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    Predefinito Abrogare La Legge Sull'aborto!!ora!adesso!!!

    Dopo il passaggio della ddl sulla fecondazione assistita è NECESSARIO che la Lega si ponga il problema di abrogare la famigerata 194, la legge sull'aborto libero che ha distrutto la società padano-alpina è ha ucciso più di 3.000.000 di esseri umani ( tra cui molti appartenetni alle comunità padano-alpine). Il tutto in nome dell'edonismo e dell'individualismo più sfrenato. Il tutto "sponsorizzato" come al solito dagli immancabili "poteri forti".
    Oggi lanciamo gida di allarme sulla denatalità padano-alpina che metterebbe in pericolo di estinzione molte delle comunità etno-nazionali che costisuiscono la Padania. Infatti , rispetto agli allogeni che si moltiplicano come macachi, i Popoli Padano-Alpini stanno imobbando una strada che li condurrà dritti all'estinzione o a diventare minoranza sulla propria Terra.
    REAGIAMO PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI!
    ABROGHIAMO LA LEGGE 194 !!
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    Predefinito

    La vita è un bene. Anzi, il bene più grande. E' l'annuncio che emerge dalla rivelazione del Dio "amante della vita" (Sap 11,26), che non ha mai pensato di abbandonare l'uomo al suo destino di morte, neppure quando questi si era allontanato da lui, ma lo rincorre come uno al quale sta a cuore la sorte di coloro che ama. Dio non vuole affatto che alcuno perisca, ma che si converta e viva. Questa opzione così radicale per la vita è data in consegna ad ogni uomo al quale il Signore ordina perentoriamente di "non uccidere". Lo proclama da sempre anche la Chiesa che insegna il rispetto per la vita umana dal suo concepimento fino alla sua naturale conclusione. Nella visione dei credenti, e di chi ascolta la voce della coscienza, deve ripugnare la scelta della interruzione volontaria della gravidanza, come un atto contrario al disegno di Dio e come una sorta di virus morale che insidia, fin dall'intimo, il futuro dell'umanità. L'aborto è un ripiego di morte che, al di là di ogni altra scusa che una certa cultura laicista cerca fittiziamente di proporre e imporre, umilia in definitiva anche la dignità della donna il cui grembo è fatto per generare la vita.
    Il "Vangelo della vita", e perciò l'etica che ne deriva e che la Chiesa proclama, è un grande sì alla vita. Per contro, i no della Chiesa ad ogni oltraggio e attentato alla vita non sono che l'altro verso del grande inno alla vita che la Chiesa celebra e annuncia. Nulla è più bello quanto la vita.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    Predefinito

    Erode non è mai sazio

    Allora egli li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!».





    Questo dono di Dio ha tre mesi.

    NO ALL'ABORTO
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  4. #4
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    SENATO DELLA REPUBBLICA


    ———– XIII LEGISLATURA ———–
    N. 4698



    DISEGNO DI LEGGE

    d’iniziativa del senatore Giuseppe LEONI (Lega Nord)

    Cofirmatari: Sen. Renzo Antolini (Lega Nord), Sen. Carla Castellani (AN), Sen. Rosario Giorgio Costa (Forza Italia), Sen. Francesco Moro (Lega Nord), Sen. Vittorio Mundi (UDEUR), Sen. Davide Nava (UDEUR), Sen. Piero Pellicini (AN), Sen. Piergiorgio Stiffoni (Lega Nord), Sen. Massimo Wilde (Lega Nord), Sen. Euprepio Curto (AN).

    COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 30 GIUGNO 2000

    ———–

    Norme in difesa della natività e dei diritti
    dei soggetti interessati

    ———–

    Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge intende colmare una grave lacuna storica della nostra società, la quale si comporta come se la natività e i conseguenti oneri familiari non siano fattori fondamentali per la sua sopravvivenza e il mantenimento del giusto rapporto tra adulti in età da lavoro e anziani. La società italiana infatti non dà sostegni socioeconomici e sanitari alle gestanti e lascia a totale carico delle singole coppie il mantenimento, l’assistenza, l’educazione, l’istruzione dei figli, senza intervenire in favore della maternità e della famiglia. Il risultato è che la natalità in Italia è sempre più in diminuzione e il numero degli anziani in crescita rispetto agli adulti in età da lavoro. Il premio Nobel per l’economia, Modigliani, prevede che la popolazione italiana, tra pochi decenni, se non vi saranno sostanziosi cambiamenti, morirà di fame.

    Nel secolo delle «pari opportunità» ci sembra che sia necessario comprendere che le pari opportunità tra l’uomo e la donna debbano consistere soprattutto nel valorizzare anche la donna nelle caratteristiche primarie della femminilità, come già avviene per l’uomo per le caratteristiche primarie maschili.
    «Tu uomo lavorerai con gran fatica, tu donna partorirai con gran dolore». Nella società moderna in effetti le cose non stanno in questi termini semplicistici. È vero che l’uomo ha una sola possibilità di scelta per il suo impegno sociale: il suo compito principale è il lavoro e solo con il lavoro può realizzarsi per giungere al maggiore livello sociale che gli è possibile. Per la donna, invece, in particolare nella società moderna, la maternità non è l’unica scelta possibile. La donna, grazie alla sua intelligenza intuitiva e alla sua naturale grazia, può accedere ad alte responsabilità sociali come l’uomo e quindi può anche rinunciare alla maternità o tenerla in secondo piano benché sia proprio la maternità a dargli il massimo prestigio a porla nel gradino più alto della società.
    È importante allora comprendere che la donna deve avere dalla maternità gli stessi vantaggi socioeconomici che l’uomo ha dal lavoro, se si vuole che la donna si senta appagata nel suo ruolo principale. Occorre aumentare il desiderio di maternità della donna con riconoscimenti socioeconomici consistenti e comunque tali da appagare le sue necessità vitali. Oggi molte donne non si sentono appagate di essere solo madri di famiglia e cercano posti di lavoro, in concorrenza con l’uomo, per realizzarsi.
    Non è per altro solo la donna ad essere stata abbandonata dalla società italiana nella sua competenza primaria, ma è la stessa famiglia a non ricevere i dovuti riconoscimenti, dovendo provvedere a suo esclusivo carico a mantenere, assistere, educare, istruire i figli, compito obbligatorio per legge, cui però non viene riconosciuto alcun risarcimento economico da parte della società, società che ha i massimi vantaggi dalla natività e che quindi avrebbe interesse a privilegiarla come un bene prezioso.
    Questo avviene però soltanto in Italia tra i paesi più industrializzati; le nazioni più progredite hanno da tempo già superato questo problema con aiuti e compensi alla maternità ed elevati risarcimenti economici alle famiglie con prole.
    Con il presente disegno di legge si vuole altresì eliminare una annosa offesa ai diritti democratici di tutti gli esseri umani, che predispone al disprezzo della vita e della giustizia. I soggetti attivi della procreazione sono tre: la madre, il padre, il concepito. Non la sola madre, anche se la madre ha la parte più onerosa: la gestazione, il parto, la maternità. Non si deve dimenticare che il patrimonio ereditario del concepito è sia della madre sia del padre e che il concepito, come ci insegna oggi la scienza con certezza, è fin dal primo istante un essere umano in atto che riceve dall’esterno solo nutrimento per vivere e svilupparsi. La donna non può concedere a se stessa ciò che non concederebbe mai all’uomo: uccidere il figlio. Né si può dimenticare che la democrazia si basa sul principio che la libertà di ciascuno deve cessare dove comincia la libertà altrui. Il mancato rispetto di questo principio insegna alle nuove generazioni l’arbitrio e annulla l’essenza della democrazia e della morale (il rispetto della vita altrui).
    La presente proposta di legge, nel suo complesso, tende a valorizzare una procreazione responsabile e ad eliminare, quanto più possibile, ogni preoccupazione in conseguenza di questo evento, che è e deve essere considerato un grande dono a tutta l’umanità.



    DISEGNO DI LEGGE

    Art. 1.

    (Princìpi generali)

    1. Per fecondazione o concepimento ai sensi della presente legge si intende la fusione della cellula uovo della madre con lo spermatozoo del padre.

    2. La presente legge stabilisce i diritti e i doveri dei genitori che procreano e i diritti dell’essere umano concepito a seguito della fecondazione al fine di difendere, promuovere, assistere la procreazione umana, che attua l’indispensabile compito della continuità della popolazione nel giusto rapporto tra giovani e anziani.
    3. In considerazione delle conferme della scienza la quale ha provato incontestabilmente che l’ovulo fecondato contiene, fin dal primo istante della sua formazione, l’intero patrimonio genetico di un essere umano unico e irrepetibile e che dopo l’istante della fecondazione, quindi già prima dell’impianto in utero, nei primi 14 giorni, riceve dall’esterno soltanto il nutrimento, il concepito è, fin dal primo istante della fecondazione, un essere umano in atto potenzialmente completo, in grado di percorrere tutte le fasi del suo sviluppo.
    4. La madre e il concepito, essendo ambedue esseri umani, pure se l’uno completamente sviluppato mentre l’altro all’inizio del suo sviluppo, hanno ambedue diritto alla vita e alla salute. Nel caso che l’equipe sanitaria che assiste la gravidanza rilevi l’assoluta impossibilità di salvare sia la vita della madre sia la vita del figlio, può far prevalere la vita della madre, salvo una diversa volontà della madre stessa.
    5. Il padre ha tutti i doveri e i diritti di paternità. In particolare ha il dovere e il diritto di difendere la vita dell’essere umano che ha concepito con il suo apporto genetico ed ha altresì in ogni caso il dovere e il diritto di riconoscere la sua paternità. Nel caso di controversia con la madre del concepito in merito alla paternità, il padre dovrà sottoporsi all’esame del DNA presso i presidi medici autorizzati.
    6. Il nucleo sociale che ha tutte le caratteristiche necessarie per presiedere alla procreazione è la famiglia, costituita da un uomo e una donna uniti da vincolo matrimoniale. La famiglia ha il compito di mantenere, assistere, educare, istruire i figli fino alla maggiore età; di conseguenza alla famiglia devono essere corrisposti i riconoscimenti socioeconomici indispensabili per lo svolgimento di tale compito, essenziale per la continuazione della specie umana e per il progresso della civiltà.
    7. La presente legge stabilisce l’obbligatorietà del riconoscimento paterno, poiché chi nasce ha il diritto naturale e giuridico di avere un padre e una madre, un solo padre e una sola madre. Pertanto la donna non coniugata che procrea deve dichiarare il nominativo del padre di suo figlio ovvero, nel caso di incertezza, i nominativi di tutti i possibili padri. Nel caso che la madre non renda noto il nominativo del padre del neonato, la madre non può godere delle agevolazioni concesse per legge alle famiglie con prole, ma soltanto delle agevolazioni a esclusivo vantaggio della prole. La donna non coniugata ha comunque sempre il dovere di mantenere, assistere, educare, istruire i figli fino alla maggiore età. Essa potrà comunque godere delle agevolazioni socioeconomiche concesse alle gestanti, di cui all’articolo 2.

    Art. 2.

    (Sostegni socioeconomici alle gestanti e alle famiglie con prole)

    1. La donna, che ha un reddito personale annuo inferiore a lire 20.000.000, durante la gravidanza ha diritto a un assegno mensile di lire 1.000.000 fino alla nascita del bambino. Per la donna minorenne che è in gravidanza il reddito che deve essere considerato per avere diritto all’assegno anzidetto è il reddito familiare, che deve essere inferiore a lire 30.000.000. Tutte le donne, anche se il loro reddito personale o familiare supera gli importi sopra indicati, hanno diritto durante la gestazione a un assegno mensile di lire 500.000 fino alla nascita del figlio, ed hanno diritto altresì all’assistenza sanitaria e sociale gratuita durante la gestazione e nei primi tre anni dopo il parto.

    2. Durante la gravidanza le donne hanno diritto su loro richiesta a vitto e alloggio gratuito a spese dello Stato o della Regione negli alberghi per gestanti, che dovranno essere ubicati in luoghi idonei e riservati, a partire dal giorno della richiesta fino alla avvenuta nascita del bambino. In tal caso l’eventuale assegno mensile di cui al comma 1 viene dimezzato.
    3. Potranno usufruire dei riconoscimenti economici di cui ai commi 1 e 2 le donne che abbiano la cittadinanza italiana da almeno tre anni; in tal caso il padre del nascituro deve essere cittadino italiano da almeno tre anni. È necessario, quindi, che la donna dichiari la paternità effettiva o presunta.
    4. Le famiglie con prole unite da vincolo matrimoniale, che hanno i requisiti di cui al comma 3, qualora ambedue i genitori siano disoccupati, hanno diritto ad avere un posto di lavoro retribuito per uno dei due coniugi ovvero, nella impossibilità accertata, a un assegno mensile di lire 600.000, aumentato del venti per cento per ogni figlio a carico oltre il primo, fino a quando persiste la loro disoccupazione, e se prive di alloggio di loro proprietà hanno diritto di precedenza assoluta nell’assegnazione di alloggi in affitto da parte di enti pubblici. Se la madre di famiglia è in stato di gravidanza, tali agevolazioni socioeconomiche si sommano a quelle previste nei commi 1 e 2.
    5. Le famiglie con prole unite da vincolo matrimoniale, qualunque sia il reddito familiare annuo, hanno diritto ad uno sgravio fiscale di lire 8.000.000 per il primo figlio a carico, di lire 6.000.000 per il secondo figlio, di lire 4.000.000 per il terzo figlio e di lire 2.000.000 per ogni altro figlio oltre il terzo. Ai fini della presente legge devono essere considerati a carico i figli minorenni e i figli maggiorenni studenti universitari fino all’età di trenta anni, che non esercitino attività lavorative con reddito superiore a 10 milioni annui.
    6. Qualora la madre di famiglia nell’anno relativo alla denuncia del reddito non abbia percepito alcun reddito da lavoro, lo sgravio fiscale di cui al comma 5 è dimezzato e l’importo corrispondente alla metà del predetto sgravio deve essere dal marito direttamente versato alla moglie. La relativa ricevuta del versamento effettuato alla moglie deve essere accluso alla denuncia dei redditi. Qualora la mancanza di reddito da lavoro della donna sia relativo a una frazione di anno, il versamento anzidetto deve essere diminuito alla frazione corrispondente.

    Art. 3.

    (Interruzione volontaria di gravidanza)

    1. L’interruzione di gravidanza volontaria è vietata a partire dal concepimento, con la sola eccezione del caso nel quale si verifichino le condizioni previste nell’articolo 1, comma 4, secondo periodo. Tali condizioni dovranno essere documentate mediante diagnosi firmata da tre medici iscritti al relativo Ordine.

    2. La donna che in piena avvertenza e deliberato consenso chiede l’interruzione volontaria di gravidanza ai sensi dell’articolo 6, comma 3, è punita con il domicilio obbligato per la durata di sei mesi e l’obbligo di riabilitazione sociale per lo stesso periodo, con le modalità stabilite nel comma 5.
    3. Il personale medico o paramedico o chiunque effettua una interruzione volontaria di gravidanza è punito con la reclusione per il periodo di un mese oppure con la multa di dieci milioni.
    4. È proibita la vendita, la cessione gratuita, la propaganda di qualunque farmaco contraccettivo che agisca con modalità abortiva. I trasgressori sono puniti con la reclusione per il periodo di un mese oppure con la multa di dieci milioni.
    5. La riabilitazione sociale consiste nella istruzione su temi morali e sociali e sulla esecuzione di pratiche caritatevoli verso l’umanità sofferente, sotto la guida di una assistente sociale.

    Art. 4.

    (Consultori pubblici e privati)

    1. Il sostegno, la difesa e l’assistenza alla procreazione umana è compito dei consultori pubblici istituiti ai sensi dell’articolo 2, primo comma, lettera a), della legge 29 luglio 1975, n. 405. In ausilio ai consultori pubblici possono operare consultori privati gestiti da associazioni di volontariato, che devono essere autorizzati e finanziati dallo Stato o dalle Regioni.

    Art. 5.

    (Prevenzione preconcezionale)

    1. I consultori pubblici e privati di cui all’articolo 4 hanno il compito, mediante mezzi di comunicazione di massa e mediante interventi didattici nelle scuole superiori, di effettuare una reale educazione della sessualità che non si limiti a presentare le varie tecniche contraccettive, ma che sia finalizzata alla formazione dell’individuo, tenendo presente la sua necessità di raggiungere una maturità affettiva e morale. I giovani dovranno essere istruiti sulla prevenzione alla sterilità, evidenziando i pericoli che derivano da comportamenti sessuali nocivi, dall’uso di contraccettivi anche con conseguenze abortive, da abitudini voluttuarie dannose e da inquinamenti ambientali.

    2. Presso i consultori dovranno essere istituiti servizi di consulenza genetica preconcezionale, aventi anche lo scopo di individuare quanti sono portatori di anomalie genetiche, allo scopo di evitare il concepimento quando siano presenti gravi patologie genetiche ereditarie.
    3. I consultori devono assicurare alle coppie unite da vincolo matrimoniale le prestazioni sanitarie gratuite presso idonei centri medici per le terapie che curano la sterilità. In particolare diagnosi mediante anamnesi, visite ginecologiche, visite andrologiche, indagini ormonali, microbiologiche, morfologiche, strumentali e terapie farmacologiche, chirurgiche, psicologiche.

    Art. 6.

    (Prevenzione post-concezionale)

    1. La donna che manifesti difficoltà per la prosecuzione della gravidanza è assistita dai consultori pubblici o privati di cui all’articolo 4.

    2. I consultori devono assicurare gratuitamente alle donne in stato di gravidanza l’assistenza sanitaria presso idonei presidi medici, anche per prevenire eventuali tendenze all’infertilità, e devono svolgere, o comunque agevolare, le pratiche amministrative per la concessione dei sostegni socioeconomici da parte dello Stato o della Regione, di cui all’articolo 2.
    3. I consultori pubblici e privati, qualora la donna esprima la volontà di volere interrompere la gravidanza, hanno il dovere di avvertire la gestante che la sua richiesta costituisce un reato grave punibile ai sensi della presente legge. Qualora la donna, dopo essere stata avvertita delle conseguenze di legge e dopo essere stata istruita sulla gravità del reato e sulle conseguenze negative che la interruzione volontaria di gravidanza comporta anche nei riguardi della donna stessa, insista nella richiesta di interruzione volontaria di gravidanza, i responsabili del consultorio hanno il dovere di denunciare la donna al Tribunale dei minori.

    Art. 7.

    (Adozione prenatale)

    1. La donna in stato di gravidanza che non intende riconoscere il nascituro come suo figlio può chiedere l’adozione prenatale. Con tale istituto la donna mantiene il diritto ai riconoscimenti socioeconomici di cui all’articolo 2, commi 1 e 2. La madre ha diritto a revocare l’istanza di adozione e a riconoscere il figlio come suo fino al trentesimo giorno dopo la nascita.

