UE: TEMPI LUNGHI PER LA CARTA COSTITUZIONALE
13/12/2003 - 19:45

(ASCA) - Bruxelles, 13 dic - 'Ha nacido una ilusion' titolava 'la Vanguardia' il 26 marzo del '57 quando a Roma venivano firmati i trattati per la nascita del Mercato comune europeo e per l'Euratom. La riproduzione della prima pagina del quotidiano di Barcellona e' esposta, insieme a quelle di molti altri giornali che ricordano le tappe dell'integrazione europea, nella sala stampa del Palazzo Justus Lipsius di Bruxelles dove per due giorni si sono tenuti i lavori della Conferenza Intergovernativa. Ma dalla capitale belga, questa volta, non e' neppure nata un' illusione, quella di poter compiere con il varo del trattato costituzionale un primo passo verso l'adozione di una Magna Charta per l'intero continente. Ed e' probabile che neppure i prossimi mesi la vedranno nascere, nonostante l'impegno morale dei leader di conservare 'l'acquis' delle trattative sin qui concluse. Quando a Roma si aprirono i lavori della Conferenza Intergovernativa, lo scorso 4 ottobre, i Capi di stato e di governo si impegnarono a dare alla nuova Europa entro maggio del 2004, prima delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, una nuova architettura istituzionale, piu' efficace, alla luce anche del processo di allargamento. Un obiettivo che ora si presenta irraggiungibile. Servira' del tempo, forse l'intero semestre irlandese, per 'decantare', per 'riflettere' per far ripartire il motore dei negoziati. Anche se nel prossimo Consiglio europeo di marzo la presidenza irlandese sara' chiamata a riferire sulla Cig, lo stesso premier Arnheim, lasciando Bruxelles, si e' mostrato molto prudente circa la ripresa del negoziato sul trattato costituzionale. Molto probabilmente si riprendera' quando la presidenza del Semestre tocchera' all'Olanda che insieme a Belgio, Lussemburgo, Francia, Germania e Italia appartiene al novero dei Paesi fondatori dell'Europa. E' proprio dai paesi fondatori potrebbe ripartire il cammino dell'integrazione politica fino a contemplare un'ipotesi di 'cooperazione rafforzata' nell'adozione del trattato costituzionale qualora nell'immediato futuro non vi fosse una reale possibilita' di intesa. Ad essi si era rivolto il Presidente Ciampi, nelle scorse settimane, con un appello ad assumere le proprie responsabilita'. In questo senso spingono Francia e Germania. Tuttavia a poche settimane dalla decisione dell'Ecofin (di cui Parigi e Berlino hanno beneficiato), l'edificio europeo incassa un nuovo colpo. Il fallimento dei negoziati, come ha spiegato il presidente di turno della Ue, non e' imputabile alla Spagna e alla Polonia che sul sistema di voto avevano da sempre mostrato forte contrarieta' ma anche ad altri Paesi che non hanno accettato le soluzioni individuate per superare l'impasse. Ma il premier italiano ha anche sottolineato come il ricorso alle 'cooperazioni rafforzate' non debba rappresentare una regola (anche se a tale strumento si e' ricorsi per l'Euro e la Difesa) quindi come non sia utile per il bene dell'Europa utilizzarlo per costruire l'integrazione europea. L'Europa a due velocita' insomma divide pure i Paesi fondatori. Quindi colpa di tutti, colpa di nessuno? Cio' che e' prevalso sono stati gli interessi di ciascun paese. La tutela delle posizioni acquisite dai singoli Paesi, la resistenza a voltare pagina per favorire la costruzione di un'Unione Europea piu' forte, l'adozione del metodo intergovernativo. Non e' un caso che il punto della discordia sul quale si sono arenati i negoziati, vale a dire la formulazione individuata dalla Convenzione per determinare il sistema di voto nei Consigli, contemplava un principio democratico', come lo e' il riferimento alla popolazione, per determinare le maggioranze. E cosi' la trattativa incentrata su quando archiviare i criteri di Nizza prima o dopo il 2008 con la possibilita' addirittura di prevedere un ulteriore ripensamento del criterio della doppia maggioranza, ha segnato le distanze ora tanto profonde da rimettere in gioco il futuro dell'Unione europea.(Piu'Europa) Gas/min/ss