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    Predefinito Signori la cena è clonata

    Sono hamburger da cento dollari l'uno, quelli che potrebbero arrivare tra
    poco sulle nostre tavole. E' il prezzo della carne di animali clonati. Che
    l'Fda, l'organismo americano che tutela la sicurezza alimentare, sta per
    mettere sul mercato, insieme al latte da loro prodotto. Per ora è stata
    diffusa una dichiarazione preliminare da cui risulta che questi prodotti
    sono da considerarsi sicuri, rinviando alla prossima primavera le normative
    sull'etichettatura delle bistecche clonate. Normative che potrebbero anche
    non arrivare, se l'Fda confermasse il punto di vista espresso finora. E cioè
    che non è necessario informare i consumatori dell'origine di ciò che stanno
    acquistando, dato che gli animali clonati (e il loro latte) sono uguali a
    quelli prodotti con metodi naturali.
    O almeno, la precisazione è d'obbligo, naturali quanto ci si può aspettare
    da animali di allevamento, quasi tutti figli della fecondazione artificiale,
    generati da sperma congelato di pochi maschi iperselezionati e da ovociti di
    mucche già macellate da impiantare poi in una fattrice, oppure da femmine di
    cui è stata sincronizzata chimicamente la fase dell'ovulazione per rendere
    più economico ed efficiente il processo riproduttivo. La clonazione dunque
    non è che il punto di arrivo di un processo avviato anni fa. "Per la
    precisione, quella di cui si sta discutendo ora è la clonazione da cellule
    somatiche di individui adulti", spiega Cesare Galli, docente all'Università
    di Bologna e direttore del Laboratorio di Tecnologie della Riproduzione di
    Cremona dove sono nati il toro Galileo e altri animali clonati. Esiste poi
    la clonazione da cellule embrionali, già diffusa senza troppo clamore alla
    fine degli anni '80, quando negli Stati Uniti c'erano aziende come la
    Granada Corporation o l'American Breeder Service che puntavano su questo
    nuovo business. "Di questi animali ce ne sono ancora in circolazione, in
    Giappone la carne di manzo clonato è sul mercato da anni", sostiene Galli.
    Ma oggi gli allevatori preferiscono pensare di poter sfruttare in eterno le
    copie dei loro animali più belli e redditizi. "La tecnica è sostanzialmente
    la stessa, ma piuttosto che utilizzare le cellule di un embrione, di cui non
    si conosce la riuscita, si preferisce prenderle dal corpo di individui
    adulti scelti per le loro caratteristiche", spiega Galli. O addirittura da
    bistecche, come hanno fatto nel 2002i ricercatori dell'Università della
    Georgia insieme a Prolinia, un'azienda specializzata in clonazione, per la
    buona ragione che certe informazioni sulla qualità della carne si ottengono
    solo dopo la macellazione.
    L'autorizzazione dell'Fda è arrivata dopo più di due anni di indagini e
    polemiche, quando già nel 2002 la National Academy of Sciences americana
    aveva decretato sicure le carni degli animali clonati. Per ora si tratta di
    una decisione limitata, che riguarda solo cloni convenzionali, anche se la
    clonazione è uno dei metodi con il quale potrebbero essere prodotti animali
    transgenici. La Fda ha comunque ammesso di aver bisogno di nuovi dati, visto
    che quelli disponibili sono scarsi e riguardano quasi solo i bovini.
    E mentre pochi produttori già in possesso di bovini clonati (negli Stati
    Uniti dovrebbero essercene qualche centinaio, molti dei quali però nati da
    clonazione embrionale) da anni buttano tonnellate di latte e congelano
    decine di provette di seme, in attesa di tempi migliori, la parziale
    apertura alle carni clonate annunciata a fine ottobre è bastata a scatenare
    le polemiche. Creando un'inedita alleanza tra movimenti dei consumatori,
    ricercatori prudenti che invocano il principio di precauzione e
    ambientalisti preoccupati del benessere degli animali. "La clonazione è
    ammissibile in un'ottica riduzionistica che considera gli animali esseri
    senz'anima, macchine per produrre carne e latte", dice la Humane society
    americana.
    Molte preoccupazioni nascono dalla diffusione di malformazioni e aborti
    spontanei tra gli animali clonati. "Sono fenomeni analoghi a quelli
    riscontrati negli altri bovini, solo più frequenti, con una percentuale del
    20 per cento invece dell'abituale 8", precisa Galli. C'è poi il problema
    dell'invecchiamento: la morte precoce di Dolly, la prima pecora clonata, era
    stat attribuita al fatto che l'animale avrebbe ereditato l'età genetica
    delle cellule da cui era nata. Un dato dimostrato da un anomalo
    accorciamento dei suoi telomeri, porzioni di Dna poste all'estremità dei
    cromosomi, utili a valutarne l'invecchiamento dato che si accorciano con il
    passare del tempo. "Ma queste preoccupazioni sono state smentite da
    successivi studi", spiega Galli: "E si è visto che l'ovocita che riceve il
    nucleo ha la capacità di far ricrescere i telomeri".
    La faccenda è talmente scottante che proprio in questi giorni in Francia si
    riuniscono esperti di mezzo mondo, covocati dall'Ocse, per valutare la
    fisiologia degli animali clonati e la qualità degli alimenti da essi
    derivati. "Finora gli studi non mostrano differenze: c'è anche una ricerca
