Pelati, debiti Ds, banche pronte ai saldi e storie di malaffare
Il sen. Bruno Tabacci, sin dal febbraio scorso aveva fatto presente che l’affare (?) Cirio non si poteva liquidare come un affare di pochi, avanzando seri dubbi sull’operato della Banca di Roma – Gruppo Capitalia e dei suoi vertici e tirando in ballo, senza riserve, la carenza di vigilanza della Banca d’Italia ed il collegamento esistente tra Cesare Geronzi ed Antonio Fazio. A luglio quelle accuse furono ripetute dall’attuale ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che ne chiese conto al Governatore Fazio nella riunione della Cicr (Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio), la cui sede era stata riempita dal Questore di Roma, Nicola Cavaliere, da agenti della Digos, dopo che lo stesso Cavaliere aveva vietato una manifestazione di protesta dei risparmiatori contro il Governatore Fazio, sponsorizzata dalle varie associazioni dei consumatori del credito per cui l’organizzatore e promotore, Arrigo Molinari, nel primo pomeriggio del 7 luglio era stato bloccato dalla Digos di Savona e dalla polizia stradale mentre, con tre pullman, si stava dirigendo a Roma per la manifestazione di protesta. Ora le stesse accuse esposte un anno fa da Tabacci e Tremonti sono ipotizzate dalla magistratura. I finanzieri hanno violato un altro “santuario”, l’ennesimo del Paese Tangentopoli, l’ufficio di Cesare Geronzi, cioè il “Creditore” del sistema dei partiti, di destra e di sinistra (il suo avvocato è il sen. Ds Guido Calvi, cioè il legale di fiducia di D’Alema, Veltroni e Fassino), di buona parte dell’imprenditoria italiana e delle squadre di calcio romane. Eh sì, perché nei palazzi che contano, quelli della politica, dell’economia e dei media, Geronzi da anni è un totem. Così, alla stessa ora, altri agenti della Gdf hanno perquisito “villa di Marino”, residenza privata di Geronzi, dove il banchiere riceve spesso un altro amante dei tramonti capitolini, Antonio Fazio, di professione governatore della Banca d’Italia e quindi massimo responsabile del sistema creditizio del nostro bel Paese.
Non si può parlare del presidente della Banca di Roma senza tirare in ballo il governatore Fazio; da diversi anni, cioè dalla scomparsa di Cuccia, il loro sodalizio fa parte dei meccanismi che controllano, condizionano, governano dietro le quinte il nostro Paese.
Quanto si è verificato con Cirio, Parmalat, bond argentini ecc. non si può considerare “un incidente di percorso”. Il fango e la puzza che fuoriesce dall’attuale sistema bancario, che ha vessato e rapinato centinaia di migliaia di italiani, non è solo uno schizzo o un lezzo casuale, ma un metodo perverso che soffoca scandali e perpetua ignobili favoritismi.
Il presidente della commissione Finanza della Camera, Giorgio La Malfa, indipendentemente dal caso Cirio, ha dichiarato che “la Banca di Roma non ha i conti a posto”. Se è vero, come è vero, quanto afferma La Malfa, sarà necessario dare un’occhiata ai conti della Banca di Roma prima che sia troppo tardi, anche perché la stessa banca, con Geronzi capofila, sta deliberando di accordare assieme alle altre banche creditrici uno sconto sul debito bancario accumulatosi a carico del partito di Fassino & C. nella generosa misura del 50%, con una vergognosa disparità di trattamento nei confronti di tutte le imprese private gravate da debiti ingigantiti da anatocismi perversi (e per l’usura) verso gli stessi istituti di credito. Il “padrino” di tale operazione di generosità verso i Ds & C. non può essere che Antonio Fazio, il quale vuole accattivarsi gli uomini della “Quercia” per motivi che ci sfuggono e non vogliamo nemmeno ipotizzare.
Ora le conseguenze politiche non potranno non investire anche Bankitalia e sarà necessario un intervento duro e determinato del nostro Presidente del Consiglio. Temiamo però che tutti i “baciapile” dei salotti romani che circondano il Premier faranno blocco in difesa di ciò che Geronzi rappresenta per loro, cioè impunità e privilegi senza limiti.


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