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    Predefinito Ecco la legge crudele, immorale...

    ….medievale e oscurantista come la stampa il Foglio di oggi

    PRINCIPI GENERALI
    Art. 1. (Finalità)
    1. Al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito.
    2. Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità.

    Art. 2. (Interventi contro sterilità e infertilità)
    1. Il Ministro della salute, sentito il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, può promuovere ricerche sulle cause patologiche, psicologiche, ambientali e sociali dei fenomeni della sterilità e della infertilità e favorire gli interventi necessari per rimuoverle nonché per ridurne l’incidenza, può incentivare gli studi e le ricerche sulle tecniche di crioconservazione dei gameti e può altresì promuovere campagne di informazione e di prevenzione dei fenomeni della sterilità e della infertilità. […]

    Art. 3. (Modifica legge 29 luglio 1975, n. 405)
    1. Al primo comma dell’articolo 1 della legge 29 luglio 1975, n. 405, sono aggiunte, infine, le seguenti lettere: “d-bis) l’informazione e l’assistenza riguardo ai problemi della sterilità e della infertilità umana, nonché alle tecniche di procreazione medicalmente assistita; d-ter) l’informazione sulle procedure per l’adozione e l’affidamento familiare”.
    2. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

    ACCESSO ALLE TECNICHE
    Art. 4. (Accesso alle tecniche)
    1. Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l’impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico.
    2. Le tecniche di procreazione medicalmente assistita sono applicate in base ai seguenti princìpi: a) gradualità, al fine di evitare il ricorso ad interventi aventi un grado di invasività tecnico e psicologico più gravoso per i destinatari, ispirandosi al principio della minore invasività; b) consenso informato, da realizzare ai sensi dell’articolo 6.
    3. E’ vietato il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo.

    Art. 5. (Requisiti soggettivi)
    1. Fermo restando quanto stabilito dall’articolo 4, comma 1, possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi.

    Art. 6. (Consenso informato)
    1. Per le finalità indicate dal comma 3, prima del ricorso ed in ogni fase di applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita il medico informa in maniera dettagliata i soggetti di cui all’articolo 5 sui metodi, sui problemi bioetici e sui possibili effetti collaterali sanitari e psicologici conseguenti all’applicazione delle tecniche stesse, sulle probabilità di successo e sui rischi dalle stesse derivanti, nonché sulle relative conseguenze giuridiche per la donna, per l’uomo e per il nascituro. Alla coppia deve essere prospettata la possibilità di ricorrere a procedure di adozione o di affidamento ai sensi della legge 4 maggio 1983, n. 184, e successive modificazioni, come alternativa alla procreazione medicalmente assistita. Le informazioni di cui al presente comma e quelle concernenti il grado di invasività delle tecniche nei confronti della donna e dell’uomo devono essere fornite per ciascuna delle tecniche applicate e in modo tale da garantire il formarsi di una volontà consapevole e consapevolmente espressa. 2. Alla coppia devono essere prospettati con chiarezza i costi economici dell’intera procedura qualora si tratti di strutture private autorizzate.
    3. La volontà di entrambi i soggetti di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è espressa per iscritto congiuntamente al medico responsabile della struttura, secondo modalità definite con decreto dei Ministri della giustizia e della salute, adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Tra la manifestazione della volontà e l’applicazione della tecnica deve intercorrere un termine non inferiore a sette giorni. La volontà può essere revocata da ciascuno dei soggetti indicati dal presente comma fino al momento della fecondazione dell’ovulo.
    4. Fatti salvi i requisiti previsti dalla presente legge, il medico responsabile della struttura può decidere di non procedere alla procreazione medicalmente assistita, esclusivamente per motivi di ordine medicosanitario. In tale caso deve fornire alla coppia motivazione scritta di tale decisione. 5. Ai richiedenti, al momento di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, devono essere esplicitate con chiarezza e mediante sottoscrizione le conseguenze giuridiche di cui all’articolo 8 e all’articolo 9 della presente legge.

    Art. 7. (Linee guida)
    1. Il Ministro della salute, avvalendosi dell’Istituto superiore di sanità, e previo parere del Consiglio superiore di sanità, definisce, con proprio decreto, da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, linee guida contenenti l’indicazione delle procedure e delle tecniche di procreazione medicalmente assistita.
    2. Le linee guida di cui al comma 1 sono vincolanti per tutte le strutture autorizzate.
    3. Le linee guida sono aggiornate periodicamente, almeno ogni tre anni, in rapporto all’evoluzione tecnico-scientifica, con le medesime procedure di cui al comma 1.

    DISPOSIZIONI CONCERNENTI
    LA TUTELA DEL NASCITURO
    Art. 8. (Stato giuridico del nato)
    1. I nati a seguito dell’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita hanno lo stato di figli legittimi o di figli riconosciuti della coppia che ha espresso la volontà di ricorrere alle tecniche medesime ai sensi dell’articolo 6.

