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Risultati da 1 a 10 di 690
  1. #1
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Gli Usa ritirano la firma in calce al trattato istitutivo della corte internazionale

    L’America chiude la porta al Tribunale mondiale


    NEW YORK - Gli Stati Uniti revocano la propria adesione al trattato istitutivo della Corte penale internazionale dell’Onu, il primo tribunale permanente per i crimini di guerra e contro l’umanità inaugurato a Roma il mese scorso e che entrerà in funzione il primo luglio, come previsto, essendo già stato ratificato da oltre 60 Paesi.
    La decisione, senza precedenti nella storia, di annullare la firma in calce di un Trattato - apposta nel ’98 dall’allora presidente Bill Clinton - è stata annunciata ieri da Marc Grossman, sottosegretario di Stato americano per gli affari politici, durante un intervento al Centro di studi strategici e internazionali di Washington. «E’ una decisione che non prendiamo a cuor leggero, ma che il presidente Bush considerava ormai inevitabile», ha detto Grossman.
    Alcune ore prima, una lettera che illustrava nei dettagli la posizione Usa veniva recapitata al Palazzo di Vetro dell’Onu, a New York. Ma i motivi del «voltafaccia» sono ben noti da tempo.
    L’amministrazione americana - e soprattutto il Pentagono - teme che la Corte possa trasformarsi in uno strumento contro i militari americani impegnati all’estero, in missioni di guerra, di antiterrorismo o anche semplici operazioni di «peace-keeping».
    «Non solo i nostri soldati rischiano di finire sotto accusa - teorizzano da mesi i portavoce dell’amministrazione Bush - ma anche lo stesso presidente, i ministri e il Consiglio della Sicurezza Nazionale potrebbero un giorno esser messi sotto processo».
    La rinuncia degli americani è stata bollata da più parti come un «precedente gravissimo». Secondo il New York Times essa «potrebbe incoraggiare altre nazioni a ritirare la propria firma da trattati cui l’America aderisce». «Senza questo organismo - gli fa eco il Washington Post - nemici dell’America come Saddam Hussein e Idi Amin resterebbero impuniti».
    Alle critiche, pressoché unanimi, dei media si aggiungono quelle dei gruppi per i diritti umani che si battono per l’istituzione della Corte Internazionale dal dopoguerra. Critici anche i democratici dell’amministrazione Clinton che lavorarono al trattato. «Il presidente Bush sta commettendo un clamoroso errore - ha protestato Harold Hongju Ko, professore di diritto a Yale e assistente segretario di Stato nell’amministrazione Clinton -. La Corte ormai esiste e Washington sta per perdere l’occasione di influenzarne l’operato».

    Alessandra Farkas
    Corriere della Sera 7 maggio 2002
    http://www.corriere.it

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  2. #2
    MILANESE DI UNA VOLTA
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    FUORI DA PORTA CICCA, LUNGO CORSO SAN GOTTARDO...
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    Unhappy Guerra mondialsta

    Bin Laden
    Oggi nuovo messaggio di Bin Laden: è vivo e vegeto (così come il medico egiziano e il mitico Omar con l'occhio di vetro che è scappato da Tora Bora in moto ) e il 98% della rete di Al Qaeda è ancora operante....
    Brava America, ennesima guerra STRA-PERSA!
    Centinaia di civili ammazzati, sedi dell'Onu bombardate, popolazione alla fame e dopo 8 mesi di guerra, di miliardi spesi (col costo di ogni singolo missile sparato avrebbero sfamato per mesi interi villaggi) cosa hanno ottenuto?
    Nulla di nulla, il rischio attentati è ancora altissimo e Bin Laden e C. son vivi e vegeti.
    Brava America capa del mondo, grazie!
    E noi, coglioni, dietro a loro!
    Poveri noi, da chi siam governati...

  3. #3
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Terrorismo di governo

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    GIULIETTO CHIESA

    Il ministro della Difesa informa che ci sarà un attentato terroristico, grave, terribile, probabilmente batteriologico. Probabilmente in Europa. Non sa dove, né quando esattamente, ma sa che ci sarà. Sembra di capire che la sua fonte d'informazione siano i servizi segreti americani. I quali, insieme al loro presidente e all'intera squadra della sua Amministrazione, ormai da qualche mese annunciano sfracelli e stragi. Tanto generici quanto minacciosi, tanto vaghi quanto sanguinosi, tanto giganteschi nella loro dimensione genocidaria, quanto collocati in un futuro indeterminato.

