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Discussione: Luciana Sbarbati dixit

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    Predefinito Luciana Sbarbati dixit

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    1° CONGRESSO REGIONALE MARCHE

    Care amiche, cari amici,

    l’Italia sta vivendo un momento molto difficile, nonostante le luci della ribalta del semestre europeo della Presidenza italiana, che offre comunque grandi opportunità sia a livello politico, che economico.
    Il presidente del Consiglio, a metà legislatura, dichiara che non ci sarà rimpasto del governo; dunque la squadra non si cambia, nonostante le divergenze insanabili che ogni giorno lacerano la ormai precaria coesione di questo centro destra casareccio, contraddittorio, che ormai senza bussola naviga a vista.
    Il bilancio dell’azione del governo Berlusconi a metà legislatura è particolarmente critico, ma ciò che più spaventa è il vuoto di progetto a medio e lungo termine, parametri con i quali occorre operare di necessità dentro la globalizzazione. La stessa gestione del contingente, dell’emergenza è confusa, quando non rissosa e nel frattempo l’economia frena e le nostre imprese continuano a perdere competitività.
    Gli indicatori macroeconomici mettono in chiara evidenza le difficoltà dell’economia e della finanza pubblica. Lo spettacolo di una maggioranza divisa su tutto, costretta a stare assieme solo per paura di perdere il potere, suo unico obiettivo, che ci ha offerto la preparazione e la discussione della Legge Finanziaria per il 2004, fino al voto di fiducia sul maxiemendamento, ha aperto gli occhi a molti che avevano creduto, specie tra gli imprenditori, ma non solo, al “secondo miracolo italiano”, promesso dal Presidente del Consiglio.
    A distanza di due anni e mezzo, al posto dei miracoli, si è diffuso nella società un forte senso di sfiducia, di insicurezza su tutto, perché tutto, compresi i diritti fondamentali dei cittadini, dal diritto alla salute a quello al lavoro, dal diritto all’istruzione a quello alla casa, dal diritto alla giustizia a quello ad un ambiente sicuro, ecc…, sta diventando precario.
    Perfino la Costituzione sembra non essere più un punto fermo, una garanzia di valori e principi democratici che sfidano il tempo, perché la Casa delle Libertà “osa”, con rozzezza istituzionale e barbarie giuridica, mettervi mano per cambiarla a suo piacimento, col pretesto della riforma federale dello stato, ignorando che le riforme istituzionali non possono mai riguardare la sola maggioranza, ma devono coinvolgere tutto il Parlamento, in un serio, alto, consapevole confronto democratico perché riguardano la democrazia e la libertà di tutto un popolo.
    Di fronte all’inflazione ed all’aumento del costo della vita che hanno ridotto la capacità di spesa dei salari, le risposte sono mediocri e discutibili, e un’opinione pubblica sempre più vasta comincia a pensare che questo governo non sia capace di produrre un progetto credibile, perché non sa capire interessi e priorità del Paese, perché non dialoga con le forze sociali, perché è autoreferente e la sua classe politica si rivela inadeguata e spesso mediocre.
    Siamo di fronte ad una crisi di credibilità che ha cominciato con le ultime elezioni amministrative a tradursi in una crisi di consenso per la Casa delle libertà. Il significativo voto delle ultime Amministrative ha aperto una verifica nel centro destra, tutt’oggi non conclusa, che Berlusconi rifiuta di affrontare, perché sa che è una crisi politica non risolvibile, che egli può solo contenere con la sua leadership personale ed economica, di fronte alla quale gi alleati, sempre sotto controllo, sono costretti a mordere il freno.
    Dalla depenalizzazione del falso in bilancio, alla Legge Gasparri, alla Cirami, al “lodo Schifani” e a tutte le altre leggi “pro domo sua”, l’azione accentratrice di potere e controllo di Berlusconi, sta procedendo in una escalation che ha paralizzato irrimediabilmente l’evoluzione democratica di Forza Italia, che è rimasta prigioniera del “modello aziendale e padronale” originario, ma ha anche procurato le prime significative crepe in alcuni partiti della Casa delle Libertà (vedi “franchi tiratori” sul disegno di legge Gasparri, le dimissioni di Storace dall’Esecutivo di AN, lo scontro Fini – Bossi – Follini sempre più frontale).
