Spagna: Sistema politico
La Spagna è forse l'unico esempio di come il passaggio dalla dittatura alla democrazia non abbia provocato grosse instabilità politiche anzi, il sistema politico spagnolo è stato caratterizzato, negli anni successivi alla morte di Franco, da una notevole stabilità di governo che ha permesso al paese iberico di raggiungere un notevole grado di sviluppo economico.
La Spagna è una monarchia parlamentare ma il vero fulcro del potere è l'Esecutivo o meglio il capo dell'esecutivo. Infatti, il primo ministro spagnolo gode di una serie di prerogative che ne fanno il vero motore di sviluppo dell'attività politica.
Il sistema elettorale spagnolo è di tipo proporzionale (formula d'Hondt) con soglia di sbarramento al 3% per l'elezione di uno dei due rami del parlamento: il Congresso dei deputati. Il Senato, invece, è composto da rappresentanti eletti in ogni provincia indipendentemente dalla popolazione, per un totale di 255 senatori. Tuttavia, il sistema elettorale spagnolo è caratterizzato dalla presenza di regole di attuazione che alla fine penalizzano i partiti minori, a tutto vantaggio dei due maggiori partiti: il PP di Josè Maria Aznar e il PSOE (Partito Socialista Operaio) alla cui guida è stato chiamato Zapatero che ha il compito (arduo) di riportare il partito ai lustri della direzione del precedente leader, Felipe Gonzalez.
Il ruolo predominante svolto dai due maggiori partiti spagnoli ha portato alcuni studiosi a qualificare la Spagna come un sistema bipartitico; e in effetti, la percentuale di voto ottenuta dai partiti minori è tradizionalmente molto bassa. Ciò che però ci porta a considerare la Spagna come un sistema multipartitico è la presenza, numerosa, di forti partiti regionali come il PNV nei Paesi Baschi e CiU in Catalogna con i quali i leader dei due partiti maggiori devono costantemente fare i conti. Non dimentichiamo infatti, che fu solo grazie all'appoggio del partito catalano se Aznar poté formare il suo primo governo di centro- destra dopo tanti anni di dominio socialista.
I partiti regionali quindi, svolgono un ruolo molto importante nello sviluppo dell'attività politica; si può anzi dire che il tradizionale allineamento degli elettori sull'asse destra- sinistra sia stato rimpiazzato, almeno nelle ultime elezioni, dal raggruppamento attorno ai partiti di ispirazione regionale.
Il parlamento spagnolo, abbiamo detto, è bicamerale; in ciò i costituenti spagnoli, incaricati di ridisegnare il sistema politico spagnolo dopo la dittatura, trassero esempio dall'esperienza di molti altri paesi europei ma con una correzione: il Senato spagnolo non gode di poteri estesi. In tal modo il bicameralismo spagnolo è notevolmente "sbilanciato" a favore della Camera dei deputati. Infatti, le due camere possono presentare proposte di legge e modifiche legislative, ma in caso di disaccordo, prevale la decisione dei deputati, per cui il Senato ha un mero potere di iniziativa legislativa. Il parlamento, comunque, non gode di forti poteri nei confronti del soggetto principale del gioco politico: il presidente del consiglio. Infatti, l'esperienza fatta da Gonzalez prima e da Aznar poi, di governi quasi del tutto monocolori, ha permesso al primo ministro di esercitare una supremazia assoluta nei confronti del parlamento, anche oltre i limiti costituzionalmente stabiliti.
Il primo ministro spagnolo viene nominato dal re dopo essere stato eletto da una maggioranza assoluta (al primo turno) o relativa dei deputati, ciò che permette di evitare uno scioglimento anticipato delle camere se nessun candidato premier ottiene la maggioranza assoluta. Inoltre, il premier non può essere sfiduciato (si noti l'assonanza con il modello tedesco) a meno che una percentuale di almeno il 10% dei deputati non presenti una candidatura alternativa che deve essere successivamente votata dalla maggioranza assoluta delle due camere.
Il primo ministro spagnolo dirige attivamente la politica del suo governo, nomina i propri ministri (che tra l'altro non debbono essere previamente presentati per la fiducia al parlamento), può sciogliere il parlamento e convocare le elezioni, firmare trattati internazionali e dichiarare pace e guerra. Il Re, con cui il primo ministro deve condividere l'esercizio del potere esecutivo, in realtà svolge una funzione meramente di protocollo, limitandosi nella maggior parte dei casi a ratificare decisioni già prese dal primo ministro.
Alcuni studiosi ritengono che il sistema politico spagnolo sia equiparabile al sistema britannico nella misura in cui prevede un potere esecutivo forte appoggiato ad un parlamento dominato dal premier. Le assonanze con il modello britannico sono del resto evidenti; in realtà, un grande elemento di differenza rispetto al sistema britannico risiede nell'alto grado di decentralizzazione amministrativa della Spagna; la presenza di forti partiti locali spinge talvolta il governo al compromesso con le complesse questioni politico- sociali delle diverse regioni spagnole; in ciò può forse ritrovarsi il principale limite allo strapotere del governo spagnolo.
Erik Marangoni
marangoni@ragionpolitica.it