    Art. 9. (Divieto del disconoscimento della paternità e dell’anonimato della madre)
    1. Qualora si ricorra a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo in violazione del divieto di cui all’articolo 4, comma 3, il coniuge o il convivente il cui consenso è ricavabile da atti concludenti non può esercitare l’azione di disconoscimento della paternità nei casi previsti dall’articolo 235, primo comma, numeri 1) e 2), del codice civile, né l’impugnazione di cui all’articolo 263 dello stesso codice.
    2. La madre del nato a seguito dell’applicazione di tecniche di procreazione medicalmente assistita non può dichiarare la volontà di non essere nominata, ai sensi dell’articolo 30, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396.
    3. In caso di applicazione di tecniche di tipo eterologo in violazione del divieto di cui all’articolo 4, comma 3, il donatore di gameti non acquisisce alcuna relazione giuridica parentale con il nato e non può far valere nei suoi confronti alcun diritto né essere titolare di obblighi.

    REGOLAMENTAZIONE DELLE STRUTTURE AUTORIZZATE ALL’APPLICAZIONE DELLE TECNICHE DI PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA
    Art. 10. (Strutture autorizzate)
    1. Gli interventi di procreazione medicalmente assistita sono realizzati nelle strutture pubbliche e private autorizzate dalle regioni e iscritte al registro di cui all’art. 11. […]

    Art. 11. (Registro)
    1. E’ istituito, con decreto del Ministro della salute, presso l’Istituto superiore di sanità, il registro nazionale delle strutture autorizzate all’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, degli embrioni formati e dei nati a seguito dell’applicazione delle tecniche medesime.
    2. L’iscrizione al registro di cui al comma 1 è obbligatoria.
    3. L’Istituto superiore di sanità raccoglie e diffonde, in collaborazione con gli osservatori epidemiologici regionali, le informazioni necessarie al fine di consentire la trasparenza e la pubblicità delle tecniche di procreazione medicalmente assistita adottate e dei risultati conseguiti.
    4. L’Istituto superiore di sanità raccoglie le istanze, le informazioni, i suggerimenti, le proposte delle società scientifiche e degli utenti riguardanti la procreazione medicalmente assistita.
    5. Le strutture di cui al presente articolo sono tenute a fornire agli osservatori epidemiologici regionali e all’Istituto superiore di sanità i dati necessari per le finalità indicate dall’articolo 15 nonché ogni altra informazione necessaria allo svolgimento delle funzioni di controllo e di ispezione da parte delle autorità competenti. […]

    DIVIETI E SANZIONI
    Art. 12. (Divieti generali e sanzioni)
    1. Chiunque a qualsiasi titolo utilizza a fini procreativi gameti di soggetti estranei alla alla coppia richiedente, in violazione di quanto previsto dall’articolo 4, comma 3, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 300.000 a 600.000 euro.
    2. Chiunque a qualsiasi titolo, in violazione dell’articolo 5, applica tecniche di procreazione medicalmente assistita a coppie i cui componenti non siano entrambi viventi o uno dei cui componenti sia minorenne ovvero che siano composte da soggetti dello stesso sesso o non coniugati o non conviventi è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 200.000 a 400.000 euro.
    3. Per l’accertamento dei requisiti di cui al comma 2 il medico si avvale di una dichiarazione sottoscritta dai soggetti richiedenti. In caso di dichiarazioni mendaci si applica l’articolo 76, commi 1 e 2, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.
    4. Chiunque applica tecniche di procreazione medicalmente assistita senza avere raccolto il consenso secondo le modalità di cui all’art. 6 è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 50.000 euro.
    5. Chiunque a qualsiasi titolo applica tecniche di procreazione medicalmente assistita in strutture diverse da quelle di cui all’articolo 10 è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 100.000 a 300.000 euro.
    6. Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro.
    7. Chiunque realizza un processo volto ad ottenere un essere umano discendente da un’unica cellula di partenza, eventualmente identico, quanto al patrimonio genetico nucleare, ad un altro essere umano in vita o morto, è punito con la reclusione da dieci a venti anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro. Il medico è punito, altresì, con l’interdizione perpetua dall’esercizio della professione.
    8. Non sono punibili l’uomo o la donna ai quali sono applicate le tecniche nei casi di cui ai commi 1, 2, 4 e 5.
    9. E’ disposta la sospensione da uno a tre anni dall’esercizio professionale nei confronti dell’esercente una professione sanitaria condannato per uno degli illeciti di cui al presente articolo, salvo quanto previsto dal comma 7.
    10. L’autorizzazione concessa ai sensi dell’articolo 10 alla struttura al cui interno è eseguita una delle pratiche vietate ai sensi del presente articolo è sospesa per un anno. Nell’ipotesi di più violazioni dei divieti di cui al presente articolo o di recidiva l’autorizzazione può essere revocata.