    2. L’adozione prenatale deve avvenire nel rispetto delle norme previste nella legge 4 maggio 1983, n. 184. In particolare il Tribunale per i minorenni deve legittimare l’adozione con apposito decreto, che deve essere comunicato a tutti i soggetti interessati. Devono in particolare essere rispettate le formalità previste nel titolo II, Capo IV, articoli 27 e 28 della predetta legge n. 184 del 1983.
    3. Qualora il padre del neonato, entro trenta giorni dalla nascita, riconosca e voglia far valere la sua paternità, sarà preferito dal

    Tribunale dei minori a qualunque altro e sarà a lui affidato il neonato, previo accertamento che non vi siano impedimenti per gravi condanne penali.

    Art. 8.

    (Pensione di vecchiaia
    per le madri di famiglia)

    1. Alla madre di famiglia, che abbia conseguito vincolo matrimoniale e abbia avuto figli, spetta la pensione di vecchiaia all’età di 60 anni compiuti, calcolando come contributi versati il 30 per cento dei premi di gestazione di cui all’articolo 2, comma 1, e il 30 per cento degli interi sgravi fiscali spettanti alla famiglia di cui all’articolo 2, comma 6. Detta pensione, qualora dal calcolo contributivo risulti inferiore all’importo minimo della pensione sociale, dovrà essere integrata a tale importo minimo qualunque sia il reddito del marito, in deroga a quanto stabilito nell’articolo 1, comma 2, della legge 8 agosto 1995 n. 335.

    Art. 9.

    (Abrogazione di leggi vigenti)

    1. È abrogata in particolare la legge 22 giugno 1978, n. 194.

    Art. 10.

    (Impegno finanziario)

    1. Per il finanziamento della presente legge è stanziata la somma di seicento miliardi di lire l’anno, da inserire nelle previsioni di spesa dell’esercizio finanziario dell’anno 2001.

    2. Al fine di sostenere l’applicazione della presente legge e cointeressare la stessa Unione Europea a risolvere il problema della scarsa natalità, il Governo italiano promuove ogni possibile iniziativa affinchè l’Unione Europea metta a disposizione fondi straordinari per le predette finalità.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  5. #5
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    Predefinito L’ETNO-FEDERALISMOPer risolvere i nostri gravi problemi demografici

    La situazione demografica dei popoli padano-alpini è ormai patologica
    L’ETNO-FEDERALISMO
    Per risolvere i nostri gravi problemi demografici
    dr. Carlo Corti
    Dipartimento affari esteri Lega Nord
    Solo l’ignoranza, o la cattiva fede, possono ritenere positivo il collasso demografico. Sono necessari una vigorosa politica autonomista a favore della natalità ed un rigido controllo dell’immigrazione. L’alternativa è un genocidio strisciante.
    l. IL QUADRO GENERALE.
    L’insieme dell’umanità attraversa oggi una fase di rapido incremento demografico. Proseguendo l’attuale andamento, essa sarebbe dunque destinata a raddoppiarsi in soli 42 anni. Fortunatamente, il tasso di accrescimento appare da qualche lustro in lieve flessione, e ci si può attendere di giungere in prossimità della "crescita zero" verso gli anni ’50 del 2000 (gli esseri umani saranno allora circa 11 miliardi!).
    Tab. 1 - Popolazione in milioni di alcune grandi aree del mondo
    Area 1960 1985 2000 2050
    America Latina 217 405 546 779
    Cina 657 1060 1256 1475
    India 442 759 964 1228
    C.E.E. 12 280 321 330 329
    Africa 280 555 872 1617

    Tale scenario tuttavia nasconde una gamma di situazioni ESTREMAMENTE DISTANTI: si va dalle popolazioni la cui esplosione sembra incontrollabile (Africa, Asia Occidentale), ad altre oggi ancora in forte crescita ma già in fase di "frenamento" (America Latina), a popoli ormai vicini alla stazionarietà… sino ad altri che si stanno infilando in un non meno grave squilibrio di segno opposto, per esser la loro fertilità stabilmente al di sotto della soglia del ricambio generazionale. Tra questi ultimi i Padano-Alpini detengono oggi un non invidiabile PRIMATO MONDIALE.
    I demografi ammoniscono pertanto che "EQUILIBRIO" è il concetto di riferimento fondamentale. Abbiamo equilibrio tra le GENERAZIONI se esse si succedono senza espandersi né contrarsi. Questo si verifica - posto che la mortalità infantile sia modesta - se si registrano circa 21 o 22 figli ogni dieci donne. Vediamo nella tab. 2 quanto si sia oggi lontani in certe aree da tali valori.
    Tab. 2 - Figli ogni 10 donne (1988)
    Siria 67
    Algeria 66
    India 39
    Brasile 35
    Cina 25
    Svezia 19
    Francia 18
    Repubblica Italiana 13

    Si noti altresì quanto sia sperequata geograficamente la fertilità: il potenziale conflittuale di tali divari abissali (ad esempio tra paesi arabi e paesi europei) è evidente. Un secondo aspetto essenziale dell’equilibrio è pertanto quello tra le diverse AREE GEOGRAFICHE.
    Non meno gravi infine, gli squilibri tra gruppi diversi (etnici, religiosi, castali) all’interno di una medesima STRUTTURA STATALE. Ne vediamo un esempio nel martoriato Libano - dove la comunità sciita ha ormai largamente superato quella maronita -, ma simili pericoli si determinano in situazioni diverse come la Jugoslavia o l’U.R.S.S.; in quest’ultima i popoli musulmani stanno passando dall’11,8% nel 1959 al 22,8% previsto nel 2000.
    Particolarmente esplosivi gli squilibri "importati" a seguito di flussi immigratori. In Francia le donne nordafricane mantengono una fertilità superiore del 150% (!) a quella media francese: la comunità islamica del paese transalpino, forte oggi di circa 3,5 milioni di individui, con forte concentrazione nelle fasce di età più giovane appare dunque destinata a raddoppiarsi entro qualche decennio ANCHE SENZA NUOVI ARRIVI.


    2. REALTÀ DEMOGRAFICA DELLA REPUBBLICA ITALIANA E DELLE NAZIONI PADANO-ALPINE
    Il valore di 13 figli per 10 donne (venti anni fa era di 25), pone la Repubblica Italiana di fronte ad una situazione del tutto nuova e gravida di conseguenze.
    La popolazione complessiva non è ancora in fase calante - anche per l’allungarsi della vita media - ma il permanere di un tasso di sostituzione generazionale inferiore addirittura del 40% a quello di equilibrio, la avvia verso un declino sempre più rapido. Permanendo le attuali tendenze potrebbero esserci tra circa 40 anni qualcosa come TRE MORTI PER OGNI NASCITA.
    La situazione padano-alpina, dove il prevalere via via più netto delle morti sulle nascite è da anni una realtà, è poi molto più allarmante. Nelle tabelle 3, 4 e 5 offriamo alcuni strumenti di valutazione (in esse si fa riferimento ad un modello previsionale basato sull’ipotesi del mantenimento degli attuali livelli di fecondità. Tale ipotesi è considerata troppo ottimista ad alcuni demografi).
    Tab. 3 - Variazione percentuale della popolazione prevista tra il 1988 e il 2028 a fecondità costante (movimento naturale)
    Lombardia -21%
    Veneto -19%
    Piemonte -26%
    Liguria -34%
    Campania +11%


    Qual è la natura reale dei processi in atto? Ciò che si è avviato dal 1974 in poi è esattamente quel fenomeno che possiamo definire "IMPLOSIONE DEMOGRAFICA", ovvero una contrazione sempre più rapida della popolazione per il succedersi di generazioni ogni volta più piccole.
    Nel medio termine L’INVECCHIAMENTO ne sarà la conseguenza principale: quando saranno anziani i giovani d’oggi, gli toccherà di vivere in una società di anziani. Moltissimi di loro non avranno alcun familiare che gli sia vicino materialmente e affettivamente. Questa solitudine costituirà una forma spaventosa di quelle NUOVE POVERTÀ che già vanno delineandosi, e che vengono sottovalutate dalla cultura materialista egemone.
    Nel lungo termine il risultato della implosione è semplicemente L’ESTINZIONE della popolazione interessata.
    Tab. 4 - Confronto tra la popolazione tra 0 e 64 anni di età delle Regioni Padano-Alpine (=100) e il Meridione
    Regione 1988 2028
    Regioni Padano-Alpine 100 100
    Mezzogiorno 81 133

    La proposta di innestare in questo nostro scenario gigantesche immigrazioni dal terzo mondo - viste come rimpiazzo dei non nati e "soluzione" a portata di mano per gli squilibri demografici - può venire avanzata solo da chi veda le persone umane (tutte le persone, immigrati ed autoctoni) come robot-consumatori, pezzi d’ingranaggio intercambiabili, numeri privi di ogni identità collettiva, e non veda altresì il succedersi delle generazioni anche come organica trasmissione di comportamenti e di valori.
    Di fronte ad una martellante campagna a favore di tali immigrazioni intercontinentali di massa - sostenuta anche dai vertici della Chiesa lombarda - non possiamo non ricordare il messaggio di GIOVANNI PAOLO II in occasione della giornata della pace del 1.1.89, nel quale si afferma con vigore che primo diritto di ogni popolo, per quanto piccolo, è SOPRAVVIVERE e, subito dopo, salvaguardare e sviluppare la propria cultura. Tali diritti, viene precisato, possono essere minacciati sia direttamente sia "in forme più sottili".
    Si pensi ora alla situazione che andrà creandosi da noi, dove schiere di individui appartenenti a comunità distantissime sia per etnia che per religione, si vedono catapultate in una società post-industriale così diversa da quella d’origine. Essi divengono vittime di uno sfruttamento senza scrupoli; non solo di tipo economico, ma anche politico attraverso una propaganda rivendicazionista selvaggia, che gli annuncia che il semplice aver posto piede nella Repubblica Italiana conferisce il diritto ad esigervi "tutto e subito" (casa popolare, sanità gratuita, formazione professionale, lavoro, scuole musulmane per i figli, centri culturali, moschee, voto).
    Anche in futuro la "politica del buon cuore" e del "tutto a tutti" e lo sfruttamento del lavoro nero continueranno a muoversi parallelamente, alimentandosi a vicenda.
    Si gettano così i semi di lacerazioni senza precedenti, collegate a nuove violente forme di conflittualità sociale, all’insicurezza provocata dall’aumento della criminalità, ma soprattutto al venir meno di riferimenti etici comuni come fondamento della legislazione e di ogni forma di organizzazione della vita civile (significativo a tale riguardo il riconoscimento ufficiale - per i musulmani - della POLIGAMIA, ad opera del TAR dell’Emilia Romagna, dietro sollecito patrocinio del principale sindacato romano: la CGIL).

    3. IL FEDERALISMO COME RISPOSTA AD UNA SITUAZIONE DEMOGRAFICA PATOLOGICA.
    Nel caso dei popoli padano-alpini si è di fronte a ciascuno dei possibili squilibri demografici: in primo luogo quello tra generazioni (ognuna è LA METÀ della precedente), in secondo luogo, oltre a quello più generale tra paesi europei ed afroasiatici, un notevole squilibrio entro lo stato italiano tra Padania e Mezzogiorno.
    Infine si profila quello che abbiamo chiamato sopra "squilibrio importato", ovvero un forte differenziale riproduttivo tra popolazione autoctona ed immigrati extraeuropei.
    I nostri popoli, dati alla mano, stanno andando verso l’estinzione fisica.
    Tab. 5 - Natalità (nati ogni mille abitanti) - 1987
    Francia 13,8
    Gran Bretagna 13,6
    Norvegia 13
    Paesi Bassi 12,7
    Svezia 12,5
    Svizzera 11,5
    Austria 11,3
    Germania (R.F.T.) 10,5
    Regioni Padano-Alpine 7,7

    Ad un più equilibrato ricambio generazionale si può pervenire solo in un quadro federalista. Nelle regioni meridionali l’implosione demografica o appare lontanissima o non si prevede affatto. Pertanto non solo lo stato centralista non affronta neppure questi temi, ma è evidente che qualora lo facesse le beneficiarie sarebbero proprio le regioni con più nascite. Sarebbe l’ennesima beffa!
    Qualora la Lombardia fosse autonoma, uno stanziamento annuo di circa 3000 miliardi di lire, potrebbe garantire un contributo mensile - sotto forma di assegni familiari "seri" - di 250.000 lire per ogni figlio minorenne secondogenito e 400.000 se terzogenito o successivo a TUTTE LE FAMIGLIE che risultino, alla nascita del primogenito, RESIDENTI in Lombardia ed in possesso della cittadinanza italiana DA 5 ANNI.
    Oggi invece, non possiamo investire nulla nel nostro futuro.
    Mentre la psicologia dell’infanzia ci segnala l’insostituibilità per il bambino della possibilità di crescere con un fratellino od una sorellina, è giunto il momento anche nella società lombarda di chiedersi serenamente nelle giovani famiglie, se sia più auspicabile la seconda o terza auto (magari un fuoristrada che fa tanto status symbol) oppure il secondo o terzo figlio. Di affermare che l’edonismo e l’individualismo sfrenati non rappresentano l’affermazione della libertà, ma una strada senza sbocchi. Mai come oggi è vero che un popolo che smarrisce il senso della propria identità ed i suoi valori più profondi non ha futuro!
    Demografi, sociologi, psicologi e... il buon senso possono indicarci la strada, ma come percorrerla?
    Del federalismo abbiamo bisogno per tutelare l’ambiente naturale, il patrimonio storico-culturale, perché funzioni l’amministrazione, la previdenza, la sanità, perché sia garantita la sicurezza dei cittadini contro ogni forma di criminalità. Ma esso è anche necessario perché continui ad esserci un popolo lombardo che di tutto ciò possa fruire.
    Da “Lombardia Autonomista”, 29 giugno 1990
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    ABORTO E DIRITTO NATURALE
    Per fondare la battaglia in difesa della vita
    Articolo apparso sul n. 13 di Cristianità del marzo-aprile 1975

    Conferenza del professor don Dario Composta S.D.B. - ordinario di storia della filosofia antica e docente di filosofia del diritto presso la Pontificia Università Urbaniana, docente di filosofia presso la Pontificia Università Salesiana -, tenuta a Roma il 20 giugno 1975, presso la parrocchia di San Lorenzo in Lucina, nel corso di una manifestazione organizzata da Alleanza Cattolica.



    INTRODUZIONE

    Dell'aborto oggi si scrive e si parla assai. Non così un tempo, anche non remoto, quando tale tema veniva confinato ai margini delle discussioni dei moralisti e dei medici.

    Per un aspetto ciò è bene: si tratta infatti di esplorare con saggezza le radici della nostra esistenza e le responsabilità umane di fronte a un evento mirabile quale è la vita, che supera ogni superficiale valutazione. Tutti noi che viviamo, ci riconosciamo coinvolti in tale dibattito.

    E' invece male che spesso non la fede e non la ragione, ma solo il sentimento o una visione errata della esistenza umana, si impossessino del problema e ne diano, conseguentemente, una soluzione erronea; e che spesso tali strumenti di comunicazione sociale si rendano complici veicoli di errori e di oscuramenti della morale cristiana e naturale.

    La conferenza di questa sera intende fare appello alla fede e alla ragione. Ricordo agli uditori (che suppongo tutti cattolici, coerenti e obbedienti alla Chiesa) che anche recentemente il Magistero ha emanato alcuni documenti sul tema: tale, ad esempio, la Dichiarazione della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede in data 18 novembre 1974, seguita da una precisazione di mons. Jérôme Hamer in data 7 dicembre 1974. Vi sono poi i documenti della Conferenza Episcopale Italiana emanati l'11 gennaio 1972, il 10 febbraio 1973, il 6 febbraio 1975. 1 vescovi di numerose nazioni, inoltre, sono intervenuti in questi ultimi mesi sul tema, condannando l'aborto procurato, riproponendo la tradizionale dottrina morale, insistendo sulla necessità che i cattolici non solo si attengano alle norme della Chiesa, ma si impegnino anche a farsi portatori dell'etica naturale e cristiana fronteggiando le erronee teorie che oggi si diffondono nel mondo.

    Ovviamente, noi ci troviamo qui questa sera per prendere in esame tale dottrina e per acquistarne, se occorresse, una conoscenza più approfondita. Debbo però osservare che il tempo a nostra disposizione non ce ne consente una disamina esauriente. Mi limiterò pertanto a un aspetto particolare, ossia al nesso che vincola il diritto naturale alla difesa della vita e dunque alla lotta contro l'aborto. Due sono le ragioni che inducono a tale limitazione: 1) Nei documenti del magistero ecclesiastico si fa sempre e costantemente appello al diritto naturale; la nostra discussione, dunque, non si colloca fuori della materia insegnata dalla Chiesa. 2) Circola oggi l'opinione che i cattolici non possano imporre le loro convinzioni religiose a chi non crede e che pertanto - si dice - essi non possano partecipare alle discussioni sull'aborto in termini propriamente e universalmente umani o razionali, ma solo desumendo norme dalla Rivelazione. La risposta a questa falsa opinione è pronta: il diritto naturale si appella anzitutto alla ragione umana. Quando la Chiesa insegna la morale naturale non impone dogmi da credere, ma propone verità razionalmente accessibili a tutti gli uomini, compresi dunque i cattolici, i quali pertanto sono invitati a esercitare la loro ragione non soltanto per accoglierle passivamente, ma per comprenderne l'intrinseco valore (1).



    1. NOZIONI PRELIMINARI

    Prima di entrare nel vivo della questione, penso opportuno richiamare all'attenzione alcune nozioni fondamentali, allo scopo di discutere il problema con la massima esattezza possibile.

    Anzitutto la parola aborto. E' voce che deriva dal latino ab-orior e più precisamente dal participio ab-ortus. Significa: venire al mondo prima del giusto tempo. Voci ed espressioni equivalenti sono: interruzione della gravidanza o interruzione della maternità; talvolta viene chiamato anche infanticidio, che però è usato propriamente a significare l'uccisione di chi può già nascere normalmente o è già nato.

    L'aborto si suole definire come espulsione dell'embrione, o feto, nel periodo di gestazione che va da 0 giorni a 6 mesi. Almeno dopo i 6 mesi il bambino può nascere e sopravvivere: se lo si uccidesse allora, si avrebbe dunque già, nel senso più proprio, un infanticidio. Nel linguaggio nordamericano si chiama abortion l'espulsione del feto che avvenisse tra il concepimento e il terzo mese; miscarriage quando ciò accadesse tra il terzo e il sesto mese; premature deliverv tra il sesto e il nono mese.