    La sola possibilità di tenuta del Governo sembra essere legata al successo del semestre di presidenza italiana, con la firma a Roma dei nuovi Trattati e ad un’azione forte per quanto concerne le riforme istituzionali, da quella della Costituzione a quella del sistema giudiziario e delle leggi sull’informazione, nonché sul sistema socio-economico. Non a caso Berlusconi ha rafforzato il ministro Tremonti, assecondando il suo disegno di riforma della pensioni, come carta di credito nei confronti dell’Europa e di Confindustria, per recuperare sull’immobilismo degli ultimi mesi con sicumera decisionista, più di effetto che di sostanza, e per spingere il centro sinistra su una linea difensiva e fargli perdere capacità critica e propositiva originale.
    In questo contesto difficile è arrivata la proposta di Romano Prodi per una lista unica dell’Ulivo alle elezioni europee, fatta propria da Piero Fassino, da Rutelli e da altre forze del centro sinistra, compresi noi Repubblicani Europei che da tempo, con i Democratici di Sinistra, dentro l’Ulivo, abbiamo iniziato un dialogo costruttivo sul riformismo.
    I Repubblicani Europei sono infatti fermamente convinti della necessità di procedere attraverso momenti federativi, alla costruzione sia del progetto riformista, che del soggetto con la sua pluralità di culture e di tradizioni, che lungi dall’essere compresse o mortificate devono concorrere con la loro autorevolezza ed originalità al difficile compito di portare a compimento le riforme ed il sistema maggioritario a garanzia della stabilità e della governabilità del paese.
    Questi i dati politici che emergono nella fase nuova che si è aperta con la crisi del centro destra, aggravata dalle divergenze ideologiche al suo interno sui problemi dell’immigrazione clandestina e del terrorismo, a cui è speculare una certa fragilità del centro sinistra, che stenta a produrre un’offensiva seria di contenuti alternativi e moderni, largamente condivisi, unica via per tornare ad essere maggioranza nel paese.
    A nostro avviso il centro sinistra non ha solo bisogno di una nuova elaborazione contenutistica e programmatica, ma deve recuperare un rapporto fiduciario sia con l’elettorato di centro sinistra, che con i cittadini tutti, denunciando l’arroganza con la quale in centro destra interpreta il bipolarismo come “impero della maggioranza”. Vincere non può mai significare che chi ha vinto ha in sé tutte le ragioni della verità e mai una maggioranza deve diventare autoreferenziale e smarrire il senso di appartenenza ad una comunità nazionale, pericolo contro il quale spesso si pronuncia il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, altrimenti, anziché gli interessi generali, si perseguono solo gli interessi di parte.
    Tutto ciò richiede il completamento della fase di transizione istituzionale, già avviato proficuamente dai governi Prodi e D’Alema, abbinato ad un moderno percorso riformatore che incroci con intelligenza sia la riforma dell’unione europea che il grande tema della politica economica e sociale.
    Per quanto concerne l’Europa noi Repubblicani Europei sosteniamo l’impegno del Presidente Prodi per l’allargamento e la riforma delle istituzioni. E’ un obiettivo difficile che consentirà il passaggio dall’Europa della moneta all’Europa della cultura, dei valori, della pace, che dovrà giocare il ruolo di potenza civile.
    Circa la politica economica-sociale dobbiamo opporci con fermezza e rigore alla devastazione della finanza pubblica ad opera del Ministro Tremonti, che persegue il fittizio equilibrio dei conti pubblici attraverso la politica del condono allargato, la riduzione degli stanziamenti per le politiche sociali essenziali ed una riforma delle pensioni che, nonostante proietti in differita al 2008 i suoi effetti, è parte integrante della manovra finanziaria per il 2004 e pertanto è solo polvere di stelle per ottenere l’approvazione dell’Europa, nei confronti della quale, ricordiamo, che l’Italia è invece all’ultimo posto per la spesa pensionistica. Visto che l’erario ha incassato 35.000 miliardi di lire in meno in un anno, Tremonti cerca, in pratica, di chiudere i buchi della fiscalità riducendo le risorse agli Enti locali, ai servizi sociali ed alla previdenza, aprendo una nuova stagione di conflitto sociale dopo quella dell’art. 18.