    MISURE DI TUTELA DELL’EMBRIONE
    Art. 13. (Sperimentazione su embrioni umani)
    1. E’ vietata qualsiasi sperimentazione su ciascun embrione umano.
    2. La ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano è consentita a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell’embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative.
    3. Sono, comunque, vietati: a) la produzione di embrioni umani a fini di ricerca o di sperimentazione o comunque a fini diversi da quello previsto dalla presente legge; b) ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni e dei gameti ovvero interventi che, attraverso tecniche di selezione, di manipolazione o comunque tramite procedimenti artificiali, siano diretti ad alterare il patrimonio genetico dell’embrione o del gamete ovvero a predeterminarne caratteristiche genetiche, ad eccezione degli interventi aventi finalità diagnostiche e terapeutiche, di cui al comma 2 del presente articolo; c) interventi di clonazione mediante trasferimento di nucleo o di scissione precoce dell’embrione o di ectogenesi sia a fini procreativi sia di ricerca; d) la fecondazione di un gamete umano con un gamete di specie diversa e la produzione di ibridi o di chimere.
    4. La violazione dei divieti di cui al comma 1 è punita con la reclusione da due a sei anni e con la multa da 50.000 a 150.000 euro. In caso di violazione di uno dei divieti di cui al comma 3 la pena è aumentata. Le circostanze attenuanti concorrenti con le circostanze aggravanti previste dal comma 3 non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste.
    5. E’ disposta la sospensione da uno a tre anni dall’esercizio professionale nei confronti dell’esercente una professione sanitaria condannato per uno degli illeciti di cui al presente articolo.

    Art. 14. (Limiti all’applicazione delle tecniche sugli embrioni)
    1. E’ vietata la crioconservazione e la soppressione di embrioni, fermo restando quanto previsto dalla legge 22 maggio 1978, n. 194.
    2. Le tecniche di produzione degli embrioni, tenuto conto dell’evoluzione tecnico-scientifica e di quanto previsto dall’articolo 7, comma 3, non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre.
    3. Qualora il trasferimento nell’utero degli embrioni non risulti possibile per grave e documentata causa di forza maggiore relativa allo stato di salute della donna non prevedibile al momento della fecondazione è consentita la crioconservazione degli embrioni stessi fino alla data del trasferimento, da realizzare non appena possibile.
    4. Ai fini della presente legge sulla procreazione medicalmente assistita è vietata la riduzione embrionaria di gravidanze plurime, salvo nei casi previsti dalla legge 22 maggio 1978, n. 194.
    5. I soggetti di cui all’articolo 5 sono informati sul numero e, su loro richiesta, sullo stato di salute degli embrioni prodotti e da trasferire nell’utero.
    6. La violazione di uno dei divieti e degli obblighi di cui ai commi precedenti è punita con la reclusione fino a tre anni e con la multa da 50.000 a 150.000 euro.
    7. E’ disposta la sospensione fino ad un anno dall’esercizio professionale nei confronti dell’esercente una professione sanitaria condannato per uno dei reati di cui al presente articolo.
    8. E’ consentita la crioconservazione dei gameti maschile e femminile, previo consenso informato e scritto.
    9. La violazione delle disposizioni di cui al comma 8 è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 50.000 euro.

    DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE
    Art. 15. (Relazione al Parlamento)
    1. L’Istituto superiore di sanità predispone, entro il 28 febbraio di ciascun anno, una relazione annuale per il Ministro della salute in base ai dati raccolti ai sensi dell’articolo 11, comma 5, sull’attività delle strutture autorizzate, con particolare riferimento alla valutazione epidemiologica delle tecniche e degli interventi effettuati. […]

    Art. 16. (Obiezione di coscienza)
    1. Il personale sanitario ed esercente le attività sanitarie ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure per l’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita disciplinate dalla presente legge quando sollevi obiezione di coscienza con preventiva dichiarazione. La dichiarazione dell’obiettore deve essere comunicata entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge al direttore dell’azienda unità sanitaria locale o dell’azienda ospedaliera, nel caso di personale dipendente, al direttore sanitario, nel caso di personale dipendente da strutture private autorizzate o accreditate.
    2. L’obiezione può essere sempre revocata o venire proposta anche al di fuori dei termini di cui al comma 1, ma in tale caso la dichiarazione produce effetto dopo un mese dalla sua presentazione agli organismi di cui al comma 1.
    3. L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività sanitarie ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificatamente e necessariamente dirette a determinare l’intervento di procreazione medicalmente assistita e non dall’assistenza antecedente e conseguente l’intervento.

