilato tutti gli ufficiali del terzo battaglione del 317esimo reggimento: il t.col. Gaetano Siervo, barese, i sottotenenti Roberto Berio, Antonio Monno e Giuseppe Mangione, tutti della provincia di Bari, e il sottotenenre Francesco Carucci di Palagiano». Tutto è impresso nella sua memoria. Nicola fruga dentro di sé e trova immagini, uomini, emozioni. «Poi i tedeschi paghi delle prime carneficine, avevano messo in giro la voce che le fucilazioni erano cessate e che perciò nessun italiano aveva più nulla da temere».
    Si consumarono ore beffarde, subito dopo. Nicola ricorda la sera del 23 settembre, quando fu detto ai prigionieri che il giorno dopo sarebbero stati imbarcati ed avviati verso la terra ferma, dove ciascuno avrebbe subito un regolare processo dinanzi a un tribunale militare. All'alba lasciarono la loro prigione, tra due ali di soldati tedeschi (Nicola ricorda il grande silenzio di quel momento). A bordo delle autocarrette furono portati via. Ma lungo il tragitto si accorsero che non stavano andando verso il mare: gli automezzi uscirono dalla città, oltrepassarono l'ospedale dal tetto di tegole rosse e raggiunsero una penisola piatta e rocciosa: San Teodoro.
    «Ci fermammo all'ingresso di una rustica villetta abbandonat, la casa rossa. Intorno c'erano i tedeschi con l'elmetto da combattimento, ci ordinarono di scendere ed entrare nel cortile. In quel momento ebbi la sensazione di tutta la infame commedia Saremmo stati tutti fucilati».
    Le esecuzioni erano cominciate alle 7 del mattino. Un altro ricordo è per don Romualdo Formato, il cappellano, che sostava in mezzo ai prigionieri italiani disperato. «Non poteva far nulla per salvarci, con le lacrime che gli rigavano il volto si rivolse a noi ultimi arrivati e ci invitò a inginocchiarci, pregammo con lui, pregammo tutti per l'ultima volta».
    «Secche raffiche di mitra laceravano l'aria ed abbattevano gli uomini che poco prime erano in mezzo a noi. Don Formato pregava. A intervalli regolari dodici nuove vittime venivano prelevate dal gruppo ed accompagnate sul posto dell'esecuzione. Nulla sembrò calmare la sete di sangue dei soldati. Le fucilazioni continuarono senza sosta, alle scariche di mitra seguivano cupi colpi di pistola: ogni ufficiale riceveva il colpo di grazia. Un capitano che non conoscevo mi mostrò la foto delle sue tre bambine, pianse tanto da spezzarmi il cuore».
    Il grande torrente dei ricordi è inarrestabile.
    «Abbracciai e baciai i miei amici. Sentivo sulle labbra il sapore delle nostre lacrime». Una pausa... «Li ricordo sempre questi vecchi amici di cui rivedo il volto, gli sguardi rivolti verso il cielo azzurro di Cefalonia».
    Andò così per tutta la mattina. «Eravamo insieme, io, il sottotenente Michele Spadaro di Taranto, e altri 6 ufficiali. All'improvviso echeggiò il brutale ordine tedesco "Rhaus! Rhaus!". Era arrivato il nostro turno...». Gli otto uomini si avviarono fuori dalla casa rossa. Nicola si distaccò per un attimo per fermarci con don Formato al quale consegnò la foto dei suoi genitori. Spadaro si voltò. Gli disse: «Non vieni?». Nicola esitò ancora, un lunghissimo istante. I tedechi osservarono la scena distrattamente. Il gruppo andò dai propri carnefici. Nicola, spinto da un'invincibile forza che lo teneva ostinatamente aggrappato alla vita, si spostò verso un gruppo di anziani ufficiali che sostavano in attesa della fucilazione. «I soldati non dissero nulla, forse pensarono che stavo soltanto prolungando l'agonia: l'ordine ricevuto era di uccidere tutti gli ufficiali italiani». Nel frattempo risuonarono le raffiche di mitra che ucciseno Spadaro e gli altri sei. «Fu allora - riprende Nicola - che
    don Formato si buttò ancora ai piedi di un ufficale tedesco. "Pietà. Pietà! - disse piangendo - Sono cinque ore che fucilate, basta basta, salvate almeno questi ultimi"». Aspettammo ancora mezz'ora. I tedeschi parlottarono tra loro. Uno di loro tornò sulla motocarrozzetta. Disse "Alles is gut", "Il comando tedesco vi concede generosamente la vita"».
    «In tutto da quell'orrendo crimine, siamo rimasti in vita 37 ufficiali, segnati per sempre nell'anima... Lo ricordo, sì, quel 24 settembre: sono le 14 quando ci lasciamo dietro il faro bianco di San Teodoro».

    Carmela Formicola
    Gazzetta del Sud 9 12 03

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    26 Aug 2013
    Messaggi
    14,308
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Bisogna anche ammettere pero' che l'ordine di sparare a tradimento su di una motozattera tedesca ed accoppare 142
    militari non fu un bel gesto.Chi diede quell'ordine ?

    Era un ordine degno di un militare ? Sparare senza preavviso su quelli che ore prima erano degli alleati.e che stavano transitando.A mio avviso i nostri di Cefalonia erano comandati ,si fa per dire, da gente che non poteva che portarci
    nelle disgrazie.

    Cio' non giustifica la strage ma qualche attenuante i tedeschi l'avevano a mio modesto avviso.

    La colpa e' sempre degli altri ! Ma fu al 100% cosi' ?

  3. #3
    Registered User
    Data Registrazione
    15 Dec 2002
    Località
    Bielorussia
    Messaggi
    3,343
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il fatto è che nella storia, a rimetterci sono sempre i pesci piccoli. A pagare del tradimento dell'8 settembre sono state persone comuni, spessissimo innocenti, mentre i pesci grossi, gli unici che sarebbero dovuti essere fucilati realmente dai tedeschi (Re, Badoglio, ecc.) al solito l'hanno scampata...

 

 

Discussioni Simili

  1. I caduti di Cefalonia: fine di un mito
    Di Ringhio nel forum Storia
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 25-04-12, 17:25
  2. E Silvio diventa il «grande sopravvissuto»
    Di Saint-Just nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 03-02-08, 18:56
  3. Bertinotti il sopravvissuto
    Di Dottor Zoidberg nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 18-04-07, 18:33
  4. 40 - Cefalonia - VERGOGNA !!!
    Di Conterio nel forum Monarchia
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 26-09-06, 15:00
  5. Le balle itagliane su Cefalonia
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 03-07-06, 11:45

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226