    giapponese sui formaggi ottenuti con latte di mucche clonate che ha dato
    ottimi risultati", racconta Galli, unico relatore italiano al workshop, che
    sta realizzando studi di questo genere: "Il problema è che si tratta delle
    cosiddette regulatory research, poco interessanti dal punto di vista
    scientifico, difficilemte pubblicate su riviste importanti. Ma necessarie
    per ottenere le autorizzazioni.". Forse anche per questo la maggior parte
    delle ricerche arriva proprio dalle aziende che si stanno preparando a
    mettere sul mercato gli animali clonati, " e che difficilmente", ha
    dichiarato alla stampa un rappresentante dell'Fda, "diffonderebbero notizie
    contrarie ai loro interessi".
    Ma i problemi potrebbero essere anche altri: "Non si è tenuto conto della
    frequenza di malattie e infezioni batteriche tra questi animali, della
    contaminazione con mercurio o residui di pesticidi, di possibili allergie",
    avverte Michael Hansen, ricercatore del Consumer Policy Institute americano.
    La Fda sostiene che non ci sono "differenze significative" tra la carne
    clonata e quella normale, ma non è facile valutare un alimento la cui
    qualità nutrizionale dipende da molti elementi, soprattutto micronutrienti,
    vitamine e minerali. "A tutt'oggi non sappiamo bene cosa avviene
    nell'organismo di questi animali, e ci sono dati discordanti sulla loro
    salute. Quanto basta per dire che finché non se ne sa di più non è opportuno
    utilizzarne la carne né i derivati", sottolinea Ginevra Lombardi-Boccia,
    primo ricercatore dell'Inran, l'Istituto Nazionale di Ricerca per gli
    Alimenti e la Nutrizione: "La carne è un alimento di valore che deve essere
    consumato in quantità moderata, particolarmente se si tratta di carni rosse.
    E oggi, più che di bistecche clonate, abbiamo bisogno di bistecche più
    sane".
    L'allarme si estende ai produttori, preoccupati da una decisione che
    potrebbe riflettersi negativamente sui consumi. "Oltre al via libera
    dell'Fda ci serve quello dei consumatori", osserva Kathleen Nelson,
    dell'International Dairy Food Association, un'associazione di produttori di
    latticini. I primi segnali non incoraggiano: un'indagine fatta nei giorni
    scorsi da supermarketguru.com, un sito specializzato nei problemi
    dell'industria alimentare, mostra che l'84 per cento dei consumatori
    americani non mangerebbe prodotti derivanti da animali clonati.
    "Anche i consumatori italiani hanno già espresso chiaramente la loro
    preferenza per prodotti sani e di qualità", ricorda Stefano Masini,
    responsabile area ambiente della Coldiretti: "Non si vede la ragione di
    mettere in commercio animali che finora appaiono più vulnerabili degli
    altri, non sono competitivi perché richiedono procedure assai costose e
    oltretutto potrebbero essere messi in commercio senza avvertenze, ledendo il
    diritto dei consumatori ad essere informati. Siamo davvero sicuri che questi
    organismi non contengano proteine in grado di scatenare intolleranze e
    reazioni allergiche? O per scoprirlo pensiamo di usare i consumatori come
    cavie?".
    "E' una notizia scioccante che rischia di creare allarmi anche al di là dei
    rischi reali", aggiunge Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo:
    "Un'ennesima dimostrazione dell'atteggiamento disinvolto degli Stati Uniti
    nei confronti di questi problemi. Sui quali invece ci aspetteremmo delle
    prese di posizione chiare da parte dell'industria alimentare italiana".
    Per ora le normative europee non consentono di importare questi prodotti e
    richiedono per la carne protocolli di qualità e tracciabilità. Ma l'apertura
    alla carne clonata rischia rischia di acuire la tensione commerciale tra
    Europa e Usa, già alta a causa del bando comunitario sulla carne americana
    agli ormoni. Non solo: preoccupa il movimento che si riscontra negli ultimi
    mesi nelle aziende. Smithfield Foods Inc., il principale produttore Usa di
    carne di maiale, ad esempio, avrebbe affidato un incarico per sviluppare
    nuove tecnologie riproduttive alla Viagen, una società texana che si occupa
    di genetica animale. Che proprio pochi mesi fa ha acquisito la Prolinia, una
    piccola azienda che da anni si è specializzata nella clonazione animale.
    Agli allevatori le aziende promettono animali più resistenti alle malattie,
    trasmissione di caratteristiche genetiche desiderabili, un bestiame dalle
    caratteristiche uniformi che dovrebbe ridurre i costi di gestione e perfino
    adattarsi senza soffrire alle condizioni di vita offerte dagli allevamenti
    intensivi.
    Al momento, a interessare i produttori non sono tanto le superbistecche -
    improponibili sul mercato, visto che clonare un bovino costa circa 19mila
    dollari - quanto le preziose provette di sperma ottenuto dagli animali
    clonati, che permetterebbe agli allevatori di mezzo mondo di far nascere in
    eterno i figli dei campioni più quotati: "Con il seme di un buon
    riproduttore si potrebbe arrivare a fatturare 500 mila euro all'anno",
    sottolinea Galli. Già, perché il primo via libera alle bistecche biotech
    coincide con il momento in cui alcuni tori clonati americani sono pronti
    alla riproduzione, e quindi a guadagnarsi da vivere vendendo il loro seme.