    Art. 17. (Disposizioni transitorie)
    1. Le strutture e i centri iscritti nell’elenco predisposto presso l’Istituto superiore di sanità ai sensi dell’ordinanza del Ministro della sanità del 5 marzo 1997, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 55 del 7 marzo 1997, sono autorizzati ad applicare le tecniche di procreazione medicalmente assistita, nel rispetto delle disposizioni della presente legge, fino al nono mese successivo alla data di entrata in vigore della presente legge.
    2. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le strutture e i centri di cui al comma 1 trasmettono al Ministero della salute un elenco contenente l’indicazione numerica degli embrioni prodotti a seguito dell’applicazione di tecniche di procreazione medicalmente assistita nel periodo precedente la data di entrata in vigore della presente legge, nonchè, nel rispetto delle vigenti disposizioni sulla tutela della riservatezza dei dati personali, l’indicazione nominativa di coloro che hanno fatto ricorso alle tecniche medesime a seguito delle quali sono stati formati gli embrioni. La violazione della disposizione del presente comma è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 25.000 a 50.000 euro. 3. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Ministro della salute, avvalendosi dell’Istituto superiore di sanità, definisce, con proprio decreto, le modalità e i termini di conservazione degli embrioni di cui al comma 2.

    Art. 18. (Fondo per le tecniche di procreazione medicalmente assistita)
    1. Al fine di favorire l’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita da parte dei soggetti di cui all’articolo 5, presso il Ministero della salute è istituito il Fondo per le tecniche di procreazione medicalmente assistita. Il Fondo è ripartito tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sulla base di criteri determinati con decreto del Ministro della salute, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. […]

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Provette....

    ....d'opposizione

    De Michelis (Psi) annuncia la raccolta firme. Angius (Ds) invita alla cautela. Mussolini si appella alla Contri.

    Manifestazione a gennaio Roma. C’è chi pensa al referendum. Chi alla Corte costituzionale. Chi a una manifestazione nazionale per il 24 gennaio. Chi al prossimo ritorno “tecnico” della legge sulla fecondazione alla Camera.
    Chi continua a insistere per una riunione di tutti i parlamentari dell’Ulivo.
    E chi invece pensa a tutte queste cose insieme, e ad altre ancora.

    A via Nazionale c’è una certa preoccupazione per i toni accesi di questi ultimi giorni, la paura che la polemica possa invadere anche i territori della lista unica.
    Così, sul referendum, ieri c’era chi, come Gavino Angius sull’Unità, invitava: “Andrei cauto con iniziative affrettate…”. Una cautela che non tutti, tra gli esponenti diessini, condividono: “Non consentiremo che su questi temi cada il silenzio: sono dirimenti anche per la coalizione” dice Katia Zanotti.
    E comunque, la controffensiva ha cominciato a prendere forma l’altra sera, nelle stanze del gruppo misto a Montecitorio.
    Qui trentadue parlamentari donne – diessine, tanto di maggioranza quanto del correntone, cossuttiane, elette di
    Rifondazione e della Margherita – hanno messo a punto un documento con il quale lanciano la proposta di una manifestazione nazionale contro “l’attacco alla libertà delle donne, alla laicità dello Stato, ai diritti individuali”, senza escludere “un referendum su questa legge crudele, invadente, proibizionista”.