    L'aborto si può dividere a seconda che avvenga o per difetto di natura o per volontà umana.

    Il primo si chiama aborto naturale o spontaneo. Esso non ci riguarda direttamente; al più deve richiamare l'attenzione dei medici per rimediare all'imperfezione o alla malattia che lo causano.

    Il secondo, che avviene per volontà umana, è chiamato aborto procurato (come si dice con termine tecnico desunto dal Codice di diritto canonico), ossia provocato con mezzi, in modi, per motivi e pretesti diversi: con mezzi meccanici o chirurgici o con medicamenti; in modo clandestino (aborti clandestini) o pubblico (aborti legali); per motivi e pretesti svariati (detti tecnicamente indicazioni): per salvare la vita della madre (aborto terapeutico), per impedire la nascita di un bambino che la tecnica diagnostica presume anormale (aborto eugenetico), per rimediare a problemi economici, demografici, sociali, psicologici (pretesti che vanno dalla sovrappopolazione all'incesto, dalla vedovanza alla violenza carnale, dalle esigenze professionali al disagio psicologico).

    Sotto il profilo della legittimità, l'aborto procurato è peccaminoso in quanto viola la legge divina, è criminale o delittuoso in quanto viola anche una norma positiva. Norma positiva canonica, che condanna gli interessati - madre, medici, infermieri - alla scomunica riservata al vescovo (2); oppure norma positiva civile: nel nostro paese, la legge - e propriamente il codice penale (3), con disposizioni che risalgono al 1880 - punisce con detenzione carceraria i responsabili del delitto. L'aborto criminale si chiama anche illegale in quanto indica una azione contraria alla legge.

    Gli ordinamenti civili in tema di aborto possono essere divisi in: ordinamenti permissivi (Giappone, URSS, Ungheria, alcuni Stati degli USA, ecc.); ordinamenti condizionanti (numerosi Stati dell'Europa e dell'America settentrionale); ordinamenti repressivi (Italia, America Latina, Belgio, Germania, Grecia, Portogallo, Spagna).

    Oggi però si suole proporre, sotto il profilo giuridico, un altro schema, più tecnico: da un lato gli Stati contrari all'aborto, che cioè lo puniscono ossia lo penalizzano; dall'altro gli Stati permissivi. Gli Stati permissivi si dividono a loro volta in quelli che legalizzano o liberalizzano l'aborto e in quelli che lo depenalizzano.

    Gli Stati che legalizzano o liberalizzano l'aborto sono quelli che, mediante una regolamentazione più o meno permissiva, ossia mediante regolamentazione "restrittiva" di maggiore o minore labilità, lo permettono. Si afferma che la liberalizzazione dell'aborto pubblico cancellerà la piaga degli aborti clandestini, non dilaterà l'entità del fenomeno stesso, farà cessare vergognose speculazioni, farà diminuire il numero delle nascite di figli illegittimi. La documentazione più recente prova invece irrefutabilmente che, dovunque si è legalizzato l'aborto, le nascite di illegittimi sono in aumento; dilaga la più vergognosa speculazione pubblica e legale e la più abbietta e aperta propaganda da parte di "cliniche" e ospedali concorrenti che si contendono i clienti o i contributi dello Stato per lo sfruttamento organizzato dell'assassinio; gli aborti clandestini non diminuiscono; l'entità del fenomeno si dilata incessantemente: gli aborti si moltiplicano paurosamente di anno in anno. La "medicina" della legalizzazione è inefficace. Ma non tanto e non solo perché fallisce il bene indiretto che si propone, essa è inammissibile, quanto piuttosto perché in vista di tale bene indiretto - per conseguire il quale occorrono la prevenzione sociale e soprattutto rimedi morali - essa permette il male diretto: nel nostro caso, legittima e regolamenta l'assassinio. Vale invece per ogni uomo il principio: Non sunt facienda mala ut eveniant bona (4),

    Gli Stati che depenalizzano l'aborto sono quelli che, abrogando ogni regolamentazione restrittiva o repressiva in materia, pongono in condizione di assoluta e permanente impunità le persone che comunque concorrono a procurare l'aborto. La depenalizzazione, per sé, non significherebbe una esplicita approvazione dei reato né l'esplicita eliminazione della conseguente condanna morale. Ma neppure si configurerebbe come condono giudiziario, ossia come remissione della pena, o come una sua mitigazione che peraltro non deroghi alla norma penale. Abrogando la norma stessa, infatti, la depenalizzazione crea il vuoto legislativo e pone come giuridicamente irrilevante la soppressione della vita umana nei primi mesi della sua esistenza. Per l'illecito dell'aborto procurato, cioè, la norma positiva si comporta allora in modo radicalmente tollerante: non lo qualifica, non ne dissuade e non commina pene; lo ignora. Inevitabilmente, il vuoto legislativo indurrà molti a credere che l'aborto sia azione moralmente indifferente. Il permanere della sanzione coercitiva - di minore o maggiore severità - è infatti necessario proprio perché la legge possa svolgere adeguatamente la sua funzione pedagogica e formativa della coscienza morale. E' da notare che i medesimi deleteri e tragici effetti pratici della depenalizzazione sarebbero prodotti anche da una mitigazione delle sanzioni che giungesse fino in prossimità e alle soglie della concessione di una pratica impunità.

    Ci si è chiesti se la Conferenza Episcopale Italiana non sembri accedere a una qualche mitigazione delle pene previste dal nostro codice. E' comunque da escludere che sia lecito accedere a una qualche depenalizzazione.

    2. L'ABORTO E I SUOI PROBLEMI ETICO-GIURIDICI

    Affronteremo la questione dei rapporti tra aborto e diritto naturale secondo l'articolarsi della seguente affermazione sillogistica:

    A) La creatura umana possiede un diritto oggettivo, primario, inalienabile all'esistenza.

    B) Ma il feto, fino dalla fecondazione naturale, ossia fino dalla costituzione dello zigote o diploide, è inizio di autonomo soggetto umano, nuovo essere umano distinto dalla madre.

    C) Dunque il feto, fino dalla fecondazione naturale, ossia fino dalla costituzione dello zigote o diploide, possiede un diritto oggettivo, primario, inalienabile all'esistenza.

    Illustriamo brevemente la dimostrazione anzitutto nelle sue linee generali.

    Quanto al metodo dell'argomentazione: è ovvio che noi non intendiamo qui fondarci su considerazioni strettamente teologiche o religiose ma su considerazioni razionali. L'argomentazione razionale non esclude peraltro quella teologica e religiosa, come diremo più avanti. Quanto al procedimento dimostrativo, va notato che esso non può essere accusato di astrattezza: se da un lato, nella premessa maggiore del sillogismo, si parte da una proposizione universale, dall'altro, nella premessa minore, si tiene conto delle situazioni esistenziali, delle scoperte scientifiche ecc.; con un metodo che è dunque insieme induttivo e deduttivo.

    Quanto all'oggetto dell'argomentazione: procederemo non tanto colpendo direttamente l'aborto, quanto invece ponendo in rilievo il carattere sacro della vita umana. Ne conseguirà indirettamente che ogni attentato a essa è contrario all'onestà e alla giustizia; la condanna dell'aborto, cioè, scaturisce dal precetto che ingiunge di rispettare la vita umana, applicato alla particolare esistenza umana propria del feto. Vi è chi solleva l'ipotesi del caso in cui la gravidanza ponesse in pericolo la vita della madre: perché - si obbietta - occuparsi del diritto all'esistenza da parte del feto, la cui perfezione umana è ancora largamente potenziale, quando fosse in pericolo la vita della madre, la cui perfezione umana è invece tanto largamente attuale? Con tali ragionamenti si può arrivare fino a proporre una casistica tragica che dapprima si enuncia dialetticamente nella formula: "o la madre o il figlio", ma che da ultimo giunge a decretare un minore diritto alla vita da parte di chiunque non fosse giudicato sufficientemente "degno" di vivere, non essendo sufficientemente attuale la sua perfezione umana. In realtà tale opposizione ("o la madre o il figlio") è inammissibile: non solo e non tanto perché il progresso della medicina e della chirurgia l'hanno resa ormai statisticamente irrilevante (i casi di alternativa sono stati ormai ridotti intorno al 2 per 1000, e l'ulteriore progresso scientifico li va cancellando totalmente), quanto piuttosto perché il diritto alla vita di un essere umano innocente non è misurato dall'entità delle sue perfezioni umane in atto, ma sussiste sempre intero quando è in atto la sua vita umana, e pur essendo in essa solo potenziali le perfezioni possibili.

    Con queste premesse possiamo ora illustrare in forma più specifica l'argomentazione proposta.

    3. IL VALORE DELL'ESISTENZA DI FRONTE ALLA RAGIONE UMANA

    Nella argomentazione proposta si dice anzitutto: La creatura umana possiede un diritto oggettivo, primario, inalienabile all'esistenza.

    Si tratta di una affermazione universale, accessibile a tutti gli uomini ed evidente.

    Per la filosofia questo diritto è fondato sulla natura e dignità dell'uomo stesso (5).

    Alla filosofia fa seguito la scienza del diritto, ossia quella alta disciplina che studia i rapporti doverosi tra uomo e uomo. In relazione all'essere e alla vita umana, tale scienza afferma l'oggettività di un sistema normativo che si chiama diritto naturale. Con l'espressione diritto naturale sono significate tre realtà: un ordine o valore oggettivo; la norma regolatrice dell'ordine; la capacità nell'uomo di esercitare la sua libertà entro la tessitura di tale ordine e sulla traccia delle norme.

    Esiste perciò un diritto naturale inteso come ordine e valore oggettivo, prima ancora che come norma, che inerisce alla vita umana in sé stessa e vige di fronte a tutta l'umanità. Esiste poi la norma che tutela questo valore e che si chiama legge naturale, Esiste infine la capacità fondamentale o facoltà giuridica alla vita e ad agire conformemente a quelli che sono noti come diritti della persona. Il diritto naturale, dunque, consta anzitutto del valore e della dignità oggettivi dell'esistenza umana; consta poi della formula normativa che enuncia tale valore e dignità; consta infine della facoltà giuridica o capacità ad agire o libertà di operare di conseguenza, che i singoli uomini posseggono. La permanenza nella vita è dunque per la creatura umana: diritto (soggettivo), norma e diritto di natura. Ossia, come si è detto nell'enunciato, a permanere nella vita la creatura umana ha un diritto oggettivo, primario, inalienabile. Oggettivo, perché non fondato sulla conoscenza che altri ne hanno e non sul suo riconoscimento privato da parte di uomini o pubblico da parte di ordinamenti giuridici; ma fondato invece sull'essere stesso del vivente umano, per cui la vita umana è per sé stessa sacra. Primario, poiché ogni altra facoltà, norma, diritto (relativi, ad esempio, alla salute, all'onore e a ogni altro bene) possono stare solo se sta questo primo che concerne la vita. Inalienabile, poiché neppure il suo stesso titolare può disporne e trasferire ad altri, a suo arbitrio, il proprio diritto alla vita, essendo, tale diritto, patrimonio inerente alla sua natura di uomo, dalla quale egli non può separarsi.

    Al diritto naturale è resa testimonianza infine dal consenso universale degli uomini: in ogni tempo, per le leggi e i costumi di tutti i popoli, nell'ambito di ogni tradizione religiosa, la vita umana innocente è un bene sacro: l'inviolabilità della vita umana innocente (le sole esigue eccezioni sono limitate a periodi di estrema degradazione morale e oscuramento religioso) è legge conosciuta dalla retta ragione presso ogni civiltà. Il comandamento biblico non uccidere non ne è che la formulazione negativa, e per ciò stesso universale e universalmente cogente.



    4. L'ESISTENZA PRENATALE DELL'UOMO DI FRONTE ALLA SCIENZA E AL DIRITTO

    Abbiamo finora illustrato la premessa maggiore del sillogismo. E' da notare che anche i più ottusi e settari apologeti e propagandisti dell'aborto (quello terapeutico come quello eugenetico o quello che si vorrebbe giustificare in nome di una "libertà" della madre, ecc.) sono generalmente costretti a riconoscere la verità e la fondatezza almeno delle considerazioni fin qui esposte: almeno la fondatezza, cioè, del l'inviolabilità della vita umana innocente (6); ciò di cui essi rifiutano di prendere atto, invece, è che quella del feto sia vita umana, vita di nuovo e distinto essere umano.

    Occorre dunque ora esaminare la premessa minore, nella sua correttezza logica e nella sua fondatezza scientifica, e affrontare il tema dell'esistenza prenatale dell'uomo.

    L'enunciato della premessa minore, proposto sopra, dice: Ma il feto, fino dalla fecondazione naturale, ossia fino dalla costituzione dello zigote o diploide, è inizio di autonomo soggetto umano, nuovo essere umano distinto dalla madre.

    Come si può facilmente intendere, affermiamo che poche ore dopo l'unione tra uomo e donna - forse 20 o 24 ore - una nuova vita umana si accende e la donna diviene madre.

    Ma faremo, prima, rapidi cenni alla storia di talune opinioni sulla vita intrauterina, anche allo scopo di renderci ragione di qualche varietà di opinione presso taluni moralisti cattolici del passato.

    E' noto che nel secolo V a. C. Ippocrate, medico e scienziato greco, imponeva ai medici il giuramento di non ledere la vita umana, a cominciare da quella prenatale; lo stesso facevano i Pitagorici. Il rispetto della vita umana anche prenatale, del resto, era già da sempre riconosciuto come dovere conforme alle leggi di natura, alla retta ragione, alle tradizioni di ogni civiltà. Ippocrate peraltro insegnava - seguito, anche secoli dopo, da lontani discepoli - che il germe vitale che dal primo giorno si annida nel seno della madre aveva inizialmente vita e proprietà vegetali e animali, ma non ancora umane: solo oltre i primi 30 giorni (7) Si sarebbe verificato il passaggio dalla vita o anima - vegetale e animale a quella umana o razionale, sarebbe cioè avvenuta la "animazione", ma intesa come attuazione e realizzazione delle precedenti proprietà virtuali. L'opinione di Ippocrate fu condivisa da molti scienziati dell'antichità. Gli stoici invece, e con essi il grande medico Sorano del secolo II d. C., insegnavano che l'anima razionale o umana era presente fin dall'inizio, e si trasmetteva direttamente per generazione. Tali opinioni furono corrette nel Medioevo dai maestri della Chiesa, i quali insegnarono che l'anima umana viene, sì, introdotta a reggere il germe dopo che esso abbia iniziato ad essere retto da vita animale, ma che l'anima umana o razionale non è né l'attuazione di virtualità della vita animale né è propriamente generata dall'uomo e dalla donna, essendo invece infusa nel germe vitale in virtù dell'opera creatrice di Dio. Collateralmente, fu discusso il problema della qualità di peccato dell'aborto; la soluzione fu generalmente questa: da un lato - conformemente al costante insegnamento cristiano - ogni aborto è peccato grave; dall'altro almeno dopo il quarantesimo giorno, o poco dopo, l'aborto si poteva considerare propriamente come infanticidio. Discussioni collaterali sorsero nel secolo XVI per valutare la fondatezza dei motivi che, in tale periodo di accresciuta corruzione morale, venivano avanzati come attenuanti del peccato e delitto di aborto. Si giunge infine ai problemi suscitati nei secoli XIX e XX dall'intervento sempre più generalizzato della chirurgia. Sono note, a questo riguardo, le ripetute conferme venute dal magistero pontificio anche mediante gli atti delle Congregazioni Romane circa l'inviolabilità della vita umana prenatale e l'inammissibilità di attentarvi direttamente.

    Ma oggi è la stessa scienza a dover prendere atto della perfetta fondatezza delle norme disposte dalla Chiesa a tutela della vita umana prenatale.

    Oggi infatti la scienza è in grado di stabilire con esattezza che appena l'ovulo viene fecondato dallo sperma - e si instaura così lo zigote o diploide - una autonoma nuova vita umana nasce nel seno della madre: poche ore dopo l'unione tra l'uomo e la donna, nello zigote o diploide tutte le virtualità che si esplicheranno nell'adulto di domani sono integralmente e autonomamente presenti. La genetica, dopo gli studi e le scoperte degli anni recenti, è oggi in grado di provare che fin da quel primo momento, in quel primo germe, tutto l'uomo o la donna futuri sono precontenuti e preordinati: colore della pelle, degli occhi, dei capelli, statura, qualità biologiche ereditarie, ecc. Una autonoma vita umana ha da allora iniziato a svolgersi secondo una legge propria che le è insita, distinta e irriducibile a quelle che reggono e ordinano la vita del padre e della madre. In questa sede non ci è purtroppo consentito dilungarci a illustrare minutamente tali acquisizioni; chi intendesse prenderne conoscenza approfondita ha peraltro la possibilità di ricorrere agevolmente alle opere degli scienziati, biologi e genetisti, che le espongono. Quanto è stato detto, comunque, è sufficiente per affermare che la stessa scienza è oggi nella necessità di prendere atto che un autonomo principio vitale umano, ossia una autonoma vita o anima umana, è fin dall'inizio presente come un artefice che costruisce il nuovo palazzo dalle fondamenta (8).

    E' quanto enuncia la premessa minore.

    Per questo possiamo affermare che ogni interruzione volontaria della maternità è volontaria uccisione di una creatura umana.

    La soppressione di una creatura umana concepita anche solo da poche ore non può affatto essere paragonata all'assunzione di un lassativo per stipsi, allo spurgare il naso dal catarro, all'asportazione di un tessuto o di un organo della madre: chi viene espulso e ucciso con l'aborto non è una cosa che appartenga alla madre né un suo tessuto né un suo organo, ma è un vero e autonomo essere umano.

    E' appena il caso di accennare all'estrema stoltezza di un'ultima "argomentazione" a cui talvolta si aggrappano i fautori dell'aborto quando si vedono privati di ogni altro appiglio: l'"argomentazione" secondo cui essi desumerebbero la liceità dell'aborto volontario dall'esiguità delle dimensioni del feto o dalla limitatezza del tempo da cui ha cominciato a vivere ("è piccolissimo; pesa pochissimo; è concepito da pochissimi giorni!"); quasi che in un uomo lo stato di umanità fosse misurato dalla sua statura o dal suo peso o dal numero dei suoi anni! Nessuno degli uditori, certo, ha bisogno che si risponda a una simile "argomentazione".

    CONCLUSIONI

    La conclusione di tutto ciò che si è detto è cogente: la creatura umana fin dal primo momento del suo stabilirsi nell'essere verifica in sé il diritto naturale secondo i tre livelli di cui si è fatta parola sopra:

    1) Sotto il profilo del valore o ordine giuridico naturale, il feto umano possiede autonomia di vita. Non si può affermare che egli sia ordinato a un fine diverso da quello fondamentale a cui la natura lo ordina: permanere nel suo essere, nel bene della vita. Né si può affermare egli sia un ingiusto aggressore, da cui sarebbe dunque cito difendersi.

