FINI IN ISRAELE: L'OMAGGIO DEL VICE PREMIER ALLE VITTIME DELLA SHOAH
Gerusalemme, 24 novembre - La visita allo Yad Vashem, il Museo dell'Olocausto, è il primo appuntamento importante del viaggio di Gianfranco Fini in Israele.
Il vice premier si presenta puntuale al museo costruito sul monte della Rimembranza al quale si accede dal viale dei Giusti, dedicato a persone non ebree che, rischiando la vita, hanno salvato degli ebrei.
Fini arriva con lo sguardo serio, la kippa sul capo.
La visita dura un'ora e mezza, e il percorso si snoda tra pannelli fotografici, documenti storici, oggetti.
Tutte testimonianze dell'olocausto, di cui si racconta la storia: dalla presa di potere del nazifascismo in Germania, all'esodo degli ebrei.
Un tracciato lungo, che Gianfranco Fini segue quasi sempre in silenzio, e con un'espressione che il più delle volte svela quasi disprezzo.
Ad accompagnarlo, il presidente delle comunità ebraiche italiane, Amos Luzzatto, gli ambasciatori Ehud Gol e Giulio Terzi di Santagata, Robert Roseett, direttore della biblioteca del museo e Angela Polacco Lazar, membro della comunità italiana a Gerusalemme.
Sono loro due a guidare il vice premier nel percorso del museo.
Gli mostrano le foto in cui si racconta la vita nel ghetto, la morte che gli ebrei sentivano addosso.
A Fini viene poi mostrato il documento che testimonia la scelta della 'soluzione finale', e le foto dei campi di concentramento.
In una di queste, una madre va a morire, con i figli piccoli per mano.
Un'altra descrive la selezione che veniva fatta tra i prigionieri che continuavano i lavori forzati e quelli che andavano a morire.
"Mamma mia" commenta Fini a più riprese.
Ogni tanto chiede alcuni dettagli, spesso interviene Luzzatto per dargli dei chiarimenti.
Arriva il momento del passaggio al Memoriale dei Bambini, realizzato nel 1987.
Vi si accede da un corridoio buio, e si arriva in un locale non illuminato dove pareti di vetro riflettono le fiamme di cinque candele, simbolo delle anime di tutti i bambini che sono stati prigionieri dei campi di concentramento e vittime della Shoah.
Il silenzio è rotto da una voce che ne ripete, come un disco, l'età e il luogo di nascita.
"Che impressione", commenta con un filo di voce Fini.
Al termine della visita, Fini, accompagnato dagli ambasciatori, scende nella grande sala in cui si commemorano i sei milioni di ebrei vittime dell'olocausto.
Non ci sono finestre, e i nomi dei campi di concentramento sono incisi a caratteri ebraici e latini.
Al centro brucia una fiamma permanente, che Angela Polacco, invita Fini ad alimentare.
Il leader di An deposita quindi una corona in memoria delle vittime della Shoah, e resta per qualche istante immobile e in silenzio.
All'uscita, la frase sul libro dei visitatori: "Di fronte all'orrore della Shoah", scrive Fini, "sale fortissimo il bisogno di tramandare la memoria", perché "mai più in futuro sia riservata anche a un solo essere umano ciò che il nazismo riservò all'intero popolo ebraico".
(AP BISCOM. 24 novembre 2003 - Ore 12,30)




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