dal sito http://www.liberazione.it/giornale/031205/default.asp
Dal "Corriere della Sera" di ieri la clamorosa intervista al consigliere di
Palazzo Chigi
Il generale Tricarico: «Meno diritti
per combattere il terrorismo»
«Non si può pensare di gestire una situazione di emergenza come questa con
leggi ordinarie. Per garantire la sicurezza dei cittadini è necessario
rinunciare ad alcuni diritti e privilegi». La riflessione del generale
Leonardo Tricarico, ex comandante delle forze aeree italiane durante la
guerra del Kosovo e adesso consigliere militare di Palazzo Chigi, arriva al
termine di giorni drammatici per l'Italia. E mentre resta altissimo
l'allarme per un possibile atto terroristico.
Che cosa vuol dire rinunciare a diritti e privilegi?
La nostra legislazione prevede norme che regolano il "tempo di pace", ma che
spesso si rivelano inadatte per fronteggiare situazioni di crisi. Dunque
vuol dire rivedere alcuni principi in modo da consentire alla collettività
di difendersi. Quella contro il terrorismo è una guerra e come tale va
combattuta. Altrimenti...
Altrimenti?
Si arriva a situazioni paradossali come il doppio e discutibile binario
della giustizia statunitense nei confronti dei detenuti di Guantanamo.
Facciamo esempi concreti. La prima norma da modificare?
Il diritto alla riservatezza. Quando l'amministrazione americana ha chiesto
i dati personali di tutti i viaggiatori verso gli Stati Uniti, l'Italia si è
trovata in grave difficoltà perché questo non è consentito dal nostro
ordinamento. Ci sono voluti otto mesi per arrivare a un accordo di massima,
ma una soluzione reale non è stata ancora trovata. Esistono dei casi in cui
per tutelare la privacy del singolo ci si trova nell'impossibilità di
svolgere una efficace attività di prevenzione.
Ma in questo modo non si rischia di tornare indietro rispetto alle garanzie
per i cittadini?
La cornice deve essere un quadro giuridico appropriato, ma senza dimenticare
che per affrontare un'emergenza globale come quella terroristica bisogna
accettare qualche rinuncia.
Secondo provvedimento.
Approvazione di alcune procedure che possano essere applicate in via
ordinaria in caso di pericolo. Penso alla chiusura degli spazi aerei, degli
scali aeroportuali, alla soppressione di alcuni collegamenti. Durante la
guerra del Kosovo io finii sotto inchiesta proprio per aver preso misure di
questo tipo. E' un rischio che non si può e non si deve più correre. Così
come è impensabile che il provvedimento di espulsione per sette integralisti
islamici firmato dal ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu scateni critiche
e polemiche.
Lei lo ritiene giusto?
Se esiste la prova che alcune persone sono pericolose per la sicurezza
nazionale, non solo è giusto ma è sacrosanto. E in quel caso mi pare che gli
elementi raccolti fossero sin troppo evidenti. E questo non riguarda
soltanto le persone.
A che cosa si riferisce?
Ci sono luoghi di culto dove si incita all'odio e alla violenza, dove si
reclutano nuovi militanti, dove si fabbricano e si vendono documenti falsi.
Centrali del crimine nei confronti delle quali attualmente non si può
prendere alcun provvedimento.
Pensa alla chiusura di alcune moschee?
Penso alla possibilità di interdire alcuni luoghi nel momento in cui
rappresentano un rischio per i cittadini. So bene che la libertà di
religione va tutelata in ogni modo, ma non quando c'è il pericolo che
prevarichi la libertà degli altri.
Chi deve occuparsi di queste revisioni?
Io credo che il problema vada affrontato a livello internazionale, in sede
di G8 o della Nato, ma posso dire che l'Italia ha già fatto la sua parte e
potrebbe continuare a farla. Abbiamo approvato una legislazione
antiterrorismo che ci pone all'avanguardia rispetto a molti altri Paesi.
Abbiamo intrapreso la strada giusta ed è su questa che dobbiamo continuare a
camminare.
Fiorenza Sarzanini
dal sito
Il generale parla.
E Pisanu sobbalza....
Luciano Violante ha commentato prontamente: «La politica non è cosa da
generali....». Un po' d'ironia per far sapere che i Ds, anche nelle loro
varianti più "sicuritarie", non hanno certo gradito l'incredibile sortita di
Leonardo Tricarico, generale dell'aereonautica carico di medaglie e
onorificenze (compresa la «Legion of Merit» di pugno di Bill Clinton) e oggi
consigliere militare di palazzo Chigi: la proposta complessiva, nel tono
prima che nelle argomentazioni specifiche, equivale a una pratica
sospensione di alcuni diritti fondamentali di libertà (dalla privacy alla
religione). In tempo di pace valgono leggi e regole "normali", dice in
sintesi l'alto militare, ma oggi siamo in tempo di guerra: e «se vogliamo
garantire la sicurezza dei cittadini, è necessario rinunciare ad alcuni
diritti e privilegi». Affermazioni, come si può facilmente intuire, molto
pesanti e anzi molto allarmanti, come hanno denunciato Russo Spena, per
Rifondazione comunista e Folena per la sinistra ds. Quest'ultimo ha chiesto
anche che il generale venga a spiegare le sue proposte nei dovuti luoghi
istituzionali, come il parlamento.
Ma per conto di chi parla il generale Tricarico? Esprime opinioni personali
oppure opinioni diffuse a Palazzo Chigi? E con chi ha eventualmente
concordato un'intervista comunque così impegnativa? A quanto si diceva ieri
a Montecitorio, il ministro degli interni non ne sapeva niente: non solo non
ha concordato e non ha gradito l'iniziativa, ma, all'apertura mattutina
del »Corriere della sera, ha fatto un balzo sulla sedia. Non occorre essere
fini politici per capire che siamo ad una robusta intromissione nel
delicatissimo lavoro che Pisanu sta portando avanti, il più delle volte con
l'equilibrio maturato in tanti anni di milizia democristiana. Prendiamo una
questione cruciale come il rapporto col mondo islamico, quello presente qui
con gli immigrati: già c'era da discutere sulle procedure d'espulsione a cui
si è ricorso nelle settimane scorse. Ora, però, il generale propone,
nientemeno, che la chiusura «discrezionale» delle moschee sospette - più o
meno quel che Bossi va dicendo da un paio d'anni a questa parte. Certo, nel
clima difficile di questa fase, tra paure e sospetti che diventano pane
quotidiano, questo genere di ipotesi non aiutano certo il ministro e nemmeno
la sicurezza nazionale. Si ripopone dunque l'interrogativo nient'affatto
filosofico: di quale «partito» si è fatto rappresentante il generale
Tricarico? Di quale cordata di falchi? E con quale rapporto più o meno
dialettico con il presidente del consiglio?
R. G.




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