    Thomas Friedman, sul New York Times, qualche settimana fa, è arrivato a proporre, con vaghi toni mafiosi, una specie di patto di non aggressione al suo presidente: «Voi smettetela di terrorizzare il popolo americano e noi smetteremo di attaccarvi».

    Il nostro ministro, invece, ci crede, e amplifica il terrore.

    Serve a qualcosa? Sì, a terrorizzare la gente normale. Serve a scongiurare gli attentati prossimi venturi, anzi quasi certi? Niente affatto, perché essi vengono dati praticamente per scontati. E' un annuncio preliminare di sconfitta.

    Biascicare profezie di sventura non è mai servito a impedirle. Se il ministro avesse delle informazioni certe e attendibili, l'unica cosa che dovrebbe fare sarebbe di tacere accuratamente, inseguire senza chiasso i presunti colpevoli e catturarli. Se egli ne parla in pubblico in questo modo significa che non ha informazioni certe e attendibili. Quindi è del tutto inutile che parli. A meno che il suo scopo non sia, puramente e semplicemente, quello di terrorizzare la gente comune.

    E quelli che terrorizzano la gente, a stretto rigore, come vogliamo chiamarli?

    Siamo ormai giunti a un tale livello di irresponsabilità istituzionale che non si trovano parole per definire quello che accade. Il vocabolario si è esaurito. Anche perché i giornali e le televisioni ormai le sparano più grosse dei ministri. Un altro membro del Gabinetto Usa ci spara addosso una notizia vecchia di quattro mesi, su un presunto attentatore nucleare? Tutti dietro, senza nemmeno chiedersi (e informare il pubblico) perché mai la notizia venga data solo adesso. Forse perché, finalmente, il colpevole è stato preso? Niente affatto. E allora? Perché adesso? Non viene in mente a nessuno dei nostri editorialisti illustri - sempre così astuti - che qualcuno usi le notizie come un bazooka diretto contro di noi? Un altro giornale «organizza» un altro commando che dovrebbe colpire una chiesa in Italia, e tutti dietro, anche se nessuno ha verificato né le fonti né la verosimiglianza. Poco male. Il quotidiano muore il giorno dopo e chi lo fa si dimentica di quello che ha fatto il giorno prima. La notizia televisiva è ancora più veloce: muore dopo dieci secondi. Che importa?

    Così ci preparano alla guerra, con uno stillicidio di scemenze, mescolate ad allarmi. Certi dell'impunità. Perché se l'attentato ci sarà potranno dire che lo avevano previsto. L'ipotesi che l'attentato non ci sia scartiamola ormai dal novero delle possibilità. Visto che ne parlano così tanto dobbiamo convincerci ormai che qualcuno lo farà. Del resto perché mai Osama bin Laden e il mullah Omar sarebbero ancora in libertà, se non per organizzare altri attentati terroristici? Azzardiamo anche il «quando», così aiutiamo il nostro ministro della Difesa a chiarirsi le idee. Per esempio: se e quando le opinioni pubbliche europee dovessero manifestare, oltre al terrore, anche qualche sintomo di diffidenza nei confronti dei terrorizzatori che le stanno trascinando in guerra.

    A quel punto un grande massacro sarà maturo.