    2) Sotto il profilo delle norme di diritto naturale, la vita del feto è protetta dal principio etico-giuridico che prescrive il rispetto della vita e fa divieto di ucciderla. Tale principio, appunto perché naturale e universale, non può essere ignorato dagli ordinamenti civili. Una legge positiva che sottraesse tutela giuridica al feto o persino concedesse azioni lesive della sua esistenza, sarebbe ingiusta e immorale.

    3) Sotto il profilo dei diritti soggettivi o facoltà originarie, il feto possiede il diritto a essere alimentato, assistito, protetto, portato alla maturazione e alla nascita. Come quella di ogni essere umano, la sua vita è inviolabile. Sopprimerla, è omicidio.

    "Conceptum in utero qui per abortum deleverit, omicida est" (9).

    DARIO COMPOSTA S. D. B.

    (1) Cfr. Papa Paolo VI, Humanae vitae, 4.

    (2) Cfr. Codex iuris canonici, can. 2350, par. l.

    (3) Artt. 546-549.

    (4) Cfr. Rom 3, 8.

    (5) Ciò che specifica l'uomo è la sua natura di essere intelligente e libero, ossia la sua essenza e vita spirituale, ordinata a permanere nel proprio essere in immortalità personale. In tale sostanza spirituale, ossia nella sua natura specifica, è il valore o dignità dell'uomo. Tutte le cose sono ordinate a permanere nei proprio essere, che è dunque ciò a cui tutte le cose tendono, ossia il massimo bene. L'ordine delle cose alla permanenza nel proprio essere si manifesta e si esprime negli enti inferiori, a cominciare di quelli anorganici (si pensi anche solo all'edificio strutturato e unitario delle particelle fisiche elementari), come stabilità, coesione e necessità fisiche. Nei viventi, nel mondo vegetale e animale, tale ordine all'essere si manifesta e si esprime come dinamismo autonomo che integra a sé gli elementi che consentano la permanenza della vita nell'essere e la sua propagazione oltre la morte degli individui della specie; in particolare, negli animali tale dinamismo si esprime nella necessità fisiologica dell'istituto di conservazione. Nell'uomo, l'ordine alla permanenza nel proprio essere include ma trascende l'istituto di conservazione della propria vita biologica e si nobilita fino a manifestarsi e a esprimersi nella consapevole volontà di esistenza personale oltremondana, nel desiderio spirituale di immortalità, ossia nella volontà di permanenza oltremondana della propria vita spirituale nell'essere. Volontà che nell'uomo trascende il suo essere corporeo e si trova come già da sempre insediata in lui: può, con l'educazione e la cultura, affinarsi; ma non attende l'educazione né la cultura per nascere. E se in ogni regno dell'universo vediamo enti di ogni stato distruggere enti di stato inferiore, ossia ordinare alla propria permanenza nell'essere la dissoluzione di enti subordinati, sappiamo pure che non vi sono, in tutto l'universo, enti di stato superiore a quello umano alla permanenza dei quali nell'essere la natura subordini la permanenza nell'essere della vita umana, ossia enti alla cui permanenza nella vita sia naturalmente ordinata la morte dell'uomo. Affermiamo dunque che l'identica natura umana ordina incondizionatamente, in uguale misura e a pari titoli, ogni uomo alla permanenza del proprio essere. La natura umana, abbiamo detto; non, cioè, l'esercizio attuale delle facoltà che in essa hanno principio e radice: il permanere nello stato di umanità non è misurato dall'esercizio o dal non esercizio attuali dell'una o dell'altra facoltà specificamente umana, così che il valore e la dignità dell'uomo non solo permangono interi pur in presenza di eclissi temporanee delle facoltà stesse (intelligenza, memoria, volontà possono talvolta non essere esercitate in atto, a causa, ad esempio, di una imperfezione fisiologica o di una malattia o di farmaci o dell'ebbrezza o del sonno), ma permarrebbero interi anche nell'ipotesi in cui la genetica e l'antropotecnica, per calcolo criminale, riuscissero a menomare durevolmente una parte dell'umanità - per asservirla, come mandria di automi, a una mostruosa tirannia - dell'una o dell'altra facoltà umana. Solo una proporzionata causa, solo un proporzionato male, consapevole e volontario, ossia colpevole, può ledere in un uomo il suo ordine e il suo titolo naturale a permanere nel proprio essere temporale e spirituale: a permanere nel bene della vita.

    (6) Persino Marco Pannella, ad esempio, la sera del 27 dicembre 1974, presso Piazza san Pietro, nel corso di una delle solite deplorevoli manifestazioni per la promozione dell'aborto legale, mentre da un lato accusava la Chiesa cattolica di "barbarie", rivendicava invece per sé, per il Partito Radicale, e per il CISA (Centro Informazioni Sterilizzazione Aborto), una nobile missione di "liberazione" sociale e politica nel rispetto della vita!

    (7) Fra il trentesimo e il quarantesimo giorno o fra il trentacinquesimo e il cinquantesimo, a seconda che si trattasse di un maschio o di una femmina.

    (8) Eppure anche solo pochi mesi fa, il 18 febbraio 1975, la Corte Costituzionale italiana, pur dichiarando doveroso il rispetto della vita, pronunciava tuttavia una strana e incredibile sentenza secondo cui il feto umano non sarebbe una persona umana!

    (9) Papa STEFANO VI (885-891), Consuluisti de infantibus, D.S. 670.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito Le tappe massoniche di una politica della morte

    A proposito del libro di Pierre Simon "De la vie avant toute chose"
    Articolo apparso sul n. 62-63 di Cristianità del 1980

    Riportiamo, in una nostra traduzione, l'intervento di Arnaud de Lassus, depositato al Congresso Europeo Per la Vita, tenutosi a Roma dal 25 al 27 aprile 1980, che prende spunto dalla recente pubblicazione, in Francia, di uno sconvolgente libro scritto dal medico massone Pierre Simon, per ricordare ai cattolici e a tutti gli uomini di buona volontà l'urgente e imperativo dovere di combattere la barbarie rivoluzionaria, prima che questa riesca a sovvertire irrimediabilmente le caratteristiche naturali della persona umana. Una agghiacciante descrizione, attraverso le parole di una figura assolutamente autorevole della massoneria francese, già gran maestro della Gran Loggia di Francia, del nuovo modello di società che la setta massonica prepara per quelle nazioni che sono cadute, o sfanno per cadere, sotto la sua nefasta influenza. La funzione della contraccezione, dell'aborto e di tutto ciò che compone la rivoluzione sessuale in questo itinerario di sovversione, che mira a ridurre il matrimonio a "una comodità sociale", a liberare la famiglia "dai legami del sangue", per costruire la "nuova società", "senza famiglia, senza padri, senza madri, in cui lo Stato si prenderebbe cura dei rari bambini ancora messi al mondo". Un invito accorato affinché i genitori cristiani, anche attraverso la proclamazione pubblica della verità, vogliano preservare i loro figli da un futuro aberrante e vergognoso.



    Qualche giorno prima della riconferma della legge sull'aborto, è stato lanciato presso il grande pubblico il libro del dottor Pierre Simon De la vie avant toute chose (1). Il Figaro Magazine ne sottolineava in questi termini la ispirazione di fondo: "Nel corso di un'opera molto densa [...] l'ex gran maestro della Gran Loggia di Francia, da massone e da radicale appassionato, racconta la storia di una crociata [...]. La morale dei massoni, quella del libero esame, illumina il libro. E le logge vi compaiono fuori dal tempo, o piuttosto con una straordinaria prescienza, come veri laboratori di idee" (2).

    Il tema trattato (l'azione tenace che ha permesso, in trent'anni, di ottenere la legalizzazione della contraccezione e poi quella dell'aborto), la personalità di Pierre Simon - che è stato per due volte gran maestro della Gran Loggia di Francia -, le sue idee, i metodi che ha messo in opera e che hanno dato risultati... sono altrettanti motivi per giustificare l'analisi del suo libro.



    I. La lunga marcia di Pierre Simon

    Storia di una crociata

    Il termine "crociata" non è troppo forte per designare l'impresa vigorosamente condotta, che ha fatto cadere la Francia nella contraccezione e nell'aborto.

    Eccone le tappe principali secondo il Figaro Magazine:

    "Negli anni '50 [...] una équipe di medici liberi-pensatori di lingua francese, il gruppo Littré, decide di impegnarsi nella battaglia a favore della contraccezione. Pierre Simon è dei loro. Inventata dopo la guerra, messa in commercio altrove, la pillola è in quel periodo in Francia un mito assoluto [...]. L'opinione pubblica non è pronta. I pionieri della pianificazione familiare moltiplicano le tournée in provincia portando da Londra, come contrabbandieri, valige colme di diaframmi..." (3).
    Dopo quindici anni di preparazione psicologica, l'opinione pubblica sarà sufficientemente condizionata perché si possa pensare a una legge: "La legge Neuwirth (elaborata nelle logge dieci anni prima) sarà votata nel dicembre 1967. Ma quante reticenze ad applicarla! Allora Pierre Simon entra nel gabinetto di Roberto Boulin, all'epoca ministro della Sanità (4), suo amico da sempre [...]: "La sessualità, dice, nel 1968 era appannaggio del gauchisme. Bisognava sopprimere uno strumento di erosione integrandolo nella ideologia dominante [...]". Questo produce, tra l'altro, il famoso rapporto Simon sulla sessualità dei francesi (prefazionato da Robert Boulin). Sei mesi dopo, Joseph Fontanet, cattolico osservante se mai ve ne sono stati, firma i testi che legalizzano l'educazione sessuale nelle scuole. Nel 1974, Michel Poniatowski istituisce il Consiglio superiore della educazione sessuale e della regolazione delle nascite" (5).
    Terza tappa: l'aborto. Pierre Simon è più che mai sulla breccia: "Infatti, il primo a impegnarsi sulla via della legalizzazione dell'aborto fu proprio Robert Boulin. Pierre Simon, alla testa di una commissione, è incaricato di seguire la proposta di legge Peyret, che il presidente Pompidou (su consiglio di Marie-France Garaud) terrebbe in sospeso. Fin dall'inizio del suo mandalo settennale Valéry Giscard d'Estaing se ne preoccupa. Arriva Simon Veil, che sarà incaricata di portare il progetto davanti al parlamento. Il seguito è noto" (6).
    Così, con una continuità notevole dal 1950 al 1980, Pierre Simon ha partecipato, da capofila, a una crociata di cui caratterizza in questi termini il successo: "Fra qualche millennio, quando verrà esaminato il corpo di una donna, la spirale sarà per gli archeologi il segno della nostra epoca: non imputridisce" (7).

    Un massone esemplare

    Chi è Pierre Simon? Ecco, dal suo libro, alcuni elementi della sua biografia: "Nel 1940 avevo quindici anni. La mia famiglia paterna era già lorenese sotto il regno di Luigi XV, venuta probabilmente dalle rive del Reno come la maggior parte delle famiglie israelite installate in questa provincia [ ... ]. Uno stesso slancio faceva amare la Repubblica, venerare la patria, celebrare l'Impero" (8).

    La tradizione familiare predisponeva Pierre Simon alla massoneria: "Mia madre aveva una fede profonda che contrastava con l'ateismo vigoroso di mio padre. Così si incontravano in me queste due correnti: giudaismo e razionalismo, tradizione e libero pensiero. Misuro la potenza di questa alleanza fondamentale. La mia entrata in massoneria sarà, un giorno, un modo per assumerne l'eredità" (9).

    A partire dal 1950 si svolgerà per Pierre Simon una triplice carriera: professionale, massonica, politica. Ginecologo ostetrico, cofondatore del Mouvement français pour le planning familial, "nel 1973 fonda l'Institut de formation, de recherche et d'études sur la sexualité et le planning familial" (10). E' per due volte gran maestro della Gran Loggia di Francia (nel 1969-1971 e nel 1973-1975); la sua affiliazione massonica gli pare importante al punto da non esitare a scrivere: "Il mio vero essere non è più il mio corpo, ma la mia loggia" (11). Fondatore con Charles Hernu del Club des Jacobins nel 1951, iscritto al partito radicale dal 1967, è membro della sua direzione nazionale.

    "Provo il bisogno di coniugare in me due attività: quella medica e quella politica", dice Pierre Simon (12). La sua carriera risponde bene a questo auspicio.



    II. Il pensiero delle logge messo alla portata del grande pubblico

    "La massoneria è il mio modo di cogliere le cose"

    Nel corso di tutto l'itinerario di Pierre Simon si manifesta un pensiero ispiratore; esso implica una concezione della vita, della natura umana, del bene e del male, della scienza, della religione; insomma, una particolare visione del mondo.

    Da dove viene questo pensiero? Qual'è?

    "Nelle mie lotte più dure e nei miei impegni più oscuri, la massoneria è il mio modo di cogliere le cose di questo mondo e di collegarle. Essa è il contrappunto dei miei atti, il diapason delle mie riflessioni. Perciò la evoco tanto spesso in questo libro che vi si lega come a ciascuna delle mie giornate" (13).

    "Lo scontro tra dite mondi"

    Facendo riferimento a un ordine (massonico), a una Tradizione (massonica), Pierre Simon constata il conflitto tra due concezioni del mondo, l'una scientifico-massonica (da fare trionfare), l'altra di ispirazione cristiana e che la scienza renderebbe superata: "La polemica, attorno alla legge Veil [...] è lo scontro tra due mondi" (14).

    "Le soluzioni che ci fornisce la morale tradizionale non ci possono più [...] accontentare. Esse riposano su una sacralizzazione del principio della vita la cui essenza è superstiziosa e il cui sviluppo è feticistico" (15).

    Ed è la scienza ad accelerare il passaggio dall'oscurantismo (cristiano) al progresso (massonico): "Questo fin de siècle ha aperto una rivoluzione: la irruzione della metafisica nella fisica, grazie al microscopio elettronico" (16).

    Bisogna leggere, se si vuole che la frase abbia un senso, "l'irruzione della fisica nella metafisica"..

    "In questi ultimi trent'anni, sotto gli auspici di un nuovo paradigma, il paradigma genetico, è stato possibile operare una vera mutazione dei costumi e dei fondamenti della società francese" (17).

    "Il parto detto "indolore", la contraccezione, l'aborto, le nuove vie della ricerca [...] cambiano sia gli esseri che la natura dei loro rapporti, e quindi queste innovazioni sono state accompagnate dallo sconvolgimento dei valori, delle culture, delle società intere" (18).

    "Il conflitto tra la contraccezione e i valori socio-religiosi del passato è inevitabile" (19).

    "La contraccezione liberatoria ha fatto cadere il muro delle fatalità tradizionali. La sua scomparsa apre un campo libero nel quale bisognerà instaurare la nuova morale, quella nella quale, come nella ricerca iniziatica, alla ricerca della sua unità originale, nel suo cervello, nel suo corpo e nel suo cuore, l'uomo raggiunge le sue fonti" (20).

    Sconvolgimento radicale

    Così si spiega il fatto che Pierre Simon faccia riferimento a un cambiamento radicale, a concezioni nuove sulla vita, la natura, la morale, la famiglia: "La terza funzione della contraccezione è la modulazione del nuovo schema della famiglia" (21).

    "La regolazione delle nascite, istituzionalizzala, porla a una mutazione della morale" (22).

    "Un nuovo codice etico" (23).

    "Si trattava certamente [...] della definizione possibile di una nuova sessualità, della creazione, al limite, di una nuova natura umana, e di una nuova concezione della vita. Scopriremo così che la natura, la vita, sono più che mai una produzione umana" (24).

    Una nuova concezione della vita

    Conosciamo l'origine massonica della novità radicale proposta da Pierre Simon. Eccone ora il contenuto.

    Per cominciare, nuova natura umana, nuova concezione della vita.

    Fin dalla prima pagina il problema è posto in questi termini: "La seconda grande vittoria della medicina consisterà nel cambiare la nozione stessa di vita. Questa si definirà [...] come la relazione preferenziale con l'ambiente [...]. La vita perde il carattere di assoluto che aveva nella Genesi" (25).

    Gesuiti alla riscossa

    Da dove viene questa teoria che definisce la vita come una relazione? Pierre Simon dice di averla presa in prestito da gesuiti: "A questo punto si situa una nuova convergenza con la Chiesa, questa volta non con la Chiesa ufficiale, ma con équipe di teologi e di medici, di biologi e di ricercatori cattolici. Padre Bruno Ribes animava allora la rivista gesuita Etudes. A lui dovremo numerose riflessioni fondamentali sulla vita [...].

    "Che cosa dicevano i nostri gesuiti?

    "La vita è ciò che ne fanno i viventi. I viventi sono i veicoli della vita. La vita esiste sempre attraverso un reticolo di relazioni che determinano l'esistenza degli umani. Questa tesi era profondamente convergente con il nostro stesso schema. La vita non esiste in sé" (26).

    Con ciò è introdotta l'idea che la qualità della vita è più importante della vita stessa: "Circa il problema di fondo, scriveva il ministro (27), si tratta di una opzione tra una filosofia della vita e una filosofia della persona. La vita è il valore supremo oppure può essere messa a confronto con altri valori: la libertà (per la madre), la qualità della vita (per il bambino che deve nascere)? [ ... ]. La civiltà moderna, poiché è in condizione - e lo sarà sempre di più - di controllare il processo biologico, farà meno riferimento al fatto fisico della vita che alla persona umana" (28).

    Da ciò la nuova definizione data da Pierre Simon: "Quando per professione si fanno partorire le donne, si è così alle fonti stesse dell'avventura umana, è un momento di drammatico interrogativo quello in cui ci si chiede se si è colto nelle proprie mani il frutto sbagliato di un concepimento, che respira ancora e il cui cuore batte. Che cosa significa allora gestire la vita, queste parole hanno ancora un senso?

    "Proprio come nel caso dell'aborto, bisogna volgersi verso la definizione della vita, richiamata all'inizio di questa opera. Questa definizione riposa, in definitiva, sulla possibilità di fare superare i limiti del mondo primitivo al biologico per pervenire al pieno svolgimento delle sue possibilità. Guardiamo le cose in faccia: un mongoloide entra in questo quadro?" (29).

    "Ai miei occhi la problematica della vita deve essere illuminata attraverso l'inserimento nella comunità umana" (30).