    I Repubblicani Europei invitano il governo a riattivare da subito la concertazione con i sindacati non solo sul tema delle pensioni, ma anche su quello più complesso di un welfare che va riformato, non sottraendo, ma aumentando le risorse attraverso una politica fiscale diametralmente opposta a quella del governo. La riforma Dini aveva fatto passi significativi e noi dobbiamo lavorare per completarla attraverso l’armonizzazione graduale dei contributi tra lavoratori dipendenti e autonomi, per un percorso previdenziale unico dei contributi dei lavoratori flessibili, con incentivi per chi resta al lavoro oltre l’età pensionabile, la cancellazione dei privilegi e l’incoraggiamento alla previdenza integrativa.
    La proposta del centro sinistra deve però definire essenzialmente nuove politiche per la competitività che finanzino la ricerca e l’innovazione per un nuovo equilibrio socio-economico che si ancori sulla riforma complessiva del welfare.
    Tutto ciò richiede equilibrio tra responsabilità e libertà, con cui le forze di centro sinistra debbono costruire un’unità progettuale di grande respiro a cui possono concorrere con pari dignità le diversità culturali ed ideali, per ripensare l’Italia nei nuovi scenari dell’unità europea e della globalizzazione.
    E’ indispensabile per questo che i prossimi appuntamenti elettorali delle elezioni europee ed amministrative, vedano il centro sinistra unito non solo per l’occasione contingente, ma per raccogliere con responsabilità quella forte domanda di unità che è ormai in tutto il paese il sentimento comune del popolo di centro sinistra e non solo.
    Abbiamo molte più probabilità rispetto al centro destra di presentarci uniti e la comune fede nell’Europa è un grande elemento unificatore che la Casa delle Libertà non può vantare, divisa come è tra l’europeismo convinto dell’UDC, l’antieuropeismo di Bossi, la concezione utilitaristica di Forza Italia e ancor di più di Alleanza Nazionale che vede l’Europa unicamente come il terreno della propria legittimazione democratica.
    La proposta di Prodi ha avviato un percorso ed ha aperto una discussione che si sta facendo sempre più ricca ed articolata, discussione che va completata con decisioni politiche per evitare che la tensione unitaria si possa esaurire nel solo passaggio elettorale europeo. Il suo sbocco naturale è invece nel processo di riorganizzazione del quadro politico, delle forze politiche del centro sinistra, dentro un orizzonte più largo di riorganizzazione delle forze progressiste in campo europeo così come indica lo steso Prodi.
    Ovunque in Europa il sistema è bipolare e un blocco progressista e un blocco conservatore si contendono il governo, ma in nessun paese questi blocchi si identificano in un solo ed unico partito, bensì si configurano come alleanza di forze diverse sempre guidata dalla forza di più grandi dimensioni elettorali, che è l’asse portante dell’alleanza.
    Anche in Italia occorre creare un’alleanza di centro sinistra plurale ed aperta, con un soggetto politico riformista che svolga un ruolo forte, orientatore nel definire un percorso politico attraverso un programma di governo alternativo a quello di Berlusconi, per affrontare le amministrative del 2004 facendo tesoro dell’esperienza unitaria del 2003, che ci ha fatto vincere senza cancellare nessuna identità.
    Ha infatti ragione Piero Fassino quando sostiene, così come ha fatto al nostro Congresso Nazionale, che in nessun paese europeo il bipolarismo è bipartitico. Ovunque esso è plurale e di coalizione, per cui il rapporto tra identità ed unità è di complementarietà e non di esclusione.