    il manifesto 26 giugno 2002
    http://www.ilmanifesto.it

  4. #4
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito

    Martino, l'irresponsabile

    Annibale Paloscia

    Che differenza c'è tra la Falange armata e questi ministri e generali che annunciano immaginarie distruzioni di basiliche e diffondono la psicosi degli attentati biochimici? La Falange armata ha fatto lezione. Forse è anche peggio: ha assunto un rango istituzionale. Il suo scopo era di far paura, provocare panico, creare situazioni torbide, intossicare l'opinione pubblica con allarmi infondati. Con la Falange armata è nata l'era del terrorismo virtuale, disse il capo della Digos di Roma. II modello è stato studiato dagli esperti di terrorismo di tutta il pianeta. Perfino un libro sul terrorismo internazionale scritto da due generali cinesi dedica qualche pagina alla Falange armata e annovera il fenomeno del terrorismo virtuale come un surrogato delle politiche militari più aggressive. Questa forma di terrorismo può rispondere a varie logiche. Non c' è bisogno di spremere il cervello per capire cosa c'è all'origine della febbre apocalittica del ministro della Difesa. Martino vuol far credere agli italiani che l'inferno del terrorismo islamico sta per abbattersi su di loro e, quindi, non vale la pena di preoccuparsi per la grave crisi economica, per le migliaia di posti di lavoro messi a rischio dai conti disastrosi della Fiat, per i provvedimenti che cancellano il diritto alla difesa del posto di lavoro. «Sappiamo di sicuro che prima o poi avrà luogo un attentato terroristico di grosse dimensioni, un attentato di tipo batteriologico. Potrebbe avvenire negli Stati Uniti, in Europa o forse proprio in Italia. Non possiamo garantire davvero la sicurezza dei cittadini».

    Il messaggio degli attentati immaginari è chiaro: se volete sopravvivere, invece di scendere in piazza contro il governo e di firmare i referendum contro i padroni, correte ad arruolarvi sotto le bandiere di Bush, siate pronti a partecipare alle grandi guerre planetarie, a bombardare l'Iraq, l'Iran e tutti gli Stati «canaglia». Il ministro dell'Interno ha ragione di preoccuparsi e di appellarsi a Berlusconi perché provveda a curare la febbre del ministro Martino. Scajola teme che le bufale terroristiche dei carabinieri e le dichiarazioni irresponsabili del ministro della Difesa possano avere un effetto eccitante sul terrorismo interno prima ancora che sul terrorismo internazionale, che probabilmente della febbre di Martino non si cura, ed è, invece, molto attento alla politica estera dell'Italia. Anche se ha il rango di ministro della Difesa, Martino resta un caporale di Bush, e non può essere preso, per fortuna, in grande considerazione dai nemici dell' «impero di Satana».

    Un ministro della Difesa che annuncia un attentato apocalittico e poi dice di non sapere «quando e dove avverrà, e quale forma prenderà» meriterebbe di essere cacciato via su due piedi. Quando Berlusconi, dopo aver sentito le proteste di Scajola, ha alzato il telefono e gli ha chiesto spiegazioni, lui ha risposto di aver detto quelle cose «ma erano solo una riflessione». Non possiamo pensare che il ministro della Difesa sia un signore un po' fissato che vive isolato in una gabbia per pappagalli. Martino ha avuto esperienze diplomatiche e relazioni economiche internazionali. E' contornato dalla élite dei generali italiani. Ha, dunque, autorevoli consiglieri e suggeritori. Negli ultimi tempi le sue uscite sono state molto aggressive e hanno avuto anche un tono antidemocratico. All'indomani della manifestazione sindacale del 23 marzo, si fece intervistare da un giornale siciliano e disse che il grande corteo di Roma costituiva «un pericolo enorme per le libere istituzioni». Alla vigilia di Pasqua, quando Bush lanciò un ennesimo allarme mondiale contro il terrorismo, indicando tra gli obiettivi anche i monumenti di Firenze e Roma, il ministro dell'Interno rassicurò gli italiani pronti ad andare in vacanza che non c'era nessun pericolo. Martino assunse subito la veste di portavoce del partito ultramericano e disse: «Io a Pasqua me ne resteri a casa». Una sfida a Scajola che fu costretto a precipitarsi a Venezia e a Firenze per dare un senso di tranquillità ai turisti.

    Martino parla a vanvera? Potrebbe anche esserci qualcosa di peggio. Un ministro della Difesa che mette in dubbio la legittimità delle manifestazioni sindacali e sfida ripetutamente il ministro dell'Interno è una cosa che allarma. Da prendere come un allarme vero.

    Liberazione 27 giugno 2002
    http://www.liberazione.it

  5. #5
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    Predefinito

    Martino irresponsabile? parliamo allora di Cofferati che minacciava Biagi? parliamo di Biagi che temeva per la sua vita a caua dei toni aggressivi del cinese?......spieghi il cinese ora a quali sue minacca si riferiva Biagi...........non voglio dire altro ma ci sarrbbero da dire cose molto più azzardate!