    La vita, "non più un dono di Dio ma un materiale che si gestisce" ( 31)

    In definitiva, come gestire la vita? Tenendo conto dei rapporti, dello sviluppo delle possibilità di inserimento nella comunità umana, degli esseri viventi che si tratta di "gestire". Da ciò la conclusione pratica: "Amare veramente la vita, rispettarla, implica che bisogna avere talora il coraggio di rifiutarla. L'eutanasia è spesso oggetto di una domanda molto profonda dei genitori, soprattutto delle madri. Certe, angosciate davanti alla loro gravidanza, non danno pace finché non ci strappano questa promessa: di non lasciare vivere un bambino che sia anormale senza possibilità di cura.

    "Paradosso della nostra funzione di ostetrici, in questo caso preciso: lasciar morire non significa preservare la Vita?" (32).

    Una nuova religione

    Se si può disporre, con la eutanasia, della vita di un essere umano, la Vita con la maiuscola non sarà per questo meno deificata: "La Vita, figlia dei Tempo, è assolutamente in armonia con i dati di una scienza che mette in primo piano nella fisica, nella biologia e nella sociologia le nozioni di struttura, di organizzazione, di sistema, che fanno della forma una realtà più fondamentale della materia. La Vita si concatena e si confonde con il Tempo, Architetto dell'Universo" (33).

    Il tempo, "Grande Operaio della Natura [...], creatore della molecola di D.N.A. e di tutte le cose" (34), sarà anch'esso deificato.

    Terzo dio, se si può dire: la società.

    "Ormai la società supera la trascendenza. La coscienza nasce dal suo essere collettivo" (35).

    "[Gli uomini] si avvieranno su una stessa via illuminata da una sola trascendenza: la trascendenza sociale" (36).

    In questa religione del Tempo, della Vita e della Società, la sessualità sarà sacra: "Restaurando la sessualità nella sua dimensione relazionale, antropologica ed etnologica, riconosciamo a essa un carattere sacro, la risacralizziamo nel senso cosmico del termine" (37).

    "Non vi è buona sessualità senza buona antropologia. Il meccanismo del motore del sistema inghiottirà l'influssosessualità; ne uscirà dall'altra estremità un dispositivo emergente nel quale la sessualità sarà intercessore tra l'uomo e la divinità" (38).

    Un nuovo modello di società

    Tempo per l'erotismo: la felicità senza Marx e senza Gesù

    Pierre Simon parte da una duplice constatazione: "La rimessa in questione della società dei consumi e l'aumento della produttività porteranno a una riduzione rilevante del tempo di lavoro" (39).

    "In Francia, né la società liberale avanzata, né i vecchi alleati del programma comune sono in grado di suscitare nuove strutture" (40), richieste dallo "stato di non-lavoro" verso il quale ci stiamo orientando.

    Come immaginare, dunque, la società da costruire?

    Attorno al seguente schema: "La riorganizzazione della società che si orienta attorno alla critica del feticcio-lavoro, indurrà necessariamente una diminuzione massiccia del tempo di lavoro. La sessualità e l'erotismo esigono tempo libero, e questo tempo sarà concesso a ciascuno. La felicità sarà senza Marx e senza Gesù; il matrimonio diventerà una comodità sociale. Il suo problema: non sconfinare nella vita sessuale. Al genitore succederà l'amante" (41).

    Ecco, dunque, il progetto di società verso il quale ci conducono il massone Pierre Simon e i suoi colleghi massoni (tra i quali il ministro Robert Boulin non è stato il meno efficace): una via di mezzo tra l'abbazia di Thélème del buon Rabelais ("Fay ce que voudras", "Fai ciò che vuoi") e un gigantesco lupanare.

    La donna in stato di aborto continuo

    Nuove tecniche contraccettive e abortive saranno messe al servizio di questa felicità senza Marx e senza Gesù: "Ho visitato negli Stati Uniti cliniche nelle quali delle donne si fanno praticare una aspirazione intra-uterina ogni vent'otto giorni del ciclo. Se si trova un uovo fecondato nella cavità, sarà aspirato e confuso con i mestrui a questo modo provocati. Si tratta in un certo senso di una stazione di servizio" (42).

    "La pillola è già desueta: è un prodotto degli anni Quaranta, l'equivalente, rispetto al transistor, della radio inserita nel buffet. Ho richiamato la aspirazione mestruale, e le sue implicazioni filosofiche. La vita delle prostaglandine ristagna, se ne intravvedono altre (soprattutto negli Stati Uniti), il cui principio consiste nell'indurre a perdite di sangue a date previste dal calendario: mestrui o espulsione dell'ovulo fecondalo? Non lo si potrebbe dire" (43).

    Con tecniche del genere "Mestruazione e aborto saranno indistinguibili, e ogni legge tendente a reprimere quest'ultimo sarà desueta prima di essere votata. Un tale sconvolgimento avrà implicazioni filosofiche considerevoli, e questo dovrebbe rendere modesti i nostri parlamentari" (44).

    "E' tutta la società che feconda la coppia"

    Comunque, bisognerà pure mettere al mondo dei bambini. Chi sarà genitore?

    "Con la pillola si dispone di una vita sessuale normale senza procreazione; con la inseminazione artificiale, la procreazione si svolgerà senza atto sessuale" (45).

    Procreazione senza atto sessuale... ed eventualmente senza genitore noto. Da ciò la distinzione stabilita da Pierre Simon: "da una parte la coppia affettiva e sessuale - la donna procreatrice, l'uomo non genitore -; dall'altra, la società, mediata dal medico, che accosta la domanda di bambino a una disponibilità di seme anonimo, controllato e governato dalla "banca dello sperma". In un certo senso è la società tutta che feconda la Coppia" (46).

    Risultato: "La sessualità sarà dissociata dalla procreazione, e la procreazione dalla paternità. Tutta la concezione della famiglia a questo punto sta per cadere: il padre non è più il genitore, ma chi alleva il bambino" (47).

    Che cosa diventano, in questo progetto di società, la famiglia, i bambini?

    Ci avvicineremo, dice Pierre Simon, al modello polinesiano: "Singolare itinerario che, attraverso le vie della terapeutica, accosta il nostro mondo alle società polinesiane. In queste isole del Pacifico, la famiglia è estensiva, libera dai legami di sangue. I bambini circolano tra più "padri" e niente obbliga il loro genitore ad allevarli [...]. Spesso il gruppo familiare vi si articola attorno a tre membri: la donna (wahiné), l'uomo (tané) e l'uomo intermediario, specie di maggiordomo ideale dalle pulsioni mal definite, sorta di guardiano dell'harem che custodirà la casa.

    "La figura triangolare si disegna così nella nostra cultura" (48).

    Lo Stato genitore

    Nella famiglia "liberata dai legami del sangue" chi svolgerà il ruolo del "maggiordomo ideale dalle pulsioni mal definite, sorta di guardiano dell'harem che custodirà la casa"? Certamente lo Stato; questo Stato che, da noi, ha già una tendenza eccessiva a sostituirsi alla potenza paterna che si viene estinguendo.

    Dunque, dopo la lettura del libro De la vie avant toute chose viene in mente una immagine ben diversa da quella di Thélème oppure delle isole del Pacifico. Immagine di una società senza famiglia, senza padri, senza madri, in cui lo Stato si prenderebbe cura dei rari bambini ancora messi al mondo; società di individui perfettamente atomizzati, in cui la vita sarà gestita come un materiale. Da chi? Sempre dallo Stato.

    E' proprio quello che vogliono i francesi?



    III. Inganno e menzogna al servizio di un militantismo efficace

    Ragionamenti truccati

    Come fare avallare simili enormità? Presentandole come la conseguenza necessaria dei progressi della scienza, che ci viene esponendo un uomo del mestiere. Alla prima lettura il libro De la vie avant toute chose dà al lettore profano la impressione di ascoltare un esperto che mette a parte della sua esperienza. Impressione rapidamente distrutta dal momento in cui sono stati osservati due modi di ragionare contrari alla onestà intellettuale più elementare: la inversione e l'imbroglio.

    L'inversione

    Si tratta di un procedimento classico che consiste nell'utilizzare, come se fosse naturale, un vocabolario, delle espressioni, in contraddizione con il soggetto trattato; forma abile di menzogna nella quale, a forza di chiamare bene ciò che è male, si finisce per far credere al lettore che il male è il bene.

    In questo modo Pierre Simon, gran maestro della contraccezione e dell'aborto, è presentato come un "militante della vita". Intitola il suo libro La vita prima di tutto. Fa riferimento a "l'etica del rispetto della vita" (49), all'ordine naturale ["conciliare l'ordine della Città con l'ordine naturale" (50)]. Si schiera tra coloro che vogliono "vivere in armonia con la legge morale che è anche la legge naturale" (-51).

    Accanto alla inversione, l'imbroglio

    "L'ipocrisia consisteva, per una democrazia, nel fingere di ignorare malgrado i divieti, a dispetto dei tabù, più di seicentomila aborti clandestini ogni anno" (52).

    Questa cifra - non solamente falsa, ma inverosimile (53) - di 600 mila aborti clandestini all'anno, in Francia, prima del 1975 si giustifica soltanto con l'effetto psicologico che se ne vuole cavare.

    Stesso imbroglio a proposito del rapporto tra aborto e demografia: "Gérard Calot, non sospetto, direttore dell'Institut national d'études démographiques ha chiaramente dimostrato nelle sue pubblicazioni del 1979, che tra l'aborto da una parte, il calo della natalità dall'altra, non esiste alcun legame di causa e di effetto" (54).

    Ma l'imbroglio che colpisce maggiormente concerne la pretesa creazione della vita in laboratorio: "Quando si crea, in laboratorio, la vita a partire da molecole inerti, come possono un prete o un giurista imporre la loro definizione della vita?" (55).

    Che credito si può accordare a un autore che manipola il suo lettore con tali procedimenti di ragionamento?

    Un metodo efficace

    Ragionamenti di questo tipo vengono a coronare un metodo di azione sociale e politica di cui i fatti provano la efficacia e che merita di essere studiato. Eccone gli aspetti principali:

    All'inizio, bisogna disporre di un buon studio

    "La parte centrale della proposta di legge deriva da una riflessione molto vecchia della mia loggia-madre La Nouvelle Jérusalem. Il suo titolo era: Impatto della tecnica sulla morale sociale. Il problema posto consiste nel sapere se la nostra cultura e le sue acquisizioni sono in grado di affrontare la contraccezione in ciò che essa porta di essenziale per la nostra epoca" (56).

    ... e di una buona équipe

    "Nel 1953, nella tradizionale quiete ginevrina, una équipe di medici, liberi pensatori di lingua francese, il gruppo Littré, lancia il primo sasso nel mare dormiente della morale convenzionale. Al termine delle riflessioni svolte in questo gruppo, decidiamo di introdurre nei nostri rispettivi paesi l'impegno a favore della libertà di concepimento [...]. Le nostre riunioni sono discrete. A quel punto, niente giornalisti, niente radio, niente televisione" (57).

    Orientamento generale dell'azione

    Procedere per evoluzione e non per rivoluzione: "Il "metodo" è fornito dalle possibili tecniche di mutamento della società. Evoluzione oppure rivoluzione [...]. L'evoluzione è conforme al nostro modo di procedere medico. E' la sistematica: l'assimilazione della società a un organismo vivente. I tessuti e gli organi di uno stesso corpo sono solidali tra loro: se uno di essi subisce una trasformazione o un mutamento, tutti gli altri reagiscono e si riorganizzano armoniosamente di modo che la vita continua [...]. Si giunge così a modificare l'insieme del sistema" (58).

    "Inserire nelle rivendicazioni popolari" (59), "nel terreno del reale ciò che la legge respinge" (60).

    Ottenuto un certo consenso - in parte con l'aiuto di forze contestatrici - far recuperare da parte dello Stato ciò che fino a questo punto appariva come un tema di contestazione: "Abbiamo osservato la strategia già utilizzata dalla amministrazione Kennedy di fronte al Green Power. La Casa Bianca aveva "recuperato" creando un ministero della ecologia.

    "Il principio del recupero consiste nel fare integrare dalla cultura ufficiale, che "recupera", gli schemi della contro-cultura facilmente fagocitabili. In questo modo si sopprimono gli elementi di tensione sociale e si digeriscono i temi radicali Abbiamo realizzato una manovra della stessa portata, sullo stesso schema, con la sessualità. E' stato il Rapport sur le comportement sexuel des Français. L'opera, messa in cantiere nel 1969 e pubblicata nel 1972, fu [...] prefazionata da Robert Boulin, allora ministro della Sanità. Sei mesi più tardi, sempre secondo i piani, Joseph Fontanet, ministro della Pubblica Istruzione, firmava i testi che legalizzavano l'educazione sessuale nella scuola" (61).

    Gli strumenti dell'azione

    I militanti: "Con mezzi di fortuna, dal 1955 al 1962 circa, assicuriamo l'indottrinamento di seicento medici, massa impressionante in confronto al numero ristretto individui venuti qualche anno prima di dare fuoco alle polveri, a Ginevra, nel centro del gruppo Littré" (62).

    Una rete di appoggi più ampia: il planning

    Pierre Simon nota che in Francia i partiti hanno perduto il monopolio politico: "In questi ultimi anni i problemi essenziali, la sessualità, ma anche l'aborto, la contraccezione, il problema della adeguata qualificazione professionale, il regime carcerario, il nucleare, ecc. saranno posti fuori dalle istanze politiche. E' quanto Roger-Gérard Schwartzenberg ha chiamato "democrazia supplettiva".

    "I gruppi di cittadini agiscono per un obiettivo di pubblico interesse, ma settoriale. Proprio in conformità con questa analisi in Francia abbiamo creato il Planning familial oppure l'Associazione nazionale per lo studio dell'aborto, come altri hanno fatto, per esempio, per la protezione del Larzac" (63).

    "Nel 1961 è già la vittoria. Il Movimento francese per la pianificazione familiare ha raggiunto il suo quattrocentomillesimo aderente. Un risultato da mettere all'attivo della inserzione del biologico nel sociale, della medicina umanista che può, anch'essa, radunare le folle" (64).

    Il denaro: Pierre Simon non ne parla. Segnaliamo, per coloro che l'avessero dimenticato oppure non lo sapessero, che il Movimento francese per la pianificazione familiare è, attraverso il canale della fondazione Rockefeller, l'emanazione di una delle maggiori forze super capitaliste del mondo (65).

    Metodi particolari

    Per ottenere il sostegno popolare, associare il viscerale allo scientifico: "Porre il principio secondo cui la vita è un materiale nel senso ecologico del termine, e che ci spetta gestirlo, questa è l'idea motrice; ma non si mobilitano le folle senza coinvolgerle più sostanzialmente. L'arma assoluta che porta il sostegno popolare è il viscerale. La contraccezione riguarda ogni francese pubere, di qualunque sesso [...]. [...] I progressi della chimica biologica permettono di arrivare alla contraccezione assoluta, la pillola. Scienze esatte + aspirazione viscerale: la ragione si coniuga con l'istinto" (66).

    Un ambiente importante da non dimenticare: i teologi

    "Robert Boulin, titolare del portafoglio della Sanità pubblica e della Previdenza sociale, mi affidò la direzione di una commissione di studio sul problema dell'aborto [...]. In questa sede si dava l'occasione di dare corpo alla collaborazione con la Chiesa: mi circondavo di teologi noti, padre Quelquejeu e Pohier, domenicani docenti al Saulchoir, e del pastore André Dumas, professore di morale al seminario protestante" (67).

    Terminiamo questa rapida rassegna dei metodi messi in opera da Pierre Simon con questa nota per l'azione, che sottolinea una delle qualità essenziali di questa équipe motrice: la tenacia, il senso delle tappe: "Avanti per la Lunga Marcia!".

    "Una lunga marcia in cui la tattica è primordiale. Bisogna procedere a passo a passo, con precisione e minuzia. Ogni passo falso è rivelatore" (68).

    La lunga marcia è durata trent'anni, dal 1950 al 1980.

    Conclusione

    Attraverso la figura e l'azione del dottor Pierre Simon si profila la influenza discreta, ma potente e decisiva, delle logge massoniche, "laboratori di pensiero" e guide per l'azione (69).

    Molti nostri concittadini pensano che le logge abbiano fatto il loro tempo e che oggi presentino un interesse solamente folkloristico; il libro De la vie avant toute chose e anche i soli articoli che ha suscitato (70) dovrebbero bastare a disingannarli. Quanto ai francesi tentati dalla massoneria, l'umor nero di un ex gran maestro Pierre Simon li farà esitare a impegnarsi su una via sordida, posta sotto il segno della spirale e dell'infanticidio.

    Ed è proprio uno dei punti deboli della potenza massonica il non avere, spesso, altro da proporre che crociate vergognose, come quella della contraccezione e dell'aborto, del fango e del sangue; niente che possa veramente sedurre lo spirito ed entusiasmare il cuore.

    Sulla scia di Giovanni Paolo II abbiamo infinitamente di meglio da proporre.

    Ma bisogna anche saperlo proporre con efficacia. A questo proposito i metodi messi in opera da Pierre Simon e dalla sua équipe meritano di essere presi in esame. E in questo sta l'interesse principale del suo libro.

    Arnaud de Lassus



    (1) Cfr. PIERRE SIMON, De la vie avant toute chose, Mazarine, Parigi 1979.

    (2) Figaro Magazine, 24-11-1979.

    (3) Ibidem.

    (4) Robert Boulin è stato, come Pierre Simon, affiliato alla massoneria.

    (5) Figaro Magazine, cit.

    (6) Ibidem.

    (7) Ibidem.

    (8) Pierre Simon, op. cit., pp. 21-22.

    (9) Ibid., p. 27.

    (10) Informazioni tratte da Henry Coston, Dictionnaire de la politique française, La Librairie française, voll. 3, Parigi 1967-1979.

    (11) Pierre Simon, op. cit., p. 76.

    (12) Ibid., p. 63.

    (13) Ibid., p. 17.

    (14) Ibid., p. 211.

    (15) Ibid. p. 233.

    (16) Ibid., p. 155.

    (17) Ibid., p. 14.

    (18) Ibid., p. l6.

    (19) Ibid., p. 145.

    (20) Ibid., p. 194.

    (21) Ibid., p. 96.

    (22) Ibid., p. 146.

    (23) Ibid., p. 199.

    (24) Ibid., p. 255.

    (25) Ibid., p. 13.

    (26) Ibid., p. 204.

    (27) Robert Boulin.

    (28) Pierre Simon, op. cit., p. 205.

    (29) Ibid., p. 232.

    (30) Ibid., p. 233.

    (31) Ibid., p. 219.

    (32) Ibid., p. 234.

    (33) Ibid., p. 160.

    (34) Ibid., p. 154.

    (35) Ibid., p. 87.

    (36) Ibid., p. 240.

    (37) Ibid., p. 194.

    (38) Ibid., p. 243.

    (39) Ibid., p. 240.

    (40) Ibid., p. 241.

    (41) Ibid., p. 243.