    Riprendere il dibattito interno
    Cominciamo dal referendum. Un’idea che circola non solo in larga parte del centrosinistra.
    Alcuni esponenti del centrodestra, da Antonio Del Pennino ad Alfredo Biondi, sono disponibili a un quesito che chieda l’abrogazione della parti più controverse della nuova legge.
    Il Psi di Gianni De Michelis ha addirittura già annunciato l’avvio della raccolta delle firme, proponendo un incontro a tutti gli altri partiti che si sono opposti.
    E se Emma Bonino ha messo sull’avviso (“I referendum sono stati così stravolti come strumento, che sono cauta a lanciare una nuova inziativa”), la diessina Franco Chiaromonte dice di “essere assolutamente favorevole”, pur condividendo le “preoccupazioni di Bonino”: “In altre occasioni i referendum hanno dimostrato che esiste una società più avanzata rispetto ai sostenitori dell’etica di Stato”.
    Secondo Katia Zanotti la “posizione prevalente è per il referendum”, e sulle cautele di Livia Turco aggiunge: “Esprime la sua posizione, finora non c’è stata una sede di discussione”.
    Più perplessa è Franca Bimbi, deputata della Margherita che ha votato contro la legge: “Non sono convinta del referendum: al di là dei rischi sul risultato, potrebbe esserci una discussione tutta sulle barricate”. A suo parere (e di molti altri) “nella legge ci sono tutti gli estremi per un ricorso alla Corte costituzionale”. Per esempio? “Si obbligano i medici a un percorso terapeutico già selezionato dalla legge. Una delle cose più gravi e devastanti”. La via della Consulta sarà probabilmente la prima che verrà percorsa.
    Se Alessandra Mussolini, contro la “legge orrenda”, si appella “all’unica donna della Corte costituzionale, Fernanda Contri”, anche la Zanotti prevede l’arrivo alla Consulta di una serie di ricorsi, “tanto dei medici quanto dei pazienti”.
    Poche, invece, le possibilità di un’intesa trasversale per rimettere mano in Parlamento alla legge, “anche a pezzi resta una mostruosità”. Ma avverte Franca Bimbi: “Le donne devono rimobilitarsi, ma anche riprendere il dibattito interno. Sono temi che non si possono affrontare come si è affrontato l’aborto negli anni Settanta”.
    A gennaio la legge tornerà brevemente alla Camera per un adeguamento. “Valuteremo cosa fare – avverte la Zanotti – Ma non credo, con la reazione che c’è nel paese, che possa rimanere un semplice passaggio tecnico”. E si studiamo forme di aperta contestazione, fino all’abbandono dell’aula. E intanto si tornerà a chiedere, “con determinazione”, la riunione dei parlamentari del centrosinistra sulla vicenda, che per il momento il vertice diessino preferirebbe accantonare. “Non vorrei – ha fatto sapere Angius – che servisse solo ad accentuare le divisioni”.
    E la manifestazione di gennaio? Pare per ora la cosa più sicura, “anche se non è stato ancora deciso se si farà in piazza o se sarà una specie di Palavobis, con interventi di donne, scienziati e medici”.
    E una prima iniziativa pubblica ci sarà oggi, a Padova, dove è prevista una manifestazione sulla lista unitaria con Fassino, Rutelli e Boselli.
    Le donne della Margherita contrarie alla nuova normativa diffonderanno un documento, rivolto “a tutte e a tutti”, nel corso dell’iniziativa, per chiedere “un confronto approfondito sulle questioni bioetiche nell’Ulivo e nella Margherita”.

    interessante lo scontro tra chi vuole, democraticamente, appellarsi al buon senso della "gente normale" che altre volte ha dimostrato di avere maggior liberalità degli eletti; e tra quelli che invece non si fidano e si vogliono appellare ai giudici della Consulta.
    Strano, perchè la legge è stata fatta per noi, popolo.
    E a noi, eventualmente, devono chiedere se ci piace.
    Ma già hanno paura.

    Nel frattempo Prodi tace, e nasconde il suo dito fatato in tasca.
    Nessuno gli chiede il parere.
    Ma fra poche settimane dovrà dire come la pensa.
    E qualsiasi cosa dirà, si scotterà dolorosamente il suo prezioso "dito".

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Lettera di una madre...

    ....mai nata

    Al direttore - Ora che è passata questa legge sulla fecondazione assistita, molte delle donne che hanno quarant’anni si sentono delle povere illuse.
    Quando erano state assunte per la prima volta, si erano sentite dire: “Non penserai di rimanere subito incinta, vero?”.
    Di solito, in quel momento, a meno di trent’anni, una non ci pensa. Non è contraria per principio, forse sì, forse un giorno, ma ci sono tante altre cose da fare prima.
    E’ stata educata credendo di poter avere tutto come i maschi: lavoro, famiglia, figli, successi.
    Suo padre magari andava in farmacia a comprarle le pillole, perché la figlia doveva laurearsi, non voleva essere distratta da un’indesiderata gravidanza giovanile.
    Suo nonno, quando è nata, ha detto: “Questa bambina diventerà dottore”. Nessuno in casa l’ha educata a rinunciare alle ambizioni per fare la moglie e la madre. Quando l’hanno assunta per la prima volta, non si rendeva conto che gli altri parlavano a casaccio, quando dicevano: “Aspetta, prima dedicati al lavoro, quando sarai sistemata poi ci penserai.
    Ora non è più come una volta, si possono avere figli fino ai quarant’anni”.
    E’ cresciuta con l’arroganza di essere speciale, credeva veramente che per lei ci sarebbe stata una vita eccezionale dietro l’angolo.
    Suo padre le diceva “sei un fenomeno”.
    Lei ci ha creduto, perché il mondo era cambiato.
    A vent’anni poteva interrompere le gravidanze, a quaranta portarle a termine, fino a sessanta rimanere giovane.
    Molte tra le donne che hanno ora quaranta anni, sono cresciute con l’idea che avrebbero potuto scegliere quando: quando avrebbero deciso, quando avrebbero voluto, quando avrebbero realizzato anche qualche ambizione, sarebbe stato il momento dei figli.