    Paola Emilia Cicerone
    L'Espresso 27 11 03

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    Predefinito Usa. La Fda e i cibi di animali clonati

    Verso la meta' di novembre, la Food and Drug Administration (FDA), ha stilato un documento nel quale si garantiva la sicurezza dei cibi provenienti da animali clonati. Nel documento* si dava il via libera ai consumatori per l'utilizzo di questi prodotti, in attesa dell'autorizzazione definitiva per il commercio di animali clonati.
    Ad oggi pero', una commissione interna della FDA, ha rimesso in discussione quel documento e i parametri con i quali e' stato stilato, ed ha inoltre chiesto una nuova stesura del rapporto sotto controlli piu' rigidi. Infatti, non era stato pubblicato alcuno studio specifico sulle carni clonate, e l'unica indagine riguardava gli stadi di crescita delle mucche clonate.
    La FDA sta affrontando numerose pressioni, affinche' scriva delle regole per la nascente industria che si occupera' degli animali clonati per l'alimentazione. Ma e' in una posizione inusuale, perche' nonostante sia la maggiore agenzia federale ad occuparsi di sicurezza del cibo, ha un "vuoto" di ricerche sulla clonazione che certo non gli giova.
    "Nella maggior parte delle cose che esaminiamo per valutarne la sicurezza, i rischi possono essere tranquillamente identificati" spiega Stephen Sundlof, direttore del FDA's Center for Veterinary Medicine. "Ma per la clonazione e' diverso, perche' non siamo in grado di capire da dove possano provenire degli ipotetici rischi. Chiedere degli studi specifici quando non ci sono pericoli dai quali mettere in guardia, diventa un processo difficile. Induce a chiedersi: cosa stiamo cercando?"
    La FDA ha gia' comunque preannunciato un nuovo documento, che sara' pronto in primavera, specificamente richiesto per ottenere delle risposte piu' chiare. L'accusa di fondo infatti, e' l'estrema velocita' con la quale la FDA ha giudicato "sani" i cibi di animali clonati, e non ha esitato a immetterli nella catena alimentare. I parametri di valutazione che deve utilizzare la FDA sono due: il primo consiste nel paragonare i cloni con animali nati naturalmente, seguendo il percorso del loro sviluppo ed analizzando le eventuali discordanze. Il secondo invece, piu' rigoroso, richiede test ulteriori sulla carne e il latte provenienti da cloni. Nel caso del documento di ottobre, la commissione ha notato che l'agenzia si e' focalizzata solo sul primo criterio di giudizio, tralasciando quegli esami specifici che avrebbero tolto ogni dubbio.
    Joseph Mendelson, direttore legale del Center for Food Safety (un'organizzazione no-profit), proprio su questo punto, ha dichiarato: "Animale sano, uguale cibo sano. Fin qui sono d'accordo. Ma in realta' noi non sappiamo se questi animali sono sani. Potrebbero anche apparire tali, ma che dire se avessero delle differenze metaboliche dovute a qualche difetto genetico? L'agenzia non ha queste risposte". Al centro del dibattito la domanda appare cosi': quanta scienza occorre per determinare se un animale e la sua progenie sono sani per l'alimentazione umana?
    Altro nodo spinoso. La FDA e' veramente l'ufficio giusto per occuparsi di questa faccenda? I critici infatti, sostengono che l'agenzia federale generalmente non si dedica alle tecniche di riproduzione animale, come la fecondazione artificiale. Ma nel caso dei cibi clonati, sembra che l'agenzia abbia considerato il fatto che il processo di clonazione introduce elementi nuovi alla "scorta" alimentare, che devono essere classificati regolarmente al pari di un additivo o un farmaco.
    Ma torniamo all'analisi delle carni clonate. Secondo uno dei due parametri infatti, l'agenzia ha il dovere di esaminare la composizione chimica e biologica delle carni, per garantirne la sicurezza. Ma siccome gli animali clonati sono troppo cari, nessuno si sogna di macellarli per controllarne la carne, e il risultato e' un laconico "non abbiamo ulteriori informazioni".
    Le compagnie biotech premono molto affinche' i loro prodotti animali vengano immessi presto sul mercato, ma e' comprensibile che l'opinione pubblica, dopo cosi' poca chiarezza, sia ancora sospettosa. Gli animali clonati potrebbero rappresentare una risorsa alimentare preziosa, perche' allora si predilige la nebbia di informazioni alla trasparenza? Non sarebbe piu' producente, per la FDA stessa, svolgere questo lavoro senza quelle ombre che caratterizzano le biotecnologie nel mondo dei mass media?
    Cinzia Colosimo