    (42) Ibid., p. 215.

    (43) Ibid., p. 220.

    (44) Ibid., p. 215.

    (45) Ibid., p. 221.

    (46) Ibid., p. 222.

    (47) Ibidem.

    (48) Ibidem.

    (49) Ibid., p. 170.

    (50) Ibid., p. 143.

    (51) Ibid., p. 172.

    (52) Ibid., p. 204.

    (53) Cfr. in proposito l'articolo Les chiffres sur l'avortement - la vérité, in L'Homme Nouveau, 2-12-1979; e E. de Lagrange e R. Bel, Un complot contre la vie, S. P. L., Parigi 1979.

    (54) Pierre Simon, op. cit., p. 211.

    (55) Ibid., p. 254.

    (56) Ibid., p. 143.

    (57) Ibid., p. 83.

    (58) Ibid., p. 84.

    (59) Ibid., p. 207.

    (60) Ibid., p. 131.

    (61) Ibid., p. 191.

    (62) Ibid., p. 132.

    (63) Ibid., p. 188.

    (64) Ibid., p. 135.

    (65) Cfr. E. Tremblay, L'affaire Rockefeller. L'Europe occidentale en danger, UPN, Parigi 1978; [cfr. anche IDEM, Il caso Rockefeller, in Cristianità, anno V, n. 21, gennaio 1977].

    (66) Pierre Simon, op. cit., p. 85.

    (67) Ibid., p. 205.

    (68) Ibid., p. 134.

    (69) Su questa influenza cfr. A. de Lassus, La Franc-Maçonnerie est une affaire sérieuse, in Permanences, n. 154, Parigi, novembre 1978, pp. 12-13.

    (70) Cfr. Valeurs actuelles, 3-12-1979; Figaro Magazine, cit.; Le Monde, 29-11-1979.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Socialismo e rivoluzione sessuale


    In una società pluralistica, nella quale il pluralismo è ideologico e non soltanto sociale, - quando non soltanto ideologico! -, è di straordinaria importanza e utilità conoscere con precisione gli aspetti culturali e morali delle ideologie che concorrono alla conquista del potere, nella prospettiva della sua gestione e della trasformazione della società e del singolo. Perciò, mentre il protagonismo socialistico domina la scena elettorale e punta al suo acme, riesce di particolare vantaggio una adeguata descrizione della sua "morale". La esposizione della "rivoluzione sessuale" socialistica - dai suoi presupposti gnostici al suo esito permissivistico - in uno studio che la confronta con la morale cattolica, sulla cui base la giudica. Una sostanziale ripresa dell'intervento dell'autore - su La famiglia e la Rivoluzione sessuale - al convegno promosso da Alleanza Cattolica e da Cristianità a Roma, il 23 e 24 ottobre 1982, sul tema Italia anni 80. Per una presenza cattolica in un mondo socialista (cfr. Cristianità, anno X, n. 91, novembre 1982).



    I. La genesi della "democrazia socialista"

    l. Spirito gnostico e socialismo

    La gnosi - secondo la nota definizione di Plotino - è la tesi per cui "il Creatore del mondo è cattivo e […] il mondo è cattivo" (1). Alla domanda unde malum? - fondamentale per ogni uomo che si interroghi sul significato della vita e della morte - il Cristianesimo - in parte significativamente anticipato dalla saggezza classica - risponde che il mondo è stato creato buono da Dio, e che il male e la morte vi furono introdotti dall'uomo: "per unum hominem peccatum intravit in mundum et per peccatum mors", "a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte" (2). La ferita che il peccato ha introdotto nel mondo è tuttavia parziale, come parziale è la possibilità di liberarsi dal male nel tempo attraverso il rispetto della legge morale e l'ascesi che, dopo la Incarnazione, permettono di partecipare ai frutti della Redenzione.

    Alla visione cristiana dei bene e del male si contrappone la mentalità gnostica, secondo la quale il male non viene dagli uomini ma da quel Dio che, creando il mondo, lo ha fatto imperfetto e malvagio: per gli uomini, allontanandosi da questo Dio e dalle sue leggi, sarà possibile, attraverso particolari tecniche, liberarsi totalmente dal male. La mentalità gnostica è la organizzazione intellettuale dell'orgoglio e della sensualità: da una parte, insegna agli uomini che non hanno colpa del male dei mondo e che l'umiliante limite della finitudine è stato loro imposto dalla malizia di un Dio malvagio; dall'altra, li dispensa dalla osservanza di ogni legge e dall'ascesi, sostituite in toto da una conoscenza e da una tecnica. Il male del mondo, per la gnosi, consiste nella esistenza di distinte individualità e, quindi, di differenze e di disuguaglianze la cui articolazione giustifica un ordine e, dunque, una gerarchia e una legge. Dalla unità originaria e indistinta di un tutto onnipervadente, il Pleroma - che Basilide chiama apertamente il Nulla -, per opera dei Dio malvagio gli enti cadono nella cattiva individualità, si differenziano originando disuguaglianze e gerarchie e vanno ad arenarsi sulle spiagge della finitudine. Questo dramma cosmico non esclude, tuttavia, la possibilità di una epistrofé, di un ritorno dal mondo della caduta al Pleroma, attraverso una serie di tecniche, insegnate dagli iniziati gnostici, che consentono di sottrarsi al mondo della individualità e di perdersi nuovamente nell'Uno collettivo e indefinito.

    Le tecniche gnostiche - diverse e diversamente articolate - convergono nella massima eliminazione possibile delle differenze e delle disuguaglianze, che costituiscono il malvagio marchio della individualità imposto dal Dio-demiurgo venuto a distruggere la indistinta armonia del Pleroma originario. Dal punto di vista politico e sociale il socialismo - che si propone, nelle sue varie sfumature, appunto la eliminazione delle differenze e delle disuguaglianze tra gli uomini, e quindi della gerarchia sociale - non costituisce, dunque, soltanto il più importante di quelli che Eric Voegelin ha definito "movimenti gnostici di massa" (3) ma, inteso come categoria filosofico-politica, si identifica - come ha notato Igor Safarevic - con la gnosi militante nella storia (4).

    L'ugualitarismo sociale è la via per giungere a un ugualitarismo metafisico, in cui - secondo il programma gnostico - gli enti individuali si sfaldano nel fluire della evoluzione e finiscono per confondersi con il Nulla.

    2. Il socialismo come processo

    Nella terza parte della enciclica Laborem exercens, Giovanni Paolo II si sofferma a trattare del processo di allontanamento dalla verità cristiana nel mondo moderno, che descrive come "sviluppo" da una prima fase di "materialismo pratico", tipicamente riferito alla "filosofia e alle teorie economiche del Sec. XVIII" - e cioè all'illuminismo e al liberalismo "classico" -, a una seconda fase più matura di "materialismo dialettico", che mira a "introdurre in tutto il mondo il socialismo". Il testo pontificio sembra ribadire - contro ogni interpretazione della dottrina sociale della Chiesa come un quid medium tra liberalismo e socialismo - come teoria liberale e socialista stiano dalla stessa parte, siano tappe diverse dell'unico processo di degradazione della Rivoluzione moderna (5).

    Anche il passaggio dal liberalismo al socialismo è a sua volta un "processo" e non un "salto", che conosce un divenire e una storia: il "socialismo reale" - di cui la Unione Sovietica offre una immagine efficace e che dovrebbe a sua volta introdurre al comunismo, al trionfo gnostico e anarchico della uguaglianza assoluta - è preparato da tappe intermedie scandiscono la marcia dal liberalismo al regno sovietico dei GULag. L'auto-presentazione dei mitterrandismo nel Progetto socialista per la Francia permette di identificare un socialismo autogestionario in cui il momento anarchico-libertario prevale su quello coercitivo e violento - peraltro non del tutto -, che insieme prepara il socialismo reale e verrà conservato nel socialismo reale - che include, a ben vedere, due elementi uno sovietico-burocratico e uno sovietico-autogestionario, il ferreo apparato e il formicolio dei soviet -, fino a trionfare nella futura, utopica società comunista (6).

    Le tesi che l'on. Craxi viene da qualche tempo esponendo sembrano rimandare a una tappa del processo socialistico che è forse immediatamente precedente il socialismo autogestionario, e che l'esponente del Partito Socialista denomina "democrazia socialista". La "democrazia socialista" sarebbe un socialismo in fieri, colto nel momento in cui nasce dal liberalismo radicale: è il momento in cui il relativismo libertario, già presente nella società liberale, raggiunge il massimo sviluppo, mentre, contemporaneamente, il liberalismo viene svuotato dei suo contenuto economico attraverso la espansione dell'intervento pubblico sulla economia; e a questo lento venire meno della proprietà privata si accompagna un crescere della pressione dello Stato, che preannuncia la compiuta trasformazione del relativismo liberale in relativismo aggressivo marxista. La "democrazia socialista", secondo le affermazioni di Craxi, in Italia già esiste da molti anni, ma ristagna e abbisogna di nuovi impulsi per essere sempre di più sé stessa e finalmente evolvere verso la tappa successiva dei processo, il socialismo autogestionario à la Mitterrand.

    3. Democrazia socialistica e società permissiva

    La democrazia socialistica - o, per essere più esatti, il plesso cronologico costituito dalla democrazia socialistica e dal suo esito, il socialismo autogestionario - non costituisce affatto una versione "moderata" del marxismo, da cui sarebbe assente la componente più aggressiva e virulenta tipica del socialismo reale; al contrario, il nuovo socialismo occidentale vuole e può rappresentare una fase del processo rivoluzionario oggettivamente più avanzata dello stesso socialismo orientale. In effetti, la democrazia socialistica lanciata verso l'autogestione rappresenta una combinazione degli aspetti più sovversivi della rivoluzione orientale e della rivoluzione occidentale. Alla rivoluzione orientale si ispira, infatti, la dimensione politico-economica del nuovo socialismo, improntata a un clima di generale antipatia e sospetto nei confronti della proprietà privata, destinata - come meta - a essere sostituita da forme diverse e collettivistiche di relazione con i beni; anche se - per la peculiare situazione delle società occidentali - questa meta viene perseguita con ogni possibile gradualismo e avvolta da dense nebbie propagandistiche, che si sforzano di celarne la vera natura, divagando su improbabili "terze vie" o "termini medi" tra proprietà privata e socialismo. Contemporaneamente, nella sua dimensione sociale e culturale, il nuovo socialismo conserva ed esalta la eccitazione libertaria, l'immoralismo e la perdita di ogni valore morale, che costituiscono l'aspetto più avanzato della rivoluzione occidentale.

    All'indomani immediato della rivoluzione d'ottobre, i primi oppositori dei socialismo reale sovietico - negli scritti poi raccolti nell'antologia Dal profondo (7) - già avevano colto il carattere tecnicamente "infernale" della società sovietica, caratterizzata da una cappa di schiavitù che, mediante la totale abolizione della proprietà privata, veniva a gravare sul corpo sociale come la rigidità della morte, eliminando ogni articolazione e ogni vita. Si può tuttavia osservare come la società sovietica, tanto più dopo le correzioni di rotta operate da Stalin, sia la proiezione sociale, a ben vedere, solo di una delle caratteristiche salienti del male nella storia, male che è insieme tirannia e anarchia, totalitarismo e disordine. Contro le stesse aspettative del primo bolscevismo, nella società sovietica la rigidità della schiavitù politico-economica non ha potuto combinarsi con un auspicato disordine morale, che avrebbe dovuto includere l'abolizione della famiglia e la più totale licenza sessuale. Al contrario, come è noto, per motivi strategici (che si riassumono nella necessità di difendere una qualche compattezza sociale per potere funzionare come macchina militare nei confronti di un mondo esterno non ancora completamente socialistico), la società sovietica ha dovuto, suo malgrado, mantenere qualche elemento del vecchio ordine morale e familiare: da cui l'accusa al vecchio comunismo, da parte dei giovani dei '68, di essere "rivoluzionario in piazza e reazionario in famiglia". La democrazia socialistica, attraverso una più attenta lettura del rapporto tra materialismo dialettico e materialismo storico, vuole invece superare questa impasse ed essere per quanto le circostanze sociali lo consentono, insieme rivoluzionaria in piazza e rivoluzionaria in famiglia. Da questo punto di vista, la democrazia socialistica rappresenta la versione più coerente - proprio in quanto socialistica - della cosiddetta "società permissiva".

    La espressione "società permissiva" risale ai primi anni Sessanta e coincide con lo sviluppo di un'ampia letteratura ormai storicamente datata - intesa a descrivere lo stato del corpo sociale occidentale appena uscito dalle ristrettezze economiche del secondo periodo post-bellico: una società caratterizzata dalla Ideallösigkeit - dalla perdita di tutti gli ideali, e segnatamente dalla perdita del senso dei sacro (Desacralisierung) e del senso morale (Demoralisierung). A distanza di circa venti anni - dopo che la cultura della Ideallösigkeit ha avuto la sua epifania "ufficiale" nel 1968 - la letteratura sulla società permissiva - di volta in volta identificata come società "opulenta" (dal titolo del noto libro di Galbraith), tecnocratica (con il richiamo a una ascendenza saintsimoniana) o consumistica (in cui per la prima volta si aveva - come ha scritto Augusto Del Noce - "il successo senza veli della morale edonistica") (8) - appare, come si è accennato, invecchiata e in declino: ma tutt'altro che scomparsa è la relativa fenomenologia, che la cultura della democrazia socialistica cerca, anzi, di articolare e di organizzare.



    II. Democrazia socialistica e rivoluzione sessuale

    1. "Natura" e spontaneità

    Nella genesi della società permissiva - soprattutto dei suoi aspetti anti-morali ed edonistici - sembra avere un ruolo determinante un concetto di libertà come spontaneità e espressione di una "naturalezza" che si libera dalla cappa "innaturale" di quelle che, con linguaggio psicanalitico, vengono definite repressioni e tabù. Termini come "naturale", "spontaneo", "libero" sono oggi pronunciati con una carica eversiva tutta particolare, che collega la libertà e la spontaneità a ogni licenza, secondo il processo già illustrato da De Sade: frenare ogni impulso, per criminale e perverso che sia, sarebbe frenare e porre limiti nocivi alla libera manifestazione della natura. In realtà, non vi è nulla di meno naturale del concetto di "natura". L'uso linguistico dei termine è multiforme, e dice normalmente riferimento a una serie di precondizionamenti filosofici. Già la nozione di natura come somma degli ambienti non creati dall'uomo e del loro divenire non è univoca, almeno nel mondo moderno, e lo dimostra abbondantemente - come ha notato, tra gli altri, Hans Sedlmayr (9) - la storia dell'arte.

    Dal Seicento all'Ottocento la "natura" vorrebbe trionfare simbolicamente nel giardino alla francese e nel giardino all'inglese: ma vi è ben poco di comune tra la "natura" geometrica e classica del primo e la "natura" lussureggiante e romantica del secondo. Il processo storico della pittura di Turner - dalla natura come ordine alla natura come libertà e infine come caos - fornisce un esempio eloquente delle oscillazioni della nozione del "naturale" nella coscienza europea dell'epoca delle grandi rivoluzioni.

    La polivalenza del concetto si fa ancora più complessa quando dalla natura come ambiente si passa a indagare la portata semantica della espressione "natura umana", che condiziona la identificazione del comportamento "naturale" e "spontaneo". Se, secondo la tradizione della filosofia naturale cristiana, la natura umana consiste in modo eminente nella razionalità, il comportamento "naturale" dell'uomo sarà quello in cui la ragione si impone come guida e prevale sulle altre potenze interiori. Se invece, come afferma nelle sue varie espressioni e sfumature il pensiero rivoluzionario, la natura umana va cercata non nella ragione, ma nelle potenze inferiori che gravitano verso uno psichismo collettivo e indistinto, ecco che il comportamento tipicamente umano, "libero" e "spontaneo" consisterà nel fare tacere la voce della ragione, falso re imposto dai condizionamenti culturali e storici, e nel lasciare libero sfogo agli impulsi e alla sensualità.

    La teologia cattolica mette in luce tre vicende successive della natura storica dell'uomo: la natura umana creata a immagine e somiglianza di Dio nello stato di innocenza originaria della Genesi, improntata a una ordinata gerarchia delle potenze interiori che vede al suo vertice la ragione e quindi la volontà; la natura lapsa, ferita dal peccato d'origine, in cui a minacciare il retto ordine interiore insorge la triplice concupiscenza; la natura lapsa simul ac redenta, che - nella prospettiva della Redenzione - indica la possibilità di superare la concupiscenza e di restaurare l'ordine dell'uomo interiore praticando la virtù con l'aiuto della grazia. Certamente, la natura metafisica dell'uomo non muta: ma la natura storica dell'uomo può essere analizzata con riferimento alle grandi tappe della storia della salvezza - la Creazione, il peccato, la Redenzione. Se si prescinde da questi riferimenti il mistero della natura umana, che è il mistero del bene e del male nell'uomo, rimane oscuro: e ogni ricerca sulla natura dell'uomo diventa naturalismo, perché la ricerca della natura umana come fatto o fenomeno porta fatalmente - come avviene in gran parte della teologia morale progressistica, che dichiara di volere muovere da una fenomenologia -, nella migliore delle ipotesi, a un incontro con la natura umana come è oggi, post peccatum. Chi cerca la natura empirica dell'uomo trova al più la natura lapsa, che conserva ancora, certamente, l'impronta dell'immagine e somiglianza con Dio, ma il cui tratto a prima vista più evidente è la presenza della concupiscenza. Il moderno empirismo naturalistico, a cui secoli di filosofia atea impediscono di scorgere nell'uomo di oggi quanto rimane di ancora positivo come immagine di Dio, identifica senz'altro la natura umana con la concupiscenza e passa ad affermare che comportarsi in modo "naturale", "libero" e "spontaneo" significa soddisfare gli impulsi della pretesa "natura empirica" reperita mediante la indagine fenomenologica, cioè soddisfare la concupiscenza.

    Nei due discorsi del 15 e del 29 ottobre 1980, Giovanni Paolo II ha rilevato come la identificazione della natura umana con la concupiscenza corrisponda allo spirito gnostico per il quale la creazione del mondo e la nascita dell'uomo individuale sono opera di un principio malvagio. La riduzione della natura umana alla sola concupiscenza è caratteristica, secondo il Pontefice, sia della gnosi antica nelle sue versioni ellenistiche e orientali, sia di quella che è stata definita la "gnosi moderna". Giovanni Paolo II riprende da Ricoeur la espressione "maestri del sospetto" per designare i grandi iniziati della gnosi moderna, Freud, Marx e Nietzsche, e nota come ciascuno di essi riduca la natura umana a una delle tre concupiscenze: Nietzsche alla "superbia della vita", Marx alla "concupiscenza degli occhi", Freud alla "concupiscenza della carne" (10).