    Si sono credute piloti da corsa, senza ancora capire che guidavano la solita macchina, la stessa che avevano guidato le loro madri e anche le loro nonne. A quarant’anni quelle macchine non offrono più le stesse prestazioni. Eppure loro non si sentono cambiate. Credono sempre di essere speciali. I soliti
    “fenenomeni” che possono decidere tutto. Invece non possono decidere niente.
    Voi, adesso, state dicendo a queste donne di lasciarsi trasportare dalla misteriosa casualità dell’esistenza. Di fatto, state dicendo loro che al consultorio non erano stati chiari, quando suggerivano: “Prendete la pillola per evitare gravidanze indesiderate” però non le avevano avvertite che, a un certo punto, avrebbero potuto anche desiderarle, ma probabilmente sarebbe stato troppo tardi.
    A vent’anni avere figli è un problema, a quaranta per molte delle stesse donne è un problema non averli. Queste bambine sono cresciute nella convinzione che la scienza avrebbe esaudito ogni loro desiderio. Che il mondo le avrebbe accettate con tutte le loro ambizioni, perché loro stavano cambiando il mondo. Sembravano concetti così “moderni”, allora… Ma, adesso, voi state dicendo loro: “Non avete fatto figli prima? Avete voluto fare come i maschi? È stata una vostra scelta. Bisogna avere il coraggio di pagarne le conseguenze”. Molti hanno già cominciato a dire: alt, dietrofront, contrordine, sposatevi a vent’anni, fate figli a ventidue, scoprite le gioie della famiglia tradizionale. Ma credete che queste donne possano tornare indietro come se niente fosse, adesso?

    Certe cose non le capisco. Poiché il mondo non si cambia in quattro e quattrotto con un contrordine, quando entrerà in vigore questa nuova legge i ginecologi più corretti diranno: “Signora, adesso qui in Italia è un disastro.
    Rischia di dover fare innumerevoli cicli di fecondazione. Vada a Lugano, venti minuti di macchina da Milano, a fare il trattamento. Non si preoccupi, nessuno verrà a saperlo. Là non c’è problema, si possono congelare gli embrioni, le faranno un prelievo, feconderanno gli ovuli. Forse tre, forse dieci, forse venti, dipende da quanti ne saranno necessari”. Altri ginecologi, illecitamente, continueranno a fare come prima, produrranno dodici embrioni, ma scriveranno che ne hanno fatti tre. Chi li controllerà? I carabinieri?
    Questo è quello che avete vietato.
    Volevate far finire il Far West, cambieremo solo Stato. Passeremo dal Kentucky all’Oregon. Ma adesso, voi, per essere onesti, dovete fare il prossimo passo. Se pensate che quelle cellule d’embrione che avete difeso siano una vita potenziale, una vita nascente, sapete bene che nell’evoluzione successiva lo saranno di più. Se avete fatto una battaglia rispettabile in difesa dell’embrione sano o malato che non può andare andare perduto, non può essere congelato, non può essere scaricato nei gabinetti come si fa ora di nascosto nelle cliniche per la fecondazione, il vostro passo successivo dovrà essere vietare l’interruzione di gravidanza entro i primi tre mesi. Se avete vietato il check-up dell’embrione prima dell’impianto, dovrete vietare anche l’amniocentesi, poi l’aborto terapeutico. Un embrione di cento millesimi di millimetro non può avere più diritti di un feto di ventidue centimetri. A questo punto, dovete cambiare la legge sull’aborto.
    Ma non vi conviene.
    Quello che penso, tristemente, è che non vi importi niente degli effetti di questa legge di fecondazione, perché colpirà solo un’esigua minoranza. Gli italiani non sanno neanche esattamente che cosa sia la procreazione medicalmente aiutata, perché non sono interessati, la stragrande maggioranza non ne ha bisogno. Al massimo possono pensare che sia una roba strana, perché avete spiegato che si tratta di fabbricazione, di selezione della specie, di scegliersi un figlio in un catalogo, di comprarlo al supermarket.
    In Parlamento alla destra importava di spaccare la sinistra, alla sinistra di spaccare la destra. Che cosa può fregarvi di quelle quindici-ventimila persone che ricorrono alle tecniche di fecondazione ogni anno in Italia? Sono una minoranza talmente esigua. Una minoranza che non verrà allo scoperto, perché si vergogna. Quale uomo scenderebbe in piazza per dire che è sterile? Quale donna direbbe pubblicamente che si è sottoposta tre volte ai trattamenti e ancora continua ossessivamente, perché non riesce ad avere un figlio? Ma voi adesso, non per essere coerenti, ma per essere onesti, dovete cambiare la legge sull’aborto. Come farete?
    Nonostante negli anni siano diminuite le donne che interrompono volontariamente la gravidanza, restano un numero cospicuo, una minoranza forte. Non sono i 15 mila della fecondazione assistita. E la battaglia per non dover morire sotto i ferri delle mammane è stata, per definizione, una “battaglia di civiltà”. Ma con questa legge sulla fecondazione assistita deve necessariamente saltare. Perché permettere di far abortire gratis in dieci minuti un feto sano negli ospedali pubblici, se non può andare perduto neanche un embrione malato durante i trattamenti di fecondazione? Perciò dovete cercare di abolire l’aborto. E fare anche un discorso onesto alle vostre figlie. Non dovrete fare credere alle bambine che nasceranno con i vostri atti di amore secondo natura che potranno avere tutto: lavoro, famiglia, figli, successi allo stesso modo dei maschi, perché non è vero.

