«Il potere di Roma imperiale è finito»


«Oggi a Milano viene premiato alla memoria Gianfranco Miglio, ed è giusto che sia così, è un segno dei tempi che cambiano, è un segno che il potere di Roma imperiale è finito. È un riconoscimento al fatto che Miglio fu il maestro del federalismo»: così Umberto Bossi ha ricordato domenica il politologo e costituzionalista, premiato con l'Ambrogino d'oro alla memoria.
Bossi, la cui presenza non era stata annunciata, ha voluto anche ricordare un altro dei personaggi premiati alla memoria, il giornalista Daniele Vimercati, «un cronista di cultura laica, cresciuto alla grande scuola di Montanelli, che si trovò a fare la mediazione giornalistica delle idee nuove che avanzavano dalla gente del Nord e dalla forza politica che la rappresentava, la Lega».
Tornando a parlare di Miglio, Bossi ha spiegato: «Bisogna dire grazie al professore, alla sua pacatezza, se passò l'idea di riformare lo Stato attraverso il federalismo. Io e la Lega, infatti, non credevamo che fosse possibile, la gente chiedeva di reagire e noi pensavamo ad una lotta di liberazione dall'oppressione centralista di Roma imperiale che spogliava il Nord di tutto. Adesso quel tempo è finito, certo Roma resterà la capitale logistica con il Papa al seguito. Ma Milano torna ad avere il suo grande ruolo in tutti i campi, ritorna la gente che lavora».
Il grande teorico del federalismo contemporaneo ebbe parecchi nemici. «E pensare - ha aggiunto il leader leghista e ministro per le Riforme - che Miglio fu anche messo da parte, non fu capito. Lui che fu il maestro del federalismo non divenne ministro, non venne mandato in Bicamerale perché Berlusconi e Fini non vollero, anche perché aveva qualcosa contro di lui il precedente presidente della Repubblica. Miglio era tranquillo, ponderato, e convinse tutti, anche me, che con le riforme si poteva ottenere il federalismo. Così noi che non credevamo più nello Stato perché non era leale verso i suoi cittadini, ci convincemmo e lo seguimmo sulla strada delle riforme. Che oggi lo si premi è un atto di giustizia e un segno dei tempi».
La cerimonia è proseguita con momenti di commozione quando sono stati assegnati i premi alla memoria, a partire da quelli per due delle vittime della strage di Nassiriya, Massimo Ficuciello e Ivan Ghitti.