    Proseguendo nella indagine, si può affermare che la espressione più compiuta della società atea occidentale, la società permissiva nella sua versione più ideologizzata che è la democrazia socialistica, rappresenta il trionfo della riduzione della natura umana a concupiscenza in modo più compiuto di quanto non avvenga nella società atea orientale ufficialmente marxistica. Nella epifania socialistica della irreligione occidentale, infatti, si è invitati a vivere secondo "natura empirica", cioè secondo concupiscenza, nel triplice senso dei termine: non soltanto i rapporti economici e politici sono ridotti a "concupiscenza degli occhi", secondo lo schema marxistico dei primato della economia, dei beni materiali e dei rapporti di produzione articolati nella lotta di classe; ma, contemporaneamente, i rapporti morali e familiari - o meglio, la distruzione della famiglia - sono organizzati secondo la "concupiscenza della carne", nella prospettiva che va dai libertini a Freud passando per De Sade; e tutto questo per il trionfo finale della "superbia della vita", dell'orgoglio gnostico sulla prospettiva cristiana del peccato e della Redenzione.

    Il presupposto ideologico della democrazia socialistica come società permissiva va allora cercato non soltanto nel marxismo ma in un naturalismo più ampio, capace di estendere il riduzionismo empiristico e materialistico dagli aspetti sociali a quelli interiori dell'uomo: una ideologia che fa procedere parallelamente la rivoluzione contro l'ordine sociale e quella contro l'ordine morale, e che trova il suo riferimento storico nella fusione tra il materialismo storico marxistico e il positivismo detto "di sinistra". Non a caso, nelle polemiche con il Partito Comunista che hanno caratterizzato le prime fasi della sua ascesa, l'on. Craxi si è ripetutamente riferito a Saint-Simon, significativo rappresentante dell'incontro tra positivismo e socialismo. La divergenza tra questa linea e quella marxistica più ortodossa non va del resto sopravvalutata, se si considera che Engels nel suo saggio L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, per sovvertire in radice l'istituto della famiglia si serve sostanzialmente di una metodologia tipicamente positivistica. Più recentemente, in modo a mio avviso puntuale - e certamente non solo per nazionalismo -, l'on. Craxi ha intensificato i riferimenti a Filippo Turati, il quale fu più vicino a Engels che a Marx e "rimase positivista anche quando abbracciò il marxismo", come ha scritto Leo Valiani in un saggio in cui celebra in Turati la sintesi della tendenza liberale e di quella socialistica della Rivoluzione italiana (11).

    2. Socialismo e morale sessuale

    Il settore della morale a cui più tipicamente la ideologia della società permissiva applica la riduzione della natura a concupiscenza è quello della morale sessuale: gli anni del pieno sviluppo della società edonistica sono quelli in cui la rivoluzione sessuale da tendenza e processo latente si trasforma in epoca. Nella combinazione di marxismo e di positivismo che costituisce la base ideologica della democrazia socialistica la riduzione della natura alla concupiscenza della carne è particolarmente evidente. "In nessun campo - scrive Turati - è così patente che le morali costituite a detrimento delle necessità naturali sono, false e aberranti quanto nel campo sessuale [...] ebbene: scardiniamo i cancelli, spalanchiamo le vetrate e all'inferno la Venerabile impostura! Questo il compito primo. Poi, se mai, un nuovo catechismo: a dettare il quale, peraltro - dopo due mill'anni di menzogna che ci ha impestati - temiamo che oggi nessuno sia maturo" (12). L'elemento positivistico-naturalistico e l'elemento marxistico nella operazione di riduzione operata dal pensiero socialistico italiano sono sottolineati da Maria Rosaria Manieri nel saggio Socialismo e questione femminile, pubblicato sulla edizione celebrativa dell'Almanacco socialista del 1982, che intendeva costituire una sorta di summa delle posizioni culturali del craxismo. La Manieri esalta "la componente darwiniana e spenceriana della cultura socialista che da una parte pone l'accento sul carattere naturale della sessualità e dall'altra spiega l'evoluzione della forma della famiglia con l'evolversi del tessuto socio-economico" e "il motivo illuminista e positivista del ricorso alla natura [...] assunto storicamente dai socialisti come arma di critica nei confronti delle strutture e degli apparati feudali che ancora segnano l'arretrata società italiana [...] all'interno di una grossa carica contestativa del formalismo autoritario, dell'intolleranza religiosa e del rigorismo morale" (13). E Osvaldo Gnocchi Viani, nei primi anni del socialismo italiano, ribadiva, in un articolo a favore dei divorzio, che "tutti i socialisti vogliono che la unione di una donna e di un uomo non abbia che questi due cardini: l'equivalenza dei sessi e la mutua simpatia garantita dalla libertà lasciata agli affetti umani che nel loro svolgimento obbediscono a leggi naturali che sono d'assai migliori di tutti gli artifici inventati dalla chiesa e dai codici" (14). In questa prospettiva - per esempio nella citata edizione speciale dell'Almanacco socialista - gli ideologi dei craxismo ribaltano contro il comunismo sovietico post-staliniano l'accusa di "filisteismo" che Marx lanciava contro la sinistra "democratica" e "moderata" del suo tempo e, nei confronti del comunismo italiano, rivendicano una più antica e intensa militanza socialistica a favore del divorzio - proposto dai socialisti italiani fin dal 1902 -, della contraccezione e dell'aborto (15).

    3. Gnosi, sessualità ed erotismo

    Ci si può chiedere, dopo avere ridotto la natura a concupiscenza, come esattamente la ideologia della società permissiva definisca il rapporto "naturale" dell'uomo con la propria sessualità. Il quesito non è banale, se si considera come chi intraprende lo studio dei l'atteggiamento sessuale dei vari gruppi gnostici rimanga in genere immediatamente colpito dalla coesistenza apparentemente singolare di un esasperato disprezzo del corpo e della carne e di un altrettanto esasperata licenza sessuale estesa alle più stravaganti perversioni. L'apparente contraddizione, tipica degli gnostici antichi, si ritrova nelle reincarnazioni medioevali della gnosi come il bogomilismo o il catarismo.

    In realtà, occorre distinguere - come, fra gli gnostici moderni, ha fatto con particolare rigore Georges Bataille, forse il teorico più conseguente della rivoluzione sessuale - fra sessualità ed erotismo. La sessualità - intesa come connotazione profonda dell'uomo in quanto uomo e della donna in quanto donna - è uno dei tratti fondamentali del carattere di ogni persona, che si traduce in molteplici manifestazioni della volontà, dei sentimento, dei sensi. La sessualità - e anche le sue manifestazioni sensibili, alle quali peraltro essa non si riduce - non viene esclusa né combattuta dalla filosofia naturale e cristiana e dall'insegnamento morale della Chiesa. Al contrario, fino dalla Scolastica del Medioevo, la sessualità venne "difesa" contro il rifiuto angelistico del neoplatonismo, nonché analizzata e descritta nella sua ordinazione tramite il matrimonio alla procreazione in un sistema organico e gerarchico dei fini della unione fra l'uomo e la donna.

    L'erotismo, benché spesso confuso con le manifestazioni sensibili della sessualità, consiste più precisamente - secondo la definizione di Bataille - nella trasgressione sessuale, nel sesso non ordinato ad alcun fine superiore ma fine e scopo a sé stesso, e quindi trasgressione per definizione di ogni norma morale, di ogni ordine, di ogni sistema di valori. In questo senso, lo stesso Bataille scrive che il Cristianesimo che non ha condannato la sessualità, si è opposto fino dal suo nascere all'erotismo. Per contro il pensiero rivoluzionario, gnostico e socialistico esalta l'erotismo, mentre disprezza la sessualità, connotato che differenzia la donna dall'uomo e l'uomo dalla donna e quindi prima disuguaglianza, intollerabile per i fautori dell'ugualitarismo assoluto e metafisico.

    Nell'insieme dei rapporti fra l'uomo in quanto uomo e la donna in quanto donna - sessuali in senso lato - possiamo distinguere un oggetto, costituito dalla sessualità umana, e una serie di atti posti in relazione a questo oggetto. L'oggetto - la differenza e la complementarità fra l'uomo e la donna - è voluto da Dio, e quindi buono; gli atti posti in relazione a tale oggetto possono essere buoni o cattivi a seconda della loro ordinazione oggettiva e soggettiva. Il male determinato dalla concupiscenza, nei rapporti sessuali, vizia dunque certi atti, ma non rende cattivo l'oggetto. Riprendendo l'analisi degli errori gnostici e manichei sul corpo umano Giovanni Paolo II, nel discorso del 22 ottobre 1980, ha notato come il pensiero manicheo trasferisce invece il male dall'atto all'oggetto, con "il grande pericolo di giustificare l'atto a scapito dell'oggetto". L'oggetto - il corpo, le differenze fra l'uomo e la donna, la sessualità - viene disprezzato e condannato -, l'atto - la manifestazione sensibile della sessualità -, liberato da ogni critica, arbitrariamente trasferita sull'oggetto, viene sempre e comunque giustificato: così coesistono disprezzo della sessualità ed esaltazione dell'erotismo, mentre viene resa impossibile "la vera e profonda vittoria sul male dell'atto, che è male per essenza morale, quindi male di natura spirituale" (16). La genesi della società permissiva socialistica - nella linea di questo errore fondamentale - si articola in due processi paralleli: una transvalutazione - nel senso di Umwertung, di rovesciamento - dell'atto sessuale e una svalutazione del suo oggetto.

    a. La transvalutazione dell'atto

    L'atteggiamento della gnosi moderna verso l'atto sessuale parte da una distinzione fondamentale. Il sesso ordinato alla procreazione sta dalla parte della caduta perché ogni nascita dà vita a una nuova individualità e rinnova il dramma malvagio della caduta dall'indistinto originario agli individui distinti. Lo gnostico, antico o moderno, odia la procreazione e la nega radicalmente con l'aborto: rimane un sesso totalmente sganciato dalla generazione, un sesso autonomo, un sesso per il sesso come vi è un'arte per l'arte. Questo processo, che Laing e Cooper chiamano "risessualizzazione", conduce a un sesso che per lo gnostico è "buono": l'erotismo senza fini offre orgasmi "vuoti" in cui l'individuo si annulla e si perde. Questo è il punto d'incontro tra aborto e rivoluzione sessuale: con l'aborto si rifiuta di ordinare il sesso alla procreazione; resta il sesso libero, de-ordinato, disordinato, che è una forza rivoluzionaria e sovversiva e, per lo gnostico, lo strumento del mitico reditus all'Uno. Nei tempi che precedono e poi segnano l'affermarsi della società permissiva, mentre i maestri della rivoluzione sessuale moderna ripropongono il ritorno, attraverso un sesso non-procreativo, a una Unità collettiva e originaria che preesiste e include tutti gli individui, il socialismo come movimento di massa diffonde largamente l'idea di una separazione tra sesso e procreazione. Dalla polemica di Turati contro lo "sfruttamento sessuale" prende le mosse una cultura che - come scrive Maria Rosaria Manieri nel citato saggio sull'Almanacco craxiano - nella esaltazione del lavoro femminile, del controllo delle nascite, del divorzio, trova "la base per la contestazione della divisione dei ruoli all'interno della famiglia e per la denuncia della falsità e dell'ipocrisia imperanti in relazione alla maternità" (17); e una cultura che trionfa quando riesce a imporre a tutta la società italiana l'aborto, celebrato come affermazione e coronamento di un secolo di battaglie socialistiche per la liberazione sessuale.

    Imbevuta di questa cultura, la società permissiva - segnata dalla rivoluzione sessuale come da una grande piaga - organizza la contro-ascesi verso il Pleroma in tappe che coinvolgono ognuno di noi: la pornografia, la pornologia, la pornocrazia.

    La pornografia è la iniziazione infernale che è offerta a tutti: un passaggio oltre la soglia di Babilonia che tuttavia già rivela tutto un mondo. In un dossier sull'argomento pubblicato dalla rivista Spirali la pornografia è presentata come annullamento dell'individuo e negazione della soggettività in un continuum di corpi senza soggetto e senza anima: quindi, un continuum senza vita che rappresenta la morte. "Una pornografia vivente - scrive Mario Perniola - implica una negazione della soggettività .... un'ascesi nei confronti del proprio corpo, che in nessun momento può più essere definito come nostro, che non ci appartiene più; ma non per questo il corpo diventa spirito: "la pornografia vivente saggiamente sa che dietro l'epidermide, dietro l'apparenza dei corpi non c'è nulla: e, come dice Gorgia, anche se qualcosa ci fosse non può essere rappresentato; e se anche potesse essere rappresentato, non può certamente essere comunicato e spiegato agli altri" (18). L' "altro" del corpo pornografico è la "cosa in sé" dei pornografo, è l'ultima incarnazione del noumeno di Kant. Ma questa, spiega Franco La Polla, è una iniziazione alla morte: "L'immagine pornografica trova le ragioni della vita staticità nel fatto di essere la rappresentazione della morte [...]. La saturazione del corpo globale delle immagini, cioè la loro riduzione a un'unica immagine, a un corpo, è la migliore espressione non della morte dell'immagine, ma dell'immagine della morte" (19).

    Dalla pornografia può svilupparsi così - secondo la espressione di Deleuze - una autentica "pornologia", una Filosofia e una scienza della risessualizzazione. Mentre la scrittura - come dicono gli strutturalisti - si sfoga nel "pornogramma", il filosofo gnostico-socialista insegna che il mondo è sesso in evoluzione e che l'unica ascesi consiste nel collaborare a questa evoluzione annullando e cancellando tutto ciò che a essa oppone resistenza, a partire dalla procreazione, immagine di un sesso "statico" e "moralizzato". E, perché l'operazione riesca, l'agitazione pornologica deve essere imposta coattivamente a tutti: nasce allora la "pornocrazia", il sesso al potere, la presa del potere da parte dei sacerdoti gnostici della rivoluzione sessuale. E la democrazia del lavoro di Reich, dove il mito marxista del lavoro continuo acquista una carica erotica; è la tecnocrazia descritta nel progetto di Mitterrand, articolata in unità autogestite a un tempo sociali, ludiche ed erotiche, dove anche il sesso viene socializzato in una sorta di psicodramma permanente.

    A questo itinerario - in cui, come accennato, la pornografia ha una funzione tutt'altro che trascurabile - i socialisti italiani non hanno mancato di dare un pesante contributo, imponendo come uno dei primi frutti dell'accordo di centro-sinistra la legge del 1962 N. 161, che ha introdotto sui film quel nulla osta amministrativo che il magistrato Antonio Chiarelli, allora presidente della Settima Commissione Censura, definiva in una intervista "una sorta di bollo di stato a favore della pornografia" (20). E ne I padrini della pornografia - il noto dossier-confessione steso nel 1978 dal "pornografo pentito" Stefano Surace: l'organigramma dei dirigenti e dei capofila del mondo della pornografia in Italia risultava costituito da uomini spesso direttamente collegati agli ambienti del Partito Socialista (21).

    b. La svalutazione dell'oggetto

    Come accennato, mentre l'atto sessuale viene "transvalutato" - cioè ritenuto buono quando non è ordinato ad alcun fine, cioè precisamente quando per la dottrina cattolica tradizionale è cattivo -, l'oggetto della sessualità, la connotazione che fa l'uomo uomo e lo differenzia dalla donna e viceversa, viene invece radicalmente svalutato dal pensiero gnostico e socialistico. Nella gnosi antica, il mito dell'androgino rappresenta la credenza in una originaria indistinzione tra l'uomo e la donna; la differenza, secondo una delle versioni dei mito, nasce da un peccato di orgoglio dell'eone Sofia che, aspirando a distinguersi, per primo cade fuori dal Pleroma.

    Come nota in un acuto saggio Emanuele Samek Lodovici, il mito gnostico di Sofia rivive nelle formulazioni più radicali di femministe come Evelyne Sullerot, che attendono dalla scienza moderna l'annullamento della stessa differenza biologica tra uomo e donna (22). Secondo la Sullerot l'allattamento artificiale, i metodi anticoncezionali più moderni, la fecondazione artificiale, lo sviluppo dell'ovulo fecondato in vitro in laboratorio, la possibilità di una soppressione del ciclo mestruale mediante particolari farmaci, dimostrano che alla celebre formula di Simone de Beauvoir "donna non si nasce, ma si diventa" può essere affiancata un'altra formula: "si nasce donna, ma si può modificare questo destino, e diventare quello che si vuole" (23).

    Agli albori della cultura socialistica italiana, e senza le prospettive vertiginose aperte dalla biotecnologia, la compagna di Turati, Anna Kuliscioff, non mancava di ribattere, a chi osservava che le donne hanno bisogni diversi dagli uomini, che "i bisogni sono relativi, mutano qualitativamente con l'evoluzione psichica e morale e non dipendono, come si vorrebbe supporre, da leggi organiche che differenziano i due sessi" (24). In queste parole Maria Rosaria Manieri vede "il richiamo all'originarietà dell'impostazione socialista della questione femminile che trova il suo fondamento proprio nel riconoscimento del carattere storico e non naturale dell'inferiorità femminile. Ciò che Simone de Beauvoir ha espresso nel nostro tempo con la incisiva e polemica frase: donna non si nasce, si diventa" (25). Nè si può dimenticare, in una prospettiva che mette in dubbio il valore dell'oggetto della sessualità, la reiterata battaglia socialistica per ogni tipo di "uguali diritti" agli omosessuali.

    Vale la pena di osservare come il lento affievolimento della coscienza della differenza tra l'uomo e la donna si affermi nella società socialistica attraverso l'opera profonda e quotidiana dei costumi e delle mode, in cui un rilievo tutto particolare è assunto dall'abbigliamento. Il maggiore storico vivente della moda, Bruno du Roselle, conclude la sua opera principale rivelando il nesso profondo che si stabilisce nel ventesimo secolo tra rivoluzioni socialistiche e abbigliamento. La funzione dei costume era stata, nei secoli, quella di sottolineare tre ordini di differenze: differenze locali e regionali, differenze sociali e professionali, infine differenze tra l'uomo e la donna. Nel nostro secolo, nota du Roselle, "il fenomeno più notevole è senza alcun dubbio il passaggio dalla diversità alla uniformizzazione". Spariscono, dapprima, le mode regionali e locali; successivamente, la moda incontra il suo 1789 e si fa ugualitaria, con la sparizione, in pratica, di ogni differenza tra i vari gruppi sociali; infine, "la uniformizzazione che è in marcia da circa un secolo comincia a conoscere, negli ultimi anni, uno sviluppo totalmente nuovo: la differenza che esiste tra il costume maschile e quello femminile tende a sparire" (26). In Italia, la studiosa socialista Grazietta Buttazzi ha evidenziato le tappe dell'uniformizzazione del costume femminile a quello maschile attraverso l'accesso successivo delle donne al pigiama, alla giacca e quindi ai pantaloni (27). Peraltro, in una prospettiva più larga, tutto questo tema meriterebbe di essere sviluppato, mostrando come la mentalità socialistica e ugualitaria si sia diffusa attraverso la rivoluzione nelle tendenze mediante modifiche apparentemente insignificanti, ma in realtà molto profonde: alla standardizzazione del costume corrisponde quella dell'arredamento domestico e - come è stato notato, peraltro in chiave strutturalistica, in un convegno tenuto nel settembre del 1982 presso la villa Manin di Passariano, - la degradazione dell'alimentazione dal "piatto", caratterizzato dalla elaborazione e dal gusto individualizzante dei gruppi regionali e sociali, al semplice "cibo", realtà uniforme e banale ordinata alla pura sopravvivenza e regolata dai cicli economici dei supermercati. Per chi conosce la influenza profonda delle tendenze umane sul formarsi delle idee e dei giudizi, questi argomenti non sono banalità, ma contribuiscono in modo non trascurabile alla interpretazione e alla comprensione della nostra epoca.