    Il futuro del centro sinistra è nella costruzione dell’unità attraverso la valorizzazione delle identità in un patto di responsabilità e condivisione su grandi linee politiche che riguardano il lavoro, la previdenza, la ricerca, la cultura e la formazione, la giustizia, lo sviluppo e perfino un nuovo concetto di stato.
    Per questo schema noi Repubblicani Europei abbiamo combattuto da tempo una battaglia spesso solitaria ed oggi non possiamo che rallegrarci nel constatare che sia Prodi che Fassino la pensano come noi ed hanno capito che non è chiedendo agli altri, specie ai più piccoli, l’omologazione e la rinuncia alla propria identità, che si favorisce “la contaminazione tra culture politiche ed ideali”, ma sostenendo il confronto alto e rispettoso delle diversità, mediante il quale costruire una nuova stagione politica, senza smarrire né le ragioni della sinistra, né quelle della cultura laica e popolare, ma rafforzandone ruolo e funzione per renderle più attuali e riconoscibili nel costruendo soggetto federativo delle forze riformiste, al quale noi Repubblicani Europei abbiamo dato da subito la nostra convinta adesione e per il quale stiamo lavorando.
    Come laici e democratici chiediamo che il nuovo percorso riformista non cancelli nulla della storia identitaria dei partiti che vi convergono e apra agli altri aggregandoli in forme più agili, cercando di attrarre anche i delusi del centro destra.
    Per una nuova stagione di democrazia e partecipazione democratica, contro questa destra che governa sudditi consumatori e non cittadini, con un’idea oligarchica ottocentesca della società, occorre sia lo sforzo dei partiti storici, ma anche quello complementare dei movimenti e della cosiddetta società civile.
    La lista unitaria faciliterà il cammino perché essa non chiederà a nessuno di rinunciare alla propria identità e favorirà l’incontro ed il reciproco arricchimento in un comune progetto riformista, incentrato sui valori di liberazione e di progresso, su una moderna cultura di governo, inspirata da passione civile e responsabilità.
    I Repubblicani Europei affrontano questa sfida sia a livello europeo, che a livello nazionale. Oggi possiamo farlo con entusiasmo, perché non siamo più soli a cercare ostinatamente e disperatamente di dimostrare che esistiamo, come è successo, con un Ulivo che ci ignorava colpevolmente, quando in molti, dopo lo scellerato congresso di Bari, si chiedevano se noi e la nostra stessa storia non fossimo finiti, così come altre forze laiche che erano scomparse dalla scena politica nazionale.
    In questi anni i Repubblicani Europei hanno resistito, rifiutato ad ogni livello di omologarsi e di annullarsi in altri soggetti politici ed hanno difeso coraggiosamente e rigoosamente la loro identità e la loro cultura, con un impgno comunemente sottoscritto nel manifesto fondativo del Movimento. La nostra determinazione, la nostra generosa lealtà all’Ulivo e al centro sinistra, offerta senza ricatti, né petizioni di alcun genere, la nostra battaglia coerente per l’equità, per la giustizia sociale, per la laicità dello stato, per la difesa della costituzione repubblicana, ci ha consentito di recuperare le simpatie dei cittadini, di riavvicinare tanti amici disorientati, ma soprattutto di costruire a livello nazionale e a livello decentrato uno spazio politico autonomo dei repubblicani nell’Ulivo, che è il Movimento dei Repubblicani Europei.
    L’Ulivo ha riconosciuto da parte sua che non può fare a meno del contributo di una cultura laica e democratica, necessaria alla modernità del centro sinistra, i cui temi e valori sanno ancora parlare alla società italiana nei suoi vari strati sociali, ma parlano soprattutto a quel ceto medio borghese, operoso, che, profondamente disorientato dalle ultime vicende politiche, spesso non va a votare.
    La nostra convinzione che i Repubblicani Europei sono utili al centro sinistra se liberi e autonomi è oggi finalmente condivisa dalle forze dell’Ulivo. Siamo al tavolo nazionale e a quelli regionali.