  6. #6
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    Predefinito Una fissazione?

    Ma allora è una paranoia, una fissazione questa.
    Mi spieghi come può fare Cofferati a parlare per bocca di una persona che, sfortunatamente, non è più tra noi?
    Solo il professor Biagi potrebbe dire a cosa si riferiva riguardo le "minacce" di Cofferati verso di lui.
    Capisca chi può le tue parole, direbbe il buon vecchio Marx.

    Marco

  7. #7
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito Datteri Iracheni Contro L'embargo E La Guerra

    DATTERI IRACHENI CONTRO
    L'EMBARGO E LA GUERRA

    “Nel suo ventiseiesimo incontro la Sottocommissione per la Promozione e la Protezione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ...
    - notando con grave preoccupazione l’intensa sofferenza della popolazione irachena e considerando che ogni embargo che condanni popolazioni innocenti alla fame, malattia, ignoranza, e persino morte, sia una flagrante violazione del diritto internazionale e dei diritti economici, sociali e culturali e del diritto alla vita delle genti coinvolte;
    fa appello alla comunità internazionale affinché l’embargo che affligge la situazione umanitaria della popolazione irachena venga revocato…”
    (Ginevra 16 agosto 2001)

    E’ anche rispondendo a questo appello che, per il terzo anno consecutivo, la associazione “Un ponte per…” organizzerà, in occasione del Natale, la rottura dal basso delle sanzioni all’Iraq.

    Datteri prodotti in Iraq verranno importati “illegalmente” in Italia e distribuiti pubblicamente per dire, di nuovo, basta con sanzioni economiche che hanno provocato oltre un milione e mezzo di morti e condannato una intera popolazione alla fame, alla malattia, alla ignoranza, alla morte.

    I datteri saranno distribuiti attraverso le botteghe del commercio equo e solidale e le strutture della società civile che aderiranno.

    Sarà un atto di DISOBBEDIENZA CIVILEalla legge 278/90 che applica in Italia l’embargo all’Iraq, per chiedere che l’Italia si dissoci unilateralmente.

    Sarà un atto di SOLIDARIETA' per finanziare progetti di aiuto umanitario verso la popolazione irachena (ristrutturazione di scuole, centri sanitari, centrali di potabilizzazione delle acque).

    Sarà un atto di OPPOSIZIONE ALLA GUERRA PER IL PETROLIO che da mesi si sta preparando contro l’Iraq e che nuove sofferenze porterà in tutto il Medio Oriente.

    I datteri saranno distribuiti pubblicamente attraverso le botteghe, e le strutture della società civile che aderiranno alla campagna

    Facciamo appello alle botteghe del Commercio Equo e Solidale, alle associazioni e comitati per la pace e per la solidarietà con il sud del mondo, ai centri sociali, ai social forum, alle organizzazioni sindacali, per organizzare a dicembre, alla vigilia di quella che è stata indicata come data della nuova guerra del Golfo un mese di mobilitazione contro la guerra e l’embargo che culmini nella

    TERZA GIORNATA NAZIONALE DI DISOBBEDIENZA CIVILE
    ALL’EMBARGO ALL’IRAQ
    IL 21 DICEMBRE 2002

    per aderire: [email protected]

  8. #8
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    Predefinito No ad una nuova guerra contro l'Iraq!!

    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  9. #9
    Quin igitur expergiscimini?
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    Predefinito Serrare i ranghi: l'analisi

