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Dall'antropologia criminale di Lombroso alla fisiognomica indiziaria
a cura del Dott. Francesco Andreassi Marinelli
"…chi viola la norma morale ha già violato la norma biologica…" Cesare Lombroso
Bisogna riconoscere la genialità di Cesare Lombroso constatando che elaborò la teoria dell’atavismo, per spiegare la genesi del crimine, un anno prima della pubblicazione dell’ Origine dell’uomo di Darwin (1871); considerò cioè l’assioma che lo sviluppo embrionale dell’uomo ripercorra la filogenesi ed in qualche modo nel delinquente questo sviluppo fosse disturbato o interrotto; questo concetto quindi precorse, parzialmente, l’evoluzionismo darwiniano. Lombroso si spingeva a paragonare il criminale al cosiddetto "selvaggio", al primitivo, ritenendo il crimine un comportamento "naturale": parallelismo etnologico improponibile oggi ma in qualche modo ideologico già nel 1800 in quanto un altro quasi contemporaneo, anch’egli geniale, Rousseau asseriva il contrario nella teoria del "buon sevaggio", cioè che era il progresso, l’evoluzione, che poteva corrompere veramente l’innocenza primitiva dell’uomo.
Nel clima ottocentesco di forte scientismo, di bisogno nevrotico di catalogare, di sistematizzare, di misurare, di schedare, l’antropologo Lombroso, pur nella sua abitudinaria sedentarietà torinese interrotta solo dal breve tragitto giornaliero da casa al carcere e viceversa, raccolse, per comprovare le sue teorie, tantissimo materiale fisiognomico, specialmente fotografico e in gran parte proveniente da viaggiatori e studiosi ed anche da commissariati (foto segnaletiche). Lommbroso usò proprio la fisiognomica, scienza antica e che aveva da sempre nutrito l’arte ed il mito, per mettere in rilievo la diversità di chi era già stato dichiarato reo, per catalogare le stigmate della diversità colpevole, per certificare scientificamente le differenze. Perciò all’ultima edizione della sua opera sull’Uomo Delinquente… è allegato un atlante fotografico; quasi tutti i suoi reperti sono oggi raccolti nel Museo di antropologia criminale di Torino. Questo metodo fotografico-fisiognomico di Lombroso, basato sul suo presupposto screzio fisico – screzio morale, era diretto a realizzare dei veri e propri ritratti : che cosa vuol realizzare infatti l’artista in un ritratto, per esempio, pittorico ? Vuole andare oltre il solo aspetto fisico, vuole mostrarci anche lo spirito, l’indole, il carattere del suo modello; ed è proprio questo che si proponeva Lombroso nelle sue schedature fotografiche, nelle sue gallerie di ritratti che dovevano diventare, ed infatti diventarono, per decenni, modelli di riferimento per gli studiosi del crimine e per gli operatori di giustizia nella schedatura dei soggetti considerati socialmente pericolosi.
Si può quindi veramente parlare nella "Fisiognomica", di inizio secolo, di ‘ritratti’ lombrosiani: la fotografia segnaletica diventa una specie di "impronta facciale" , perfezionata poi dal Bertillon con l’aggiunta dei "connotati" (misurazione di segmenti ossei brevi : piede, mignolo, ecc.) e del "ritratto parlato" (la descrizione degli elementi facciali) per risolvere il problema dell’identificazione dei criminali recidivi. Tutte le ipotesi e i miti della fisiognomica erano state così recuperate. Ultimo impulso fu dato da un altro genio italico, Umberto Ellero , ideatore della doppia foto: di fronte e di profilo, realizzate per mezzo della contemporanea esposizione del soggetto a due macchine fotografiche messe, tra loro, ad angolo retto e chiamate, appunto, "gemelle Ellero". In seguito, con Giovanni Morelli vengono recuperati anche i particolari fisiognomici più trascurati, financo gli sguardi vengono descritti ed analizzati ed anche l’anamnesi medica entra a far parte della schedatura ed infine il tutto finisce per acquisire anche valenza indiziaria : d’apprima nella letteratura di genere (Conan Doyle e la pratica indiziaria di Sherlock Holmes) e poi anche nei Tribunali.
Attualmente, all’ingresso delle patrie galere, nei confronti di colui che viene ammesso in Istituto, dallo stato di libertà, sono previsti almeno quattro passaggi che costituiranno la sua schedatura indelebile: l’immatricolazione, la cartella anagrafica, il colloquio e la visita medica. Individuato a questo punto il tutto per tutto, il carcerato non ha più nulla da perdere ed allora, se non li ha già, può iniziare a farsi fare i più esclusivi tatuaggi, sia per ricordare agli altri a che categoria appartiene e sia per facilitare ancor più il suo futuro riconoscimento. Esistono infatti anche delle interessanti raccolte di foto di tatuaggi, fatti all’interno degli istituti penitenziari, col commento didascalico della loro poetica simbologia.
Testi di recente pubblicazione su Lombroso:
"Il genio e l'alienista. La visita di Lombroso a Tolstoj" di Paolo Mazzarello
94 pag. - Edizioni Bibliopolis (Saggi Bibliopolis n.59)
Sito sulle istituzioni psichiatriche torinesi contemporanee del Lombroso :
http://www.asl5.piemonte.it/archivio/index.html




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Non mi dire che tifi un'altra squadra e devo disattivare anche questo link mnemonico