    Anche nelle Marche siamo tornati a discutere a quel tavolo dal quale eravamo stati emarginati, nonostante il nostro leale sostegno al centro sinistra in tutte le amministrazioni locali, da un disegno miope, che oggi sta producendo dei frutti scoloriti, sui quali bisogna riflettere finchè siamo in tempo, perché non si può arrivare alle elezioni regionali in uno stato di crisi, pressochè continua della maggioranza.
    La nostra regione ha bisogno di riforme strutturali nel campo della sanità, che non possono risolversi semplicemente con la scelta dell’ASUR, ma debbono contenere precise strategie per la qualità del servizio erogato, in modo equo sul territorio, la ricerca, l’ottimizzazione costi-sacrifici, in un progetto per la salute e la prevenzione.
    La possibilità di divenire una regione europea passa per lo stretto aggancio con il nord Italia e per la funzione di cerniera con il Sud e le regioni dell’altra sponda dell’Adriatico, in una partita tutta mediterranea che si gioca sulle infrastrutture.
    Per questo ho più volte denunciato con forza l’abbandono del progetto di Corridoio Adriatico da parte del Governo italiano, che lo ha barattato, tra le priorità, con il ponte sullo stretto di Messina. E’ una penalizzazione politica i cui effetti saranno pesanti sull’economia e sullo sviluppo della regione.
    Piuttosto che litigare sull’autorità portuale, era meglio concentrarsi su questo ed altri problemi nodali, tra i quali anche l’energia, per le politiche di medio – lungo periodo che riguardano il futuro dell’economia marchigiana, delle nostre imprese, delle nostre strutture, tra le quali lo stesso Porto, che rischia di essere declassato, se passa il disegno della Grecia, della grande autostrada nord – sud sul versante balcanico.
    L’elenco sarebbe lungo e poiché noi Repubblicani Europei non siamo nel governo della regione, ci limitiamo ad una partecipazione discreta, ma corretta, alle riunioni di maggioranza, dove, sempre, il nostro coordinatore regionale Sergio Giardini, che ringraziamo per il lavoro generoso e leale di questi anni difficili, ha portato la voce e le proposte dei repubblicani europei, spesso dissentendo su alcune scelte, in particolare nel campo della sanità.
    In tutti i comuni in cui i repubblicani europei occupano posti di responsabilità politica ed amministrativa, essi lavorano per costruire nell’interesse generale, ancorchè, spesso, debbono scontrarsi con posizioni meno comunitarie e più legate al consenso elettorale.
    Oggi possiamo guardare al futuro con un preciso disegno politico, che può tradursi anche nei comportamenti amministrativi grazie ai moderni contenuti programmatici scaturiti dalla Convenzione Programmatica di Roma, con la quale abbiamo preparato il primo Congresso Nazionale.
    Ormai lontani dalle polemiche con il PRI, ostaggio volontario del centro destra, guardiamo al futuro nella ricostruita casa repubblicana del MRE, che vede una nuova generazione di iscritti e simpatizzanti, molte donne e nuovi dirigenti, che stanno prendendo in mano il Movimento con carattere e vitalità.
    Oggi possiamo dire che la dolorosa scelta fatta è stata vincente: non siamo solo sopravvissuti, ma stiamo crescendo in tutte le regioni e abbiamo eletto quasi ovunque i nostri rappresentanti nelle amministrazioni locali, là dove ci siamo presentati da soli o con le altre forze del centro sinistra.
    Siamo stati capaci, insieme, di rompere l’isolamento e la solitudine e soprattutto di far emergere una verità: i repubblicani ci sono e la cultura repubblicana è come un fiume carsico che riemerge prepotente e vigoroso nei momenti più delicati della nostra storia, che il centro sinistra ha bisogno anche dei repubblicani per tornare ad essere maggioranza nel paese e restituire all’Italia una guida democratica di prestigio, capace di dare risposte credibili alle speranze degli italiani.
    Questo è il nostro orgoglio: l’orgoglio dei Repubblicani Europei, del Movimento, della Democrazia, della Repubblica e dell’Europa.

    On. Luciana Sbarbati

  2. #2
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