    III. Per una presenza cattolica nella società permissiva socialistica

    La filosofia naturale e cristiana descrive l'uomo, secondo la celebre espressione di Aristotele, come un regno bene ordinato, al cui vertice con potere politico e regale sta la ragione, coadiuvata dalla volontà con potere esecutivo; più in basso, indirizzate dalla ragione e dalla volontà, le potenze immaginative e sentimentali; infine, i sensi. Il corretto rapporto uomo-donna rispetta questa gerarchia: muove da un giudizio di verità della ragione sia sulla persona dell'altro, sia sui caratteri oggettivi del rapporto, a cui corrisponde una scelta della volontà; nel volere fermamente e per sempre questo precognitum sta l'essenza dell'atto di amore, che si espande nelle manifestazioni sentimentali e sensibili, che rimangono, però, sotto il controllo della ragione e della volontà. Il processo storico che denominiamo Rivoluzione comporta una sovversione progressiva della immagine classica dell'uomo interiore che sostituisce al primato della ragione anzitutto il primato della volontà, poi quello delle potenze immaginative e sentimentali e quindi il primato dei sensi. Anche il rapporto interpersonale fra uomo e donna conosce così, anzitutto, una deviazione volontaristica, tipica di certa cultura protestantica, quindi una deviazione sentimentale e romantica che prepara il successivo trionfo del puro elemento sensibile nel pansessualismo contemporaneo.

    La consapevolezza di questo itinerario rivoluzionario non è stata e non è sempre presente alla cultura cattolica. Anche nel campo della morale il fenomeno dei progressismo - cioè dei progressivo compromesso e cedimento di una parte dei pensiero cattolico al pensiero rivoluzionario - non è di ieri; anzi, la crisi morale che oggi vediamo dipanarsi risale almeno al giansenismo. La letteratura morale giansenistica, accanto agli errori sostanziali che si traducono in un rigorismo criptoprotestantico, insinua un errore metodologico che sgancia il comportamento morale dalle sue premesse metafisiche e razionali e lo riduce sostanzialmente a puro sforzo della volontà. Grazie all'opera soprattutto di sant'Alfonso de' Liguori, la maggioranza della cultura cattolica perviene a liberarsi degli errori dei giansenismo; rimane, tuttavia una sottile influenza degli errori metodologici, particolarmente evidente proprio nel campo della morale sessuale. - Così, molta letteratura settecentesca e ottocentesca in argomento - tanto più quando anche in ambiente cattolico comincia a diffondersi una influenza dei kantismo -, se rimane certamente fedele alla sostanza dei giudizi tradizionali in tema di morale sessuale, ne perde però, sovente, le giustificazioni e le fondazioni metafisiche, sostituite da un appello alla ragion pratica che nasconde il volontarismo. La situazione si deteriora ulteriormente quando, forse e spesso con le migliori intenzioni, specie nella letteratura destinata ai fedeli più semplici, l'appello alla volontà viene sostituito con l'appello di moda ai buoni sentimenti: tutto quanto riguarda l'amore viene circondato da un alone romantico e sentimentale contro il quale san Giovanni Bosco sarà fra i pochi a mettere in guardia. Infine, nel quadro della crisi successiva alla "svolta antropologica" della teologia post-conciliare, riemerge una "morale della situazione" francamente eterodossa, e con essa in morale sessuale quella che padre Cornelio Fabro ha chiamato con giusta severità "pornoteologia", (28) giustificazione largamente comprensiva di ogni comportamento sessuale, per quanto deviante, giacché normalmente collegato a "situazioni" o a "esperienze" particolari oppure a condizionamenti psicologici ed emotivi. Negli ultimi anni la situazione non è migliorata: anzi, in casi estremi - che tuttavia valgono come sintomi di una situazione inquietante - si è pericolosamente scivolati dalla giustificazione dei comportamento sessuale deviante alla sua esaltazione come comportamento che racchiude valori in qualche modo sacrali ed esperienze pre-religiose, con un cedimento più o meno consapevole alla "spiritualità" panteistica e gnostica dei maestri della rivoluzione sessuale.

    Il procedimento che, presso le punte più avanzate dei progressismo cattolico, va dalla comprensione all'apologia dei comportamento sessuale di gruppi marginali, primitivi o devianti, è stato messo in luce dal professore Plinio Corrêa de Oliveira in due opere recenti, dedicate rispettivamente al tribalismo indigeno e alle comunità di base in Brasile. Nella prima, l'illustre pensatore cattolico brasiliano mostra come la missiologia "aggiornata" sia passata dalla comprensione e dal rispetto per le forme di vita sessuale degli indios ancora primitivi delle foreste dell'Amazzonia - con variazioni che vanno dalla poligamia alla comunione delle donne - alla esaltazione di una vita definita "sessualmente ed intellettualmente disinibita" capace di condurre a "un equilibrio psicofisico che noi stiamo riscoprendo soltanto oggi" (29).

    Nella seconda opera il professor Corrêa de Oliveira mostra un processo analogo negli ambienti delle "comunità di base" che si dedicano all'assistenza alle prostitute: anche qui, al rispetto e alla comprensione fanno presto seguito le affermazioni più sconcertanti e assurde sul carattere eventualmente "oblativo" della prostituzione (30).

    Questi episodi particolari hanno, come accennato, valore di sintomo, e da essi non si intende trarre alcuna generalizzazione arbitraria o pericolosa. E' indubbio, tuttavia, che proprio a proposito della morale sessuale - nonostante i ripetuti insegnamenti in materia di Giovanni Paolo Il -, l'osservatore anche più superficiale percepisce la profondità della crisi della Chiesa e apprezza sino in fondo come sia amaro il calice che è offerto al corpo mistico di Cristo in questo lungo venerdì santo.

    Questa crisi dura da secoli: non è cominciata ieri, difficilmente potrà finire domani. Né si potrà lavorare per la sua fine senza una profonda consapevolezza della necessità di restaurare non soltanto le indicazioni della morale sessuale cattolica, ma anche le sue premesse metafisiche e filosofiche, da cui questa morale non può essere sganciata senza condannarla a un venire meno che sarà più o meno rapido secondo la virulenza degli itinerari storici della Rivoluzione. La restaurazione morale dovrà avere, allora, come necessaria premessa la restaurazione di una retta immagine dell'uomo interiore. Contro il primato dei sensi e della materia - che è economismo marxistico nell'economia politica, pansessualismo in morale - dovrà essere riproposto il primato della ragione e dello spirito, secondo una contrapposizione che è antica quanto il pensiero umano e che può essere simboleggiata dall'opposizione fra Aristotele, l'uomo della ragione, e Epicuro, l'uomo del primato dei sensi e dei piaceri, che gli studiosi più recenti - a partire dalla importante opera di Rist, e rimuovendo una visione esclusivamente legata ai frammenti che identificano il piacere con l'assenza di dolore - hanno mostrato come abbondantemente attaccato alle soddisfazioni dello stomaco e del sesso (31).

    Questa contrapposizione era ben nota a Filippo Turati, autore - in una delle sue escursioni in campo poetico - di un inno al Savio Epicuro, in cui si legge:

    "Sì, leva il capo, o Savio. E' sfracellato

    Geova dal maglio del pensier titano

    e il blando Cristo, il sognator malato,

    nel chiuso avello si dibatte invano.

    Ch'io l'annunci, o magnanimo, al dolente

    che il Nazareno tradì popolo oscuro:

    avvenga il regno de la lieta gente,

    avvenga il regno tuo, Santo Epicuro" (32).

    Del resto, e puntualmente, alla passione epicurea fa riscontro in Turati l'odio anti-cattolico e anti-religioso: così, egli ci descrive santa Caterina da Siena dopo la morte "nell'artiglio del Nulla invitto stretta", raffigurata nella sua tomba dove "il celeste amor tuo non venne accanto - povera bionda, e vi giacesti sola" (33). Si potrebbe continuare con le citazioni, ma credo che queste siano sufficienti ad apprezzare la portata del dibattito sulla "tessera di Turati" che, nell'anno dei cinquantenario, si è sviluppato tra socialisti e socialdemocratici, e a convincerci come non si tratti di una tessera particolarmente appetibile, in nessun senso.

    A fronte di quanto ho cercato di esporre sulla dottrina di Turati come ideologia della società permissiva socialistica, può forse non preoccupare eccessivamente l'antica affermazione dell'on. Saragat secondo cui Turati per i socialisti è "guida infallibile", come il Papa per i cattolici (34): affermazione che, se non ci dà la misura di Turati, ci dà forse la misura di Saragat. Preoccupa di più, invece, leggere nella relazione di Bettino Craxi al Congresso di Palermo de 1981 che, tra le varie correnti socialistiche, quella turatiana "mostra rispetto alle altre la tenuta più salda, mantiene caratteri di validità e di attualità" (35) e solo oggi, grazie all'avanzata dei Partito Socialista Italiano, vede scoccare l'ora della sua compiuta affermazione nella società italiana. E acquista purtroppo un sinistro valore premonitore, in una storia di tradimenti che si preferirebbe non menzionare e non scrivere, il ricordo della lettera aperta che il I ottobre 1898 Romolo Murri, agli albori del modernismo sociale e della setta cattolico-democratica, indirizzò a Filippo Turati per una alleanza "costituzionale" tra cattolici e socialisti.

    Contro ogni equivoco di questa natura, in un'ora in cui le speranze umane sembrano venire meno, giovi pregare la Vergine di Fatima, che ha mostrato gli errori e le impurità del mondo moderno, ma ha pure vaticinato il trionfo finale del suo Cuore Immacolato, perché stenda la sua mano protettrice sui popoli minacciati dalla rivoluzione sessuale e dal socialismo. E ricordare, a guisa di conclusione, quanto scriveva nel 1894 la Civiltà Cattolica, a proposito della "nuova Chiesa" auspicata dai primi "cattolici democratici": "per quanto si cerchi e si studi, la sola Chiesa è quella che ha in sé la forza di impedire al socialismo di sorgere e di abbatterlo dove per avventura sia sorto".

    Massimo Introvigne



    (1) PLOTINO, Enneadi, II, 9, cit. in HANS JONAS, Lo gnosticismo, trad. it. Società Editrice Intemazionale, Torino 1973, p. 58.

    (2) Rom. 5, 12.

    (3) Cfr. ERIC VOEGELIN, Il mito del mondo nuovo, Saggi sui movimenti rivoluzionari del nostro tempo, Rusconi, Milano 1980, pp. 19-61.

    (4) Cfr. IGOR R. SAFAREVIC, Il socialismo come fenomeno storico mondiale, trad. it., La Casa di Matriona, Milano 1980.

    (5) Cfr. GIOVANNI CANTONI, Dottrina sociale e lavoro umano nel messaggio della "Laborem exercens", in Cristianità, anno IX, n. 78-79, ottobre-novembre 1981.

    (6) Cfr. l'analisi dei Projet di Mitterrand di PLINIO CORRÊA DE OLIVEIRA, Il socialismo autogestionario: rispetto al comunismo, una barriera o una testa di ponte?, in Cristianità, anno X, n. 82-83, febbraio-marzo 1982. Per un parallelo con analoghi tentativi italiani cfr., nello stesso numero di Cristianità, G. CANTONI, "Studiare e smascherare Mitterrand per opporvi a Craxi e a Berlinguer".

    (7) Cfr. SERGEJ A. ASKOL'DOV, NIKOLAJ A. BERDJAEV, SERGEJ N. BULGAKOV, ALEKSANDR S. IZGOEV, SERGEJ A. KOTJAREVSKIJ, VALERIAN N. MURAV'EV, PAVEL I. NOVGORODCEV, IOSIF A. POKROVSKIJ, PETR B. STRUVE, VJACESLAV I. IVANOV e SEMEN L. FRANK, Dal profondo. Raccolta di saggi sulla rivoluzione russa, tr. it., Jaca Book, Milano 1971.

    (8) AUGUSTO DEL NOCE, Il cattolico comunista, Rusconi, Milano 1981, pp. 317-318. Sulla genesi della società permissiva, cfr. pure IDEM, Tradizione e rivoluzione, in Atti del XXVII Convegno del Centro di studi fìlosofìci fra professori universitari - Gallarate 1972, Morcelliana, Brescia 1973.

    (9) Cfr. HANS SEDLMAYR, Perdita del centro, trad. it., 2a ed., Rusconi, Milano 1974, soprattutto pp. 124-127.

    (10) Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Discorso alla udienza generale, del 15-10-1980, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. III, 2, pp. 878-882; e IDEM, Discorso alla udienza generale, del 29-10-1980, ibid., pp. 1011-1016.

    (11) LEO VALIANI, Turati e la sintesi delle tendenze risorgimentali, in Critica sociale, n. 3, marzo 1982, pp. 18-26 (già ibid., n. 24, dicembre 1961).

    (12) FILIPPO TURATI, in Critica sociale, n. 12, dicembre 1912.

    (13) MARIA ROSARIA MANIERI, Socialismo e questione femminile, in Almanacco socialista 1892-1982, Avanti, Roma 1982, pp. 451-452.

    (14) Ibidem.

    (15) Cfr. ibid.; e PAOLO POMBENI, Socialismo e questione cattolica, ibid, pp. 447-450.

    (16) Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Discorso alla udienza generale, del 22-10-1980, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. III, 2, pp. 948-952.

    (17) MARIA ROSARIA MANIERI, op. cit., p. 455. Il "nemico" di questa cultura e di questa battaglia viene facilmente individuato nella antica "pesante ipoteca cattolica", che crea "la mentalità bigotta e i pregiudizi antifemministi non solo nelle zone analfabete e contadine del paese, nutrite dalla propaganda clericale, ma nelle stesse classi medie" (ibid, p. 455).

    (18) MARIO PERNIOLA, Il nudo della verità, in Spirali, anno II, n. 10, novembre 1979, pp. 12-13. Mario Perniola è forse il più noto cultore e divulgatore italiano di Bataille.

    (19) FRANCO DI POLLA, Il corpo pornografico, in Spirali, anno II, n. 10, cit., p. 19.

    (20) Cfr. E. MORBELLI, Caligola Hard Core made in Penthouse, ne Il Settimanale, 28-11-1979, p. 71.

    (21) Cfr. STEFANO SURACE, I padrini della pornografia e il delitto Pecorelli, La Parola, Roma 1979, pp. 58-59.

    (22) EMANUELE SAMEK LODOVICI, Metamorfosi della gnosi, Ares, Milano 1979, p. 165.

    (23) Cit. ibid., pp. 165-167.

    (24) ANNA KULISCIOFF, cit. in MARIA ROSARIA MANIERI, op. cit., p. 455.

    (25) Ibid., p. 455.

    (26) BRUNO DU ROSELLE, La mode, Imprimerie nationale, Parigi 1980, p. 328.

    (27) Cfr. GRAZIETTA BUTTAZZI, Moda - Arte - Storia - Società. Fabbri, Milano 1981; cfr. soprattutto pp. 184-213.

    (28) CORNELIO FABRO, L'avventura della teologia progressista, Rusconi, Milano 1974, p. 209.

    (29) ROSE MARIE MURARO, Libertaçao Sexual da Muhler, Vozes, Petrópolis 1975, p. 57. Cfr. PLINIO CORRÊA DE OLIVEIRA, Tribalismo Indigena, ideal comuno-missionário para o Brasil no século XXI, Vera Cruz, San Paolo 1977. Il saggio riporta numerose affermazioni sconcertanti di esponenti dei clero e talora anche della gerarchia brasiliana, attirando l'attenzione su tutta una letteratura che sembra avere ben poco a che fare con i problemi reali degli indios e molto, invece, con la idealizzazione illuministica e marxistica dei socialismo primitivo e tribale, dove la comunione delle donne è un corollario della comunione dei beni.

    (30) L'episodio, realmente accaduto, di una prostituta che a ogni Natale si introduceva in una prigione offrendosi gratuitamente a un detenuto verrebbe lodato da mons. Pires, Arcivescovo di Joâo Pessoa, secondo una intervista giornalistica, come "una connotazione nuova e chiara del vero significato del servizio di Dio" (P. CORRÊA DE OLIVEIRA, GUSTAVO ANTONIO SOLIMEO e LUIZ SERGIO SOLIMEO, As CEBs ... das quais muito se fala, pouco se conhece. A TFP as descreve como sâo, Vera Cruz, San Paolo 1982, p. 166).

    (31) Cfr. J. M. RIST, Introduzione a Epicuro, tr. it., Mursia, Milano 1978.

    (32) Cit. in PAOLO POMBENI, Socialismo e questione cattolica, cit., p. 447. Il testo è del 1883.

    (33) Ibid., pp. 447-448.

    (34) GIUSEPPE SARAGAT, in La parola del popolo, gennaio-febbraio 1958, ne L'insegnamento di Filippo Turati, in Critica sociale, n. 3, marzo 1982, p. 27.

    (35) BETTINO CRAXI, Relazione al Congresso di Palermo, 1981, ne L'insegnamento di Filippo Turati, cit., p. 28.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Ddl Lega su patrimonio cristiano
    Per inserire il riconoscimento nella Costituzione italiana


    (ANSA)-ROMA, 26 NOV-'La Repubblica riconosce il proprio fondamento spirituale nel patrimonio religioso cristiano'. E' il ddl costituzionale presentato dalla Lega.Per il partito di Bossi e' necessario questo riconoscimento a fronte della massiccia immigrazione islamica e i conseguenti rischi di perdita di quei valori cristiani su cui si basa da millenni la storia italiana. Per l'on. Ce' la proposta 'puo' rappresentare il viatico per iniziative legislative volte a modificare la legge sull'aborto'. © ANSA
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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