    *Carne, latte e latticini di animali clonati sono sicuri per i consumatori, secondo un documento della statunitense Food and Drug Administration. Il giudizio della Fda, reso noto lo scorso 31 ottobre, e' un passo avanti lungo la strada che dovrebbe portare all'autorizzazione della commercializzazione di cibi derivati da animali clonati. Una decisione definitiva in materia e' attesa negli Stati Uniti per il prossimo anno, in piena campagna elettorale per George W. Bush. E se verra' confermato il via libera, per il presidente sara' una grana in piu'.
    "Prodotti commestibili di cloni normali e sani, o della loro progenie, non sembrano rappresentare un rischio piu' elevato quanto a consumo di cibo", afferma il documento. I prodotti alimentari derivati da animali clonati sono generalmente sicuri per il consumo umano: il massimo livello di certezza al riguardo si ha per i cloni di bovini, seguiti, in ordine decrescente di certezza, da suini, caprini e ovini. A conclusioni simili era arrivata la commissione speciale del ministero della Sanita' giapponese in aprile.
    "Quando riescono ad arrivare all'adolescenza, i cloni sono sani. Ed e' difficile che animali sani possano originare alimenti nocivi per gli uomini. Nessuno scienziato puo' presentare una qualche prova che ci siano dei rischi", sostiene Stephen Sundlof, direttore del dipartimento di veterinaria della Fda, che ha preparato il rapporto.
    Alcuni allevatori e imprese biotecnologiche sono ansiosi di aprire questo nuovo mercato. Se infatti oggi nessuna legge federale proibisce la vendita di alimenti derivati da cloni, la Fda ha chiesto seppur in maniera informale di non immettere nel mercato questi prodotti prima che non siano finiti gli studi per verificare la loro sicurezza. La "moratoria volontaria" percio' proseguira' anche dopo questo rapporto.
    Per una volta industrie alimentari e associazioni di consumatori statunitensi sembrano schierate dalla stessa parte, non credendo che la popolazione sia preparata accettare per questo tipo di prodotti. "Che data perfetta l'Fda ha scelto per il suo annuncio, in pieno Halloween. La maggioranza degli americani ne sara' realmente impaurita", e' il commento sarcastico di Carol Tucker Foreman, direttrice dell'Ong Consumer Federation of America. Critiche anche da gruppi di animalisti, che denunciano sofferenze non necessarie per questi animali.
    Per ora pero' per allevatori e produttori mandare sul mercato carni di un bovino clonato sarebbe una totale perdita -una mucca clonata costa almeno 20mila dollari. Secondo alcune stime un hamburger potrebbe raggiungere un proibitivo prezzo di 100 dollari!
    Fatti passare un paio di giorni dall'annuncio della Fda, il "comitato consultivo di medicina veterinaria" della stessa agenzia americana ha dichiarato di non avere affatto ricevuto elementi e dati sufficienti a far presumere la sicurezza per la salute umana dei derivati da animali clonati. Una sorta di smentita, dato che i pareri del comitato solitamente vengono seguiti dall'agenzia.


    Il sommario del rapporto e' pubblicato direttamente nel sito Internet della Food and Drug Administration: http://www.fda.gov/cvm/index/cloning/CLRAES.pdf


    Fonte:URL: http://staminali.aduc.it - Mailto: staminali@aduc.it

 

 

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