    Silvia Grilli, Milano

  4. #4
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    Predefinito E il direttore...

    ....risponde

    Silvia Grilli è una persona dolcissima, una formidabile giornalista, e ci scrive (sollecitata: grazie) una lettera di un candore disarmante, piena di una strana e contraddittoria energia.
    La prima e l’ultima parte, l’ultima frase gridata, è un tormentoso lamento sentimentale e intellettuale a nome di una meglio gioventù educata nel culto del diritto al cielo, del potere su tutto, dell’integrità sociale del ruolo di una bambina e donna moderna, che dimentica una parte di se stessa ovvero la necessità, la natura, una qualche recondita responsabilità verso la vita, e dimentica tutto questo per convenzione accettata, maturata nel suo ambiente urbano avanzato. E’ così come dice lei.
    E’ un grande freddo a quarant’anni, e allora il desiderio di un figlio. Ed è un piccolo trionfo che si produce in lei, questo dire se stessa, che la libera in modo non confessionale, laico.
    Ma è anche un piccolo trionfo della nostra scelta di impostare così come abbiamo fatto la questione che gira intorno a questa legge proibizionista: insomma, ci siamo svegliati, e stavolta ci capiamo, anche quando ci accapigliamo, parlando non dell’estensione di diritti automatici ma dell’imposizione di un divieto. Un divieto aggirabile, in parte ingiusto come tutti i divieti e certamente percepito come ingiusto da chi lo subisce, ma un divieto. Non il solito divieto di fumare, di mangiare una porzione intera piena di grassi saturi, di goderci questo o quel consumo culturale, psicotropo o sessuale: un divieto più profondo, religioso, se la parola non offende il cretinismo laicista, l’istupidimento settario di quelli che fanno dell’integrismo laico un credo nichilista e narcisista. Un divieto molto simile a un comandamento. Con il pregio che ciò che è comandato è in questo caso un impasto liberatorio di rivelazione e di ragione, di antiche storie e di novissimi incidenti della Storia.

    Quando Silvia dice “mi avete fatto credere che” o “non dovete far credere alle vostre bambine che”, e si riferisce a quel pieno di esistenza che alla fine è illusione, feticcio, vorrei abbracciarla fisicamente, il che per ora non posso perché sta a Milano e io sto a Roma. Insomma: chiunque legga questa lettera in una normale disposizione d’animo, e banalmente umana, capisce che Silvia odia quel divieto anche e soprattutto perché quel divieto le ha posto la questione del diritto come desiderio e del desiderio come diritto, dell’insufficienza della vita soggettiva a padroneggiare le questioni oggettive, cioè di uno dei fallimenti del moderno.

    Invece dissento dal modo negativo, accusatorio, viscerale che Silvia sceglie per affrontare il resto.
    Non è vero che un limite legislativo imperfetto alla procreazione medicalmente assistita, e tutto quel ragionamento che la interessa e la incuriosisce sulla casualità della vita da non manipolare oltre il segno che la ragione ci consiglia, implichi l’abrogazione della legge sull’aborto.
    Il feto è nella pancia della donna, l’embrione concepito è nella provetta.
    In un caso si accetta di rimediare, affidando penosamente alla donna la decisione ultima, a un male sociale che comporta pericoli per la salute femminile, e che è vecchio di millenni (le donne hanno sempre abortito).
    L’altro caso è diverso. Gli uomini concepiscono embrioni artificialmente da pochi decenni.
    La manipolazione non strettamente terapeutica della cellula originaria del feto, del bambino, dell’adulto, del vecchio e morituro essere che un giorno ebbe un principio, avviene invece in vitro. Silvia dice la verità sul maltrattamento dell’embrione, e siccome ha una disposizione d’animo derivata dall’esperienza e non dall’ideologia, ne è spaventata quanto noi, quando racconta l’anonimato, il destino di scarto, il cesso e tutto il resto.
    E conferma nel suo racconto quanto diciamo da anni, senza mai occuparci, cara Silvia, di politichetta, di liste uniche e di comandi vaticani: il disprezzo tecnico verso il concepito, diversamente regolato a Milano e a Lugano ma moralmente eguale nelle sue conseguenze, è una ferita sia all’embrione sia a chi lo manipola.
    Il problema, come sempre, siamo noi.