    1. E' ormai evidente che, in quanto ai fatti dell' 11 settembre, farne risalire l' ideazione e la ralizzazione unicamente al cosiddetto terrorismo islamico è riduttivo e falso. In questi mesi una controinfoirmazione ben documentata ha dimostrato, senza essere smentita, che i fautori di quel crimine vanno individuati all' interno degli apparati dello stesso sistema americano ew anche Bin Laden assume sempre più l' immagine di uno strumento dell' oligarchia capitalista, che non un suo autentico nemico: ne fanno fede le cointeressenze e gli interessi affaristici che la sua famiglia e gli stesso hanno sempre intrattenuto con il gotha finanziario ed imprenditoriale internazionale, non ultima la famiglia Bush.
    2. Ne consegue che la reazione americana culminata con l' invasione dell' Afghanistan, era funzionale ad ottenere il presidio ed il controllo di un'area, quella centroasiatica delle repubbliche ex-sovietiche, in cui si trovano enormi riserve di petrolio e gas ancora Intatte.
    3. E' falso che l' 11 settembre sia stata la causa della recessione economica in atto: al contrario, da mesi l' economia americana era ferma e sotto la minaccia della crisi finanziaria. La guerra all' Afghanistan ha messo in moto l' economia di guerra quale volano di tutto il sistema economico.
    4. La creazione di un'area di crisi nel cuore dell' Islam, nella zona medioerientanale compresa tra Russia, India e Cina appare come una mossa strategica decisiva, nel quadro di quella guerra per l' egemonia economica planetaria che gli USA vanno conducendo e mistificando di volta in volta come guerra al terrorismo, interventi umanitari o lotta all' oppressione. Attualmente la maggior parte dei flussi commerciali si svolge tra le due sponde dell' Atlantico e dal Mediterraneo al Pacifico circumnavigando l'Africa o attraverso lo stretto di Suez. Di contro, il grande blocco terrestre che va dall' Europa fino alla Siberia presenta un flusso commerciale al confronto irrisorio, mancando delle infrastrutture di comunicazione e di trasporto di base, che consentirebbero uno sviluppo economico enorme, grazie anche alla grandi riserve ancora intatte e alle potenzialità di quelle regioni. Ebbene, oggi sia la Russia sia la Cina hanno colto l' importanza di questo processo di integrazione infrastrutturale ed hanno messo in cantiere diverse opere che si sostanziano in corridoi di comunicazione terrestre est.-ovest in palese alternativa ai flussi marittimi controllati e dominati dalla talassocrazia statunitense e dal suo sistema di alleanze. Dunque alla lunga, in questo contesto, gli interessi della nazioni eurasiatiche sono destinati a confliggere con quelli americani ed inglesi. Anche l' ingresso della Russia nella Nato ha il sapore di una contromossa interlocutoria tattica: niente senza la Russia vuol dire niente contro la Russia.
    In questo contesto e alla luce degli eventi è apparsa evidente la cinica e diabolica capacità americana di strumentalizzare segmenti radicali del mondo islamico per creare divisioni conflittuali interne o per farne capri espiatori e casus belli che giustifichino gli interventi militari, mentre di fronte alla resistenza di nazioni come Iran, Iraq e Siria la protervia americana si spinge fino ad additarli al mondo come "Stati-canaglia" o di preannunciare, nel caso dell' Iraq, una aggressione immotivata tra l' indifferenza di una opinione pubblica occidentale essa sì canagliesca, narcotizzata e mentalmente addomesticata dalla "task-force" massmediale.

  10. #10
    Quin igitur expergiscimini?
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    Predefinito Serrare i ranghi: la prospettiva

    Se l' Europa ritroverà il filo della sua anima per darsi dignità di unità di destino, sarà inevitabile l' incontro con l' oriente ed il mondo arabo-islamico.
    Questo progetto appare comprensibile come grande orizzonte strategico di realtà distinte e non sovrapponibili, né tanto meno da portare a sintesi, ma da alleare per battere il comune nemico e nella lotta cementare quei principi di armonia nelle differenze, di sovranità delle identità, di giustizia nell' equità, che solo una prospettiva comunista può riempire di concretezza e tradurre in azione politica.
    Perciò, se nel conflitto in atto i due fronti contrapposti si vanno sempre più delineando, da parte dei comunisti non può esservi alcun atteggiamento di neutralità ed equidistanza, né in nome di quel paradigma politico che non vediamo incarnato in nessuno dei soggetti in campo (in sostanza il Comunismo così come lo vogliamo), né in nome di supposti interessi nazionali, dato che i governi italiani sono demandati dai poteri imperialistici a trasformare il nostro Paese in presidio logistico e testa di ponte per il controllo della grande scacchiera mediorientale, esponendolo a gravissimi rischi.
    Nella presente situazione, il ruolo dei comunisti in Italia deve essere quello di contrastare tutte le azioni di ricerca del consenso da parte dei poteri imperialistici attraverso attività di controinformazione e postulati concettuali da contrapporre a quelli che vengono messi in campo dal nemico nella guerra psicologica che si svolge nel fronte interno.

 

 
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