    Giuliano Ferrara il ciccione per Sab’na

    saluti

  5. #5
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    In origine postato da antonio
    in realta' la conclusione piu' coerente e' quella della lettrice.
    come pensare di difendere l'embrione (giustamente) e non difendere il feto?
    come pensare di non consentire la diagnosi pre-impianto (giustamente) e consentire l'aborto ipocritamente definito terapeutico?
    Certo Antonio, per coerenza andrebbe cancellato anche l'aborto. E anche la fecondazione artificiale stabilita da questa legge appena rilasciata, che è comunque tutta contro natura.

    E' esattamente questa la posizione della Santa Chiesa, che, avendo chiesto perdono, non è più colpevole della Santa Inquisizione, delle Sante Crociate, e di tante altre Sante Stragi commesse nei secoli.

    E per coerenza, cancelliamo anche l'aborto, le 40 ore, la giusta mercede, il riposo domenicale, e tutte quelle conquiste fasulle che l'umanità ha ingiustamente intascato dal medio evo in poi.

    Ecco, torniamo al medio evo. E' questa la strada intrapresa. Vassalli, valvassori e valvassini.

  6. #6
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    In origine postato da antonio
    io distinguo: ci sono conquiste fasulle..come la legalizzazione dell'aborto..
    e cisono conquiste non fasulle, vere conquiste di civilta', come la giusta mercede, lo statuto dei lavoratori...etc...
    assimilare la possibilita' di sopprimere una creatura nel grembo della madre al diritto del lavoratore ad essere giustamente retribuito e a non poter essere licenziato senza giusta causa mi sembra blasfemo..
    ---------------------------------
    Per poter essere blasfemo servono le palle.
    Credi che dario le abbia?

  7. #7
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    In origine postato da antonio
    in realta' la conclusione piu' coerente e' quella della lettrice.
    come pensare di difendere l'embrione (giustamente) e non difendere il feto?
    come pensare di non consentire la diagnosi pre-impianto (giustamente) e consentire l'aborto ipocritamente definito terapeutico?
    -----------------------------
    Ti risponde lo stesso Ferrara:Il feto è nella pancia della donna, l’embrione concepito è nella provetta.
    In un caso si accetta di rimediare, affidando penosamente alla donna la decisione ultima, a un male sociale che comporta pericoli per la salute femminile, e che è vecchio di millenni (le donne hanno sempre abortito).
    L’altro caso è diverso. Gli uomini concepiscono embrioni artificialmente da pochi decenni.

  8. #8
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    In origine postato da antonio
    io distinguo: ci sono conquiste fasulle..come la legalizzazione dell'aborto..
    e cisono conquiste non fasulle, vere conquiste di civilta', come la giusta mercede, lo statuto dei lavoratori...etc...
    assimilare la possibilita' di sopprimere una creatura nel grembo della madre al diritto del lavoratore ad essere giustamente retribuito e a non poter essere licenziato senza giusta causa mi sembra blasfemo..
    Antò, non fare il finto tonto. Perchè non lo sei e perchè fai gli assist a quel corvo di mustang, che non aspetta altro.
    Tutte quelle conquiste (o riforme) che ho menzionato hanno una cosa in comune: vanno verso il futuro, mentre la legge sulla fecondazione assistita va verso il passato.

    Comprì adesso?

  9. #9
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    In origine postato da chiarezza
    .... De Michelis ha indicato nell'iniziativa referendaria un'occasione per ribadire la natura di sinistra del Nuovo Psi, che a suo giudizio non muta con l'alleanza stretta con la Casa delle Liberta’.....
    Ma come fate a stare con i berluschini, e sopratutto, quanto resisterete? Io capisco che i soldi e il potere hanno un gran fascino, ma a tutto c'è un limite.

    Io ti ripeto quello che ho detto ai repubblicani: non vi piace questo centro sinistra? Benissimo, aiutateci a cambiarlo. Certo il posto migliore per cambiarlo è starci dentro, non è certamente la CdL!!!!

  10. #10
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    In origine postato da mustang
    Ti risponde lo stesso Ferrara:Il feto è nella pancia della donna, l’embrione concepito è nella provetta.
    In un caso si accetta di rimediare, affidando penosamente alla donna la decisione ultima, a un male sociale che comporta pericoli per la salute femminile, e che è vecchio di millenni (le donne hanno sempre abortito).
    L’altro caso è diverso. Gli uomini concepiscono embrioni artificialmente da pochi decenni.
    E allora? Io credo che Ferrara facesse della satira, come gli succede spesso.

    Consapevolmente o, più di frequente, senza accorgersene.

 

 

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